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mercoledì 30 luglio 2014

Non è il Pianeta delle scimmie.



Great apes face extinction: conservationist Jane Goodall


   The world's great apes face extinction within decades, renowned chimpanzee expert Jane Goodall warned Tuesday in a call to arms to ensure man's closest relatives are not wiped out. 


A chimpanzee at the zoo in Abidjan, Ivory Coast, 2014  [Credit: AFP/Sia Kambou]


 "If we don't take action the great apes will disappear, because of both habitat destruction as well as trafficking," Goodall told AFP in an interview in Nairobi. 
In the past half century, chimpanzee numbers have slumped from two million to just 300,000, spread over 21 countries, said Goodall, a British scientist who spent more than 
five decades studying chimpanzees in Tanzania's Gombe National Park.

 "If we don't change something, they certainly will disappear, or be left in tiny pockets where they will struggle from in-breeding," said 80-year-old Goodall, the first scientist to observe that apes as well as humans use tools. 

Experts predict that at the current rate, human development will have impacted 90 percent of the apes' habitat in Africa and 99 percent in Asia by 2030, according to a UN-backed report last month. 
Infrastructure development and extraction of natural resources -- including timber, minerals, oil and gas -- have devastated the prime habitat of apes and pushed chimpanzees, gorillas, bonobos, orangutans and gibbons closer to extinction. 

'We're schizophrenic' For Goodall, the destruction is part of mankind's wider attack on nature. "If we don't do anything to protect the environment, which we've already partially destroyed, I wouldn't want to be a child being born in 50 years time," Goodall added. "We're schizophrenic: we've got this amazing intelligence, but we seem to have lost the power of working in harmony with nature." 



British primatologist and anthropologist Jane Goodall gestures as she gives a talk on  her new book "Seeds of Hope" in Nairobi, Kenya in July 2014  
[Credit: AFP/Tony Karumba] 



As well as a tragic loss, Goodall said the death of man's closet relatives would act as a stark warning sign of climate change and global warming. "If we lose them (apes), it is probably because we have also lost the forests, and that would have a totally devastating impact on climate change," she said. 
"Climate change is so evident everywhere. There are leaders who say they don't believe in climate change, but I can't believe they really believe that, maybe they are just stupid." All species of apes are listed as endangered by the International Union for the Conservation of Nature (IUCN), some critically so. 
'Your life makes a difference' 
"People are losing the connection to the natural world," said Goodall. "You'd think that the most intellectual creature on the planet would know better than to destroy its only home, but we are destroying the planet very, very quickly." 


A Bornean orangutan (Pongo pygmaeus) in a close-up portrait in the rainforest  of Borneo.Orang Utans are critically endangered, mostly because their  habitat has decreased rapidly due to logging 
[Credit: Getty] 



But Goodall, who has set up volunteer conservation groups across the continent, urges people not to despair but to take action. "Climate change threatens every little part of the planet, and we can't stop that, but if we get together we can help to slow the effects," she said. 
Goodall recounted how in war-ravaged eastern Democratic Republic of Congo, children inspired by her conservation group negotiated with a local militia force, persuading the intially puzzled commander to give them access to replant trees on a hillside. 
"Within 30 minutes, all four soldiers with them had laid aside their guns and were helping the children to plant the trees," she said. "It is symbolic of what can happen if we can work together." 

"My last message to everybody, really, is to understand that your life matters, your life makes a difference," she said. "So many people give up and they feel hopeless.. and so do nothing. But if you take action locally, you can do something." 

Source: AFP [July 29, 2014]

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mercoledì 27 marzo 2013

Mangiare carne ci rese umani?


How eating meat made us human

Un frammento di cranio di bambino, recentemente scoperto dagli antropologi in Tanzania dimostra che i nostri antichi antenati già mangiavano carne almeno 1.5 milioni di anni fa, il che mette più in luce l'evoluzione della psicologia umana e lo sviluppo del cervello della nostra specie.

How eating meat made us human
A fragment of a child's skull discovered at Olduvai Gorge, Tanzania, shows the oldest known evidence of anemia caused by a nutritional deficiency [Credit: Dominguez-Rodrigo M, Pickering TR, Diez-Martin F, Mabulla A, Musiba C, et al. (2012) Earliest Porotic Hyperostosis on a 1.5-Million-Year-Old Hominin, Olduvai Gorge, Tanzania. PLoS ONE 7(10): e46414. doi:10.1371/journal.pone.0046414]
Il mangiare carne è sempre stato considerato uno degli elementi che ci ha reso umani, grazie al contributo delle proteine all'accrescimento del nostro encefalo (Charles Musiba, Ph.D., associate professor of anthropology at the University of Colorado Denver).
 La Ns presente ricerca dimostra che già 1.5 million i di anni fa la nostra specie non era composta di opportunisti (come certamente eravamo stati prima) ma eravamo già attivi cacciatori e convinti mangiatori di carne.

Lo studio è stato pubblicato sul numero del 3 di Ottobre 2012  sul peer-reviewed journal PLOS ONE.

Il frammento di cranio di circa due pollici (circa 5 cm) è stato rinvenuto nella nota località di Olduvai Gorge (crepaccio di Olduvai), nel nord della Tanzania, un sito che ormai per decadi ha restituito numerosi indizi utili alla ricostruzione dell'evoluzione umana fino ad oggi e che per questo motivo talvolta è definita 'la Culla dell'Umanità'.

Il frammento apparteneva ad un  bambino di circa due anni d'età e mostra chiari segni di iperostosi porotica (che in genere è associata all'anemia). L'ipotesi formulata nel lavoro è che questa condizione sia stata determinata da una dieta improvvisamente carente di carne. 

La presenza di una iperostosi porotica indotta dall'anemia dimostrerebbe indirettamente che almeno a partire dal Pleistocene iniziale la carne fosse già divenuta un alimento così necessario alla fisiologia degli Hominins, che la sua scarsità o mancanza conduceva a condizioni patologiche evidenti. 
Dato che il ritrovamento di fossili di bambini è così rara tra i fossili del Pleistocene nella zona dell'Africa orientale,   il reperimento dell'iperostosi porotica in uno di questi reperti ci induce a pensare che abbiamo solo scalfito la superficie del problema della comprensione  riguardante nutrizione e salute delle popolazioni ancestrali del notro profondo passato. 

In particolare, la deficienza alimentare consisteva in mancanza di vitamine  B12 e B9 . Sembra che la diminuzione dell'apporto carneo sia avvenuto nel periodo dello svezzamento (e quindi debba avere riguardato il bambino attraverso la madre). 
Il piccolo non rivette l'appropriato nutrimento e probabilmente morì proprio di malnutrizione.

Lo studio offre notizie interessanti circa l'evoluzione degli hominins, incluso l' homo sapiens. Il passaggio da uno stile di vita opportunistico di 'scavenger' (ladro di prede cacciate da altri animali) in prevalenza basato sui vegetali, ad un altro totalmente diverso di carnivoro abituale (cacciatore attivo) ha fornito l'apporto proteico necessario per la crescita dei nostri encefali e produrre lo slancio evolutivo ad esso conseguente. (Va da sé che la necessità di risolvere i vari e numerosi problemi connessi con l'organizzazione e l'esecuzione della caccia autonoma di prede talvolta pericolose, deve avere molto contribuito a tale sviluppo, con la necessaria preparazione di nuove armi e l'applicazione di nuove e migliori misure di sicurezza e l'impegno mentale che la nuova grande mole di lavoro richiedeva).

E' stata formulata l'ipotesi secondo cui noi divenimmo umani quando ci trasformammo in creature carnivore/onnivore.

Indiscutibilmente, il cibarsi di carne è associato allo sviluppo dell'encefalo. Il cervello è un organo voluminoso, che richiede una grande dosa di energia. stiamo cominciando a vedere un rapporto sempre più diretto tra l'espansione cerebrale ed una dieta ad alto contenuto proteico.

La specie umana è una delle poche specie sopravvissute ad oggi che mostra un così elevato rapporto tra volume encefalico e volume corporeo. Lo scimpanzé - il nostro più vicino parente - quasi non si ciba di carne e possiede un rapporto molto inferiore all'uomo.

Questo è ciò che ci separa dai nostri cugini lontani. La successiva domanda è: "Che cosa causò l'inizio dell'alimentazione a base di carne? Si trattò di un cambiamento ambientale? O non fu piuttosto un ampliamento del cervello a cuasare l'inizio del consumo di carne?" In realtà sappiamo che le due cose sono correlate, ma non sappiamo come.

Occorreranno ancore molti studi e l'esplorazione di molte altre ipotesi per potere forse comprendere qualche cosa di più al riguardo del nostro passato evolutivo. Forse l'Africa custodisce ancora la chiave questi segreti e sta ai prossimi lavori di altri ricercatori tentare di scoprirli.



Source: University of Colorado Denver [October 03, 2012]