Visualizzazione post con etichetta lingue antiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lingue antiche. Mostra tutti i post

domenica 8 giugno 2014

PADRE, nell'Aramaico della Galilea


The Lord’s Prayer in Galilean Aramaic

The Lord’s Prayer is with little debate the most significant prayer in Christianity. 
Although many theological and ideological differences may divide Christians across the world, it is a prayer that unites the faith as a whole.
Within the New Testament tradition, the Prayer appears in two places. The first and more elaborate version is found in Matthew 6:9-13 where a simpler form is found in Luke 11:2-4, and the two of them share a significant amount of overlap.
The prayer’s absence from the Gospel of Mark, taken together with its presence in both Luke and Matthew, has brought some modern scholars to conclude that it is a tradition from the hypothetical Q source which both Luke and Matthew relied upon in many places throughout their individual writings. Given the similarities, this may be further evidence that what we call “Q” ultimately traces back to an Aramaic source.
Looking at the underlying Greek text of both sources, and working from what is generally accepted as the earliest form of the prayer, the following unfolds in translation back into Galilean Aramaic:


Abba, [1]
Father,
Yithqadash sh‘mak.
May thy name be holy.
Tethe malkuthak.
May thy kingdom come.
Teh’wey ra’uthak.
May thy will be done.
Pitthan d-çorak [2] hav lan yomden.
Give us today our usual bread.
w-Shbuq lan hobenan. [3]
And forgive us our debts / sins.
Hek ‘anan sh‘baqin l-haibenan.
As we forgive our debtors.
w-La ‘ul lan l-nisyon.
And lead us not into temptation.
Amen.
Keep in mind that this rendition is a work in progress and will continue to be refined (as any effort in reconstruction should be).




An Overview of Semitic Languages

Here is a map of most of the Semitic languages (both living and dead) roughly arrayed out by how they are related to one another. It’s still a work in progress, but it’s amazing to see how many dialects are out there for languages we usually think of as monolithic.

giovedì 14 febbraio 2013

8 LINGUE ANTICHE



 NON ANCORA DECIFRATE




Da quando è comparso sulla Terra l’uomo ha sempre sentito l’esigenza di comunicare e di trasmettere ai contemporanei ed alle generazioni successive le conoscenze e l'esperienze acquisite nel tempo.

La scrittura è certamente l’invenzione più fondamentale ed importante per riuscire a tramandare la propria storia personale e la Storia della propria comunità. Senza la decifrazione dei linguaggi antichi oggi l'umanità avrebbe una cognizione molto limitata delle civiltà del passato.

Secondo gli storici la prima scrittura a comparire sulla Terra è quella cuneiforme usata dai Sumeri: incise su tavolette di argilla le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. Successivamente forme di scrittura apparvero in Egitto, quindi in Europa e via di seguito in Cina e in America del Sud. Benché molte scritture del passato siano state decifrate dagli storici, esistono ancora oggi linguaggi oscuri. Proprio a queste scritture ancora da decifrare la rivista inglese New Scientist dedica un lungo reportage individuando otto importanti grafie che restano ancora sconosciute all'umanità.

STELE di ROSETTA
IL METODO UTILIZZATO - Per interpretare una scrittura del passato lo studioso deve poter contare sempre su due requisiti minimi: un'abbondanza di testi e reperti archeologi che aiutino a interpretare i linguaggi sconosciuti. 
L'umanità non avrebbe mai decifrato i geroglifici egiziani senza l'aiuto della Stele di Rosetta, la lastra in granito scuro scoperta nel 1822 in Egitto. Su questo reperto archeologico è incisa un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco antico. Attraverso la comparazione con il greco antico, idioma ben conosciuto dagli studiosi, questi riuscirono a comprendere le regole e i significati dei geroglifici egiziani. 
Oggi le scritture antiche ancora da decifrare si possono dividere in tre categorie: le scritture il cui alfabeto è stato decifrato ma non si è compresa la lingua; le scritture il cui alfabeto è incomprensibile ma di cui si conosce la lingua; scritture i cui alfabeto e linguaggio sono entrambi incomprensibili.
Etrusco
Meroitico


L'ETRUSCO E IL MEROITICO - La prima scrittura ancora da decifrare elencata dal New Scientist è quella etrusca. L'alfabeto è stato quasi completamente decifrato assieme a importanti aspetti della grammatica, ma l'interpretazione del linguaggio ancora oggi appare complessa e spesso incomprensibile. Ciò accade anche perché la maggior parte delle numerose iscrizione etrusche arrivate fino a noi (circa 10.000) sono per lo più scritti funerari, con abbreviazioni e comunque generalmente molto brevi. Inoltre, sebbene la scrittura assomigli molto al greco antico, vi sono sostanziali differenze. Prima di tutto le lettere etrusche si scrivono (in un certo periodo) da destra a sinistra, nella direzione opposta a quella greca. Poi l'etrusco sarebbe (non vi è uniformità di vedute in questo) una lingua che non deriva dall'indoeuropeo, ma proprio come l'odierna lingua basca non ha alcun legame con le grandi famiglie linguistiche dell'antichità.
Stesso discorso per la seconda scrittura dell'elenco: l'alfabeto meroitico. Usato dagli abitanti del regno di Kush, civiltà che fiorì intorno all'800 a.C. nel Nord Africa, tra il sud dell'Egitto moderno e la parte settentrionale del Sudan, gli studiosi ne hanno decifrato l'alfabeto, ma non il linguaggio. Per quanto riguarda la scrittura, come per la lingua antica egiziana conosciamo due forme di grafia: la geroglifica, usata per lo più sui monumenti, e quella corsiva, usata nel commercio e nelle faccende quotidiane. Entrambe le forme di scrittura sono dotate di 23 segni che furono decifrati nel 1911 dall'egittologo e professore di Oxford Francis Llewellyn Griffith. Tuttavia il significato delle parole continua a essere sconosciuto e non ha alcuna somiglianza con nessuna delle lingue parlate nell'Africa subsahariana.
Scritto Zapoteco

LINGUAGGI PRECOLOMBIANI - Tra le scritture ancora da decifrare elencate dal New Scientist compaiono anche un gruppo di grafie usate da civiltà precolombiane: l'olmeca, la zapoteca e la epi-olmeca. La prima scrittura fu usata dall’omonima civiltà vissuta tra il 1.500 A.C. e il 400 d.C. nell'odierno Messico centro-meridionale, a est dell'istmo di Tehuantepec. Fino a pochi anni fa si pensava che questa popolazione antica fosse analfabeta, ma nel 1990 è stato scoperto un blocco di pietra su cui compaiono iscrizioni che risalgono al 900 a.C. In tutto sono presenti circa 60 simboli, fino ad oggi non decifrati: secondo gli studiosi finché non saranno ritrovati altri reperti archeologici con gli stessi simboli sarà davvero difficile interpretare questi segni. Qualcosa in più sappiamo invece del linguaggio usato dalla civiltà zapoteca: questa fiorì nella Valla di Oaxaca circa 2.600 anni fa. Gli zapotechi usavano un tipo di scrittura a ideogrammi sillabici e le prime iscrizioni ritrovate risalgono al 600 a.C. e sono presenti su pareti dipinte, ma anche su vasi, ossa e gusci. Questa popolazione parlava un linguaggio che ancora oggi è usato da sparute popolazioni che vivono nel Centro America. Tuttavia gli studiosi non sono riusciti a ricostruire l'alfabeto usato da questa civiltà anche a causa delle estreme confusione e complessità dei linguaggi parlati dalle moderne popolazioni zapoteche. Infine vi è la grafia epi-olmeca. La prima traccia di questa scrittura risale al 1902, quando fu scoperta la statuetta di Tuxtla, una figura in nefrite risalente al II secolo d.C. La lingua parlata dalla popolazione che ideò questa scrittura è probabilmente una versione arcaica dello Zoche, idioma ancora oggi usato nell'Istmo di Tehuantepec. John Justeson e Terrence Kaufman, due studiosi americani, hanno proposto una decifrazione frammentaria di questa scrittura, ma finché non saranno trovati nuovi reperti sarà molto difficile avere un'interpretazione chiara.
Lineare  A

DALLA LINEARE AL DISCO DI FESTO - Tra le scritture antiche ancora da decifrare una delle più famose è la "Lineare A". Scoperta insieme a un'altra scrittura antica, la Lineare B (decifrata nel 1952 da Michael Ventris, architetto inglese d’origine Greca), dal celebre archeologo britannico Arthur Evans durante gli scavi a Creta nel 1900, questo alfabeto era usato sull'isola greca dalla civiltà micenea nel II millennio a.C. Composta da segni che vanno da sinistra verso destra e presente su diverse tavolette d'argilla, questa scrittura è tuttora indecifrata e poco comprensibile, sebbene abbia molti simboli in comune con la Lineare B.
Rongo Rongo
Segue la scrittura Rongo-Rongo (significa "canti") usata già dai primi abitanti dell'isola di Pasqua: essi sbarcarono sull’isola dell'Oceano Pacifico intorno al 300 d.C. Questa lingua antica è molto simile al Rapanui, l'odierno idioma parlato sull'isola di Pasqua, ma la scrittura è incomprensibile e complessa (si tratta di una grafia "bustrofedica", ovvero un sistema di segni che non ha una direzione fissa, ma che cambia senso continuamente, come nell’aratura di un campo). Sono arrivati fino a noi solo 25 iscrizioni in Rongo Rongo: la maggior parte di questi scritti sono incisi su pezzi di legno.

Un'altra scrittura incomprensibile è inoltre quella "Indus", usata dalla civiltà che visse nella Valle dell'Indo tra il 2.500 e il 1.900 a.C. Purtroppo ci restano poche iscrizioni, presenti per lo più su vasi di ceramica e non vanno oltre i 5 caratteri. I segni conosciuti sono circa 400 e a causa della brevità delle iscrizioni non è stato possibile ancora decifrare questa scrittura. Le ultime due grafie storiche ancora da decifrare sono quella proto-elamica e la scrittura presente sul Disco di Festo. La prima è la più antica scrittura non-decifrata al mondo. Essa si sviluppò intorno al 3.000 a.C. assieme alla scrittura sumerica. Quest'ultima visse diversi secoli ed è stata in parte decifrata, mentre la scrittura proto-elamica si estinse dopo appena 150 anni dalla sua comparsa nella regione di Elam, antico nome biblico dato al territorio che oggi corrisponde alla parte sud-occidentale dell'Iran. Sappiamo davvero poco delle popolazioni che usavano questa scrittura. Ancora oggi restano oscuri sia i caratteri sia la lingua delle iscrizioni.
La scrittura presente sul Disco di Festo è un insieme di simboli impressi con stampini incisi su entrambe le facciate del reperto archeologico. Scoperto nel 1908 dagli italiani Luigi Pernier e Federico Halbherr, mentre stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo, questo magnifico reperto risale al 1.700 a.C. ed è composto da 241 simboli: tutti i segni non sono stati ancora decifrati e non hanno nessuna somiglianza con le scritture conosciute del tempo. Sul Disco grava il sospetto d'essere un falso: la questione è ancora non risolta.


 Fonte: the New Scientist -  Decoding antiquity: Eight scripts that still can't be read
WRITING is one of the greatest inventions in human history. Perhaps the greatest, since it made history possible. Without writing, there could be no accumulation of knowledge, no historical record, no science - and of course no books, newspapers or internet.
The first true writing we know of is Sumerian cuneiform - consisting mainly of wedge-shaped impressions on clay tablets - which was used more than 5000 years ago in Mesopotamia. Soon afterwards writing appeared in Egypt, and much later in Europe, China and Central America. Civilisations have invented hundreds of different writing systems. Some, such as the one you are reading now, have remained in use, but most have fallen into disuse.
These dead scripts tantalise us. We can see that they are writing, but what do they say?
That is the great challenge of decipherment: to reach deep into the past and hear the voices of ...