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venerdì 27 febbraio 2015

MARCELLO MADAU (lettera aperta di)


"Davvero siamo figli dei "tori della luce"?

(Lettera aperta al Presidente Francesco Pigliaru e all'Assessore alla Cultura Claudia Firinu, Regione Autonoma della Sardegna, su La Nuova Sardegna, 24 febbraio 2015, p. 31)

Egregio Presidente Pigliaru, gentile Assessore alla Cultura Firinu, a prescindere dal giudizio non unanime sulla bontà dell’iniziativa EXPO 2015, leggo su ‘La Nuova’  di domenica 15 febbraio che la Regione Sardegna  potrebbe esservi rappresentata da una canzone con testo scritto in una presunta lingua nuragica e dedicato ai Giganti di Mont’e Prama, “figli del sole, tori della luce, padri santi, signori giudici re”, nonché seguaci di Yahweh.
 Non entro nel merito della questione della scrittura e lingua nuragica (quella utilizzata nella canzone è respinta dalla comunità scientifica sarda), né in tante cose che mi sembrano bizzarre, come la presenza di Yahweh nella religiosità nuragica, parole come shalom, e del  generale tono militaresco-patriottico;  nemmeno su imbarazzanti questioni giuridiche (recenti sentenze hanno riconosciuto come falsi alcuni documenti presenti nel contesto più generale di queste ricostruzioni, pertinenti secondo studiosi accreditati ad un ‘officina falsariorum’). Mi interessa un altro piano: in un’esposizione di questa natura, piacciano o meno, dovrebbero essere presenti le acquisizioni condivise e ufficiali di un Paese, compresa anche l’immagine dell’antichità che, con tutti i suoi limiti, proviene dalla ricerca scientifica e dai suoi processi elaborativi.
E’ peraltro sconsigliato dagli studi più avanzati di economia dei beni culturali, laddove si scelga la qualità dell’offerta, non legare un’immagine promozionale ad altro che non rappresenti la qualità reale e scientificamente condivisa del patrimonio, in Sardegna assai forte, col rischio aggiuntivo di  dare un messaggio e un segno dissonante, in grado di produrre confusione negativa su questo “mercato”. Temo che  ancora una volta  il meccanismo dell’immagine esotica e un po’ selvaggia dei sardi come di altri popoli, vecchia traccia ottocentesca colonialista, si stia riaffermando.
In un contesto come EXPO’ ogni Paese porta istituzionalmente lo stato condiviso delle sue produzioni sociali, fra cui quelle culturali: è una questione di correttezza e anche di rispetto.
Se si distaccasse da questa linea, anche nelle migliori intenzioni divulgative la Regione Sardegna si caricherebbe di una grave responsabilità nell’immagine data al mondo dei sardi e della Sardegna, oltre che al possibile rischio di esporci a una figura non proprio indimenticabile.
Se il potere politico scegliesse di utilizzare pubblicamente un’immagine dell’antichità senza che essa provenga dalla ricerca scientifica (non da un singolo personaggio, ufficiale o alternativo, ma da una visione generalmente condivisa), anzi al di fuori di essa, questo sarebbe un fatto serio, un precedente preoccupante.
Mi auguro quindi che questa idea,  e soprattutto il metodo che presuppone, non venga fatta propria dalla Regione, che non si affermi la pratica e la possibilità, che diventerebbe oltremodo sistema, di definire  presenze formali tramite percorsi e rapporti individuali slegati dalla comunità scientifica.
Non credo che per rappresentare la Sardegna dignitosamente manchino immagini, simboli e musiche di eccellenza, riconosciute dall’Unesco sia nel campo archeologico sia in quello demo- antropologico,  davvero connesse a circuiti di turismo culturale: basterebbe ricordare Su Nuraxi di Barumini,  i Tenores di Bitti, i Candelieri di Sassari;  anche copie delle statue di Mont’e Prama, ma accompagnate da testi ufficiali, aggiornati scientificamente grazie alla produzione disponibile.
Marcello Madau

Bronzetto di offerente-cantore dal nuraghe Santa Lulla di Nuoro (http://www.museoarcheologiconuoro.beniculturali.it/index.php?it/23/i-reperti/25/offerente-cantore)Bronzetto di offerente-cantore dal nuraghe Santa Lulla di Nuoro (http://www.museoarcheologiconuoro.beniculturali.it/index.php?it/23/i-reperti/25/offerente-cantore)

martedì 3 febbraio 2015

MALEDETTI PDF

Caro Pasuco: chi ha inventato i PDF è un sadico maniaco e certamente è uno che ce l'ha su con me...
Perché dico questo?
Ebbene:
Sono finalmente entrato in possesso - grazie agli amici - di un PDF che prima o poi riuscirò a postare qui. Dovessi riscriverne il testo parola per parola, per intero!

Farò ancora qualche tentativo, ma non sono ottimista, circa le mie capacità telematiche: appartengo, purtroppo, a quel gruppo di persone tecnoplegiche, che se la caverebbe meglio con una penna d'oca ed un calamaio...

Ottimista sono - invece - per il fatto che più di qualche cosa incomincia certamente a muoversi, nell'orizzonte culturale della Sardegna...

Rubens D'Oriano ha scritto un bel testo, nel quale parla del grande ed immondo pateracchio che alcuni (incontrastati) stanno facendo - in Sardegna - mescolando indebitamente Scienza e politica, Cultura e pregiudizi, Storia e favola, per scopi che con l'interesse pubblico non hanno alcunché in comune.

Ed io sono certo che questo sia solo un inizio. 

Altri intellettuali seguiranno ed ognuno interverrà con le proprie parole ed il proprio stile e con il coraggio e l'ingegno di cui dispone.

Dammi tempo, Pasuco, abbi ancora un po' di pazienza: alla peggio, riscriverò parola per parola...

domenica 23 novembre 2014

Cultura/Incultura

C'è chi tuona, con eccessiva e fastidiosa violenza verbale (indirizzata nominativamente: ma mi sono riproposto di non fare più i nomi degli interessati. Né di chi lancia lo strale, né di chi lo riceve).
Evidentemente, crede di essere nel giusto.

Premetto che non lo è: lo crede soltanto. Ma anche se lo fosse, ciò non giustifica la violenza verbale.

Costui crede davvero che il suo personale e sacrosanto diritto di esprimere compiutamente la propria opinione sia stato ripetutamente leso, limitato, offeso, negato... (Mettiamoci quindi nei suoi panni).

Per tale motivo egli imperversa, in un blog vomitando offese di vario tipo su tutti coloro che egli considera i suoi persecutori (tra cui figuro anch'io) e sul malcapitato del momento (un altro, nella fattispecie un intellettuale sardo piuttosto noto sull'isola). Il quale - per inciso - non lo ha offeso affatto, ma ha semplicemente riferito quale sia la posizione del Consenso Scientifico al riguardo dell'argomento tanto caro a lui...

Sia ben chiaro, inoltre, che questo chiassoso rampognatore non è più proprio nessuno (malgrado l'ottimo curriculum vitae), anche se è fuori di ogni dubbio che egli possieda un grande concetto di sé. Ha - indubbiamente - una grande fantasia: la maggior parte dei pensionati della sua età è ormai completamente inattiva da anni: e ci sono lati positivi in questo, almeno non fanno danno. Alcuni, pur se ancora in pieno possesso delle proprie funzioni intellettuali al completo, menano una vita più discretamente ritirata, il che è lodevole.

Di che cosa si tratta, insomma?

Ebbene: egli ha fatto due cose (ne ha fatte molte altre, certamente, ma per quello che c'importa qui l'elenco è breve):

1) Ha inventato di sana pianta una lingua scritta che non esiste. Non è riconosciuta, né accettata, anzi è irrisa diffusamente da tutti: sia dagli studiosi (glottologi, epigrafisti, studiosi delle lingue, archeologi, filologi, storici, universitari e no) sia dagli appassionati che seguono questo tipo di cose da nerd. Epperò egli va in bestia ogniqualvolta qualcuno glielo ricordi: "La 'tua' lingua non esiste". Il che - naturalmente - avviene piuttosto spesso, dato che questa 'sua' lingua scritta proprio non esiste affatto. E il nostro perde le staffe piuttosto spesso.

2) E' caduto - come molti altri, d'altronde - nella magnifica trappola naturale della pareidolia.

Vediamo prima il Punto 1): l'Invenzione di una lingua scritta.

E' chiaro che costui non è né il primo, né probabilmente l'ultimo che si vede negata la veridicità della propria affezionata ipotesi di scrittura: infatti, le lingue 'negate' o anche solo in forte dubbio sono numerose, molto più di quanto si possa credere
(per esempio, guarda qui: http://pasuco.blogspot.it/2013/02/scritture-non-ancora-decifrate.html).
Per questo motivo tale soggetto - che è tanto aggressivamente sicuro di sé - è in realtà in ottima ed abbondante compagnia, nazionale ed internazionale. E non dovrebbe dolersi troppo, in fondo...
Avviene però che egli sia fermamente convinto di essere il solo a subire l'ingiustizia profonda del definitivo scetticismo Accademico Ufficiale: tutti gli altri abbiano pure formulato ipotesi sbagliate! Ma lui no, perbacco: la sua personale ipotesi deve essere sacrosanta e giusta. E inoltre: guai a chiedergliene ragione. E' così e basta.
Ma non fornisce di questa lingua scritta frasi compiute che abbiano un senso completo (come potrebbe?), non fornisce alcunché che possa dare a questa 'sua' lingua una dignità di verità. Alla fine: non convince. Ma guai a dirglielo! E' anche dolorosamente caduto nel tranello tesogli da altri, di cui non avrebbe dovuto fidarsi, che a sua totale insaputa gli hanno propinato false scritte antiche, confezionate in tempi moderni. Nulla ferisce di più del tradimento di un amico.

Se la 'sua' lingua scritta esistesse, non ci sarebbero solo quei quattro discutibilissimi 'segni' che egli (insieme ai suoi molto volenterosi amici) ha fortunosamente 'trovato' e prodotto(*). Perché - si sa bene: è sempre stato così nella Storia - quando una comunità umana adotta una scrittura, le prove tangibili che essa ne lascia nel tempo diventano così numerose da non lasciare dubbio alcuno. Tali prove tangibili sono spesso riportate, o almeno citate, da altre fonti straniere a quella lingua scritta, da altri scrittori che - usando segni e lingue diverse - sentirono il dovere d'impegnarsi in qualche modo ad una traduzione, o di riportarne alcune frasi. Questo - di solito - tende a non avvenire, nei confronti di una lingua inventata in questi anni: non si può pretendere che l'Archeologia, la Storia e la Letteratura di epoche trascorse siano conniventi e mostrino la compiacenza di modificarsi ad personam.
Nella Storia della Letteratura Mondiale (per comodità: http://en.wikipedia.org/wiki/Ancient_literature) non compare mai alcunché di scritto in "protosardo": sarà tutto parte di un complotto degli archeologi sardi, che come di solito tengono nascosta la verità?

Il Punto 2): La Pareidolia. (vedi anche: http://pasuco.blogspot.it/2014/11/una-parola-al-giorno-pareidolia.html)

L'uomo è naturalmente portato alla pareidolia. E non c'è nulla di male in una caratteristica naturale che lo definisce come umano e fragile.
Certamente, però, c'è modo e modo di giustificare le pulsioni istintuali: soprattutto esse devono essere sotto il pieno controllo della ragione. (Anche la tendenza alla riproduzione è una tendenza naturale, ma non ci si può abbandonare ad essa nel pieno di una funzione religiosa pubblica, oppure a centrocampo nel finale del Derby della Madonnina, a San Siro). La pareidolia è quella dote innata che mi fa vedere una 'fortezza' nel Nuraghe, proprio perché assomiglia così tanto ad un castello medioevale. E' quella che mi convince che alcuni 'Tafoni' sardi (sculture idro-eoliche spontanee di rocce naturali) siano state scolpite dall'uomo, perché assomigliano proprio a sfingi, leoni, tori, faraoni, invitti guerrieri shardana e numerosissimi altri cazzabubboli vari. E il sole che entra da una finestrella, oppure da una falla sommitale aperta possiede una forma voluta e veramente cornuta, pazientemente studiata, come anche quella della luna che entra in certe date precise nel pozzo sacro (in origine chiuso) stravolto da crolli, modifiche, anni di insulti non documentati.
La pareidolia, insomma, inizialmente era una cosa buona: forse serviva a salvare la vita all'uomo dandogli la possibilità di riconoscere il mimetismo del predatore Oggi no: oggi va riconosciuta, tenuta in riga, criticata, eliminata dai discorsi scientificamente fondati.
Invece - purtroppo - essa è oggi concupita con totale trasporto e profonda convinzione da fortunatamente piccole folle di 'pareidolatri' che ne portano adoranti i simulacri in tutte le loro ridicole processioni. Sono ridicoli, sì, ma non se ne accorgono e sono genuinamente convinti d'avere ragione.  andrebbero compatiti, se non fosse per la loro violenza verbale che è l'oggetto di questo post. Anche il nostro soggetto è uno di loro: crede che alcuni segni siano veramente antichi e possiedano davvero il significato che egli stesso ha devisato per essi... Lo contraddicono, lo prendono addirittura in giro sempre più numerosi. Ed egli continua imperterrito e cocciuto.

E il nostro soggetto tuona, maledice, scomunica gli 'avversari' con una tale violenza verbale che sembra egli voglia annichilirli, eliminarli dal mondo intero creato. Viene persino il dubbio che - alla lunga - qualche mente debole magari la raccoglierà, questa violenza verbale e la trasformerà in pratica (speriamo di no, speriamo non succeda mai). Qualcuno penserà che qui ora si esageri, per dimostrare una tesi infondata: ebbene, non è affatto così. Infatti, già adesso, si può ben osservare una prima evoluzione in questo senso.  Per il momento, il destinatario di tale violenza verbale - personalmente indirizzata a lui - se ne è lamentato civilmente con l'amministratore del blog e quest'ultimo l'ha addirittura negata con toni sprezzanti, minimizzandola, pur avendola ben evidente (e scritta!) proprio sotto gli occhi....

Lo squadrismo comincia proprio così. E sappiamo purtroppo bene dove può andare a parare, se non fermato in tempo... Spero sinceramente di esagerare per eccesso di prudenza.

Il 'caso' comincia quindi a farsi - oltre che molto penoso e mortificante per la cultura in genere - anche socialmente pericoloso. Sotto all'apparente orgoglio personale eccessivo, sotto alle motivazioni di pura vanità, sotto alla spinta di meschini piccoli guadagni. della serva, si muove adesso qualche cosa di oscuro e di pericoloso. Questo soggetto è stato definito - insieme ai suoi sodali e seguaci - un 'archeosardista', da un archeologo, nel corso di un raduno ufficiale. Ma non credo sia più tempo di definizioni. E' tempo di smettere.

Forse è tempo di fermare questa follia.

FUORI LA VIOLENZA DALLA CULTURA.


(*) Sono più di quattro, per la verità: siamo sportivi...
Sono di più, in quanto egli si è impegnato spasmodicamente a cercarne, trovarne e 'pubblicarne' un numero quanto più grande possibile, nella convinzione che il numero dei segni (spesso singolo, fuori d'ogni credibilità e contesto) e non la loro qualità (presenza documentata in contesti ufficiali, in frasi intere articolate e lunghe, meglio se accompagnate da testi in altre lingue, confrontabili con i primi, etc) costituisse il migliore tipo di prova. L'effetto finale è tragicomico: una tonnellata di paglia (notare l'inoffensività del paragone, prego: avrei potuto usare un altro materiale) vale di più di un diamante puro.

sabato 1 novembre 2014

Helter Skelter

Traggo questo post dal WebBlog  "HELTER  SKELTER", con un sorriso beffardo e lieto del fatto che anche altri reagiscono - a modo loro, naturalmente - alle cialtronate rampanti. 

Usano un linguaggio differente dal mio, fingono una volgarità che non appartiene loro, tengono un basso profilo. Ad esempio, chiamano 'fuffari' quelli che io inserisco nell'Armatabrancaleoneshardariana. Usano con abilità un tono mirabilmente sarcastico. 

Non resisto alla tentazione di ri pubblicarlo.


giovedì, 23 ottobre 2014

Misteri del passato revisited

I misteri delle antiche civiltà visti attraverso la potentissima lente del cazzeggio.


Tra le varie credulonerie c'è quella secondo cui le civiltà del passato, Sumeri, Egizi, Babilonesi etc, fossero molto più progredite di quello che "ci fanno credere". 
Per motivi non chiari la potentissima lobby degli archeologi sarebbe compatta nel negare le evidenze scientifiche in proposito, spacciando le cosette che studiamo sui libri di storia come verità, mentre la realtà è che le piramidi sono state costruite 20mila anni fa, che i babilonesi avevano la corrente elettrica, che i Maya erano grandi amiconi degli extraterrestri e che per i Sumeri viaggiare nel tempo era come prendere l'87 dall'Autostazione a Borgo Panigale. Che solo il buon senso dovrebbe farci chiedere come sia possible che queste antiche civiltà viaggiassero in astronave, possedessero tecnologie per noi impensabili, fossero tutto pappa e ciccia con gli alieni, e poi se c'era da scrivere qualcosa, tipo il nome sulla porta di casa, non riuscivano a fare niente di più comodo che prendere un blocco di granito da mezza tonnellata e giù di scalpello e martello. Tanto per dire, le civiltà precolombiane non conoscevano neanche la ruota! O meglio, la conoscevano, ma non la usavano. Se c'era da spostare qualcosa di pesante loro spingevano come dannati, e mai che a uno fosse venuto in mente di dire "aspetta che ci metto un tronco sotto, magari rotola e si fa prima!", tanto che gli archeologi ritengono che ancor prima dell'arrivo degli europei il destino delle civiltà precolombiane fosse già praticamente segnato dalla grande diffusione dell'ernia. Ora, ma vi pare possibile che della gente che non conosceva neanche la ruota guidasse tranquillamente l'astronave? Quindi oggi voglio divertirmi a viaggiare fra queste presunte scoperte mantenute segrete dalla cultura ufficiale, dando libero sfogo al cazzeggiatore che è in me.
I Sumeri e il pianeta Nibiru. 
Nibiru per gli antichi Sumeri era il corpo celeste associato al dio Marduk (l'ho appena letto su Wikipedia, non crediate che lo sapessi di mio). Nella maggior parte dei testi Babilonesi è identificato col pianeta Giove (anche questo da Wikipedia). Tuttavia è diffusa fra i fuffari la convinzione che invece il pianeta Niburu fosse un pianeta a noi sconosciuto, scoperto per l'appunto dai Sumeri, e avente un'orbita mostruosamente ellittica, tanto da passare praticamente tutto il suo tempo in regioni lontanissime e inaccessibili del sistema solare, salvo venire qui da noi a scassare la minchia ogni tanto, causando immani tragedie tipo fini del mondo o altre cose brutte. Secondo una teoria diffusa su internet, la grande università frequentata dai fuffaroli, nel 2012 Nibiru doveva avvicinarsi alla terra distruggendola, e questo i Sumeri lo avevano previsto. Come se un pianeta potesse all'improvviso avvicinarsi alla terra così di colpo, e fare bubu sette senza che nessuno ne abbia qualche sentore. Comunque il 2012 è passato, e Niburu non si è fatto vedere. Una volta, al termine di una conferenza, una signora del pubblico mi chiese che cosa ne pensavo del pianeta Nibiru e della sua scoperta (la signora la dava per assodata) da parte dei Sumeri. All'epoca non ne sapevo niente, e lo ammisi, esprimendo però forti dubbi (sono sempre molto gentile quando mi chiedono queste cose) sulla veridicità della cosa. Però avrei voluto dirle, alla signora, che per carità, certamente i Sumeri erano avanti, per l'epoca. Sono stati la prima vera civiltà organizzata, la prima che ti fanno studiare a scuola, così un po' di corsa dopo gli uomini delle caverne e prima degli Egizi (nessuno, a memoria d'uomo, è mai stato interrogato sui Sumeri). Però, insomma, la loro tecnologia era molto primitiva. Nei reperti sumerici che sono stati trovati non c'è niente di tecnologico. Non è che uno per scrivere non sa fare di meglio che incidere tavolette di terracotta (fare la lista della spesa, ad esempio, richiedeva un certo tempo) e nel frattempo è capace di costruire telescopi potentissimi per scrutare l'universo!  E di questa civiltà poi sarebbero rimaste le tavolette e una miriade di vasetti ma non i telescopi e le altre tecnologie di cui disponevano. Come se della nostra civiltà fra tremila anni non restasse traccia di ponti, automobili e acceleratori di particelle, ma abbondassero i mortai per il pesto alla genovese. Insomma tanto di cappello ai Sumeri, ma restano comunque pur sempre dei "sumeri", pronunciato alla bolognese.

Le piramidi sono tutte a forma di piramide. 
La grande prova, secondo i fuffa-archeologi, del fatto che in passato le civiltà erano messe fra loro in contatto dagli alieni sta nel fatto che le piramidi, con forme simili, si trovino sia in Egitto che in America Latina, cioè in luoghi che, secondo le nostre conoscenze, sono entrati in contatto reciproco solo in epoche recenti. A parte che le piramidi egizie sono tutto sommato abbastanza diverse da quelle dello Yucatan, che hanno tipicamente una scalinata in mezzo, e sono molto alte rispetto alla base, ma... ragazzi, le piramidi sono il modo più semplice e più sicuro per costruire qualcosa che diventi alto senza crollare miseramente, e su cui si possa salire abbastanza facilmente senza sfrombolare giù.  Sù, non ci vuole tanto a capirlo, no? Se vuoi costruire qualcosa che raggiunga altezze elevate ma non hai la tecnologia per fare la Torre Eiffel, cosa fai? Mica metti tanti cubetti uno sull'altro, ma prepari una bella base, e poi ci metti sopra un'altra bella base un po' piu' piccola (perché non vale la pena farne una identica, che poi verrebbe fuori un cubo e ci sali poi tu su per le pareti di un cubo alto 100 metri!) e cosi via.  Pure la ruota è nata tonda ovunque. Sarà un caso? Sarà stato per volere degli alieni, o perché una ruota quadrata, ovale, o esagonale era un filino poco adatta allo scopo? E che dire dei bicchieri, uguali fra i babilonesi come fra gli Incas? Incredibile, tutti con la stessa forma a coppa, come se dovessero contenere all'interno qualcosa di sfuggente! Gli inesplicabili misteri della fanta-archeologia. In realtà pare che i Sumeri abbiano cercato di esportare presso i Babilonesi dei bicchieri fatti a cuspide, ma che i Babilonesi abbiano risposto "'ma va a cagher, Sumer!"

Le linee di Nazca sono piste di atterraggio per gli alieni. 
Le linee di Nazca, in Perù, sono pazzesche. Stanno li, in mezzo al deserto, le vedi bene solo dall'aereo, e hanno righe drittissime lunghe decine o centinaia di metri, che i fuffa-archeologi non riescono a spiegarsi come sia stato possibile, con la tecnologia dell'epoca, tirare righe così dritte per distanze così grandi. Ergo, devono essere stati gli alieni! E' che avendo come esempio gli operai del comune, quelli che con la panza di fuori tirano le righe stradali, i fanta-archeologi pensano che quello sia l'unico modo per fare le righe, che quindi non possono venire mai dritte. Invece basta mettere due bastoni distanti quanto si vuole e unirli con una corda che si ottiene una linea dritta. Basta poi seguirla e abbiamo risolto. A parte questo, i nostri eroi sostengono che le misteriose figure di Nazca siano piste di atterraggio per gli alieni. Sostengono in pratica che questi extraterrestri erano capaci di farsi un viaggio intergalattico di quei due o tremila anni luce, disponendo pertanto di conoscenze per noi impensabili, e poi, dopo tutto quello sfoggio di tecnologia, una volta arrivati sulla terra dicevano "e mo' dove cazzo atteriamo che non c'è un cartello, una pista, niente! Ah, guarda, meno male, là c'e' un ragno disegnato! Per fortuna, sennò hai voglia qui a trovare un parcheggio!" Il primo caso di simbiosi fra civiltà intergalattiche: tu mi insegni le piramidi e io ti facilito l'atterraggio. Si sono dimenticati però la scritta "Follow me".

Le misure delle Piramidi. 
I fan della fanta-archeologia stupiscono di fronte alle impressionati coincidenze (coincidenze? HA HA HA ! Io non CREDO!!!!) numeriche delle piramidi. Ad esempio il valore ottenuto dal rapporto tra il perimetro di base della piramide (di Cheope) ed il doppio dell'altezza della stessa, approssima con buona precisione il valore di pi greco. La lunghezza del perimetro della piramide espresso in pollici è all'incirca pari a 36524, ovvero cento volte il valore 365,24, corrispondente alla durata, espressa in giorni, dell'anno solare. La Grande Piramide costituisce inoltre una sorta di modello in scala 1:43.200 dell'emisfero nord della terra. Se si moltiplica infatti l'altezza originale del monumento per 43.200, si ottiene come risultato la lunghezza del raggio terrestre dal polo al centro del piano equatoriale con un margine d'errore di appena 15 chilometri. E cosi' via. A parte che qualunque figura geometrica regolare ha insito in sé il numero pi greco per definizione, se uno vuole cercare coincidenze numeriche le trova sempre. In particolare si può sempre trovare un numero che moltiplicato per un altro dà quello che ci pare. Ad esempio il diametro del water che ho in bagno, se moltiplicato per 2002 miliardi è, con ottima approssimazione, la distanza fra Sole e Giove, e Giove era Zeus per i Greci, e il 2002 è l'anno in cui è stato introdotto l'Euro, e sappiamo bene come sono messi i Greci con l'Euro, e quindi tutto questo non può essere un caso! Chi ha disegnato il mio water sapeva che questo sarebbe accaduto e ne ha voluto lasciare la prova sempiterna ai posteri  progettandone le dimensioni con stupefacente precisione, non c'è dubbio!




La lampada di Dendera. 
Sarebbe la prova lampante, scusate il gioco di parole, del fatto che gli Egizi conoscevano l'elettricità da mo'! Infatti nel bassorilievo trovato nel tempio di Dendera si vede chiaramente un egizio che tiene in mano una specie di enorme melanzana con un serpente dentro che non può essere altro che una lampadina. A supporto dell'ovvia tesi sotto la melanzana si vede chiaramente il filo elettrico che finisce collegato a un isolatore. L'isolatore poi  l'hanno disegnato con le braccine e le manine, ma cosa volete, è un dettaglio! Anche al CERN disegnano sempre LHC con le gambine e i piedini, così come la Pimpa ha l'automobile con gli occhi il naso e la bocca. Di certo si può dire che non erano lampade a basso consumo, e che anche cambiare la lampadina non doveva essere un lavoretto semplice, il faraone sulla scala e la faraona che gliela la passava da sotto. E in ogni caso questi egizi avranno pure padroneggiato l'elettromagnetismo costruendo congegni elettrici come ai nostri tempi, ma ancora non erano cazzi di fare una prospettiva decente, tutti sempre di profilo. Me li immagino, gli schemi degli impianti elettrici egizi, tutti disegnati di profilo che non ci si capiva mai una mazza su come fare i collegamenti e saltava sempre il salvavita ogni volta che accendevano la luce all'altarino di Anubi.

La profezia dei Maya. 
Ormai e passata, e le decine di migliaia di libri scritti da Giacobbo sulla possibile fine del mondo in arrivo serviranno soltanto a stabilizzare qualche tavolo con una zampa più corta. In ogni caso un utilizzo più nobile della loro lettura. A parte questo ci si chiede come sia stato possibile che i Maya abbiano previsto la fine del mondo ma non la loro fine, che era molto più facile da prevedere, con quelle caravelle all'orizzonte che non promettevano niente di buono.

L'astronauta di Palenque. 
Ritrovato nel Chiapas messicano, raffigurerebbe in modo inequivocabile un antico Maya a bordo di un'astronave. Si vedono chiaramente le fiamme del motore, le manopole, che ricordano un po' quelle della prime 500 (le astronavi aliene all'epoca avevano evidentemente un design un po' datato) e addirittura, affermano i sostenitori di questa tesi, le leve per la regolazione del sedile. Dal disegno si capisce infatti che agli alieni dell'epoca piaceva la guida sportiva, abitudine che non hanno perso (leggi qui). Gli archeologi hanno ovviamente spiegazioni meno fantasiose ma molto più sensate sul vero significato di questo oggetto, ma io mi sento di proporne un altro utilizzo, sperando che la mia tesi si diffonda, per lo meno su Facebook. In fin dei conti non è più strampalata di quella dell'astronave. Eccola.


domenica 12 ottobre 2014

Pasquino.blog




La statua del 'Pasquino', presso Piazza Navona a Roma.
Come si vede, viene tutt'oggi usata per le proprie rimostranze anonime dal popolo di Roma.


E adesso dovrei dire qualche cosa anche su “Untore.blog”, per rispettare almeno una certa uguaglianza d’esposizione.
Potrei criticarlo, ma non voglio ripetermi troppo:

- Ho già detto che adotta un linguaggio crudo e volgare, che non mi è mai appartenuto e che non saprei usare altrettanto efficacemente. (Questa mia affermazione, però, è servita solo per rinforzare ulteriormente in alcuni cervelli meschini e malfunzionanti, la convinzione che io faccia proprio parte del gruppo di “Untore”.  Perché non credo affatto si tratti di una persona sola: credo anzi siano un piccolo gruppo di cultura e sensibilità superiore alla norma. 

- Ho già avuto modo di dire quanto ne ammiri l’inventiva, che permette loro una produzione varia ed abbondante di effetti speciali, piuttosto imprevedibili, per me...

- Quello che più ammiro è la chiarezza di visione (evidentemente, il gruppo ha accesso ad un’intera serie d’informazioni di cui io non mi sogno neppure l’esistenza, sia in ambiente sardo, sia in ambiente accademico, sia all'estero), che permette sintesi encomiabili in vari e vasti argomenti. Ho imparato molte cose che non conoscevo e che non immaginavo, leggendo il loro blog.

- Di fatto, inoltre, hanno dato - ormai quasi per intero – l’elenco di quel gruppo di parassiti intellettuali che io definisco globalmente #armatabrancaleoneshardariana, una definzione alla quale mi sono affezionato e che continuerò ad usare. Mi sembra che sia la più appropriata etichetta di appartenenza di ogni ciarlatano interessato e meschino che agisca contro la cultura e la storia sarda.

- In conclusione, quelli di ‘Untore.Blog’ svolgono a mio vedere quasi un utile servizio sociale: anche se in una forma facilmente criticabile (per i motivi etici e morali che già sono stati citati da più parti, non ripetiamoci), risulta  peraltro comprensibile, completo ed efficacissimo. 

Diciamoci la verità, andiamo: è per motivi del tutto analoghi che nacquero a Roma le “statue e le fontane parlanti”, di cui la più famosa fu la cosiddetta statua del “Pasquino”.

Quello che io credo davvero è che se esistesse (dovrebbe esistere!) un’iniziativa accademico-universitaria costantemente presente che – certamente con modi più eleganti ed intellettuali – si facesse carico di svolgere il medesimo compito di fronte ad ogni nuova corbelleria (pubblicizzata con arroganza, scritta in genere male, sostenuta con rinnovato entusiasmo demenziale e presentata con insopportabile insistenza da ‘pusher’, in ogni possibile occasione dagli allegri esponenti dell'#armatab.s.), magari ricorrendo alla stampa, alla radio, alla televisione e alle proprie vie ufficiali di diffusione, ebbene allora non ci sarebbe questo spazio vuoto, che è solitamente riempito solamente dalle ronzanti minchiate degli arroganti incolti.

L’esempio: io scrivo che ho fatto la solita scoperta che “farà riscrivere tutti i libri di storia sarda (e non solo quelli)”. Poniamo il caso io abbia scoperto che i Fenici non siano mai esistiti: si trattava, in realtà di Shardana in incognito perché non volevano pagare il conto in birreria.  Organizzo qualche incontro con gli amici, partecipo a qualche convegno socio-politico, scrivo quello che ardisco definire ‘libro’ con tutte le prove ed inizio la mia profetica campagna di rivelazione della Verità Sarda 0.2. 
Nessuno mi fermerà.

Se - a questo punto - intervenisse regolarmente qualcuno,  che ufficialmente dicesse chiaramente: “Attenzione: leggete pure le favolette di fochile (che riunivano la famiglia sarda intorno al camino, d’inverno, alla fine della giornata, fino agli anni '50), ma il Consenso Scientifico dice che queste sono, appunto, solo favolette: qualcuno – volgarmente – le chiama minchiate”. 
Questo potrebbe servire da freno, elegantemente, regolarmente, efficacemente.

Purtroppo, questo qualcuno non c’è: o almeno, ci sarebbe, ma non si palesa mai in Sardegna, per motivi che vengono da lontano, probabilmente proprio dai tempi dell’allontanamento di Doro Levi...

Oppure scrive in modo troppo universitario, distaccato ed asettico: come Raimondo Zucca, che credeva, beato lui, di ‘avere dato il benservito e messo a posto’ il gruppo intero, ma il suo intervento diluito, erudito, debole è passato inosservato (anzi, ha fatto molto piacere al gruppo, che ha potuto così sentirsi finalmente ‘sdoganato’: “Visto che ci prendono in considerazione? Adesso non possono più ignorarci”).

 Potrò sbagliarmi, ma credo che questi siano i motivi per i quali qualcuno ha sentito l’esigenza di riempire quello spazio vuoto con una voce di chiaro e fermo dissenso nei confronti dell’Incultura rampante incontrastata... 
È naturale, poi, che lo abbia fatto in forma anonima, visto il metodo da branco di lupi con il quale l’#armatab.s. esercita la propria opera di “sana pressione culturale”.

La statua di Marforio, in una ripresa del film "La Grande Bellezza".


Io non sono favorevole all’anonimato nell’Internet, ma non posso biasimarli in questo preciso caso.
Se i loro modi sono punibili in qualche modo, lo decideranno le schiere numerose e fameliche di Polizia Postale che il professor L.A. Sanna ha sguinzagliato sulle loro tracce, con il preciso diktat di stanarli. Quello che più mi fa ridere, in questa sua tanto strombazzata Crociata, è che alla fine non si troverà alcun rapporto tra me e loro – contrariamente a quanto egli fermamente crede, nel nome del Tetragramma impronunciabile – perché non ce n’è alcuno: io non li ho mai visti, né so chi siano e loro, a loro volta, non sanno neppure dove vivo.
E questo risulterà più che chiaro da qualsiasi indagine si possa fare.
Non mi illudo che questo toglierà la parola arrogante all'Incultura, che per sua propria natura non sta mai zitta, neppure quando veramente dovrebbe.
Penso però che inizierò ad usare anche l’ashtag #armatab.s., riferendomi proprio all’abbreviazione inglese b.s. (per ‘bullshit’).
Nell’intento di farvi stravasare, sempre più abbondante, la bile verde... 

giovedì 4 aprile 2013

INGLESIANO, O ITANGLESE? NO, SOLO IGNORANZA ED INCULTURA



Se la moral suasion non è politically correct si rischia il misunderstanding

Di Claudia Mura, giornalista. 

(in corsivo colorato:  mie aggiunte a questo garbato e spiritoso articolo)


Lungi da me l'idea di abbracciare la bandiera italianista e scatenare una guerra agli inglesismi presenti nel lessico quotidiano e, in particolare, in quello giornalistico. Sarebbe una battaglia persa. Ma un uso più moderato dell'idioma britannico aiuterebbe e contenere la sfrenata esterofilia linguistica che da qualche anno a questa parte sparge qua e là rumors, showdown, showcase e standing ovation a sproposito.

Odo un rumor - Usare il verbo estero quando non esiste un corrispettivo italiano sarebbe la regola, ma oggi assistiamo a una continua e indebita (ma anche inebetita) ingerenza di inglesismi anche laddove l’italiano calzerebbe a pennello (un esempio? L’Italiano possiede l’appropriatissimo vocabolo ‘maremoto’, ma i giornalisti italiani hanno adottato dai colleghi inglesi il termine giapponese ‘tsunami’, che l’Inglese è costretto ad adottare non avendone uno proprio). Che dire delle standing ovation, perfettamente traducibili con ovazioni eventualmente da tributare in piedi con uno scrosciante applauso?  In realtà, l’Ovazione era un rito romano di trionfo (un trionfo minore, ma solenne, perché anch’esso decretato dal Senato) per un generale vittorioso, che entrava in città non su una biga dai cavalli bianchi (come nel trionfo maggiore) ma procedendo a piedi, indossando la toga praetexta (non la toga picta) e la ‘corona ovalis’ (di mirto, non d’alloro) tra le ali della folla inneggiante, il che implica che tutti fossero già necessariamente in piedi e che non ne sia mai esistita una versione in cui anche uno solo dei partecipanti potesse stare seduto. L’etimologia è sempre stata discussa, fino dall’antichità: non sappiamo con precisione se derivi dall’ovino sacrificato al termine della cerimonia, oppure dal grido di gioia delle baccanti (evoé) oppure anche dalle grida “O! O!” dei militari festanti . Oppure gli antipaticissimi rumors che forse non tutti sanno non essere rumori (qualche folle esegeta li ha così tradotti) ma voci, dicerie. Ecco l'italiano è talmente carico di sinonimi che a volte i surrogati esteri infastidiscono anziché no.

Reporters (corrispondenti). occhio alle frontiere - Fra le prime complici vittime del reato di italiese, ci sono i giornalisti. E se le redazioni sono ormai diventate newsroom, che possiamo fare contro la moral suasion? La persuasione è ormai fuori moda mentre appoggio e sostegno hanno dovuto soccombere di fronte al più smart endorsement. Ma qui si arriva all’aberrazione degli inglesismi italianizzati come la voce del verbo “endorsare”. Caso a parte meritevole di nota è il termine “insorgenti”: un vero assassinio dell’italiano. Trattasi di traduzione dall’inglese insurgent. Ma in italiano non si diceva “insorti” e “insurrezione”? Pregasi sfogliare un vecchio manuale di storia (E perché non un vocabolario d’Italiano? Scannerizzare è brutto e falso come schiavizzare, che hanno sostituito ‘fare una scansione’ oppure ‘asservire’ per colpa di giornalisti decerebrati, di ignoranti della lingua e di altri 'tipi misti', per dirla con Dalla).

Il bug idiomatico - Vada per i computer e tutto il corredo informatico di (files e directories) hardware, software (che sono comunque materiali e programmi), mouse e internet provider o upgrade (che pure sono sistemi e aggiornamenti). La realtà virtuale è dominata da brevetti anglosassoni e parlare di calcolatori farebbe sembrare il discorso antidiluviano. Senza contare che alcuni termini sono forse intraducibili o interpretabili con sforzi e rischi di incomprensioni. Ma anche l’informatichese sconfina facendo danni ovunque. Qualche giorno fa un giornalista di La7 ha parlato di “riti di inizializzazione”, e non si è trattato di una svista perché la follia è stata ripetuta per due volte nel servizio televisivo.

Inglesismi +773% (solo sullo scritto) - Dal 2000 ad oggi, l'uso di termini inglesi nella lingua italiana scritta (orale non pervenuta) è aumentato del 773%. L'indagine è stata condotta da AgostiniAssociati.it, società italiana attiva nel settore della traduzione, su un campione di 58 milioni di parole prodotte da aziende italiane.

Ti devo briffare prima del meeting - Ed è soprattutto nelle aziende, dove è di casa il business, i meeting e i briefing, che il fenomeno raggiunge livelli esilaranti. “Fammi questo benchmark asap (as soon as possible: al più presto) perché abbiamo una deadline molto challenge”. L’aziendalese più spinto lascia all’italiano giusto le preposizioni, ma in questo mondo semianglofono “se non sei skillato e performante, sei fuori target”. Prendete un termine semplice come “consegna”. Non è più trendy “delivery”? Ma il salto mortale carpiato idiomatico si raggiunge col verbo “deliverare”. Di che fare rivoltare nella tomba Dante, Manzoni e Grazia Deledda. Io mi limito ad agitarmi sulla sedia.

Vorrei informare la gentile signora che a rivoltarsi nelle proprie tombe sono molti di più di quelli che ella cita: anche numerosissimi personaggi che non appartennero mai alla Letteratura: innumerevoli personaggi noti e meno noti, che vedono sminuite, travisate ed ignorate le loro acquisizioni e calpestati e trascurati i propri meriti e lasciti alla nostra attuale società e cultura (?). 
Il tutto è sacrificato al mondo dell’Informazione Superficiale, Incompetente o Malintesa e brucia troppo spesso consumandosi sugli altari della Pubblicità, divinità vorace come una Vongola (sì, Pasuco, proprio la famosa Vongola Vorace del Golfo, una divinità terribile e famelica, cui si diffonde nell’aere quotidianamente il profumo (o il lezzo) di un’involontaria offerta d’Ignoranza Globale in Tivvù, sui quotidiani ed alle Radio).

Naturalmente, ciò avviene in Tempo Reale, non con il vero significato di questa espressione infelice (‘tempo reale’ = tempo lavorativo necessario per compiere un’opera, un lavoro: opposto a ‘tempo effettivo’, che è un periodo di tempo più lungo, perché include al tempo reale anche i tempi morti e cioè le pause pranzo, le interruzioni per feste o fine settimana, il tempo necessario all’arrivo dei materiali, etc), bensì con il significato che l’Incultura Imperante ha attribuito a questa espressione (tempo reale = ‘in diretta’, 'momento per momento', 'contemporaneamente', 'subito').

A rivoltarsi - signorina o signora Claudia Mura - è la Cultura, tutta, di fronte all’Incultura Proterva ed Imperante, i cui paladini divengono sempre più numerosi, pullulando come vermi ingordi nel loro fango grasso, sempre più rumorosi (diverso da 'rumor' e più affine a 'noise') .

domenica 10 marzo 2013

Incultura Rampante, ma rispettabile, diamine!


In questo blog ho portato (e continuerò a riportare) vari scritti di validi esperti su materie ed argomenti diversi.

Capisco forse di annoiare qualcuno (non me ne importa poi gran che: basta andare altrove, l’Internet è un mare navigabile e vasto) e di fare arrabbiare qualcun altro (e davvero non me ne cale proprio nulla, così imparano a fare i pataccari).

Mi sembra che ormai sia tempo di tracciare un chiaro e netto confine, tra le pseudoscientificherie dei fantarcheologhi e la scienza (che già ha tanti problemi anche da sola e non ne abbisogna d’altri).

Ora, certe belle persone sono arrivate a cercare di carpire l’approvazione accademica, magari  anche attraverso matrimoni multinazionali: i pataccari Inglesi (e di altre nazionalità, sia chiaro) invitano quelli Italiani a parlare e viceversa. La rete di sostegno è sempre più complessa.
Si vuole affermare il principio per cui, se lo dicono gli Inglesi che questa pataccata è vera, allora deve essere vera! Perché gli Inglesi sono gente seria (paragonati a chi? si potrebbe chiedere).
In genere sì: più seri lo sono. Ma anche lì esistono i pataccari, con le precise, identiche motivazioni dei pataccari latini, solo che loro sono biondi ed hanno gli occhi chiari, che sembrano più onesti.
Anche per questo motivo ho descritto i movimenti di terra di cemento e di gru che hanno interessato Stonehenge per anni: quando si patacca – amici miei – si patacca e non si può, né si deve negarlo. Infatti oggi, nei pamphlets illustrativi del sito di Stonehenge, quella ormai vecchia azione di pataccaggio è doverosamente ammessa e riportata.
Chi fece il falso di Piltdown era, appunto, inglese anche lui. Non è stato scoperto se non dopo molti anni. Ma ha prodotto danni sensibili, come riporto nel post: per decine d’anni ha distolto attenzione, forza, finanziamenti, interesse pubblico ed individuale alle ricerche vere e giuste, che erano condotte in Africa e che portarono alla scoperta epocale dell’Australopitecus e del Ramipitecus.

Ogni falso causa questo tipo di danno. Per questo va sempre combattuto.
Quindi, le notizie strepitose vanno sempre vagliate attentamente.

I ricercatori che non sbagliano mai sono solamente tristissimi buffoni.
Gli “autori” che scrivono solamente nei blog e mai nelle riviste scientifiche, sono falsi scienziati e veri cialtroni: si offendano pure e poi vadano al diavolo, con la loro ideologia malata.

Anche per questo scrissi l’articolo su come chiunque possa identificare un falso: un’affermazione un po’ ottimistica, forse, ma non troppo lontana dal vero. Il ciarlatano è un imbonitore, che scrive cose piacevoli per l’uditorio, lo deve affascinare, ne deve rapire la fantasia. In Spagna, egli deve postulare l’assoluta superiorità degli Spagnoli antichi, in Germania deve scoprire la superiorità dei Germani...

Deve produrre, poverino, sempre nuovi e più convincenti argomenti: non è un caso che ormai il 25% dei vasi etruschi esistenti sia oggi considerato composto da falsi.

Una volta il falsario non desiderava anche essere considerato un erudito: vendeva di nascosto la sua merce clandestina (un misto di roba vera da tombarolo e di roba da pataccaro) e si contentava di costruirsi una bella casa e di avere di che campare: era sempre meglio che lavorare.
Oggi no: oggi vuole anche essere considerato un esperto, un ricercatore, persino – incredibile! – una persona degna di rispetto.

Oggi, d'altronde, le cose sono differenti: anche perché oggi c’è la crisi, e nessuno compra più le patacche. Oggi – poi – c’è molto maggiore rischio a produrre le patacche, perché ci sono mezzi sofisticati veramente diabolici per smascherarli con assoluta sicurezza. Quindi, si mostrano solo le foto, oppure i calchi. Il materiale concreto non lo si espone più al pericolo di un esame diretto.
Ma allora – si chiederà – come si fanno i soldi?
È un procedimento un po’ più lungo, certamente, ma è molto più sicuro e non espone alla denuncia o alla galera. Ci vuole solamente un po’ di pazienza. (E furbizia: il falsario, spesso, non è affatto un cretino. È un istrione, un attore, un abile comunicatore: ma resta un miserabile imbroglione).

Si inventa qualche cosa di concettuale, di astratto, che però abbia grande rilevanza culturale: la luce che passa attraverso la bocca di un pozzo antico, ad esempio, va benissimo.
Poco importa se quel pozzo antico è stato ritoccato nel corso degli anni, con maggiore o minore perizia, molte volte, per cui le sue misure e caratteristiche sono certamente molto modificate da come erano in origine. Tra l’altro – guarda un po’! – i primi lavori di restauro del pozzo non sono mai stati pubblicati! Esiste solamente un filmato – dell’allora Istituto Luce – che mostra bene in quale stato di rovina versasse quel pozzo e come non potesse assolutamente avere le caratteristiche che sono osservabili adesso…
Oppure, ci si accontenta della luce che passa attraverso una finestrella a caso di un muro antichissimo. Se i Cinesi hanno avuto tanto successo con le ombre, noi possiamo averlo con le luci, o no?
Oppure ancora si trovano strane incisioni graffite, segni che sono sicuramente lettere di una lingua morta: nessuno si farà male, in fondo!
La lingua tanto, è già morta da tempo. E nessuno è mai andato in galera per averla voluta resuscitare… O per avere inventato di sana pianta una lingua morta: ce ne sono già tante!

Il secondo passo è quello di crearsi intorno un ambiente favorevole di seguaci e credenti nel movimento: questo richiede un paziente lavoro di anni di relazioni amichevoli e d’inviti, contatti, dissertazioni, abboccamenti etc etc . E' un lavoro politico, appunto. Ed è forse il vero motivo dell’indignazione dei soggetti di fronte all’accusa di falso: “Dopo tanti anni di duro lavoro!”.

Comunque sia, le idee sono astratte e purtroppo non si possono monetizzare subito, vendendole. Esse richiedono, pertanto, di essere comunicate ad Enti, Comuni, Circoli, Giornali locali e no,  etc. Queste comunicazioni sono possibili solo presso Circoli Privati, Sagre paesane, Feste regionali, Incontri Programmati, Interviste, Seminari, Dibattiti, Conferenze etc...

Finalmente, quando la patacca iniziale – lievitando a fuoco lento – si è trasformata in rispettabile fama, allora si può finalmente cominciare a monetizzare.
Come? Pubblicando libri e vendendoli a carissimo prezzo: attenzione! Il prezzo deve essere altissimo, così è più difficile che si pensi ad un’invenzione a base di fuffa: se costa molto, il libro riporta per forza i risultati di lunghissimi e serissimi studi. Non può essere ciarpame inventato dopo una cattiva digestione di casseula lombarda.

Questo è appunto diventato il metodo maggiormente usato in questi anni: la produzione di una ‘letteratura ciarpame’. In questo tipo di ‘letteratura ciarpame’ vanno incluse molte pappecotte che riguardano l'Italia e le sue regioni, ma anche molte regioni estere...
Dalle teorie ‘Din, Don Dan’ sui Shardana, fino all’inesistenza dei Fenici, all’esistenza di Atlantide e alla scrittura Nuragica, Ulisse nel Baltico ed i Vichinghi con gli elmi cornuti, alle piramidi extraterrestri, alluomo di Similaun sardo ed agli antenati Illirici, alla talassovrazia per mezzo di una navigazione inesistente da parte di una popolazione sparuta e poco numerosa, ma egualmente superiore a tutti. E così via, in un lunghissimo elenco.
Ed altro ancora verrà prodotto, naturalmente, perché il falsario deve inventare sempre qualche cosa di nuovo, accattivante, strepitoso. E al peggio non c’è davvero fine.

Ma v’è molto d’altro: si è in genere preso a modello la ricerca effettuata all’estero, per trasportarla di peso in Italia: i monumenti megalitici Inglesi possiedono un orientamento astronomico? Cerchiamolo immediatamente nei monumenti megalitici nostrani, baldanzosamente incuranti di due fatti fondamentali:
1)    l’uomo ha sempre orientato astronomicamente le proprie costruzioni, anche se solo per banalissimi motivi ambientali e pratici.
2)    Solamente una popolazione di cretini costruisce allineamenti astronomici attraverso monumenti complessi ed impegnativi, invece che con semplici pali o pietre, tirate su in un attimo...

Il fatto che l’Archeoastronomia esista come 'scienza' e che gli astrofantasmagorici esistano anche all’estero, non dovrebbe autorizzarci a tradurli in italiano. Ma rende: e produce libri che si vendono. Anche alle Case Editrici.

Che si neghi aprioristicamente il grandissimo movimento migratorio che condusse il Progresso inarrestabile lungo le sue millenarie direttive Est-Ovest, conducendo con sé tutte le sue componenti (l’agricoltura, le piante coltivate, gli strumenti e le tecniche ancillari, l’allevamento, gli animali addomesticati, la ceramica, la ruota, la scrittura, la fusione dei metalli etc. etc.), solamente perché non ci piace la semi-poetica frase  “Ex Oriente Lux”, con cui questa realtà fu simboleggiata è una posizione da ottusi esseri asfittici con una sola piccola idea piantata nell’angusto cranio, vuoto. Ed è – naturalmente – un’idea venata di pericolosissimo razzismo: tanto più pericoloso quanto con maggiore forza lo si nega, da parte di chi crede di ‘fare cultura’, con questo atteggiamento.

Basta, dicevo, avere una vaga infarinatura di una lingua straniera ed “importare” le idee più strane di moda oggi tra i venditori di fuffa stranieri.
Ed ecco comparire l’Archeoacustica (sia ben chiaro: una parte dell’Archeoacustica è davvero scienza riconosciuta; mi riferisco alla parte di essa che è solo ciarlataneria) con alcuni studi che definire coraggiosi è un atto di pietà.
Ed ecco sbocciare la Neuroarcheologia: vedremo quale risultati concreti riuscirà a produrre, prima di evaporare sotto il sole.
Esistono molte altre “Nuove Scienze” già pronte a rivelarci attraverso i rispettivi profeti, la vera storia del mondo che fino ad oggi abbiamo tutti colpevolmente male interpretato.
Le previsioni Maya avevano una scadenza: è bastato semplicemente attenderla, per sbugiardarla anche presso i più creduloni.
Perciò, naturalmente, i sostenitori delle nuove scienze oggi reclamano la necessità di lunghi anni (almeno un cinquantennio), prima di potere avere qualche risultato pratico ed utile dalle nuove metodiche.

Per fortuna tra cinquant’anni saremo tutti morti e non ci toccherà sentirgli dire – con l’usuale arroganza – che, per colpa del nostro atteggiamento negativista che li ha osteggiati, ce ne vorranno altri cinquanta.