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domenica 2 febbraio 2014

IDOLI FALSI E BUGIARDI



Locandina dell'esposizione dei Falsi Bronzetti presso il Museo Pau/Antiquarium Arborense.

Gli idoletti "fenici" del museo di Cagliari.

Vi giunsero durante l'Ottocento, un periodo in cui era in atto (proprio come oggi!) un’intensa ricerca dell'identità sarda, anche attraverso falsi  (proprio come oggi!) come le carte di Arborea,[1] con le quali si mirava a far credere che in Sardegna ci fosse stato un uso letterario dell'italiano prima che altrove (non diversamente da come oggi si cerca di far credere che ci fosse stato l’uso della scrittura prima che altrove!), con personaggi (inventati) come Torbeno Falliti, il "Petrarca sardo".
Altro motivo d’orgoglio identitario erano appunto gli idoletti attribuiti a Fenici stanziatisi in Sardegna (oggi si sa bene che furono ideati e realizzati dai Sardi del Tardo Bronzo/Ferro allora abitanti nell’isola).

I Falsi Bronzetti Sardi presso il Museo di Cagliari (foto: Montalbano)

Gaetano Cara, allora direttore del museo, ne acquistò un gran numero. (Gaetano Cara, 1803 – 1877, fu un archeologo italiano e principalmente un naturalista interessato in ornitologia. Noto falsario e trafficante di reperti sotto il falso nome di mister Olivetti). Per i falsari che realizzavano questi presunti manufatti fenici, la motivazione era ovviamente il guadagno che ne traevano (oggi, le motivazioni si espandono ad un molto più vasto ventaglio d’ambizioni!)[2]. Possiamo pensare che Gaetano Cara fosse genuinamente in errore: egli credeva realmente che quei bronzetti fossero autentici.[3]

 

“Un’autentica sagra del falso”: così nel 1975 Lilliu definì i bronzi rimossi dalle vetrine del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il fenomeno dei falsi idoli sardo-fenici prese corpo in Sardegna nei primi decenni del XIX secolo, e in occasione di questa mostra ne sono stati esposti 141 esemplari. L’esposizione ha rappresentato un momento suggestivo nella storia dell’archeologia sarda, testimonianza di un episodio di falsificazione capace di suscitare clamore a livello nazionale. Questi idoli, quasi demoniaci, raccontano la loro nascita e fortuna attraverso la Sardegna e i viaggiatori che la percorsero nel 1800.

 

Esistono, infatti, solo due possibilità: o era davvero caduto in un grossolano errore, oppure (ipotesi in cui non vorremmo credere) era colluso con i falsari ed un falsario anch’esso.

Ci fu chi fece notare che si trattava certamente di contraffazioni, ma la produzione dei falsi e il loro acquisto da parte del museo proseguirono fino al 1883 quando un nuovo direttore del museo, Ettore Pais, tolse dall'esposizione al pubblico questi idoli da lui definiti "falsi e bugiardi".


Permettimi ora una domanda, tu – proprio tu! – elettore sardo: voteresti, oggi, come presidente della Regione Sarda, una delle persone responsabili di un falso?

Se questa domanda ti sembra un po’ troppo provocatoria ed aggressiva, te ne pongo una di riserva: oggi voteresti per Gaetano Cara o per Ettore Pais?

Certo, la scelta che ti si offre nella realtà odierna non è di quelle da stare molto allegri. Ma se avrai votato per qualcuno che – ormai lo si sa bene – o è in errore o è un bugiardo, allora te lo sarai pienamente meritato!


[1] Si rimanda per brevità il lettore agli articoli specifici sui Falsi d'Arborea.
http://www.attiliomastino.it/phocadownload/articoli_interventi/articoli/Mastino_A_Falsi_epigrafici_romani_delle_Carte_di_Arborea.pdf
[2] Notorietà, riconoscimenti, fama di combattente per l’identità sarda (utile per l’accesso in politica) e soldi.
[3] Idoletti "fenici" del museo di Cagliari: Gaetano Cara, Sulla genuinità degli idoli sardo-fenici esistenti nel museo archeologico della regia università di Cagliari, Cagliari : Tipografia Cattolica, 1875 (qui nella Sardegna Digital Library); Fabrizio Frongia, Le torri di Atlantide, Nuoro : il Maestrale, 2012, pp.109-117. Vedi anche: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2009/03/30/news/a-caccia-di-bronzetti-su-internet-1.3312263

sabato 26 gennaio 2013

DEMOCTATZIA ITAGLIANA


Ho un po’ paura:

*Che le promesse elettorali – quasi tutte uguali, al momento – siano tradite subito dopo le elezioni, come sempre.

*Che la popolazione italiana sia troppo pigra, ignava e soddisfatta per cercare con forza un vero cambiamento, come sempre, dopo ogni delusione post-elettorale.

*Che i nostri governanti restino convinti di essere i nostri padroni – da noi temuti e serviti – piuttosto che i nostri servitori e dipendenti – da noi pagati e delegati a lavorare per noi.

*Che ognuno di noi voti come tifa per una squadra di calcio: non badando al buon gioco migliore, ma al significato simbolico e totalmente astratto dell’accostamento di due colori.

*Che ognuno voti pensando al proprio personale interesse, pronto ad accusare proprio di ciò chi ha votato diversamente.

Ho un po’ paura e molta indecisione.

Ma – negli ultimi anni – abbiamo certamente dato il Potere a cani e a porci: perché mai non dovremmo continuare?

(la domanda è lecita: rispondere è cortesia)

Ognuno può stilare la propria razionale lista di motivi e di priorità che preferisce: siamo (almeno formalmente, la realtà è molto differente) in Democrazia…

§ Da parte mia, sono convinto che si debba votare per uomini che cambieranno le leggi inique, quelle che oggi in Italia permettono un numero troppo elevato di nostri parlamentari, un troppo elevato stipendio a tutti gli amministratori (anche quelli nei quadri intermedi), troppi vantaggi bizantini, troppo evidenti conflitti d’interesse, troppe facilitazioni e servizi gratuiti, troppi ingressi nella Cosa Pubblica per ‘raccomandazione’, troppe carriere politiche per diritto ereditario, nessun licenziamento possibile...

Ma – fin qui – nessuno lo ha fatto: Monti ci ha provato, ma glielo hanno subito impedito. Il suo gruppo potrebbe riprovarci, se vincerà le elezioni.
Se poi il gruppo Monti non lo facesse, oppure se non ci riuscisse, chiunque lo abbia votato potrà consolarsi dicendo: “Anche questa volta ho votato per un gruppo di truffatori, che ci porteranno via i nostri soldi per il proprio personale vantaggio, senza pensare alle nostre istanze sociali comuni e urgenti: anche questa volta non cambia nulla, come sempre”.


Fino dai tempi del Fronte dell’ Uomo Qualunque (Guglielmo Giannini) l’antipartitismo (che oggi chiamiamo “antipolitica”, semplicemente perché nessuno sa più parlare l’italiano) si è dato da fare presentandoci veri demagoghi come altrettanti Uomini Nuovi. E il procedimento seguito è sempre stato il medesimo: prima viene il puro e nobile Movimento di Pensiero, poi, solo apparentemente malvolentieri, il Partito (che guarda caso, gode di vantaggi pratici enormi, rispetto al MdP).
E’ stato così, con i Radicali di Pannella, poi con la Lega di Bossi. Oggi con il Movimento 5 stelle di Grillo.
Senza tenere conto del fatto che Giannini era – con ogni probabilità – infinitamente più colto e preparato di tutti e tre messi insieme.  Eppure, è fallito anche lui, miseramente, fino a ridurre l’espressione “qualunquista” ad un’offesa. Ci sono stati anche molti altri fenomeni – tutti italianissimi – di atteggiamenti populisti a modo loro, come l’ “Achillelaurismo” partenopeo (con lo scambio voto/spaghetti) e su tutti ha svettato la pretesa superiorità morale della sinistra antipolitica (Berlinguer e la sua “questione morale”).
Mani Pulite è stato uno dei massimi momenti di eccitazione del Popolo Sovrano antipartitocratico, che ha contribuito a decretare il successo della Lega , creduta senza macchia e senza paura e poi dimostratasi macchiatissima (per sé) e paurosissima (per noi).
Tutto questo non ci ha insegnato niente. Che cosa dovremmo apprendere?
Forse, che non dobbiamo sostituire gli UOMINI. Dobbiamo – invece – modificare i METODI, in modo che anche un ladro pigro ed incapace (ammesso che non ce lo leviamo automaticamente di torno prima, CON NUOVE LEGGI APPOSITE), al governo debba comportarsi in modo onesto, efficace e circondarsi di commissioni capaci di agire responsabilmente e rapidamente (a nostro vantaggio).
Il politico al governo è un nostro dipendente: se non ci soddisfa e se è solo un pelandandrone assenteista, deve essere AUTOMATICAMENTE licenziato senza pensione. Nessuno penserebbe mai di farsi raccomandare dalla propria donna di servizio. E se non vuole lavare il lampadario di cristallo (troppa responsabilità, una questione morale: lasciamo la decisione al Referendum!) lo facciamo lavare a SUE SPESE da qualcun altro: scommettiamo che i Referendum scomparirebbero?
Insomma, viva il pensiero antipartitico, ma quello valido ed efficace: dobbiamo fare passare un METODO DI GOVERNO così tanto a prova di fannullone e ladro, che persino il re dei ladri fannulloni, eletto dal popolo bue, non possa allungare le mani sulla marmellata, né esimersi dal lavorare...

Ci riusciremo mai? Ci riusciremo mai? Ci riusciremo mai?
Ho davvero un timore, che è quasi una certezza:

Se falliremo ancora, faremo come sempre? Cioè : non faremo nulla? Siamo già mentalmente predisposti a fallire ancora? Davvero siamo diventati così amorfi, così pessimisti, così schiavi?
Fatti agnello e lupo ti si mangia.