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venerdì 30 agosto 2013

LA RIVOLUZIONE NEOLITICA del latte.





Percentuali di popolazione locale che possono bere latte (in nero le percentuali più alte: vedi articolo).

The Neolithic 'milk' revolution.



Fino a circa 8.000 anni fa, a differenza di ciò che accade oggi, gli esseri umani (tutti) erano in grado di digerire il lattosio solo nel periodo post-natale. In età adulta essi perdevano la capacità di produrre la lattasi (l'enzima necessario a digerire il lattosio): questo significa che l'adulto fisiologicamente smetteva di gradire il latte, a seguito di quella che diventava un'intolleranza alimentare fisiologica e normale e non assumeva più latte.

- 1) Il procedimento attraverso il quale si ottengono formaggio e yogurt dal latte riduce efficacemente le quantità di lattosio originalmente contenute nel latte. Questo fatto permise di ottenere un alimento utile, abbastanza tollerabile per tutta la popolazione.

- 2) Poco prima che gli agricoltori allevatori si stanziassero in Europa, comparve - nella popolazione umana - una mutazione genetica che permetteva ai portatori di continuare a produrre la lattasi: si trattava di persone che potevano  continuare anche in età adulta a bere il latte e che a maggior ragione potevano assumere qualsiasi latticino senza sintomi d'intolleranza.
Trattandosi di una 'mutazione vantaggiosa', essa si affermò nella popolazione con sorprendente velocità: gli individui che producevano lattasi per tutta la loro vita, pertanto, divennero sempre più numerosi nell'Europa Centrale e Settentrionale.

- I due passaggi segnalati sopra furono proprio uno di quei fattori che permisero agli agricoltori /allevatori di spargersi con successo per tutta l'Europa (il vecchio scenario di scontri bellici e stragi diventa sempre più superato) a svantaggio dei cacciatori/raccoglitori, che avevano abitato per millenni prima quelle stesse regioni.
Riporto di seguito l'articolo in Inglese tratto da una pubblicazione recentissima comparsa su Nature, che riporta studi archeologici a conferma di questi fatti.

Oggi, circa il 60% della popolazione umana è portatrice di quella mutazione e si considera 'normale', mentre il restante 40% si definisce intollerante al latte e si considera in qualche modo malata. La persistenza di lattasi si è sparsa a partire dalle regioni che più probabilmente hanno riguardato la migrazione in Europa degli allevatori: zone in cui si focalizzano gli studi oggi sono l'Anatolia ed il Caucaso. 
Il percorso seguito nel tempo e nello spazio dalla mutazione 'lattasi persistenza' , ricostruito sulla scorta dei risultati archeologici e genetici: gli studi sono ancora in corso e si focalizzano sul Caucaso e sull'Anatolia, come ipotetiche possibili zone di prima comparsa.
La distribuzione della mutazione è ineguale, con un massimo nelle zone d'origine ed un minimo nelle aree più distanti: questo è il motivo per cui  - per esempio - in Cina essa virtualmente non esiste ed infatti non si consumano né latte né derivati: esiste solo il Tofu, che non è derivato dal latte.




Scientists have brought to light the spread of dairy farming in Europe and the development of milk tolerance in adult humans. It was after the transition from a hunter-gatherer society to that of a settled farming culture in the Neolithic period that dairy-related animal husbandry first evolved, and this practice spread from the Middle East to all of Europe.

The Neolithic 'milk' revolution
Researchers of the BEAN Initial Training Network visiting excavations
in western Anatolia [Credit: ©: Joachim Burger]
The processing of milk to make cheese and yogurt contributed significantly to the development of dairy farming, as this represented a way of reducing the lactose content of fresh milk to tolerable levels, making a valuable foodstuff available to the human population. 

Until 8,000 years ago, humans were only able to digest lactose, a form of sugar present in fresh milk, during childhood because as adults they lost the ability to produce endogenous lactase, the enzyme required to break down lactose. 

Shortly before the first farmers settled in Europe, a genetic mutation occurred in humans that resulted in the ability to produce lactase throughout their lives. Increasing numbers of adults in Central and Northern Europe have since been able to drink and digest milk.

"This two-step milk revolution may have been a prime factor in allowing bands of farmers and herders from the south to sweep through Europe and displace the hunter-gatherer cultures that had lived there for millennia," specifies the article in Nature with reference to the LeCHE project. 

Since 2009, this EU initial training network involving 12 postgraduate students and their mentors from different disciplines, i.e., anthropology, archaeology, chemistry, and genetics, has been looking at the role played by milk, cheese, and yogurt in the early colonization of Europe and has published numerous important articles on the subject.

Anthropologist Professor Joachim Burger of Johannes Gutenberg University Mainz (JGU) was substantially involved in the establishment of the EU project and its research activities. 

"To appreciate the significance of our findings, it is important to realize that a major proportion of present-day central and northern Europeans descend from just a small group of Neolithic farmers who happened to be able to digest fresh milk, even after weaning," explained Burger. His team investigated the phenomenon of lactase persistence, i.e., the ability to break down milk sugar, using skeletons from the Neolithic. 

"Among the most exciting results obtained by the LeCHE group were the detection of milk fat residues in numerous Neolithic pottery remains and the ability to model the spread of positive selection of lactase persistence," said Burger.

Just 5,000 years ago, lactase persistence was almost non-existent among populations in which its modern prevalence is greater than 60 percent. The researchers assume that extensive positive selection and recurrent waves of migration were responsible for this development, which -- in evolutionary terms -- took place extremely rapidly.

Burger has now initiated an additional EU project entitled BEAN (Bridging the European and Anatolian Neolithic) to investigate the origins of the first Europeans to settle in the Balkans and western Anatolia. Adam Powell, a mathematician and population geneticist based in London, will be contributing his skills as a modeler and statistician to the team of Mainz anthropologists. 

To better understand the actual world in which the early farmers lived, the BEAN researchers recently visited archaeological sites in western Anatolia on a ten-day excursion. "It became very clear to us there that the west of present-day Turkey as well as the Balkans represent two key regions when it comes to the history of the population of Europe over the past 10,000 years," stated Burger.

Source: Universität Mainz [August 28, 2013]

lunedì 8 luglio 2013

Alimentazione e PSA

Abbassare il PSAcon curcuma,te verde, broccoli e melograno.

Uno studio presentato all’ Annual Meeting of the American Society of Clinical Oncology ha evidenziato come l’utilizzo di un integratore a base di melograno, broccoli, curcuma e te verde è in
grado di abbassare significativamente il valore del PSA.
I ricercatori hanno seguito circa 200 pazienti, tutti con un cancro alla prostata e li hanno suddivisi in due gruppi: 
- un gruppo ha assunto l’integratore a base di curcuma, te verde, broccoli e melograno,
 - un altro gruppo, placebo (somministrazione di sostanze non farmacologiche). 

Per rendere più efficace lo studio e renderlo indipendente dalle impressioni personali, esso è stato praticato in "doppio cieco" (cioé né i medici, né i pazienti sapevano che cosa venisse somministrato a chi).

Dopo 6 mesi i pazienti del primo gruppo hanno
evidenziato una diminuzione del 63% del loro valore iniziale di PSA, rispetto ai pazienti del gruppo placebo. 



2013 Annual Meeting of the American Society of Clinical Oncology. A double‐blind, placebo RCT
evaluating the effect of a polyphenol‐rich whole food supplement on PSA progression in men with
prostate cancer: TheU.K.National Cancer ResearchNetwork (NCRN) Pomi‐T study.

Alimentazione e LUTS

Caffe' versus spremute di agrumi

Gli uomini che non bevono caffè, ma spremute di agrumi hanno meno probabilità di sviluppare sintomi delle basse vie urinarie (LUTS) ovvero problemi della continenza e della minzione.
Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla rivista American Journal of Epidemiology sia gli uomini che le donne che consumano caffè hanno una maggiore probabilità di sviluppare LUTS
rispetto a coloro che non bevono affatto caffè. Nello specifico gli studiosi hanno seguito 4145 persone: gli uomini abituati a bere più di 2 tazze di caffè al giorno hanno evidenziato il doppio delle probabilità disviluppare LUTS, come pure gli uomini e le donne che hanno aumentato il loro consumo giornaliero di caffè durante lo studio hanno visto salire la loro probabilità di sviluppare LUTS. 
Le donne che d’abitudine consumano due tazze di caffè, invece, non hanno fatto registrare alcun aumento nella probabilità di LUTS. Gli uomini con l’abitudine a consumare succo di arancia o
di pompelmo hanno evidenziato il 50% di probabilità in meno di sviluppare LUTS. 
Gli autori dello studio raccomandano negli uomini l’assunzione di succo d’agrumi a discapito del consumo di  bevande a base di caffeina per ridurre l’incidenza di LUTS.

MaserejianN.,Wager c, Curto T et al. Intake of Caffeinated, Carbonated, or Citrus Beverage Types
andDevelopment of LowerUrinary Tract Symptomsin Men and Women. Am.J. Epidemiol.(2013)
177 (12): 1399‐1410.

sabato 22 giugno 2013

Alimentazione d'Estate

Finalmente l’estate!

Però: attenzione! 
L'estate e le sue temperature più elevate aumentano il rischio di intossicazioni alimentari o infezioni, bisogna prestare molta attenzione a

-  che cosa si mangia,
- che cosa si beve e 
- come si conservano gli alimenti
-come si preparano gli alimenti e le bevande.

La temperatura, più alta, favorisce la presenza, il moltiplicarsi e la trasmissione all’uomo dei microrganismi patogeni degli alimenti. Gli esperti consigliano quindi di avere un occhio di riguardo non solo a quello che si mangia, ma anche a ciò che si beve.

Meglio anche sapere quali sono gli alimenti più pericolosi in questo senso (1), per potersi meglio difendere da rischi non visibili ad occhio nudo ed avere sempre la situazione sotto controllo.

Tra le preparazioni più a rischio, secondo il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle malattie, ci sono sicuramente quei piatti che sono di maggiore appetibilità e facilità di preparazione in estate:
- i piatti freddi veloci da preparare e che non richiedono cottura, specialmente le insalate e i carpacci di carne e pesce crudo.


(1)

LE UOVA
Con le uova si può facilmente contrarre la salmonella (ogni anno più di 140.000 americani sono infettati da questo batterio). Attenzione alla conservazione delle uova e mangiatele crude solo se siete molto certi della freschezza e della provenienza: tenete presente che in alcuni dolci (ad esempio: il tiramisù) le uova sono, appunto, crude!

LA FRUTTA

Lo scorso anno la Food and Drug Adiministration ha ritirato più di mezzo milione di meloni perché infetti dalla salmonella. Tutta la frutta è a rischio, quindi è importante scartare le parti avariate e lavarla molto bene prima di mangiarla, eventualmente, sbucciarla.
Il concetto di base è che i meloni e le angurie posano sul terreno: sono quindi a rischio d’infezione interumana remota, specialmente se detta frutta è stata fertilizzata con liquami. Deve assolutamente essere lavata accuratamente prima di essere tagliata e sbucciata. Le trasmissioni possibili includono anche l’epatite virale, quindi sono potenzialmente molto pericolose.


I VEGETALI

Le verdure, i germogli e i semi, sono tra i maggiori portatori di salmonella e di altre infezioni batteriche. Meglio mangiarle cotte, se consumate crude lavarle accuratamente con bicarbonato o meglio con altri disinfettanti alimentari contenenti cloro (Euclorina ad esempio). Per tutte le verdure che si coltivano vicino al terreno vale lo stesso principio di cui sopra.


L'ACQUA

Inutile ricordare che d'estate si deve sempre aumentare notevolmente l'apporto di liquidi, parallelamente alla maggiore dispersione.
Il problema TOSSINFETTIVO riguarda principalmente i turisti, che non hanno difese immunitarie contro i nostri batteri locali, per cui noi, con ogni probabilità, siamo ormai immunizzati essendo stati cronicamente esposti. E’ però sempre meglio verificare sempre che l'acqua da fontane o luoghi poco raccomandabili per l'igiene sia potabile. Nel dubbio, preferire sempre l’ acqua in bottiglia.

LA CARNE

Per evitare brutte sorprese, la carne va sempre conservata in frigo e poi cotta molto bene. E’ sempre preferibile macinare la carne in casa, poco prima di cuocerla: la carne macinata è più facile e rapida preda dei batteri. Le infezioni che possono derivare da una cattiva conservazione della carne sono: la salmonella. l'escherichia colli e la listeria che uccide una persona su 5 di quelle infestate.

 

LATTE, YOGURT E LATTICINI

Preferire il latte pastorizzato rispetto al latte crudo, fare attenzione al burro e ai formaggi freschi. Controllare la data di scadenza e l’integrità della confezione.Lo stesso vale per i gelati e gli yogurt. Acquistare i prodotti nei negozi di fiducia, anche una piccola disattenzione nella catena del freddo può esporre il cibo a deterioramento. I gelati vanno conservati in freezer e se si sono sciolti in tavola fino a diventare quasi liquidi non vanno ricongelati (esistono batteri criogeni che sono innocui, ma se si moltiplicano troppo danno dissenterie fastidiose). I gelati confezionati – se si sono sciolti – possono talvolta essere riconosciuti (i coperchi delle coppette o dei coni spesso si spostano o sono curve o mostrano segni di scolamento del prodotto): meglio osservarli con attenzione, prima di acquistarli.


IL PESCE

Le raccomandazioni che si leggono più spesso, come la seguente, sono per lo meno incaute: “Non mangiare mai frutti di mare crudi se non sono certificati e nemmeno pesce crudo se non siete certi che abbia subito il processo di abbattimento di temperatura a -20°C. Inoltre il pesce può essere contaminato da un vibrione che causa il colera, molta attenzione anche alla provenienza oltre che alla freschezza.”


In realtà: i frutti di mare sono organismi filtratori. Questo significa che filtrano e spesso trattengono ciò che è presente nell’acqua che filtrano per vivere. Se nell’acqua è presente il virus dell’epatite o un vibrione del colera, ne  risultano regolarmente infetti. Praticamente, la loro funzione è come quella del nostro rene e del nostro fegato. Non è prudente cibarsene. Il pesce, poi, non andrebbe mai consumato crudo: la possibilità di contrarre l’infestazione da Anisakis è remota, ma esiste (l'Anisakis resiste anche ai -20°C! In realtà è distrutto dalla cottura, che però deve essere una vera cottura: le acciughe nella pizza, per esempio, non sono veramente cotte). Non è affatto una bella esperienza: è meglio lasciarla sui libri di testo.