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domenica 6 luglio 2014

Lettera a Pasuco (ma anche qualcun altro)


Caro amico mio, Pasuco:

 ti scrivo questa lettera - come sempre - sapendo che tu non capire un accidente di niente di ciò che essa contiene. Ma te lo scrivo lo stesso, perché ho la testa dura... Si tratta - guarda un po' - di un programma di studio universitario. Lo ho letto con le lacrime agli occhi: lacrime di gioia, Pasuco.
Mi auguro che gli studenti sappiano acquisire le nozioni necessarie per svergognare l'anticultura rampante: in particolare, la parte sotto il nome: "Mod V" (autenticazione e datazione): forse noterai che io ho già trattato spesso in queste pagine (indegnamente, certo!) diversi temi del corso...

Mi consola il pensiero che tempi duri già aspettano i guerrieri dell'indomita #armatabrancaleoneshardariana: o essi 'periranno' in un incontro impari con i nuovi archeologi, oppure dovranno - finalmente! - farsi una cultura per potere stare al passo. Va da sé che in ambedue i casi essi diventeranno altrettante unità definitivamente sottratte all'armata, mio caro Pasuco! 
Si tratta di un pensiero sereno: l'immagine di un bel giorno futuro...

(Intanto, leggiti velocemente questa prima, mio caro: ne seguiranno - io credo - altre più dettagliate!) 


Corso di Scienze Applicate ai Beni Culturali AA 2013-2014 Dipartimento di Storia Scienze dell'Uomo e della Formazione 

Docente Dr. Peana Massimiliano

Mod I: Introduzione al corso

Mod II : Nozioni di Chimica

PROGRAMMA

L’atomo, particelle subatomiche, dimensioni atomiche, nuclidi, isotopi, esempi: idrogeno, carbonio; metodo del radiocarbonio, la materia, stati di aggregazione, sostanze e miscele, elementi e composti, simboli e nomi degli elementi, miscele omogenee ed eterogenee, accenni a tecniche di separazione. Orbitali, riempimento orbitalico, configurazione elettronica esterna, tavola periodica, regola dell’ottetto, legame ionico, legame covalente (puro, polare), legame metallico, elettronegatività, numero di ossidazione, nomenclatura dei principali composti chimici: ossidi, idruri, idracidi, idrossidi, ossoacidi, sali.

Mod III : Tecniche analitiche
Misure, precisione, accuratezza, sensibilità, tecniche portatili o da laboratorio, campionamento rappresentativo o selettivo, tecniche analitiche: spettroscopiche, cromatografiche. La luce e lo spettro elettromagnetico. Classificazione delle tecniche spettroscopiche. Tecniche analitiche elementari: Spettroscopia di assorbimento atomico (AAS), spettroscopia di emissione atomica (AES), spettroscopia di massa (MS); tecnica del laser ablation (LA). Analisi isotopica e rapporti isotopici: esempi ed applicazioni. Attivazione Neutronica (INAA).
Fluorescenza a raggi x (XRF), tecniche di analisi superficiale con applicazioni ed esempi: Proton Induced X- ray Emission (PIXE), Proton Induced gamma-ray Emission (PIGE), Secondary Ion Mass Spectroscopy (SIMS). Spettroscopia di fotoelettroni: X-ray photoelectron Spectroscopy (XPS), Auger Electron Spectroscopy (AES), caratteristiche, applicazioni ed esempi.
Microscopia elettronica a scansione (SEM) con applicazioni ed esempi. Spettroscopia Mossbauer con applicazioni ed esempi. Tecniche analitiche Molecolari: Infrared Spectroscopy (IR), vibrazioni molecolari, gruppi funzionali delle molecole, caratteristiche dello spettro, metodi di acquisizione (assorbanza, trasmittanza, riflettanza), strumenti IR, FTIR e FTIR-ATR, caratteristiche, applicazioni ed esempi. Spettroscopia Raman, caratteristiche, applicazioni ed esempi. Spettroscopia UV-Visibile e Near InfraRed (NIR), cromofori, modalità di acquisizione: assorbanza, trasmittanza, riflettanza con caratteristiche, applicazioni ed esempi. Spettroscopia X-Ray Diffraction (XRD), caratteristiche, applicazioni ed esempi. Tecniche Cromatografiche. Principi della cromatografia. Cromatografia liquida (LC), tecnica LC-MS con interfaccia alla spettroscopia di massa (MS), Gascromatografia (GC) e GC-MS, caratteristiche, applicazioni ed esempi.

Mod IV : I Materiali di interesse artistico e archeologico
Materiali Lapidei
Minerali e rocce, classificazioni delle rocce: magmatiche, sedimentarie, metamorfiche. Definizione di materiali lapidei, utilizzi: edile, ornamentale, utensile. Principali materiali lapidei con caratteristiche compositive, applicazioni, utilizzi, esempi e studi archeometrici: marmo, quarzite, selce, basalto, arenaria, granito, steatite, pietre calcaree, pietra leccese, turchese, giada, alabastro, gemme, pigmenti inorganici, ossidiana, pietre sintetiche (stucchi, malte), cemento romano. Interesse allo studio dei materiali lapidei e tecniche di analisi. L’impatto dell’inquinamento atmosferico sui materiali lapidei. Forme di degrado. Inquinanti atmosferici (CO2, SO2, NOx), reazioni degradative.


Materiali Coloranti
Origine e definizione del colore, sintesi additiva (metodo RGB) e sottrattiva (metodo CMYK), produzione e percezione dei colori. Tipi di materiali coloranti: pigmenti, coloranti, lacche, mordenti. Tecniche pittoriche Su parete: mosaico, affresco, fresco secco con esempi. Su tavola o tela: encausto, tempera ad acqua, uovo, acquerello, tempera a olio, colori acrilici con esempi. Interesse allo studio dei materiali lapidei e tecniche di analisi.
I colori nella storia dell’uomo. I colori della preistoria: l’ocra e pigmenti a base di ossidi di ferro, ossidi di manganese, carbone, gesso, argille. Esempi di pitture rupestri: le grotte di Lascaux, Altamira. I colori delle civiltà del Mediterraneo, gli egizi e il mondo greco-romano. Lapislazzuli e blu oltremare, blu egiziano, azzurrite, blu cobalto, giallo orpimento e realgar, rosso piombo e bianco piombo, verde malachite, nero galena, bianco gesso e calce. Coloranti: indaco blu, robbia rossa, kermes rosso, giallo zafferano, porpora di Tiro. Codici purpurei. I colori dell’oriente: Cina e India. I pigmenti cinesi: inchiostro, blu e porpora. I colori delle civiltà precolombiane: blu Maya e rosso cocciniglia. I colori del medioevo. I manoscritti illuminati. Colori e doratura. Gli inchiostri. I rossi e i neri. Gli inchiostri metallo-gallato, preparazione, usi e conseguenze. Crisografia. Analisi dei manoscritti con esempi: A Bible laid open, Book of Kells, Lindisfarne Gospels. Pittura ad olio, pigmenti sintetici: es smalto, blu di prussia, rosso e giallo di marte etc. Pigmenti organometallici: le ftalocianine. I colori nell’industria tessile: malva, indaco, alizarina. Leganti (a base di proteine, polisaccaridi, acidi grassi), resine con esempi di analisi Raman.

Materiali Ceramici
La ceramica, le materie prime, le proprietà dell’argilla, il processo di cottura, variazione delle proprietà della ceramica, classificazione, il colore, la superficie, rivestimenti vetrosi; interesse allo studio della ceramica, tecniche analitiche di studio. La ceramica nella storia dell’uomo, guerrieri di terracotta, ceramiche preromane, vasi attici e tecnologia costruttiva, terra sigillata, ceramica islamica, ceramiche invetriate e smaltate, terracotte e mattonelle invetriate, porcellana e imitazioni.

Materiali Vetrosi
Il vetro, formazione e chimica del vetro, il colore, decoloranti, reazioni; interesse allo studio del vetro, tecniche analitiche di studio. I precursori del vetro, il vetro egiziano, il vetro romano, il vaso Portland, la Coppa di Licurgo, il vetro asiatico, il vetro in oriente, il vetro post-romano, il vetro veneziano, i mosaici, vetrate colorate, il vetro nel Rinascimento, l’Art Nouveau.

Materiali Metallici
I metalli, caratteristiche fisiche e chimiche, metalli nativi e minerali, tecniche metallurgiche di estrazione: arrostimento e riduzione. I metalli nella storia dell’uomo, interesse allo studio dei metalli, tecniche analitiche di studio. Il rame, il bronzo e la tecnica della fusione a cera persa, i bronzi di Riace; lo stagno, il piombo, il saturnismo in epoca romana e gli studi di provenienza sul piombo, lo zinco, il ferro, leghe ferrose, oggetti damascati, l’oro, tecnologia dell’oro, oro precolombiano, l’argento, tecnologia dell’argento, le monete, il fenomeno del Debasement.

Materiali Organici
Caratteristiche dei composti organici, tecniche analitiche di analisi, interesse allo studio dei materiali organici, residui di alimenti, marcatori specifici. L’uomo di Similaun, esempi di analisi; alimenti fermentati: birra, pane, vino. Altri alimenti: cioccolato. Residui di origine animale, tessuti duri e morbidi. Avorio origine e riconoscimento, diagenesi. Pelli e pergamene. Residui di origine umana, paleo dieta, ossa e livello trofico, datazione con fluoro e azoto, residui di lipidi, residui fecali, residui di acidi biliari, schema di riconoscimento; fibre e tessuti, la lana, la seta, il lino e il cotone. Legno, residui vegetali e altri prodotti naturali. L’ambra.

Mod V : Applicazioni della chimica allo studio delle discipline umanistiche

Autenticazione e Datazione
Autenticazione dei reperti, contributo della chimica e tecniche di analisi. Come rivelare un falso: composizione diversa dal dichiarato, composizione incompatibile con l’età dichiarata: esempi di papiri egiziani, la Vinland Map, la placca di Drake, i busti di Papa Paolo III Farnese, oggetti in oro e argento ed esempio delle monete d’argento Sassanidi, saldature antiche; Datazione incompatibile con l’età dichiarata, tecniche di datazione ed esempi: L’uomo di Piltdown, la Sindone di Torino. Alterazione di pietre preziose, stampe da incisione e individuazione di cronologie. 
Studi di Provenienza Attribuzione di un reperto ad una provenienza geografica, il postulato di provenienza, tecniche per studi di provenienza. Analisi isotopica e procedura analitica. Materiali lapidei: esempio di studi su ossidiane, marmi e i colossi di Memnone. Studi di provenienza di rubini e diamanti, di pigmenti, di ocre aborigene, di vetri, di ceramiche, di oggetti metallici, di ambre.

Conservazione e Restauro
Degrado chimico e studi sulle cause. Protocollo operativo. Diagnosi e cause di degrado e tecniche per suo studio. Il degrado dei materiali lapidei, azione e conseguenze della pioggia acida, biodegrado. Degrado dei pigmenti, effetto dell’acido solfidrico: esempio degli “Angeli dalla faccia sporca” e del manoscritto Thai. Degradazione dei coloranti organici, dei leganti e dei supporti con esempi. Degrado di vetro e ceramica, meccanismo di degrado, formazione di croste. Degrado di materiali metallici, la malattia del bronzo e degrado di pigmenti metallici e dei materiali organici con esempi: pergamene, carta. Corrosione per impiego di inchiostri metallo-gallato. Il restauro: il Vasa e l’esercito di terracotta.

Informazioni Tecnologiche
Tecnologie e tecniche di produzione, metodo di ricerca e fonti bibliografiche. Esempi: Vasi attici, manoscritti illuminati (Liber Evangeliorum). Caratterizzazione della tavolozza di un artista: Vermeer e la tecnica del “Glazing”; la tavolozza di John Constable. Produzione di pigmenti in antichità: il rosso dell’ematite. Le piramidi di Egitto e un’ ipotesi costruttiva.

Informazioni Aggiuntive
Informazioni e nozioni addizionali: usi e costumi, abitudini alimentari, influenza dell’uomo sull’ambiente. Dell’ambiente sull’uomo e sui suoi manufatti. Gli scritti di Galileo, il Codex Vercellensis.

sabato 5 luglio 2014

SCRITTURA MICENEA E NO.

Vorrei fosse quanto più chiaro possibile che ho scritto sul LINEARE B (che non è affatto la mia materia) per motivi ben precisi, ai quali mi sono vincolato qualche anno fa.

- Innanzitutto, perché si tratta di un ottimo esempio della lenta e faticosa evoluzione per gradi della scrittura e del suo lento adattamento ai suoni prodotti dall'uomo nelle sue varie lingue...


- In secondo luogo, perché anche un'esposizione breve e lacunosa come la mia già dimostra fino a che punto intervengano contemporaneamente molti sforzi, di varie discipline e di numerose persone a chiarire alcuni dei problemi epigrafici, a fare progredire la traduzione, a risalire alla realtà storica più probabile del popolo in esame. E malgrado gli sforzi riuniti di studiosi internazionali, come si è visto il Lineare B  e le Civiltà Micenea e Minoica conservano ancora molti segreti, probabilmente per sempre.


- Per converso, dovrebbe quindi essere consigliabile e ragionevole procedura da parte di tutti il diffidare (o almeno prendere con prudentissimo beneficio d'inventario) dei presunti 'risultati' di epigrafisti solitari autodidatti che sfacciatamente dichiarano di riuscire - praticamente da soli, o peggio: molto male accompagnati da altri compagnucci d'avventura senza alcuna arte né parte - a tradurre lingue scritte che sembrano davvero inventate da loro stessi.


- Avevo tracciato già nel paragrafo numero 3 alcune linee guida semplici e chiare, circa l'epigrafia e in particolare riaffermo come questa



1) non si possa improvvisare

2) presupponga varie, vaste e profonde conoscenze ancillari

3) sia un lavoro di equipe, che richiede conferme incrociate multidisciplinari

4) sia una pratica lunga e laboriosa che procede per 'tentativo ed errore', per molti anni: da qui si evince la fondamentale necessità di riconoscere l'errore.

5) non fornisca quasi mai immediate e facili soluzioni.

A queste chiare linee vorrei ora aggiungere quelle che si sono rese evidenti con i successivi paragrafi:

6) La scrittura è stata - fin da subito - uno strumento del Potere per esercitare meglio il proprio governo sulla popolazione. Come tale essa va studiata. Chiunque veda 'altro' nella scrittura (uno strumento per comunicare con la Divinità, oppure una serie di crittogrammi segreti per escludere la popolazione dalla comprensione della scrittura) manca completamente il bersaglio e non comprende l'essenza stessa della scrittura, che è comunicazione.

7) Il corretto studio dell'Epigrafia - alla lunga - fornisce stupendi risultati, proprio come nel caso dei Micenei: esso apre inaspettatamente finestre utilissime ad illuminare ambienti prima oscuri, rivelando la realtà su interi periodi storici prima mal compresi o del tutto fraintesi.

8) Per contro, l'epigrafia dei ciarlatani non solo non chiarisce alcunché, ma pasticcia ulteriormente una scena di già difficile interpretazione, costituendo  troppo spesso un vero ostacolo  nei confronti dell'evoluzione della Cultura.

Credo che quanto sopra debba essere ponderato, specialmente da coloro che si sono ingenuamente ed involontariamente fatti tentare dalle sirene (interessate) della Fantarcheologia, dalle belle favole gradite di stampo 'identitario' (costruite ad arte), dalle ricostruzioni distorte non fondate scientificamente del passato e della Storia (inventate per vendere).
Di ciarlatani e falsari ne sono esistiti anche troppi, ovunque. Di molti si è scritto anche in queste pagine. Ma i nomi degli studiosi dimostratisi oltre ogni dubbio seri e meritevoli sono indiscutibilmente molto più numerosi (oltre che meritevoli appieno della nostra stima e del grato ricordo del mondo scientifico).
E pertanto, anche se le persone serie fanno sempre molto meno chiasso degli ardimentosi guerrieri dell'Armatabrancaleoneshardariana, stiano tranquille, nella consapevolezza che anche questa moda attuale deteriore passerà e specialmente del fatto che i nomi dei miserabili millantatori non figureranno mai negli annali della Scienza.

Perché la Vita è baldracca, ma il Tempo è galantuomo.

venerdì 27 giugno 2014

AVVISO AI NAVIGANTI 2

Anche se la maggioranza degli archeologi si tiene prudentemente a debita distanza dai componenti 
dell' #armatabrancaleoneshardariana (e questi ultimi se ne dispiacciono molto, in quanto vorrebbero un "confronto diretto", qualunque cosa ciò voglia dire e forse proprio sottointendendo l'intenzione malvagia e premeditata di ricorrere a vie più spicce, di fatto), alcuni archeologi cionondimeno si divertono goliardicamente (ma quest'avverbio è mio: gli shardanisti ne preferiscono altri molto meno salottieri) a punzecchiarli saltuariamente, specialmente quando (troppo spesso, purtroppo) il livello delle farneticazioni supera il colmo, stravasando liquami anticulturali troppo oltre il bordo della decenza e rappresentando quindi ormai un certo pericolo per la salute della comunità (sarda e non, vero Giggi? tu mi capisci) e per l'ordine pubblico.

- Insomma, si tratta di una (re)azione dovuta, atta ad arginare esuberanze esagerate quanto indesiderate e a trattenere nelle aree golenali l'inondazione di turbolenze nocive. 
Come a dire: "Basta là, ora proprio non se ne può davvero più".

- Questo fa perdere le staffe (stavo per dire 'il lume della ragione', ma sarebbe suonato troppo sarcastico e punitivo per chi ne è già del tutto privo) ai componenti l'armata e soprattutto al suo capintesta, perché essi - tutti, nessuno escluso - si ritengono, inutile dirlo, scienziati di prim'ordine, ottimi studiosi e soprattutto soggetti adamantini ed incorruttibili, di provata onestà intellettuale e d'esempio per tutto il resto del mondo culturale, sardo e non (vero, Giggi? tu mi capisci...).

- Perché - nella profondità non misurabile della propria autostima - essi ritengono di avere completamente ragione in tutte le loro farneticazioni e pertanto reagiscono trasecolati, scandalizzati giustamente di fronte all'arroganza ingiustificata e all'ostilità aggressiva e volgare che loro - tanto compiti e composti - non sospettavano neppure, nei loro insospettabili avversari.

- E così mettono subito in atto la loro campagna abituale, volta a sottominare la credibilità umana e professionale delle persone che li hanno criticati, oppure ridicolizzati, o avversati in altro modo...
- Come? Cancellano i loro interventi, ne parlano male riferendosi alle loro note trascorse nefandezze (senza citarle, perché ovviamente non esistono) compiute come 'tutti sanno' in campo intra ed extra accademico, oltre che umano interpersonale e via così...

- Bene: è giunto il momento di dirlo tutti insieme che davvero - ora - non se ne può più.

- Sono sicuramente molto più numerosi gli onesti studiosi d'archeologia, accademici e no (vero Giggi? tu mi capisci), insieme con quelli di storia, cui si aggiungono i semplici onesti appassionati dei trascorsi della Sardegna, che non condividono neppure un minimo dettaglio dello scenario deformato e falso costruito da Gigi Sanna e creduto vero dal suo gruppo.

- Non c'è motivo di procedere ad alcun "confronto diretto": a meno che non si voglia creare un incidente di tipo calcistico, quale è stato quello che si è recentemente concluso a Roma, con il decesso di un tifoso napoletano.
Ma in questo caso non ci sono due tifoserie sovreccitate che si affrontano con cieca stupidità.
C'è la Scienza da una parte e il Falso dall'altra.
Nessuna possibilità di discussione, ma anche nessun motivo di scambiarsi espressioni poco gentili, offese, o peggio.
E sarebbe finalmente ora che ciascuno dei guerrieri dell'Armata si facesse un bell'esame di coscienza e si rendesse conto che egli non è ridicolizzato dai propri avversari, bensì si ridicolizza e si squalifica da sè, per primo e definitivamente.

E quando "Kilroy was here" (che è un archeologa!) vi lascia insieme ad Anna Ardu (altra archeologa!) un messaggio sacrosanto e pienamente da voi meritato di scherno per la vostra ennesima buffonata, ammettete l'errore, PerDiana!
Invece di inviperirvi confusi ed insolentire tutti, non escluso Mauro Peppino Zedda, che vi aveva solamente avvertito del vostro ignobile, inaccettabile e crasso errore da correggere subito!
Ma voi non ammettete i vostri errori! Voi non commettete errori!
E invece continuate a scrivere che "neppure lui ha capito", come se gli unici capaci di comprendere foste voi, i vostri succubi, i vostri incubi, le groupies e tutta la fanfara che segue melodiando...


Anna Ardu sul pozzo di Mistras, fotografata da Kilroy, nel momento in cui lasciano il comune messaggio burlone per l'Armatabrancaleoneshardariana.

Sul messaggio si poteva leggere: " Sisaia was here (con il famoso simbolo di Kilroy, lasciato dalle forze alleate nella loro avanzata in europa nella II Guerra). Welcome to Ziu Antoniccu's well!
Codesta struttura è stata datata dal proprietario del fondo al XXI secolo dopo Cristo".

Naturalmente, una persona normale avrebbe colto l'occasione per far tesoro della lezione impartitale e tornarsene a casa con la coda tra le gambe, per ritemprare le forze, riordinare le (poche) idee e riprendere in seguito, ancora più motivato, le proprie ricerche (possibilmente, in una direzione giusta!). 
Invece, voi (dando ragione a chi non vi ritiene normali!) avete fatto tutt'altro...
Voi vi siete lanciati con grande fanfara sull'errore (probabilmente dettato dal troppo entusiasmo goliardico e dalla fretta del momento) di quel XXI al posto di XX!
Vi faccio quindi serenamente notare che se di errore si tratta, si tratta di un errore di un secolo (su una nota scherzosa), mentre il vostro errore è di ben 25 secoli, senza contare gli altri errori concettuali e la prosopopea fantarcheologica che lo presenta come documento di scienza e risultato di lunghe ricerche.
Ricomponetevi, quindi!
Non vi siete accorti, nella vostra foga scomposta, che noi tutti vi si vede il culo.



AVVISO AI NAVIGANTI


Questo articolo - scritto da persona che prima inserivo di diritto (per le tesi molto opinabili che egli  sostiene) nella  #armatabracaleoneshardariana - è una definitiva presa di posizione 'contro'. Un'uscita dai ranghi coraggiosa.

Essa dimostra l'iniziale sfaldamento di quello che appariva come un gruppo compatto di shardanisti/satanisti.

L'autore di esso, per propria volontà, non ne fa più parte e forse (si deve credere) non ha mai inteso né sentito di volerne fare parte.  

C'è almeno da ammirare il suo coraggio di dichiararsi nemico dell'armata: il che è già molto di più di quanto moltissimi altri hanno fatto e sanno fare. Questo gli attirerà naturalmente gli strali avvelenati di tutti gli omuncoli, i succubi e gli incubi che animano la variopinta miserabile folla dei seguaci dell'armata.

L'incisione sul bordo del pozzo di Mistras: si noti che non è recente (in quanto muschi e licheni sono cresciuti anche all'interno di essa). Ma - naturalmente - non è così antica quanto si ciarlatanizza su di essa: il nipote di chi lo costruì lo testimonia spontaneamente.

NB.: Riguardo all'episodio del pozzo di Mistras.

Esso è presunto sacro dal Sanna e - ad ulteriore dimostrazione della sua scarsa preparazione archeologica - anche presunto nuragico dallo stesso personaggio. Tralasciando il risibile pellegrinaggio alla fantascientifica  "Porta del Sole" nel giorno del solstizio d'estate, tutto il gruppo - gran capo in testa - si è completamente coperto ideologicamente di guano di fronte all'evidenza di una  data incisa su di esso proprio da chi lo ha costruito, nel 1942.
Lo scienziato - quando sbaglia - lo ammette e trae proprio dal bruciore dello sbaglio maggiore motivazione per proseguire nella propria ricerca.
Vediamo, invece, come ha reagito il Sanna, nelle parole di Mauro Peppino Zedda che, lo ripeto, in questo frangente ammiro. Per onestà ammetto che, pur non condividendo affatto le sue teorie e pur non piacendomi affatto il modo in cui egli scrive, gli riconosco una indubbia notevole preparazione e forse inizia anche ad essermi quasi simpatico.

Ecco l'articolo, copiato ed incollato dal suo WebLog "Archeologia Nuragica":

mercoledì 11 giugno 2014


Gigi Sanna e Aba Losi, epigrafisti acrobati


di Mauro Peppino Zedda
Da una ventina d’anni Gigi Sanna sostiene l’ipotesi che i nuragici utilizzassero la scrittura.
Le sue ipotesi sono state pubblicate in libri e nei blog di Gianfranco Pintore e Monte Prama, gestito da Atropa Belladonna pseudonimo di Aba Losi, Biofisica nell’Università di Parma.
Per quanto mi consta gli studi di Sanna non sono mai stati ospitati in nessuna rivista scientifica di epigrafia e nessun epigrafista accademico ha mostrato segnali di plauso alle tesi di Sanna.
Le più antiche attestazioni di segni che rimandano ad una scrittura nella preistoria isolana sono presenti nei lingotti ox-hide rinvenuti in gran copia in Sardegna, ma è ormai certo, salvo impreviste retromarce da parte dei chimici di mezzo mondo, che i lingotti ox-hide ritrovati in Sardegna sono costituiti da rame cipriota e sono stati fusi o a Cipro o nelle dirimpettaie coste siriane.
Qualche altra iscrizione è stata rinvenuta in manufatti appartenenti al Bronzo Finale (1150-1000 a.C.) e all’età del Ferro (1000-750 a.C.), di cui hanno trattato gli archelogi Paolo Bernardini, Giovanni Ugas, Raimondo Zucca e Maria Ausilia Fadda.
Faccio notare che nel Bronzo Finale è terminata l’epoca in cui si costruivano i nuraghi e in Sardegna arrivarono popolazioni dal Levante Mediterraneo come ha ampiamente dimostrato Sandars (per approfondire v. Archeologia del Paesaggio Nuragico).
Gigi Sanna e la sua fedele assistente Aba Losi, attraverso il blog Monte Prama sono fortemente critici verso gli archeologi sardi, rei, secondo loro, di nascondere i reperti e di non convalidare l’autenticità di iscrizioni ritrovate da boys scout loro seguaci.
Ho provato a cercare di capire le proposte di Sanna e Losi, ma di fronte a delle procedure che hanno più a che fare con l’enigmistica piuttosto che con l’epigrafia non riesco ad accettare la loro proposta. Mi par di intendere che utilizzando il sistema Sanna-Losi si riesce a leggere tutto ciò che si vuole. Formidabile esempio di quanto affermo lo si può rilevare nel libro che Sanna ha dedicato all’interpretazione della stele di Nora. Il modo con cui presenta la decifrazione dell’iscrizione è di tipo enigmistico-acrobatico.
Volendo assimilare un normale epigrafista ad un maratoneta, Gigi Sanna e Aba Losi rappresenterebbero degli eccellenti acrobati.
Qualche giorno fa Gigi Sanna ha pubblicato la sua ultima acrobazia epigrafica (Mistras di Cabras. Il magnifico pozzo sacro scritto di Yabal Yan’a Toro della Luce) nel blog Monte Prama, si tratta della sua decifrazione delle iscrizioni presenti nel bordo delle pietre sommitali nel pozzo di Mistras a Cabras.
Secondo Sanna il pozzo di Mistras sarebbe un pozzo sacro nuragico, e da ciò si comprende che Gigi Sanna non conosce come sono costruiti i pozzi sacri nuragici.
Per far intendere la differenza ai profani è come scambiare una farfalla con un elefante!
Ho chiesto a Sanna chiarimenti sui motivi per cui definiva nuragico quel pozzo (palesemente non nuragico), e mi ha risposto in malo modo.
Poi, quando gli ho fatto notare che nelle iscrizioni si legge, chiarissimamente, la scritta 1942 S.V. ha iniziato a sciorinare acrobazie epigrafiche, balbettando puerili risposte alle puntuali osservazioni di Franco Laner.
Confesso che nel momento in cui segnalavo che sulla lastra vi è palesemente scritto 1942 S.V. mi aspettavo che Sanna avrebbe ammesso la svista, ma così non è stato.
Pur in presenza di un pozzo non nuragico e di una data, Sanna ha continuato imperterrito a sostenere che si trattava di una iscrizione nuragica.
Infine Aba Losi mi ha bannato dal suo blog quando facevo notare che la sequenza numerica 1942, ha un inequivocabile significato calendariale in quanto il numero 1 si trova in prima posizione, mentre con qualsiasi altro segno in testa a numeri a quattro cifre non si otterrebbe un numero avente un significato calendariale. Insomma anche la logica dei numeri corroborava il fatto che1942 rappresenti una data.
Credo proprio che Aba Losi abbia capito che l’impalcatura teoretica del suo maestro rischiava di affondare nel pozzo di Mistras e non sapendo che pesci pigliare mi ha tolto la possibilità di fare commenti e infine ha chiuso a chiunque la possibilità di commentare la fantasmagorica acrobazia epigrafica di Gigi Sanna.
Prendiamo atto che Gigi Sanna non sa distinguere un pozzo sacro nuragico da un pozzo comune di epoca recente e che non tiene conto che è usanza comune incidere delle date sugli archi e sulle fontane, in occasione della costruzione o ristrutturazione.
Nonostante il ruzzolone, spero proprio che questa non rappresenti l’ultima acrobazia epigrafica di Gigi Sanna, spero proprio di no, leggere Sanna (unitamente alla sua discepola Aba Losi) e come leggere un bel testo di Pindaro! Sanna scrive bene e possiede una sfrenata fantasia, per riuscire a trovare il paleonuragico in una data bisogna essere veramente bravi, quasi eccelso direi.

Infine - perché non si dica che qui si voglia negare la parola ad alcuno - ecco dove reperire la (farneticante? estremamente fantasiosa? puteolente? Sciegliete l'aggettivo che preferite...) tesi di Luigi Sanna sul Pozzo di Mistras, ma solo in caso vogliate divertirvi...

http://monteprama.blogspot.it/2014/06/mistras-di-cabras-il-magnifico-pozzo.html

domenica 18 maggio 2014

Patrimonio di Chi?


L'Uomo del Paleolitico, ad un certo punto, ha cominciato ad incidere segni su supporti permanenti. 
Si tratta certamente di un fenomeno affascinante.
Studiarlo è il difficile compito di alcuni soggetti, che si sono preparati per anni ad assolverlo e ne hanno ottenuto il titolo.

Ma sarebbe arroganza pretendere di discernere se siano semplice decorazione, oppure simboli, oppure già un tentativo di scrittura.

Autoproclamarsi epigrafisti e decidere che alcuni segni (quasi tutti non connessi tra loro, molti decontestualizzati, alcuni addirittura falsificati, altri totalmente inventati) siano relativi ad un'antica scrittura sarda è la quintessenza della stupidità.
Com'è anche l'interpretazione strumentale della Storia, in chiave identitaria.
L'evoluzione dell'Uomo e di tutte le sue singole capacità, non è un concorso a premi, né una gara per dimostrare chi sia il più bravo: questa può essere solamente la povera visione razzista di pseudo intellettuali che - appunto - certi titoli e certe autorizzazioni non li hanno mai ottenuti. Non vanno ascoltati


Nella grotta di Blombos (vedi cartina) sono stati trovati (1999) alcuni segni incisi su un blocco di ocra, ossa scolpite, materiale per incidere l'ocra, perline di conchiglie marine, strumenti rifiniti di osso e di pietra, una vasta quantità di resti animali (uova di struzzo, conchiglie, uccelli, tartarughe, e mammiferi di varie taglie).
Si tratta di ricerche importantissime circa l'evoluzione comportamentale della nostra specie agli inizi. 
Su di esse si basa il dibattito - sempre in corso - circa l'origine culturale e cognitiva della nostra specie a partire dai primi uomini di zone del Sud Africa nel tardo Pleistocene. 
E' un patrimonio dell'Umanità e non appartiene - realmente - ad alcuno.

Dimensioni e schema dell'incisione su ocra

Visione generale della grotta di Blombos

 Perle ottenute da gusci di Nassarius kraussianus e (sotto) ricostruzione di una collana.  


Stratigrafia relativa alla grotta, relativa all'età della Pietra, realizzata nel 2013.

Bifacciali, provenienti dalla grotta di Blombos.




Artefatti risalenti a circa 75 - 80.000 anni fa, provenienti dalla grotta Sudafricana di Blombos ed includenti un pezzo di ocra che presenta un motivo ad incisioni diagonali incrociate: forse il più antico esempio conosciuto di simboli impressi dall'Uomo. 

75–80,000-year-old artefacts from Blombos Cave, South Africa, including a piece of ochre engraved with diagonal cross-hatch patterns, perhaps the oldest known example of symbols.




La Scienza è patrimonio di tutti: tutti noi dobbiamo difenderla 

da ogni strumentalizzazione che si tenti di farne..

venerdì 9 maggio 2014

PIETRA SOPRA

 Il controverso - ma attivissimo ed attento -  blog di antropologia "Dienekes" riporta un articolo scientifico (dalla rivista PLoS Genetics) che (se ce ne fosse ancora bisogno) mette definitivamente una pietra tombale sul caso della molto desiderata ma solo presunta 'sardità' dell'Uomo di Ghiaccio di Similaun. E' una facile questione di prospettive: per chi non volesse perdersi nelle parole, basta guardare le cartine per comprendere che Otzi (e gli altri Nord Europei con similitudini nel genoma con i Sardi), non sono eredi, bensì antenati dei Sardi.



Ancient DNA from the Balkans (Iron Age Thrace)

A new paper in PLoS Genetics presents new data from two Iron Age Thracian individuals and puts the Sardinian-ness of Oetzi in new context. The authors write:
The results of the analyses including additional ancient genomes provide mounting evidence that the Iceman's genetic affinity with Sardinians reflects an ancestry component that was widespread in Europe during the Neolithic. Despite their different geographic origins, both the Swedish farmer gok4 and the Thracian P192-1 closely resemble the Iceman in their relationship with Sardinians, making it unlikely that all three individuals were recent migrants from Sardinia. Furthermore, P192-1 is an Iron Age individual from well after the arrival of the first farmers in Southeastern Europe (more than 2,000 years after the Iceman and gok4), perhaps indicating genetic continuity with the early farmers in this region. The only non-HG individual not following this pattern is K8 from Bulgaria. Interestingly, this individual was excavated from an aristocratic inhumation burial containing rich grave goods, indicating a high social standing, as opposed to the other individual, who was found in a pit [15]. However, the DNA damage pattern of this individual does not appear to be typical of ancient samples (Table S4 in [15]), indicating a potentially higher level of modern DNA contamination. On the other hand, the Swedish and the Iberian hunter-gatherers show congruent patterns of relatedness to the modern populations of Northern Europe, which is consistent with the previous results using those samples.
Also of interest, given previous suggestions that the Iceman had more Neandertal ancestry than modern Europeans:
However, all D-tests involving another non-African population do not significantly deviate from zero, suggesting that the Iceman genome contains levels of archaic ancestry that are comparable to that of other non-African populations.
A model of European history is seen on the left. Some details are probably incorrect (e.g., Sardinian Neolithic probably followed the Cardial/Mediterranean route rather the one shown in C). There are no good ancient DNA from Cardial Neolithic farmers, so the fact that Sardinians are similar to the Iron Age Bulgarian, the Stuttgart LBK German, and the Swedish TRB farmers may mean that the Mediterranean/Cardial farmers were related to the ones that went into Europe following the inland route from the Balkans.

In any case, the fact that there are now data from Bulgaria is great, because it means that southern Europe is not hopeless for ancient DNA preservation and hopefully more is on its way.

PLoS Genet 10(5): e1004353. doi:10.1371/journal.pgen.1004353

Population Genomic Analysis of Ancient and Modern Genomes Yields New Insights into the Genetic Ancestry of the Tyrolean Iceman and the Genetic Structure of Europe 

Martin Sikora et al.

Genome sequencing of the 5,300-year-old mummy of the Tyrolean Iceman, found in 1991 on a glacier near the border of Italy and Austria, has yielded new insights into his origin and relationship to modern European populations. A key finding of that study was an apparent recent common ancestry with individuals from Sardinia, based largely on the Y chromosome haplogroup and common autosomal SNP variation. Here, we compiled and analyzed genomic datasets from both modern and ancient Europeans, including genome sequence data from over 400 Sardinians and two ancient Thracians from Bulgaria, to investigate this result in greater detail and determine its implications for the genetic structure of Neolithic Europe. Using whole-genome sequencing data, we confirm that the Iceman is, indeed, most closely related to Sardinians. Furthermore, we show that this relationship extends to other individuals from cultural contexts associated with the spread of agriculture during the Neolithic transition, in contrast to individuals from a hunter-gatherer context. We hypothesize that this genetic affinity of ancient samples from different parts of Europe with Sardinians represents a common genetic component that was geographically widespread across Europe during the Neolithic, likely related to migrations and population expansions associated with the spread of agriculture.

Link

sabato 26 aprile 2014

Le Armate Brancaleone


Il grottesco elmo gluteiforme del condottiero dell'armata brancaleone



Capolavoro, originale.
È un film di Mario Monicelli. Alcuni lo considerano il suo capolavoro, altri solamente un originale e divertente film d’evasione, con un ottimo cast e bellissime riprese, basato su una sceneggiatura ed una trama avvincenti e – forse – simbolici (Age e Scarpelli, non per nulla). Vi si narra una serie d’avventure grottesche di un’improbabile ‘armata’, con scopi confusi e mutevoli ed esito casuale ed incerto. Il film è corredato da una colonna sonora molto personalizzata e da un idioma immaginario, ottenuto mescolando con successo dialetto, latino maccheronico e linguaggio medioevaleggiante.

Un breve riassunto:
A Civitanova, nella buia Italia dell'XI secolo, Brancaleone da Norcia, unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principî, guida un manipolo di miserabili (l'anziano notaio giudeo Abacuc, il robusto Pecoro, un ragazzino di nome Taccone e lo scudiero Mangold) alla presa di possesso del feudo di Aurocastro in Puglia, secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale scritta da Ottone I il Grande che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto. Brancaleone inizialmente non vuole mettersi al comando di un gruppo di straccioni e rifiuta con disprezzo. Tuttavia, nel torneo a cui si accingeva a partecipare, il combattimento con un altro cavaliere si conclude con la sua sconfitta, e il cavaliere accetta di unirsi con il gruppo di miserabili.

Il film ebbe uno strepitoso successo, perché immediata fu la simpatia verso quel manipolo di miserabili ed improbabili interpreti della dissennata e grottesca impresa irresponsabile, condotta all’impronta e senza alcuna preparazione.

Un paradigma.
L’espressione ‘Armata Brancaleone’ è così diventata d’uso comune, per indicare qualsiasi iniziativa disordinata e velleitaria, condotta con irresponsabile improntitudine da persone di vario tipo ma tutte in ogni modo inadatte a condurla a termine. Ne abbiamo numerosi esempi dalla cronaca quotidiana, in una gamma piuttosto vasta di deprecabilità ed in quasi ogni aspetto della vita sociale italiana. 'Armate brancaleone' pullulano in ogni ambiente (e in tutte le branche di ciascun ambiente) italiano: politico, sociale, medico, archeologico, amministrativo, giornlistico etc etc.

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Ma altro è il film – una storia immaginata e non reale – che non ha quasi alcun punto di contatto con la quotidianità di ognuno, ben altro discorso è invece la realtà. Anche nel caso si tratti della realtà della Storia, cioè non del nostro quotidiano attuale, bensì del nostro passato comune.
Perché è da quel passato che noi proveniamo: è proprio quel passato che ci ha fatto diventare ciò che – nel bene o nel male – noi siamo veramente oggi. Rivisitare la Storia e l’Archeologia in modo non scientifico e personale realizza esattamente quel falso di cui sopra: ci offre un Seurat, gratuitamente.
Ma se noi preferissimo il nostro più modesto e casalingo Segantini, che sappiamo essere 'roba nostra' autentica?

Le Armate (ed i 'guerrieri' che le compongono) sono molte e varie: ognuno ne avrà una che costituisce il proprio bersaglio preferito. Alla fine di questo post, io stesso ne ricorderò tre casi famosi in campo medico. Alcune sono organizzazioni a scopo di lucro. Altre, no: ed è allora più difficile smascherarle.

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L'eroico componente dell’Armata Brancaleone.

Se oggi qualcuno vi regala le facce di Modigliani, oppure un falso Seurat (come nel film ‘Art & Craft’, in cui il falsario era un generoso Pigmalione egocentrico) oppure cerca di convincervi di una presunta discendenza da un ‘anello mancante umano’ rinvenuto in Inghilterra due secoli fa ('Uomo di Piltdown'), oggi voi ed io sappiamo che mente. 
Come possiamo saperlo?
Lo sappiamo proprio grazie a persone serie, che hanno fatto e fanno (più o meno degnamente, o talvolta anche indegnamente, come tutti) il proprio lavoro.
Tutti, naturalmente, sono criticabili: ma sarebbe bene che fossero criticati da chi ha tutti i titoli per farlo, non da un poco credibile ed arrogante venditore d'insetti bioluminescenti che nella propria intera vita si è occupato di tutt’altro che d’Archeologia o di Storia (o, eventualmente, di quel campo specifico in cui opera la 'sua' armata).

Criticare senza fare è troppo facile e bello: ma è un attività da pensionati con lo stampo della panchina impresso sulle chiappe flaccide.
Fare, invece, è molto più difficile: e si è sempre esposti ad un possibile sbaglio.
Come si dice a Roma, in questi casi: “E allora viecce te!”, che è poi la scorciatoia dialettale per affermare che l’infallibilità è virtù propria dei cretini, degli imbonitori, dei ciarlatani...

Ammettiamolo pure: questa ipotetica persona in fondo non sta tentando di vendere alcunché (oppure non lo si può provare), per cui la Legge probabilmente non può definirlo truffatore a pieno titolo, né di conseguenza punirlo come tale. Ma se ciò che sta cercando di propalare è falso, abbiamo tutto il diritto personale di ritenerlo almeno un ‘falsario’. E tutto il diritto di insistere a chiedere prove convincenti. E, per l'universale diritto alla libertà d'espressione, abbiamo anche il diritto di dirglielo!

C'è Scienza e ‘scenza’.
Ed è proprio qui che la Scienza differisce – meravigliosamente cristallina – dalla ‘scenza’ puteolente e proterva di tutte le armate brancaleone: lo scienziato vero sa bene di avere un preciso dovere verso tutti gli altri e verso il mondo, oltre che verso se stesso. Egli deve innanzi tutto dimostrare le proprie ipotesi: altrimenti non avrà diritto d'essere ascoltato, non sarà preso in considerazione, non potrà pubblicare. E - soprattutto - dovrà tacere (lasciamo pure stare il vendere o spacciare il proprio 'prodotto')..
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Lo 'scenziato', invece, vuole essere creduto 'perché lui è lui' e gli altri sono... proprio come nella famosa battuta di Alberto Sordi, nel "Marchese del Grillo"... E' anche la sindrome dell' idiot savant, già discussa in un altro post.

Ogni vero scienziato sa bene che ripetere all’esaurimento un’ipotesi non la trasformerà mai in una tesi.
Invece, il soldato (instancabile) dell’Armata Brancaleone crede che l’usuale ‘fare ammoino’ mediterraneo, i lazzi e i frizzi, le atellane su qualsiasi palco improvvisato ed il diffuso sarcasmo vomitato con metodo in continui libelli diffamatori verso gli addetti ai lavori, possano essere presi in seria considerazione.
Lo 'scenziato' tratta la propria ‘missione’ (diffusione del proprio messaggio luminoso e rivelatore) come una guerra da vincere per esaustione dell’avversario, che va preso per stanchezza.
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Conclusione.
Se gli Italiani fossero una popolazione di persone serie, istruite, valide, responsabili ed efficienti... Tanti tamburi maggiori della Banda D'Affori - in ogni campo - non ci sarebbero stati.*
E' superfluo fare tutti i numerosi esempi: ce ne sono troppi: e certamente ognuno ha il suo proprio personale esempio in mente.

Mi sento in dovere, da parte mia, di ricordare solo tre casi, in campo medico: il 'Metodo Bonifacio', la 'Cura di Bella' ed il 'Metodo Stamina'.

 E se il 'tamburo maggiore' è di solito una figura inquietante e deprecabile (anche se talvolta - lo si è visto - in buona fede e del tutto innocente), sono davvero quei 550 pifferi  ciò che dà più fastidio, in quanto dimostrano appieno quanto facilmente si possano manipolare le opinioni della folla e manovrarne le singole persone, influendo sulle coscienze e precedendo le sentenze di chi ha i titoli per darle.
Non è un caso, quindi, che tutte le armate brancaleone - prima o poi - siano condotte dal tamburo maggiore ad un seggio elettorale, o ad aprire il proprio borsellino o - peggio - indurre anche altri a farlo.

E' l'Italia, quella che fu descritta benignamente come 'Il Bel Paese', ma che resta fedele nei secoli alla severa sentenza dantesca del VI Canto del Purgatorio (76-78).

 *Sia subito chiaro che la Banda d'Affori (quartiere di Milano) è una tradizione regionale seria: la prendo qui ad esempio solamente in occasione dell'anniversario della Liberazione e proprio nel senso in cui essa fu usata per un certo periodo, cioé come simbolo a dileggio semi-segreto del fascismo e del trombone a capo di esso, con i 550 pifferi che gli stavano al seguito e gli reggevano il bordone (550 erano i componenti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni). In Toscana si cambiava il verso con: "550 bischeri". La canzone fu censurata.


Il tamburo principal della banda d'Affori
Correva l’anno 1942 - Testo di Mario Panzeri e Nino Rastelli - Musica di Nino Ravisini

Versione Originale
'Riva la banda, 'riva la banda,
'riva la banda del nòst paes,
del nòst paes, del nòst paes.
Oh Caterina mettel su 'l tò vestii de spos.
Oh Caterina mettel su 'l tò vestii de spos.

Gh'è 'l capobanda, gh'è 'l capobanda,
gh'è 'l capobanda ch'el g'ha i barbis,
che bej barbis, che bej barbis .
Oh Caterina el capobanda l'è 'l tò Luis.
Oh Caterina el capobanda l'è 'l tò Luis.

Vardee tosann che bej bagaj,
vardee tosann che bej sonaj,
e col tambur inscim' ai spall,
vardee 'l Luis se 'l par on gall.

L'è lù, l'è lù, sì sì, l'è pròpi lù!
L'è 'l tamburo principal della Banda d'Affori,
ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi.
Oh tosann batt i man ch'el tambur l'è scià.
Che risott!
Gh'è anca i òcch che ghe fan "qua qua".
A vedell gh'è i tosanell che diventan timide,
lù confond el Riguleto con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi".

Passa la banda, passa la banda,
passa la banda, la va a Cantù,
la va a Cantú, la va a Cantú.
Oh Caterina el tò Luis el va avanti pù
Oh Caterina el tò Luis el va avanti pù.

Forza Luigi, forza Luigi,
forza Luigi ch'è scià 'l tranvai,
ch'è scià 'l tranvai, ch'è scià 'l tranvai.
Oh Caterina lù 'l gh'ha on pè dent in di rotaj
Oh Caterina lù 'l gh'ha on pè dent in di rotaj.
Fermate il tram, spostate il tram!
Vegnen giò tucc. Oh che can can!
E lù l'è là compagn d'on scior,
ch'el ghe da dent col sò tambur.

L'è lù, l'è lù, sì sì, l'è pròpi lù!
L'è 'l tamburo principal della Banda d'Affori,
ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi.
Oh tosann batt i man ch'el tambur l'è scià.
Che risott!
Gh'è anca i òcch che ghe fan "qua qua".

A vedell gh'è i tosanell che diventan timide,
lù confond el Riguleto con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi"
          
Versione Italiana
Arriva la banda, arriva la banda,
Arriva la banda coi suonator
Coi suonator, coi suonator.
Oh Caterina Caterina che batticuor.
Oh Caterina Caterina che batticuor.

Il capobanda, il capobanda,
Il capobanda ha i bottoni d’or
sorride ogn’or, che rubacuor
Oh Caterina il capobanda è il tuo grande amor
Oh Caterina il capobanda è il tuo grande amor

Eccoli qua son tutti qua,
Sol La Sol Mi Do Re Mi Fa
e coi baffoni a penzolon,
giunge il tamburo come un tuon.

E’ lui, è lui, è lui, è lui, si si è proprio lui
è il tamburo principal della Banda d’Affori
che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion, quando fa bum bum
Guarda qua!
Mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi".

Passa la banda, passa la banda,
passa la banda, poi va a Cantù,
Poi va a Cantù, poi va a Cantù
Oh Caterina, ma il tuo amor non va avanti più
Oh Caterina, ma il tuo amor non va avanti più

Forza Luigi, forza Luigi,
forza Luigi che c'è il tranvai,
che c'è il tranvai, che c'è il tranvai.
Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai
Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai

Fermate il tram, spostate il tram!
Scendono tutti che baccan!
E lui con calma e serietà,
cerca la banda dove sta.

E’ il tamburo principal della Banda d’Affori
che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion, quando fa bum bum
Guarda qua!
Mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi".