Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

martedì 13 ottobre 2015

CONSIDERAZIONI SPARSE, PER UN GIORNO DI PIOGGIA.






Avvertenza: nessun animale è stato fatto soffrire nel corso della composizione di questo scritto. Nessun albero è stato abbattuto nella Foresta Amazzonica. Se ne sconsiglia fortemente la lettura a tutti i soggetti fortemente indottrinati in qualunque campo, specialmente se deboli di cuore, oltre che di mente, e a tutti i menefreghisti totali ed ai lettori di riviste da parrucchiere... Tutti gli altri, lo faranno a proprio rischio e pericolo.


____________________________

E così è morta la prima bambina non vaccinata: di pertosse, al Sant’Orsola di Bologna, che non è esattamente un sottoscala della Sanità Italiana… Oh, se vi eravate persi la notizia non preoccupatevi: ce ne saranno sicuramente degli altri, stiamone certi! La follia oscurantista della non vaccinazione per vaghi ed infondatissimi  rischi paventati come forse possibili, ci darà la certezza di riempire i cimiteri e di affollare i reparti pediatrici con malattie resuscitate dall’arroganza dell’ignoranza galoppante di genitori meritevoli della Forca.

In piccolo, le stesse considerazioni pratiche andrebbero fatte per l’entrante stagione autunnale: è tempo di prenotare il Vaccino Antinfluenzale (e – per gli anziani – anche quello AntiPneumococcico). Chi lo farà?
- Certamente molto pochi, vista la strabordante superstizione medievale e l’interessata propaganda negativa che n’è stata fatta nel nostro Bel Paese delle Chimere. Chiedere ad un medico di famiglia – in Italia – è perfettamente inutile, perché spesso egli è informatissimo sull’ultimo modello di barca che vuole acquistare per sé, ma proprio proprio di Medicina non è molto acculturato.
- E' difficile trovare qualcuno che t'informi correttamente: vaccinarsi è un comportamento responsabile, che protegge te e i tuoi cari ed inoltre protegge tutte quelle persone che non possono vaccinarsi a causa di proprie condizioni particolari o gravi di salute. In particolare, il vaccino anti influenzale protegge da vari accidenti cardiovascolari acuti, nella percentuale fino al 45% (che non è affatto trascurabile) rispetto ai non vaccinati.
- Chiedere l’opinione della Rete dell’Internet è solamente un seguire le mode. Ci si troverà come sempre di tutto e quasi esclusivamente del tutto inutile. Ci si troverà l’ultimo tatuaggio necessario e di moda, oltre ai profondi motivi esistenziali per cui i tatuaggi debbano sempre assolutamente essere dispari. Ci si troverà l’opinione colta e politicamente scorretta di chi protesta contro il festeggiamento della “scoperta” dell’America: perché non fu una scoperta innanzitutto (queste sono le cose veramente importanti, oggi, per risolvere i nostri problemi!) e poi perché fu il preludio al “più
 grande genocidio della Storia dell’Uomo” (il che – semplicemente –  non è affatto vero: il più grande genocidio non è neppure riportato negli annali, a dimostrazione di quanta grande importanza l’umanità dia alla propria autodistruzione. Per dovere d’informazione: avvenne nel sud est  dell’Asia e ne restano solamente le prove linguistiche della distruzione di numerose lingue, parlate dalle numerose popolazioni eliminate dalla faccia della terra, da parte del Governo delle Pianure Centrali oggi cinesi). Per la precisione, poi, gli abietti americani responsabili del genocidio degli Indiani nord americani non erano ancora “americani” erano e si sentivano ancora pienamente “europei”, anche se pionieri nel Nuovo Mondo che avrebbe dovuto essere migliore. Naturalmente, anche la diatriba sul fatto che Colombo fosse italiano, invece che spagnolo o altro di peggio, è estremamente importante – se non irrinunciabile – al fine di risolvere le attuali urgenze socio economiche Italiane: analogamente ogni regione ha i suoi motivi identitari imprescindibili, come ad esempio (per la Sardegna) l’appartenenza certa dei “giganti di Momteprama” alla Cultura Nuragica e la loro datazione al 2-3-4- mila aC.
Ci si troverà anche un vasto ventaglio di controinformazioni di tutti i generi, a seconda del proprio genio e delle proprie preferenze.
- E’ finalmente passato il Decreto di Legge contro il fumo nelle auto: non si potrà fumare in auto se vi si trovano donne incinte ed infanti. Quale delicatezza! Non sarebbe stato più logico e più corretto dal pdv sanitario se si fosse proibito tutto il fumo in auto, trattandosi di un luogo piccolo e chiuso? Considerando anche che il fumo che entra negli occhi – oltre a facilitare la composizione di splendide canzoni del passato – determina spesso distrazione e cattiva visione del guidatore di un veicolo in movimento? Considerando anche gli incendi estivi ed il conseguente gravissimo danno al nostro già esiguo e morente patrimonio vegetale? Va anche bene tutto il resto: l’aumento dimensionale del pacchetto di sigarette minimo, l’ammenda progressivamente più grave a chi vende i minori, fino alla sospensione definitiva della licenza, etc. Ma non basta a cancellare la leggerezza di base della legge. Mi sembra evidente che i problemi gravi siano completamente scotomizzati dai soloni al governo, che pensano alle prossime elezioni, al proprio cadreghino, alla promozione del sé stesso.
- Dovrebbero sempre essere resi pubblici (per affidarli alla Gogna!) i nomi di coloro che propongono alcune inutili leggi senza senso: adesso qualcuno ha messo nel proprio mirino il Canone TV.  Immediate proteste, ad esempio, sono subito sorte nei confronti dell’inserimento nella bolletta dell’elettricità. Infatti, molti possiedono una seconda ed una terza casa, provenienti da eredità e non da ricchezza personale (hanno già le loro difficoltà con le imposte sull’abitazione e sull’immondizia) finirebbero con il pagare molto di più per la televisione che magari non hanno nella seconda e nella terza casa. Le proteste hanno condotto ad una strana modifica della legge proposta: ora si tratterebbe di una divisione in due parti della quota da pagare: la prima normalmente a gennaio, come “canone TV” e la seconda inserita nella bolletta-luce. In che modo questo migliori la situazione (a parte il complicarla) è da vedersi…
- Questi comportamenti nostri (e di chi ci governa, senz’altro: ma non possiamo sempre incolpare mamma e papà per ciò che siamo e ciò che facciamo!) ci hanno condotto ad uno stato veramente miserabile, del quale ormai neppure ci accorgiamo più.
Quando succedono fatti gravi come la Volkswagen (“vosvaghe”, per l’italiano medio), oppure come l’alluvione con morti nella Costa Francese per ricchi clienti, ci scopriamo a formulare pensieri consolatori, quali: “Beh, in fin dei conti, queste cose non succedono solamente da noi”, oppure: “Adesso, almeno per un po’, i riflettori della Stampa Internazionale saranno puntati altrove e si distoglieranno da noi”.

E proprio questa è la nostra più vera miseria, pienamente meritata e raggiunta.

E piove, governo ladro… 



In Italia i problemi non si risolvono, passano di moda
[ Ennio Flaiano]

venerdì 18 settembre 2015

LIBRI LETTI: MAFIA CAPITALE



Sì, sono tra quelli che vogliono farsi del male anche in vacanza: ho letto il libro "I Re di Roma", di Lirio Abbate e Marco Lillo.

Anche se sull'argomento "Mafia Capitale" probabilmente tutto è ancora da scrivere, (e probabilmente, molto resterà non chiarito, né tantomeno scritto) questo libro è un'anticipazione orribilmente precisa ed indicativa del lerciume che il processo penale andrà a rivelare nel suo svolgersi. Teniamoci pronti a tapparci il naso, se non si tapperanno le orecchie gli inquirenti.

Molte cose, che prima si ipotizzavano quasi come ci si abbandona all'ormai abituale espressione: "Governo ladro!", divengono chiari e precisi risultati di un teorema semplice, efficace, mortale.

E' quindi ovvio che gli asfalti delle strade di Roma si consumino subito, perché sono troppo sottili. E' improvvisamente evidente perché si eliminino gli "ostacoli architettonici" da marciapiedi troppo stretti per qualsiasi carrozzella di disabile ed inoltre interrotti - al centro - da pali ogni 7-10 metri. Oltre alle cose sospettabili, altro, molto altro di impensato dal comune cittadino diviene più che evidente, in modo semplicemente raggelante.

Riporto solo un brano (modificato, per abbreviarlo, da me), tra i tanti, che può spigare bene il tono ed i contenuti del libro, e che chiarisce il fatto per cui Lirio Abbate fu a sua insaputa - fin dall'inizio delle sue indagini - pedinato da loschi figuri e controllato dai ROS.

 "Nel 1999, tra il 16 ed il 17 luglio, dopo l'una di notte. Un furgone Ford Transit (noleggiato alla ditta Abitrans di Genzano) e con i colori dei furgoni in uso dai carabinieri entra senza ostacoli oltre i controlli del Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio a Roma (cancello di Via Casale Strozzi): un militare dell'Arma è complice ed apre (insieme ad altri cinque, sembra). Il veicolo parcheggia e gli occupanti entrano (grazie a complici che erano rimasti chiusi all'interno per disinnescare allarmi e cineprese, dalle sei del pomeriggio) nella filiale interna della Banca di Roma della cittadella giudiziaria. Si aprono (grazie ad una "mappa" ottenuta da Massimo Carminati per mezzo di dipendenti della Banca con grossi debiti da saldare) 147 cassette di sicurezza su 900. Alle 4 del mattino, il furgone esce. Le prime notizie riferiscono di svariati miliardi di lire di refurtiva, tra oro, gioielli e denaro.
Ma il vero colpo è un altro: sono state scelte solo cassette contenenti documenti privatissimi (forse anche vari "scheletri nell'armadio") di proprietà di magistrati ed avvocati. Infatti, ad occuparsi dell'inchiesta sarà deputata la Procura di Perugia e non quella di Roma!"

Dopo questo furto del secolo, MassimoCarminati uscirà assolto da tutti i processi nei quali è implicato...

Di chi ti puoi più fidare, dopo tutto questo?




giovedì 6 agosto 2015

RASNA


SENSAZIONALE SCOPERTA ALLA NECROPOLI SFERRACAVALLO: TRE DONNE TENACI REGALANO UN ALTRO TASSELLO SUGLI ETRUSCHI

04/08/2015 : 11:25
Laura Ciulli

(fonte: NewTuscia) - 

VITERBO - Tra Vetralla e Monte Romano, tra dirupi scoscesi ed una fitta vegetazione esiste sempre di più, è proprio il caso di dirlo, Norchia. L'antica città di Orcla, ricca di bellissime tombe etrusche, che non finisce mai di stupire, o meglio, lascia ancora senza parole i cultori dell'archeologia, della storia, ed in questo caso dell'affascinante mondo degli Etruschi.
È di questi giorni, infatti, l'interessante esperienza di tre giovani donne, vissuta sul terreno della famiglia Stelliferi, estimatori e conoscitori degli Etruschi: la necropoli di Sferracavallo.
Sicuramente una disponibilità unica, in collaborazione con Trust Sostratos, creata da Lorenzo Benini, che si occupa del recupero e della valorizzazione come nel caso del restauro al Museo della Rocca Albornoz, Archeotuscia e Stelliferi.
Il sodalizio era nato precedentemente ad opera di Mario Sanna, appassionato socio di Archeotuscia.
Un pregevole corredo funerario di circa 2500 anni viene rinvenuto in una spedizione che ha dell'incredibile.
Il 1 luglio, iniziano i lavori che vedono impegnate Simona Sterpa, un'archeologa  venticinquenne non certo nuova a questo genere di esperienze e la sua collega Bianca Ballerini, prossima alla seconda laurea con specializzazione in restauro, coadiuvate da Letizia Grazia Pisquizi,  studiosa di scavi ed appassionata di antiche civiltà.
Le archeologhe, tre novelle Indiana Jones,  hanno in programma di pulire la tomba a casetta e scavare il secondo dromos adiacente al primo.  Nulla fa presagire che la tomba fosse intatta. L' apertura è visibile, tanto da pensare  ad un piano di studio e magari di trovare qualcosa, lasciata dai tombaroli. 
Scavi, rilievi, recupero e tanti studi da elaborare successivamente, tra "alzatacce" alle 5,30, in modo da essere per le 6,30 in situ e poter lavorare con il fresco delle prime ore del mattino.
Ma a metà mese, quando ormai si stanno perdendo le speranze di rinvenire qualcosa, l'interessante scoperta: 11 pezzi, che compongono un corredo funerario, che parlano di un mondo così lontano eppure così vicino, a portata di scavo.
Si è sicuramente salvato, grazie ad una serie di fortunati eventi  naturali, in cui la frattura della parte superiore della roccia ha riempito la tomba di acqua e fango, i cedimenti periodici di ampie lastre  di soffitto lo hanno consolidato, dando luogo alla scoperta dei pezzi intatti. 
Al campo presenti numerosi esperti dei diversi ambiti disciplinari che hanno


fatto,ogni sorta di rilievo e studio sul l'epoca degli strati geologici, che in seguito saranno resi disponibili per le autorità.

domenica 22 marzo 2015

Il Guerriero di Ofena (sarebbe dovuto essere).




Il Guerriero di Ofena.
Una curiosa serie di fatti e reperti simili.


Ricostruzione ipotetica

Nell’ormai lontano 1934, un contadino abruzzese (Michele Castagna il suo nome) stava impiantando una vigna, in un suo campo presso Ofena (antica Aufinum, 588 abitanti oggi) in provincia dell’Aquila. Un masso gli fu d’ostacolo: andava rimosso. Guardandolo meglio s’avvide che non era un semplice masso, bensì una parte di una ‘statua a tutto tondo’ spezzata, della quale altri resti erano sparsi intorno. Rinvenne pure un grosso ‘cappello’ (scolpito in una pietra differente, ma facente parte della statua), sotto al quale si trovava un frammento di un’altra e più piccola statua. Spostò il tutto di lato, perché la sua vigna era più urgente ed importante.

Passò quasi un mese, prima che ci si accorgesse che quei frammenti ‘potevano avere qualche importanza’.
I resti furono quindi portati a Roma, in un Centro per il Restauro.


Il motivo del nome.
La statua fu chiamata: “Guerriero di Capestrano”, dal nome di un paese allora molto più grande di Ofena, oggi molto spopolato (da quasi 4.000 abitanti del 1921 si è passati ai meno di 900 d’oggi) presso il quale fu rinvenuto. È scolpita in pietra calcarea tenera locale. È una scultura funerea in pietra a tutto tondo. È datata secondo quarto del VI secolo a.C.. è conservata al Museo Archeologico Nazionale di Chieti. È considerata un capolavoro della scultura italica arcaica. La statua femminile (mostra due piccoli seni stilizzati), più piccola ed incompleta fu denominata “Dama di Capestrano”.

Dama di Capestrano


Sul sito un archeologo (Giuseppe Moretti) condusse uno scavo entro l’anno (altre campagne di scavo furono solo sporadiche: 1973[1] e 2003[2]) che mise in luce una necropoli comprendente 32/33 [quante sono le deposizioni di MontePrama?] tombe (21 ad inumazione, 5 ad incinerazione e 6 sconvolte), orientate quasi tutte secondo un asse stradale, per cui si sospettò la presenza di una ‘via Sacra’. Quindici di queste tombe erano visibilmente più antiche, cinque di queste ultime erano orientate in modo differente dalle altre…

Le tombe dal 12 al 15 erano disposte a raggiera intorno alla numero 3, più grande ed accessoriata da una nicchia per il corredo funebre e disposta in senso Nord-Sud. È sembrato lecito agli archeologi ipotizzare che – secondo l’uso funerario ‘italico’ – la tomba fosse indicata da un circolo di pietre e sormontata da un tumulo, sul quale torreggiassero due statue: quella maschile più grande e quella femminile più piccola. In seguito furono persino rinvenuti i due basamenti delle statue, che sfortunatamente sono andati poi perduti.

Veduta anteriore e posteriore del Guerriero


Che cosa rappresenta.
Si tratta di un documento d’eccezionale rilevanza, che rivela numerosi dettagli sull’armamentario bellico del Centro Italia dell’epoca (tra il 700 ed il 600 a.C.), anche se lascia ancora molti dubbi circa i relativi usi e costumi funebri.
Si tratta della statua di un uomo rivestito delle proprie armi. È alta 2.09 metri, senza il plinto.
Il guerriero è rigidamente eretto, con i piedi distanti e paralleli, sostenuto alle spalle da due appoggi di forma rozzamente piramidale, che portano ciascuna incisa nella parte esterna la figura di una lancia (1.36 e 1.29 mt, lama ‘a foglia di salice’ , innesto ‘a cannone’ e ‘amentum’ una correggia per prolungarne il lancio). L’armatura è costituita da due dischi (Kardiophylax, di cui l’Archeologia ha fornito anche reperti reali, che sono in lamina di metallo) uno sul petto e l’altro sul dorso, sostenuti da corregge, una difesa triangolare (Mitra? che doveva essere in cuoio o in lamina metallica) copre l’addome e l’inguine, rafforzata da una linea marginale più spessa decorata a meandro.
Aspetto posteriore del Kardiophylax e della Mitra
Le braccia sono strette sul davanti: sostengono una spada con rilievi d’animali fantastici sull’impugnatura, un pugnale senza elsa posto su questa ed un’esile ascia incrociata (che è stata interpretata come simbolo di rango o forse anche simbolo identitario d’appartenenza, un po’ come il pugnale ad elsa gammata dei bronzetti sardi; ma non se ne può escludere l’uso come arma vera); due armille si stringono intorno al braccio sinistro ed una intorno a quello destro; una doppia collana con breve ornamento sul davanti, cinge il collo (torquis).

Veduta posteriore del torquis

Torquis


Il viso si ritiene coperto da una maschera (metallica), la cui linea di confine è nettamente segnata sul volto, e che, secondo la più comune interpretazione, faceva parte dell’armatura; oppure sarebbe stata una maschera funeraria che si metteva addosso ai cadaveri, secondo un uso in voga fin dai tempi micenei e non ignoto ai Romani. Per altri la linea scolpita ai lati del volto si riferirebbe al soggolo dell’elmo.


Dettaglio della presunta maschera del Kardiophylax e dell'accetta simbolica


Anche le orecchie sono forse rappresentate chiuse da una difesa. Sulla testa, il guerriero ha un elmo a tesa larghissima (m 0,65 di diametro) con un cimiero di penne (oggi in massima parte di restauro) fissato ad un rialzo decorato a meandro.
La sproporzione evidente di questo copricapo ha fatto pensare che si trattasse invece di uno scudo e tutta la statua rappresentasse il defunto che assiste ritto (sostenuto dalle due lance) ai suoi funerali, con lo scudo in testa, costume largamente praticato a Roma (Polyb., VI, 53)[3] e presso i popoli italici. Lo scudo sulla testa andrebbe messo in relazione da un lato con la devotio, per cui ci si copriva la testa durante le funzioni religiose, e dall’altro con una tendenza a dare a cippi tombali una copertura a forma di scudo (specialmente in necropoli etrusche: Vetulonia).


dettaglio dei piedi, aspetto posteriore



Ipotesi suggestive.
L’ipotesi di riconoscere nel guerriero di Capestrano un’immagine di consacrazione (devotio) sembra confermata dall’altezza della scultura, corrispondente a sette piedi romani (Liv., VIII, 10, 12).[4] [Si tratta di un rituale per il quale un comandante militare che temesse la sconfitta, invocava terribilmente sopra di sé gli Dei Inferi, stando sopra una lancia, e prometteva loro solennemente di portare con sé nell’Ade schiere di nemici. Fatto ciò, si lanciava forsennatamente contro l’esercito nemico, provocando sicuro scompiglio, perché i suoi avversari temevano di ucciderlo, in quanto – divenuto egli ‘sacer’ – sul suo uccisore sarebbe caduta la maledizione divina]. 
Malgrado l’indubbia suggestione di tale teoria, sembra proprio che la presenza di una statua femminile e i ritrovamenti in numerose località vicine di altre state sicuramente funerarie, gioca contro questa ipotesi.



Le mani, posate in modo non naturale su addome e torace, lasciano credere infatti ad una posa funeraria, di cui esistono esempi mediorientali, relativi a personaggi di rango.
Lo sguardo ‘ieratico’ e sommario del volto delle statue sarde di Monteprama potrebbe – secondo alcuni – avere il medesimo scopo: illustrare la presenza di una maschera, seppure meno dettagliata di quella di  Capestrano. Forse, esisterebbero anche altre similitudini cultuali.

Veduta anteriore del torquis e del Kardiophylax
Kardiophylax
Gli oggetti che si vedono raffigurati indosso al guerriero sono stati identificati con altri rinvenuti in tombe etrusche o italiche delle località relativamente vicine; il luogo infatti in cui era la statua era quello di una popolazione che nelle proprie manifestazioni artistiche e culturali, pur mantenendo una base di elementi indigeni (Piceni o Sabelli), riceveva influssi Etruschi. I due dischi hanno riscontro con altri simili rinvenuti su scheletri in tombe di Alfedena, elemento che poi si svilupperà con la corazza tipicamente sannita formata da tre dischi sul petto e sulla schiena; il triangolo sull’addome è simile ad altri di lamina bronzea scavati in Etruria e nel Piceno; dell’ascia si ha un esemplare simile in ferro, trovato a Chiusi; maschere sono state trovate a Chiusi e nel Piceno, in lamina bronzea; anche elmi simili, però con tesa più ridotta, sono stati scavati nelle vicine regioni adriatiche.


Reperto ancora discusso.
Sul problema artistico di questa statua si sono accese notevoli discussioni; alcuni la vorrebbero ritenere un esemplare della metà del VI sec., tipico della civiltà sabellico-picena, non estraneo quindi ad influssi etruschi e anche greci, mediati o immediati, pur ostentando manifestazioni primitive tipiche di ogni arte periferica; del resto, è facile il confronto delle figure sull’impugnatura della spada con altre dell’arte etrusca orientalizzante.
Un’altra corrente di studiosi, invece, mettendo questa statua a confronto con monumenti dell’arte gallica e iberica, la valuterebbe come concepita sotto un influsso predominante dell’arte celtica.
Su uno dei sostegni è incisa un’iscrizione in caratteri e lingua presabellica o sud-picena, in cui probabilmente si deve leggere il nome, patronimico, ecc., del defunto.


Dettaglio di parte dell'iscrizione in Piceno
L’iscrizione.
È redatta in un alfabeto definito convenzionalmente sud-piceno nell’arcaica lingua italica. Il testo consiste di una sola riga, dal basso verso l’alto, lungo la faccia anteriore del piastrino di sinistra ed è possibile leggerla quasi interamente, malgrado i danni e le interruzioni determinati dalle fratture.

“ma kuprì koram opsùt aninis rakine – ì – pomp [-----]-”[5]

Si ritiene possibile che  il committente (forse Aninis) fece fare (opsùt) la statua in onore di Pomponio, in veste di suo erede (forse suo figlio) a capo della comunità locale.

Si tratterebbe in definitiva di un’espressione artistica interessantissima, forse legata al solido precedente protostorico della Daunia del Nord (Puglia), recepito a sua volta dalla precedente tradizione statuaria monumentale orientale, che giunse anche in Etruria nella prima età orientalizzante, senza attecchirvi in modo evidente. La progressiva trasformazione delle prime statue-stele, aniconiche  o con figura umana abbozzata, in vere e proprie statue ha seguito un suo percorso ‘interno’ a questa regione, attestato da reperti quali la stele di Guardiagrele, il torso di Atessa, la Testa di Numana.


Testa di Numana
Stele di Gauardiagrele

Le cosiddette "gambe del diavolo".

Torso di Rapino

La statua funebre si fratturò in più punti per la fragilità intrinseca del materiale, aumentata dalla realizzazione di punti sottili (ginocchia e caviglie), in corrispondenza dei quali il cedimento non è stato evitato dal rinforzo offerto dai due sostegni laterali.



Bibliografia.
G. Moretti, Il guerriero di C., con appendice epigrafico-linguistica di F. Ribezzo (Ist. Naz. Arch. St. Arte - Opere d'arte, IV, Roma 1936);
S. Ferri, Osservazioni intorno al guerriero di C., in Boll. d'Arte, 1949, pp. 1-9; M. Pallottino, Capestranezze, in Archeologia classica, I, 1949, pp. 208-210;
A. Boëthius, Sulle origini della scultura italo-etrusca, in Studî Etruschi, XXI, 1950, pp. 14-16; (cfr. anche A. Minto, I clipei funerarî etruschi ed il problema delle origini dell'imago clipeata funeraria, in Studî Etruschi, XXI, 1950, pp. 25-57;
F. Ribezzo, Popolo e lingua degli antichi piceni, ibidem;
E. Polomé, À propos du guerrier de C., in La nouv. Klio, IV, 1952, pp. 261-270;
L. Adams Holland, in Am. Journ. Arch., LX, 1956, p. 243 ss.;
A. Boëthius, in Eranos, LIV, 1956, p. 202 ss.;
G. Radke, Pauly-Wissowa, VIII A, c. 1779 ss.
A. Chierici, Armi e società nel Piceno, con una premessa di metodo ed una nota sul Guerriero di Capestrano, in Piceni e l’Italia medio-adriatica (Atti del XXII Convegno di Studi Etruschi e Italici, 2000);
M. Ruggeri, Guerrieri e re dell’Abruzzo antico, Carsa Edizioni, Ascoli Piceno 2007;
M. Buonocore, L. Franchi Dell’Orto, A. La Regina, Pinna Vestinorum e il popolo dei Vestini, I, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 2011.



[1] Università di Pisa e Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo.
[2] Vincenzo d’Ercole, Soprint, Archeol. Abruzzo.
[3] Polibio racconta di funerali romani di uomini illustri, nei quali si provvedeva ad un’esposizione ‘eroica’ del defunto nelle sue armi, ritto in piedi. Riferisce anche che fera uso comune conservare in casa immagini sacre (imagines majorum) delle fattezze del defunto, da esibirsi in occasione dei funerali solenni, montata su di un busto e rivestita come se fosse una persona viva.
[4] Livio racconta il rituale in relazione alla battaglia di Sentino (295 a.C., III Guerra Sannitica o Guerra delle Nazioni) nel quale P. Decio Mure si immolò. Riferisce anche che  la Legge Sacra prevedeva – nel caso in cui il comandante sopravvivesse – che si dovesse seppellire una statua di sette piedi o più (2 metri e sette, coincidenti con la statua del guerriero!) e che sul luogo nessun magistrato romano potesse lecitamente recarsi.
[5] A. La Regina interpreta come raki nevìi (per il Re Nevio), mentre A. Calderini e S. Neri concordano per rakinelìs (un nome gentilizio, ancora non attestato).

lunedì 26 gennaio 2015

Le Sarde Opere Pie


-

Malebolge. Nella Divina Commedia, Malebolge è il nome dato all' ottavo cerchio dell’ Inferno nel quale sono puniti i fraudolenti.

Si tratta dell'unico cerchio ad avere un nome proprio (escludendo il nono, che coincide con il lago ghiacciato Cocito).
Il nome Malebolge deriva dalla forma di tale cerchio, suddiviso in dieci bolge ovvero fossati concentrici, cerchiati da mura e scavalcati da ponti di roccia, simili alle fortificazioni esterne di un Castello. Dentro i fossati sono puniti i dannati, suddivisi in base alla loro colpa. 
Ecco la descrizione che il poeta ne dà, allorché vi giunge:

«Luogo è in inferno detto Malebolge,
tutto di pietra di color ferrigno,
come la cerchia che dintorno il volge.
Nel dritto mezzo del campo maligno
 vaneggia un pozzo assai largo e profondo,
 di cui suo loco dicerò l'ordigno.
Quel cinghio che rimane adunque è tondo 
tra 'l pozzo e 'l piè de l'alta ripa dura,
e ha distinto in dieci valli il fondo.
Quale, dove per guardia de le mura 
più e più fossi cingon li castelli, 
la parte dove son rende figura,
tale imagine quivi facean quelli; 
e come a tai fortezze da' lor sogli
a la ripa di fuor son ponticelli,
così da imo de la roccia scogli
 movien che ricidien li argini e ' fossi 
infino al pozzo che i tronca e raccogli.»

“Ma non si può fare di tutte l’erbe un fascio” – qualche benpensante dirà.
Ebbene, sì, d'accordo: idee, fatti e persone vanno valutate bene e da vicino...

E poi: perché citare Dante?

Ma perché l’intuizione di Dante resta ammirevole ed attuale: non v’è alcun dubbio che la sua definizione dell’Italia (nel canto sesto del Purgatorio) sia tuttora – a distanza di otto secoli, purtroppo – la migliore mai data. 
 - La popolazione italiana è infatti ancor oggi in molti modi schiava e vive in un Paese che alberga moltissimo dolore e per il quale la similitudine con un vascello privo di guida e preda di una grande tempesta è estremamente calzante. Che poi l’Italia abbia la nobile pretesa di prendere il tè nei salotti buoni d’Europa, ma sia in realtà più adatta ad un bordello, questa è la sferzante critica del sommo poeta e politico, che dovrebbe offenderci e scatenare una reazione positiva…

Molti intellettuali sardi, poi, hanno reagito agli accenni (in genere negativi) che Dante fa, nella Commedia, alla Sardegna ed ai Sardi. A tal riguardo, sono stati scritti vari articoli, saggi e libri (che qui tralascio, per non troppo divagar, più del dovuto).
Nessuno, però, si è mai accorto di come “Malebolge” sia sempre più precisamente e sempre più spesso riferibile all’isola sarda...
La cronaca sarda recente avvalora sempre di più questa tesi...



Reazioni.
A proposito di reazioni: il caso Csoa  (Centro Sociale Occupato Autogestito) Pangea Porto Torres (csoa pangea.blog) rende purtroppo ragione all’antico detto che recita: “La strada per l’Inferno è spesso lastricata di buone intenzioni”. 
Personalmente, non ne conoscevo neppure l'esistenza. Mi sono informato. Da solo, perché nessuno ha avuto la buona volontà di farlo. Si tratta di un gruppo spontaneo, nato per caso e per protesta (uno dei suoi motti è: "Occupare spazi per liberare menti"), animato - appunto - da buone intenzioni. Fanno raccolta di medicinali, ad esempio, e cercano di ideare molte altre buone iniziative, che siano anche altrettante critiche a rispettive manchevolezze da parte delle istituzioni. In genere, quindi: bene! Talvolta, però anche: male!
Recentemente, Pangea ha proposto (in anticipo, su Facebook) ai propri sostenitori di entrare 'fuori orario' e scavalcando i cancelli nell'area archeologica di Monte d'Accoddi, per protestare contro la scarsa fruibilità del sito per un troppo breve orario d'apertura. L'iniziativa era criticabile per due motivi:1) i metodi proposti sono senza dubbio illegali e 2) i motivi stessi (gli orari troppo brevi d'apertura) non sussistevano. Cose che gli sono state fatte notare (http://www.sardiniapost.it/cronaca/archeologia-visita-clandestina-monte-daccoddi-larcheologo-sbagliato-e-pericoloso/).
I responsabili si sono scusati, hanno annullato il salto dei cancelli ed annunciato che avrebbero manifestato egualmente, ma comprato il biglietto (benissimo) e poi si sono scagliati 'testosteronicamente' a testa bassa contro alcuni di critici (tra cui - secondo loro - anche il sottoscritto che non li aveva mai sentiti nominare prima). In particolare, però, si sono scagliati contro l'Untore, (per chi non lo sapesse, si tratta di quel "Pasquino Sardo" che ama particolarmente fustigare tutti i meritevoli di biasimo, facendolo con modi degni di un tenutario di bordello d'angiporto).

 E qui finisce il caso. 
- Probabilmente Pangea - che ovviamente non intendeva ledere alcuno e certamente non ha rubato nulla - sarà molto più accorta in futuro e proseguirà con immutati ardore e senso di giustizia le proprie volonterose iniziative. Non ha la mia simpatia, ma ne farà benissimo a meno e tanti auguri lo stesso...

- L'Untore, anche lui, continuerà la sua opera libellistica, ne sono certo... 

- Malebolge Sardegna, però, prosegue anch'esso: attenzione! E molto più attivamente di quanto non si creda, anche...

Sarde Opere Pie.
Numerose altre iniziative 'benefiche' sono in corso: numerosi altri individui più o meno organizzati, soggetti singoli, organizzazioni, 'raccolgono fondi in vari modi per salvare i monumenti della Sardegna'... 
Non si tratta di una nuova moda culturale: spesso, anzi, l'iniziativa parte proprio da persone che (si sarebbe propensi a credere) 'cultura' non sanno neppure come si scrive. 
E - naturalmente - io non li conosco tutti: come potrei? Conosco solamente quelli che ogni tanto sono segnalati in Facebook o altrove sull'Internet. Non so neppure bene se si tratta di iniziative oneste, oppure no.

Al loro confronto, però, quei numerosi 'autori autodidatti' che instancabilmente scrivono infinite fandonie fantasiosissime sulla Storia, l'Arte, l'Archeologia della Sardegna, sono solamente sublimi poeti astratti e disinteressati delle cose mondane, lontani dal mondo materiale, viventi nel loro empireo sognante. Che cosa vogliono, in fondo?
- Vogliono vendere i loro libri? Pinzellacchere: comperare è un gesto autonomo e libero. Se desidero acquistare un libro scritto su carta crespatina, è affar mio e mio diritto.
- Vogliono acquisire fama per scopi personali? Benissimo: bravi se ci riescono. In questo paese - è ben dimostrato dai fatti - qualsiasi 'Diroffarò' riesce a diventar famoso... Perché non proprio loro?
- Vogliono partecipare alle elezioni locali (non mi azzardo a credere nazionali!)? Facciano pure: il voto è libera espressione di libertà. E per quanto esso sia anche segreto, dico fin d'ora che io - almeno - non voterò per loro... Ma concorrano, perbacco!
Però...
Ma quando iniziano a chiedere soldi, amico mio, credo si debba pretendere di vederci chiaro... Se uno, per esempio, ti chiede soldi per sé, a titolo personale, è un conto. 
Esempio: 
"Dammi qualche cosa, sù!"
"Hai fame?"
"No"
"Hai una casa?"
"Sì"
"E allora a che cosa ti servono questi soldi?"
"Ho tanta voglia di comperarmi una auto nuova!"

Ecco: qui, l'interpellato almeno può scegliere - in omaggio alle libertà individuali - se mandare a quel paese il questuante (ipotesi statisticamente più probabile) oppure se agevolarne la raccolta di fondi per uso squisitamente personale (esercizio ad mentulam del libero arbitrio). 

Ma - tra la folla fitta di onestissimi appassionati altruisti organizzati - esistono furbetti, furbacci e furbacchioni che raccolgono fondi 'per salvare beni pubblici' e poi magari li destinano ad altri. E un appassionato del monumento 'tal dei tali', magari, ci casca in perfetta buona fede (ingiusto dargli del coglione, come fa l'Untore: è un individuo cui viene sottratto il libero arbitrio a sua insaputa. Più brevemente: un truffato), convinto di donare per una buona causa pubblica e culturale e non invece per un'auto privata che presto prenderà a scorrazzare per tutta Malebolge, Sardegna.

Un'organizzazione che raccoglie fondi è Nurnet, una Fondazione che dispone sull'Internet di un sito estremamente accattivante e decorato di immagine fotografiche bellissime. Un'altra organizzazione è quella gestita e promossa da certa Albertina Piras ed altri (per es.: Maurizio Cossu), che credo vendano calendari con  viste sarde. Certamente ne esistono altre... 
Sarebbe certamente il caso che qualcuno si interessasse più da vicino e controllasse che le quote raccolte per un fine dichiarato, alla fine siano realmente indirizzate a quel fine e non altri. Interrogati direttamente al riguardo, i sunnominati dichiarano di 'non dovere rispondere a nessun altri che non abbia versato le quote'. (eppure la stampa e la vendita di calendari dovrebbe essere un'attività autorizzata e conseguentemente tassata). A tutt'oggi - purtroppo - non risulta che sia stata presa un'iniziativa di restauro verso alcun monumento pubblico (non ci sono neppure richieste di autorizzazioni a farlo, né sono stati fatti versamenti o donazioni ad alcun Ente).
Ultimamente, sembra che una Senatrice della Repubblica del M5S, Michela Serra, stia facendo proprio questa attività di raccolta d'informazioni (non diciamo indagine). Non credo che troverà molti libri contabili aggiornati, ma è già un inizio...






Altri - a Malebolge, Sardegna - sono estremamente scoperti, nella piena coscienza di non fare alcunché di male. Come un certo candido tenutario di Blog con poche pretese archeologiche, che - avendo anche una ben avviata rivendita di automobili - nello stesso spazio telematico alterna le notizie archeologiche di cui entra in possesso agli ultime prezzi delle sue auto revisionate (http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2015/01/offerte-commerciali-auto-della.html). Come dargli torto? 
Egli è anche un noto ed attivo organizzatore di viaggi turistici conoscitivi in vari siti archeologici sardi, con incluso pranzo presso questo o quel ristorante situato convenientemente nei pressi (E qui ha risolto in modo molto brillante e personale l'adagio secondo cui con l'Archeolgia non si mangia: in realtà si mangia e talvolta anche di gusto). Unicuique suum...

Strabismo.
Ma purtroppo persiste un diffuso strabismo - sull'isola - che non permette sempre di guardare dritto alle cose e di metterne bene a fuoco il nocciolo del problema.
Un esempio:
- Un certo signor Armando Saba, sardo di Allai, è stato finalmente assolto - dopo un processo durato circa 8 anni - dall'accusa di essere un falsario. Siamo tutti contenti per lui. 
(Per chi non conoscesse l'antefatto: esistono alcuni ciottoli di fiume, raccolti dal Lago Omodeo in secca, nella località 'Is Nabrones', con alcune incisioni che sembrano essere lettere della lingua etrusca. Il sig Saba riferisce che le trovò passeggiando e le affidò al locale museo di Allai. I reperti sono stati dichiarati 'falsi recenti' da due esperti: Mario Torelli ed Attilio Mastino).
Il giudice Antonio Enna non ha - alla fine - ritenuto in alcun modo dimostrato che il Saba fosse colpevole del falso: egli avrebbe solamente avuto la disavventura di rinvenire detti falsi e (non sapendoli valutare, ma ritenendoli autentici) di averli voluti affidare al luogo ove riteneva fosse gente più esperta di lui.
Saba è stato assolto e restituito alla serenità del suo piccolo e ridente paese. 


Palle di mare e palle di lago


Il problema - ora - è che tutti quei fantarcheologi che nel corso degli anni hanno 'tifato' per l'autenticità dei reperti di Allai interpretano l'assoluzione del Saba (nel corso di un processo  che s'incentra proprio tutto sulla falsità dei reperti e sul riconoscimento oppure no della colpevolezza dell'imputato come autore del falso) come un'ammissione automatica di autenticità! Ciò può sembrare assolutamente incredibile, ma si legga pure al riguardo il Blog Monteprama (15 minuti dopo l'assunzione di una cpr. di antiemetico).

Quindi: Malebolge, Sardegna?

Sì: Malebolge, Sardegna...






mercoledì 17 dicembre 2014

ITAGLIA, ITAGLIANI


Umberto Eco

In Italia i treni vanno per mare, le navi vanno per terra, la gente non ha alcun senso civico, né etico. I risultati? Lo scandalo Mose, lo scandalo Expo, Mafia Capitale e così via. Non c'è da stupirsi di ciò che scrive Eco, quindi: ma si presta ad alcune considerazioni importanti.

(tratto da: L'Espresso).


articolo di Umberto Eco



La bustina di minerva


Classici del nostro tempo

Genitori che ricorrono al Tar perché il figliolo 
è stato bocciato. 
Non c’è poi da meravigliarsi se l’ignoranza dilaga. Come accade in quei consigli comunali che dedicano strade e piazze a personaggi razzisti e antisemiti


Classici del nostro tempo
Un Tar classico
Un articolo di Giovanni Belardelli sul “Corriere” del 30 giugno scorso segnalava un fatto gravissimo. Indignati del fatto che il loro figlio, studente del classico, fosse stato bocciato perché aveva riportato 3 in matematica, 4 in fisica e 3 in storia dell’arte, invece di prendere l’erede a sganassoni, come avrebbero fatto i genitori reazionari di una volta, papà e mamma si sono rivolti al Tar del Lazio.

E il Tar, dall’alto della sua autorità, ha annullato la bocciatura. Ora, è possibile che tre insufficienze, seppur gravi, siano poco per una bocciatura, ma queste cose dovrebbe deciderle un consiglio di professori o qualche organo didattico superiore. Ricorrendo all’incompetentissimo Tar si incoraggiano quei genitori che, quando i figli prendono brutti voti, invece di prendersela con loro, vanno a protestare con gli insegnanti. Buzzurri, educheranno dei figli altrettanto buzzurri.

Ma c’è di più. La sentenza recita che un 3 in fisica e un 4 in matematica non sono gravi perché si trattava di un liceo classico. Così alcuni intellettuali della Magna Grecia (come avrebbe detto Agnelli) non sanno che dal classico ci si può poi iscrivere a medicina, ingegneria, matematica, o altre scienze; e che anche per una buona formazione umanistica il secondo principio della termodinamica è altrettanto importante dei misteri dell’aoristo. “Quis custodiet custodes?”, chi mai boccerà i giudici del Tar del Lazio? O i loro genitori protesteranno.

Il vispo Telesio
Leggo su “Pagine ebraiche” un elenco commentato di illustri fascisti, razzisti e antisemiti, cui sono state dedicate strade in alcuni paesi: A Roma e a Napoli si è onorato Gaetano Azzariti, già presidente del Tribunale della Razza, e si sono intitolate strade a Nicola Pende (Modugno di Bari, Bari e Modena), a Sabato Visco (Salerno), ad Arturo Donaggio (Roma e Falconara): e si tratta di tre persone che, pur essendosi rese famose in altri campi, hanno sottoscritto per primi nel 1938 il famigerato “Manifesto della razza”.

Ma pazienza, è noto che in molti comuni sono andati al potere dei fascisti, e magari gli altri partiti, quando è stata fatta la proposta, non sapevano per niente chi fossero i signori così celebrati. Inoltre si potrebbe dire che tutti costoro avevano altrimenti meritato in vari settori e che si poteva perdonare loro il peccatuccio occasionale di un’adesione fatta magari per viltà, interesse o eccesso di zelo. Non abbiamo persino perdonato (o quasi) Heidegger, che pure nel nazismo aveva creduto? E, per giovane età o per cruda necessità (vivendo al nord), non avevano aderito in qualche modo alla Rsi personaggi amabili e giustamente amati come Oscar Carboni, Walter Chiari, Gilberto Govi, Gorni Kramer o Ugo Tognazzi? Ma nessuno di loro ha mai scritto o detto che si dovevano massacrare otto milioni di ebrei.

Però il fatto che più colpisce è che a Castellamare del Golfo (Trapani) è stata intitolata una via a Telesio Interlandi (tra l’altro, neppure nato da quelle parti). Telesio Interlandi non era uno scienziato altrimenti rispettabile come Pende o un giurista rispettato anche nell’Italia post-bellica come Azzariti, ma uno sporco mascalzone che ha dedicato la vita intera e seminare odio razzista e antisemita con la rivista “La difesa della razza”. Chi sfoglia le annate di questa ripugnante rivista, o ne legge l’antologia raccolta da Valentina Pisanty (Bompiani), si rende conto che solo un personaggio in completa e servile malafede poteva pubblicare le menzogne e le assurdità tipiche di quella pubblicazione. Dimenticavo; sempre in quegli anni Interlandi aveva pubblicato un “Contra judaeos”, e anche chi non sa il latino può intuire quale fosse la sua missione.

D’altra parte si sta discutendo a Roma se intitolare una via a Giorgio Almirante, che della “Difesa della razza” è stato segretario di redazione, con la motivazione (indiscutibile) che poi ha accettato il gioco democratico (e vorrei ben vedere) ed è andato a onorare la bara di Berlinguer. Ma Berlinguer non aveva mai scritto libelli per incoraggiare lo sterminio dei kulaki.