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venerdì 9 gennaio 2015

Alcuni Sardi da ricordare

N.B.:  Non ho scritto TUTTI i Sardi da ricordare; e non è detto che siano tutti ottimi esempi.

PersonaggiAmsicora e Iosto
Padre e figlio, guidarono i sardi nella resistenza antiromana durante la seconda guerra punica. Iosto morì nella battaglia di Cornus (215 a.C.), Amsicora si suicidò alla notizia della morte del figlio.

PersonaggiSant'Eusebio e San Lucifero
Vescovi sardi, nel 354 d.C. parteciparono al congresso di Arles, in Francia, come legati papali combattendo l'eresia ariana.



Barisone I

PersonaggiBarisone I d'Arborea
Giudice d'Arborea, fu incoronato re di Sardegna da Federico Barbarossa nel 1164, ma morì nel 1186 senza aver realizzato il sogno di sottomettere tutta l'isola.

PersonaggiAdelasia di Torres
Ultima Giudice del Logudoro, moglie di Ubaldo Visconti prima e di re Enzo poi, morì nel 1255.






PersonaggiMariano IV d'Arborea
Sostenne una lunga guerra con gli aragonesi conquistando quasi tutta l'isola. Morì nel 1376.

PersonaggiEleonora d'Arborea (il ritratto a lato - si è scoperto - non rappresenta lei)
Giudice, promulgò la Carta de Logu e lottò a lungo con successo contro gli aragonesi. Il suo regno durò dal 1383 al 1402.

PersonaggiLeonardo Alagon
(1436-1490). Ultimo marchese di Oristano, ribelle alla corona d'Aragona, fu sconfitto a Macomer e morì in prigione.

PersonaggiGerolamo Araolla
Poeta cinquecentesco, cercò di creare un sardo letterario scrivendo numerose opere in sardo, castigliano e italiano.

PersonaggiAntonio Lo Frasso
Algherese, vissuto nel '500, operò in Spagna, dove pubblicò con successo i Libri della fortuna d'amore. Scrisse in castigliano e in sardo.

PersonaggiSigismondo Arquer
Letterato cagliaritano, scrisse una breve Storia e descrizione della Sardegna. Accusato di aderire al luteranesimo, fu arso vivo a Toledo nel 1571.

PersonaggiMaestro di Castelsardo
Pittore anonimo di formazione valenzana, ha operato in Sardegna alla fine del XV secolo, lasciando importanti retabilia Castelsardo (SS) e Tuili (CA).

PersonaggiLorenzo, Pietro e Michele Cavaro
Esponenti di una famiglia di pittori cagliaritani, hanno operato per tutto il '500 lasciando retabili e tele in molte chiese sarde.

PersonaggiGiovanni Maria Angioy
(1751-1808). Nato a Bono (SS), giudice della reale Udienza a Cagliari, guidò il movimento antifeudale sino alla sconfitta del 1796.

PersonaggiGiuseppe Manno
(1786-1868). Nato ad Alghero, letterato e uomo politico, segretario di Carlo Alberto, autore di una fondamentale Storia della Sardegna.

PersonaggiEfisio Cugia
(1818-1872). Generale e uomo politico. Di nobili origini, nacque a Cagliari nel 1818. Percorse la carriera militare, prese parte a tutte le campagne dell'Indipendenza e dell'Unificazione e ricoprì importanti incarichi politici.

PersonaggiGrazia Deledda
(1871-1936). Nata e cresciuta a Nuoro, autrice di numerosi romanzi e novelle, premio nobel per la letteratura nel 1926.

PersonaggiAntioco Casula Montanaru
(1878-1957). Nato a Desulo (NU), è stato il maggiore poeta in lingua sarda di questo secolo.

PersonaggiSebastiano Satta
(1867-1914). Poeta nuorese, ha scritto, soprattutto in italiano, importanti raccolte di poesie.







Peppino Mereu (1872-1901) è stato un poeta italiano, uno dei poeti in lingua Sarda più importanti di fine Ottocento. 

PersonaggiEmilio Lussu
(1890-1975). Nato ad Armungia (CA), uomo politico e scrittore, combattente nella Brigata Sassari, fu tra i fondatori del Partito Sardo d'Azione e dirigente di Giustizia e Libertà. Ha scritto Un anno sull'Altopiano e Marcia su Roma e dintorni.

PersonaggiAntonio Gramsci
(1891-1937). Uomo politico, fondatore del Partito Comunista Italiano, nato ad Ales (OR), ha scritto le Lettere dal carcere e i 'Quaderni'.

PersonaggiGiuseppe Dessì
(1909-1974). Nato a Villacidro (CA), autore di importanti romanzi come Il disertore e Paese d'ombre.

PersonaggiAntonio Segni
(1891-1972). Uomo politico sassarese. Presidente della repubblica italiana dal 1962 al 1964.

PersonaggiSalvatore Satta
(1902-1975). Nato a Nuoro, grande giurista, ha ottenuto solo dopo la morte il riconoscimento della sua opera di scrittore. Il giorno del giudizio è la sua opera più importante.

PersonaggiEnrico Berlinguer
(1922-1984). Nato a Sassari nel 1922, è stato uno dei più importanti uomini politici del secondo dopoguerra. Fu segretario nazionale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte. Era cugino di Francesco Cossiga (Presidente della Repubblica Italiana) ed entrambi erano parenti di Antonio Segni (anch'egli capo di stato).



Antonio Corriga (1923 – Oristano 2011) è stato un pittore italiano.

PersonaggiFrancesco Cossiga
(1928-2010). Uomo politico sassarese, nato il 26 luglio 1928. E' stato Presidente della Repubblica Italiana dal 1985 al 1992.

domenica 9 marzo 2014

UN UOVO RITUALE, A SARDI



 L'antica capitale della Lidia - Sardi - fu favolosamente ricca per le miniere d'oro non lontane da essa: perciò fu sede della prima coniazione di monete (dapprima elettro e poi solo oro o solo argento) nell'Ovest. Fu la patria del mitico re lidio Creso. Recentmente ha restituito agli scavatori un enigmatico tesoretto composto da due vasi, con un contenuto che si presta a mille illazioni.

Il seppellimento era stato volontario ed era avvenuto in due fosse appositamente scavate nel terreno, risalente ad un edificio privato antico, che era in seguito stato distrutto da un grande terremoto (la Turchia è tutta molto sismica) nel 17 dopo Cristo.

Il tesoretto, probabilmente di natura rituale ed atta a benedire la 'domus' secondo una pratica nota e diffusa, risale all'epoca romana (I sec a.C.): il ritrovamento di depositi d'epoca greca o romana è piuttosto frequente, essendo invece le monete di epoca lidia antica molto rare.

In questo caso, si tratta di due piccoli vasi con coperchio,  contenenti una moneta, un gruppo di oggettini di metallo appuntiti ed un uovo, uno dei quali intatto a parte un buco accuratamente prodotto nel suo guscio già in epoca antica.

Una delle monete mostra su una faccia il ritratto di Nerone. L'atra faccia - curiosamente - è stata martellata via ed in seguito sostituita con il ritratto di un leone. Questo animale era il simbolo dei re lidi e della loro madre comune Cibele.





Sardis dig yields a ritual egg in a pot 


By any measure, the ancient city of Sardis—home of the fabled King Croesus, a name synonymous with gold and vast wealth, and the city where coinage was invented—is an archaeological wonder. 
An enigmatic ritual deposit, found intact beneath the floor of a first century Roman house in Sardis, a key archaeological site of the classic world in modern Turkey. 


The deposit, found inside two bowls, included a number of small implements, a unique coin and an egg. The hole in the egg was made in antiquity 
[Credit: Archaeological Exploration of Sardis/Harvard University] 


The ruins of Sardis, in what is now Turkey, have been a rich source of knowledge about classical antiquity from the 7th century B.C., when the city was the capital of Lydia, through later Greek and Roman occupations. 

Now, however, Sardis has given up another treasure in the form of two enigmatic ritual deposits, which are proving more difficult to fathom than the coins for which the city was famous. 

"The two deposits each consist of a small pot with a lid, a coin, a group of sharp metal implements and an egg, one of which is intact except for a hole carefully punched in it in antiquity," explains Will Bruce, a classics graduate student a the University of Wisconsin-Madison who has been digging at Sardis for the past six years. Bruce made the finds last summer.
The dig at Sardis is overseen by Nicholas Cahill, a UW-Madison professor of art history. Cahill has directed field research at Sardis for decades. 

Both ritual deposits, says Cahill, date from the Roman era of Sardis, about A.D. 70 or 80. An inverted bowl, covering another bowl with a ritual deposit, emerges from the earth at Sardis. 


The bowls contained a ritual deposit of a coin, small metal implements and an egg. The intact deposit mirrors similar discoveries made by Princeton University archaeologists 100 years ago, although those discoveries were not intact 
[Credit: Archaeological Exploration of Sardis/Harvard University] 


Bruce and his team were excavating below the floor of a first century room, built over the ruins of an earlier building, which had probably been destroyed in a massive earthquake in A.D. 17. Digging beneath the floor, Bruce and his colleagues first uncovered a thin-walled, nearly intact jug and, nearby, an assemblage of mostly unbroken pottery. "It looked like we were reaching a more intact deposit instead of fill," says Bruce. Within that assemblage, Bruce began to carefully uncover an inverted bowl, which turned out to be sitting on top of another bowl. The bowls, still filled with dirt, were carefully removed and immediately turned over to conservators who cleaned and dissembled them to find a set of small pointed instruments, a coin with a lion and portrait of Nero, and the intact egg. "The ritual offerings were dug into pits in the floor, after the room was constructed," says Cahill. "We know they were renovating the room periodically, because in another part of the space there was a dump of painted wall plaster buried under the floor, presumably in a renovation." 



A gold coin found at Sardis. Another coin, bearing the likeness of Emporer Nero, was also found [Credit: Archaeological Exploration of Sardis/Harvard University] 


"The meaning of these deposits is still quite open to interpretation," notes Cahill, "but burying votive deposits below ground or in a wall was a fairly common practice," perhaps as a ritual offering to protect the house. 

Roman literary sources suggest eggs were used in particular rituals. For the archaeologists, part of the intrigue is that similar groups of bowls, needles, coins and eggs were discovered at Sardis more than 100 years ago when the temple of Artemis was excavated by Princeton University archaeologists. 
"It is an exact parallel to what they found in the early 20th century," according to Cahill. The coin was also unique. Sardis is famous as the place where coinage was invented in the Western world, first using electrum, an alloy of silver and gold, and later of pure gold and silver. 
Nearby sources of gold made ancient Lydia, and King Croesus, fabulously wealthy. While these Lydian coins are very rare, coins and coin hoards from later Greek and Roman occupiers of Sardis are routinely found. But the coin found with the egg, says Cahill, seems to be special. Scholars digging at Sardis, the capital of ancient Lydia later occupied by Greeks and Romans. 


Sardis, in modern Turkey, was the fabled home of King Croesus, the richest man of his day, according to lore [Credit: Archaeological Exploration of Sardis/Harvard University] 


"The coin has a portrait of Nero on the front. 
The original reverse was hammered flat, and the image of a lion engraved in its place, which is very odd." Expert numismatists have never seen anything like it. "The image of the lion is important because it is emblematic of the Lydian kings and of their native mother goddess Cybele," Cahill says. The discovery is unusual, Cahill notes, because finding ritualistic objects intact and in place after thousands of years is no everyday discovery, even in a rich archaeological context such as Sardis. "Ancient ritual was important to people. It is most unusual to find such fragile things so perfectly preserved." 

Author: Terry Devitt 

Source: University of Wisconsin-Madison [March 04, 2014]

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giovedì 5 settembre 2013

miserabilia

Caro amico mio Pasuco:
lascia che oggi mi confidi e mi sfoghi con te.

Mi sono spesso lagnato  - lo sai - per il grave danno che in molti modi i falsari* producono alla cultura, che è patrimonio di tutti.
Ogni nozione errata e fuorviante, poi, trova dei volenterosi ripetitori che contribuiscono a diffonderla.

Orbene,  mi sono proprio poco fa trovato a cercare il vocabolo 'sardi', nella rete. Mi è subito balzata incontro la città di Sardi (sito archeologico)Wikipedia, come i cipressi di Bolgheri di poetica memoria...
Si tratta di quattro righe, due fotografie e qualche riferimento: troppo poco - ho pensato tra me.
Poi ho letto - e non riuscivo a credere a quello che leggevo.

Eccone il motivo: nella versione italiana, s'introduce subito il concetto di 'città in cui regnavano gli Eraclidi' e si indugia nel mito, saltando a piè pari i vari nomi (con pronunzia relativa) che la città ha avuto e la descrizione sommaria della sua pur lunga storia conosciuta e degna di nota.
Sono allora andato a controllare le "Voci Correlate", la prima delle quali è (indovina un po'?), niente popò di meno che "Popoli del Mare"!
Dato che la voce "Popoli del Mare" è la più falsa, più intensamente ideologizzata e maggiormente inficiata voce di tutto l'Internet (italiano e straniero), questa mi è bastata come prova del fatto che mi trovavo di fronte ad un ennesimo argomento di Wikipedia lottizzato ideologicamente da qualcuno.
Come prova del nove è più che sufficiente operare un confronto con ciò che - alla stessa voce - scrivono le versioni Francese, Inglese, Tedesca di Wiki: vi sono articoli molto più lunghi, esaurienti, e - soprattutto - molto meno o punto ideologici.

Ecco il motivo per cui Wikipedia non costituisce una fonte affidabile e non può essere consultata a cuor leggero: numerosi miserabili vi scrivono le loro schifezze (e controllano con una certa assiduità che vi restino: provate a cancellarle!).
Sia chiaro: questo accade, in misura minore, anche nelle versioni straniere di Wiki e da qui deriva la scarsa affidabilità di Wikipedia in genere, che prima o poi farà crollare - a ragione - tutto il castello di carte. 
Come sarà questo 'qualcuno' che non ha niente altro di meglio da fare che riempire la Rete delle proprie miserabili, febbricitanti ideologie?
Riesci ad immaginartelo, Pasuco?
Io no. Ma è certamente un essere miserabile. Convinto che il ripetere mille volte una falsità la farà diventare una verità.
Ma più ancora di queste persone, mi fanno rabbia quegli ottusi imbecilli che riportano come vere - acriticamente, senza controllarle - quelle fesserie inventate.
Pesci-remora di un essere miserabile: che ruolo!
________

A proposito, Pasuco, prova a digitare: 'Falso Epigrafico' e poi seleziona la categoria 'Immagini': indovina quale nome troverai con maggiore frequenza tra gli autori... 
Quasi un'involontaria ammissione di colpa! 
Non credi?

La melagrana d'avorio, pur frammentaria ed incompleta, che era considerata il più antico reperto del Primo Tempio di Gerusalemme proprio per l'iscrizione, in caratteri ebraici antichi, datata al VII secolo a.C. interpretata da A. Lemaire qdsh khnm lb[yt yhwh] "sacro ai sacerdoti della ca[sa di YHWH]". Si pensava che l'oggetto costituisse la parte superiore di uno scettro cerimoniale utilizzato nel culto. E' stato dimostrato che l'ggetto è autentico, ma l'iscrizione è un falso recente erudito. Il peggior tipo di miserabile falsario è un erudito.



*per falsario intendo chiunque produca oggetti 'archeologici' falsi, o introduca teorie 'storiche' artatamente ideologiche e quindi strumentali ad un proprio progetto, o cerchi in qualsiasi modo di fare affermare idee che non sono in alcun modo supportate da prove scientifiche, a qualunque scopo.
L'iscrizione della melagrana d'avorio.
L'esempio migliore è dato dal famoso 'caso' dell'Uomo di Piltdown, che rallentò, (togliendo i finanziamenti) e confuse per più di mezzo secolo gli studi  (allora già in corso) sull'origine africana dell'Umanità. Il falsario - un certo Dawson - fu identificato dopo morto: visse convinto di averla fatta franca.

giovedì 4 luglio 2013

Protosardi e Baschi

Ricevo ora - e subito volentieri pubblico sul mio WebBlog - questo saggio sull'origine più probabile di alcuni termini, nomi e cognomi sardi e sui loro presunti rapporti con il basco, con un caro saluto ed un ringraziamento al Prof. Pittau.



LA LINGUA DEI PROTOSARDI 
E QUELLA DEI BASCHI

 di Massimo Pittau

Connessioni fra alcuni relitti della lingua dei Protosardi – che io ho cominciato a chiamare “Sardiani” per distinguerli dagli storici e odierni “Sardi” – erano state già proposte dal linguista tedesco Max Leopold Wagner, soprattutto nelle sue opere La Lingua Sarda - storia spirito e forma (Berna 1951, sigla LS) e Dizionario Etimologico Sardo, I-III (Heidelberg 1960-1964, sigla DES), e pure da quello svizzero Johannes Hubschmid, Sardische Studien (Bern 1953, sigla SSt). Non erano molte quelle connessioni e il Wagner, nella Appendice del suo Dizionario (vol. II), alcune le aveva lasciate cadere del tutto.
In seguito io ho ripreso quelle connessioni nelle mie opere Dizionario della Lingua Sarda – significato e origine, I-II (Cagliari 2000, 2002; sigla DILS), La Lingua Sardiana o dei Protosardi (Cagliari 2001, sigla LISPR) e infine nel mio Nuovo Vocabolario della Lingua Sarda, 2013, inserito in Internet; sigla NVLS), alcune respingendole, altre aggiungendole.
In virtù di questi miei studi, successivi a quelli del Wagner e dello Hubschmid, io mi sono convinto che le connessioni tra i relitti della lingua dei Protosardi e appellativi della odierna lingua basca siano solamente i seguenti:


carba, carva «ramo d'albero», che è da confrontare con gli asturiani carba «sterpeto», garbu, gárabu «legna minuta», basco karbasta «palo provvisto di rami», provenzale garbo «tronco d'albero cavo» (SSt; LISPR). Si deve però considerare che questa connessione dell’appellativo protosardo con quello basco non è affatto esclusiva od univoca.

costi, cóstiche, cóstighe «acero trilobo» (Acer Monspessulanum L.) e «bòssolo» (Buxus sempervirens L.), che è da confrontare col greco ákastos «acero» (di origine ignota; DELL s. v. acer) e inoltre col basco gastigarh, astigarh «acero». Si deve ancora considerare che anche questa connessione dell’appellativo protosardo con quello basco e con quello greco non è esclusiva od univoca. Questa connessione inoltre induce a pensare a un fitonimo risalente al cosiddetto sostrato linguistico preindoeuropeo o “mediterraneo”, cioè a quelle lingue che si parlavano attorno al bacino del Mediterraneo prima che vi arrivassero i popoli indoeuropei, cioè i Greci, i Latini, gli Italici, i Celti, gli Slavi, ecc. Questo fitonimo “mediterraneo” pertanto risulta conservato in Grecia, in Sardegna e in Iberia.

cúccuru, cúccaru, cúguru «sommità della testa, cranio, cocuzzolo, cima di collina o di monte, colmo», che è da confrontare col còrso cúcculu «vetta», coi toscano cocoruzzo «cima di monte a forma di pera, cocuzzolo», manfredonino e tarantino cóccoro «cranio, sommità del capo», siciliano cúrucu «estremità o culatta di un pane bislungo», e inoltre con gli spagnolo salm. cocorina «sommità del capo», catalano cocoronell «sommità del capo; estremità di una cosa», basco kukurh «cresta», asturiano cucuruta «cima», antico provenzale cuguro(n) «sommità della testa». Si consideri però che la connessione dell’appellativo protosardo con numerosi altri dell’area mediterranea centro-occidentale induce a pensare ancora a un appellativo del sostrato “mediterraneo”.

Gabaru (Gábaru) (rivo in agro di Sassari). Il nome del corso d'acqua è da connettere con quello pirenaico antico Gabarus, Gaverus, odierno Gave de Pau (Francia), col rivus de Gavere [oggi la Gavère (Gers)], col bearnese antico gaver «fiume», moderno gab «torrente» ed infine col basco gavarra «rivo» (G. Paulis, NLS, XX). Anche in questo caso però si deve considerare che la connessione dell’appellativo protosardo con quello basco non è esclusiva od univoca.

ghiddostre, qiddostre «erica arborea, scopa da ciocco», che è da confrontare col basco gíllar, ilhar «erica». Invece questa connessione protosardo-basca è esclusiva od univoca
.
golósti, (g)olósti(u), (g)olóstri, bolóstiu «agrifoglio» (Ilex aquifolium L.), che è da confrontare col greco kélastros «agrifoglio» (di origine ignota; GEW, DELG), col basco gorosti, col navarrese golostia, gorostia «agrifoglio» (DILS, LISPR). Anche in questo caso si deve considerare che la connessione dell’appellativo protosardo con quello basco e con quello greco induce a pensare a un fitonimo “mediterraneo” conservato in Grecia, in Sardegna e in Iberia.

 troccu «dirupo, burrone, strapiombo, forra di montagna», (Orgosolo) trolqu «canalone, dirupo per mondezzaio», (Dorgali) trohu «solco sul terreno scavato dall'acqua»; "probabilmente preromano" per il Wagner (DES II 522), che accetta l'accostamento fatto da J. Hubschmid (SSt 42 seg.) col basco troka «barranco, encañada» e con lo spagnolo settentrionale torco, torca (DILS, LISPR). Pure questa connessione protosardo-basca è esclusiva od univoca
.
 thurru, turru, tzurru, zurru, ciurru «rigagnolo, rivolo, cascata,-ella», che è da confrontare col basco txurru «cascata d'acqua», «fonte», con lo spagnolo chorro «getto o cascata d'acqua» (DECH II 394-395) e infine col lat. tullius «getto, zampillo, cascatella» (di origine ignota; DELL), tutti e tre di probabile origine “mediterranea” (M.P.) Anche questa connessione protosardo-basca non è esclusiva od univoca.

Dall’elenco va invece eliminato il fitonimo sardo ogliastrino eni, énis «tasso» (Taxus baccata L.), perché la sua supposta connessione col basco (h)agin «tasso», lascia molto a desiderare sul piano fonetico, mentre è molto più stringente con l’albanese eniё, veniё «tasso» (A. Areddu). In realtà di tratterà di un fitonimo “mediterraneo” conservato sia in Illiria sia in Sardegna.





Conclusioni: 

I) Gli appellativi in questione sono quasi tutti fitonimi o “nomi di piante”; e se ne capisce bene il motivo: gli Indoeuropei, arrivando nelle terre del bacino del Mediterraneo, trovarono piante che essi prima non conoscevano nella loro sedi originarie, per cui furono costretti a chiamarle col nome con cui le chiamavano gli indigeni.

II) Solamente due connessioni protosardo-basche sono esclusive od univoche: ghiddostre/gíllar «erica», troccu/troka «dirupo», e tale numero è così esiguo che induce ad escludere con assoluta decisione che il protosardo e il basco fossero lingue imparentate fra loro. Ed allora come si può spiegare l’esistenza di queste due sole isoglosse relative a lingue molto distanti e molto differenti tra loro? A mio giudizio si può spiegare nello stesso identico modo in cui abbiamo visto che si spiegano altri casi visti: si tratta di appellativi che sono relitti del sostrato “mediterraneo” preindoeuropeo, che però in questi due casi risultano essersi conservati in Italia, in Sardegna e in Iberia.


*   *   *

Ancora da escludersi con assoluta decisione è la ipotesi - che è stata avanzata di recente - dell’origine “paleobasca” oppure “iberica” di un certo numero di cognomi sardi.
In tutto il dominio linguistico romanzo e cattolico, nella immensa maggioranza i cognomi hanno avuto un’origine recentissima, dato che risalgono appena all’epoca postridentina, cioè al periodo posteriore al Concilio di Trento (1543-1567 d. C.), quello che impose ai parroci l’obbligo di compilare i registri parrocchiali. Prima di allora dappertutto i cognomi nella grande maggioranza dei casi, non erano altro che “soprannomi” personali, facenti riferimento a qualità fisiche o morali di ciascun individuo, alla sua figliolanza, alla sua terra di origine, e come tali raramente si trasferivano di padre in figlio.
Oltre a ciò, a prescindere da elucubrazioni pseudo-metodologiche che sono state prospettate, anche per la storia dei cognomi si deve applicare la “norma della economicità”, quella che, in una qualsiasi disciplina o scienza, prevede e prescrive che fra più soluzioni di un problema vada privilegiata la soluzione più economica, quella più facile, quella più evidente. “Norma della economicità” che spinge a ritenere che in una terra linguisticamente neolatina o romanza come è la Sardegna, l’origine dei cognomi vada ricercata nella lingua latina, tuttora presente dappertutto nell’Isola, anche nella toponimia [nella mia recente opera I toponimi della Sardegna – Significato e origine, 2 Sardegna centrale, Sassari, 2011, EDES (Editrice Democratica Sarda), sigla TSSO] ho trovato che dei circa 20 mila toponimi sardi studiati l’83% sono di origine latina e solamente il 13% sono di origine prelatina!).
Per questa ovvia e importante considerazione non hanno affatto origine paleobasca od iberica, ma hanno origine latina oppure neolatina (cioè catalana o spagnola o italiana) gli odierni cognomi sardi:

 Ardu (Aidomaggiore, Cuglieri, Iglesias, Macomer, Nùoro, Oristano, Orosei, Sagama, Scano M.): 1) può corrispondere al nome di due villaggi mediev. Ardu, uno vicino ad Iglesias e l'altro vicino a Sassari (Day 21, 95), indicando in origine la nascita di un individuo in una di quelle località (CDS II 45, anno 1410); 2) può essere una variante dei cognomi Gardu e Cardu e pertanto significare anch'esso «cardo»; 3) in subordine potrebbe essere la versione sarda del nome pers. masch. Aldo (vedi Aldu).- È documentato in tutti i condaghi.

 Areste, Aresti (Iglesias, Oristano, Sorso, Uras): corrisponde all'aggettivo areste/i «agreste, selvatico, indomito, rude, rozzo», che deriva dal lat. agrestis-e (DILS).

 Asuni (Isili, Lanusei, Lotzorai, Serdiana, Tadasuni): corrisponde al nome del villaggio Asuni (prov. di Oristano) e in origine indicava la nascita di un individuo in quel sito (DILS II 542). Vedi Asunis, Az(z)uni, Atzuni, Suni².

 Cara (Barì S., Gergei, Lanusei, Lodè, Oristano, Serrenti, Siniscola): corrisponde all’appellativo cara «faccia, viso», che deriva dal lat. cara (REW 1670); è documentato nelle Carte Volgari AAC XVII, nel Condaghe di Bonarcado 128 e nel CDS II 43) (vedi Caredda); 2) in subordine può anche essere un cognome propriamente italiano corrispondente al femm. dell'aggettivo caro-a (DCI 94-95) (vedi Carella³).

 Carta (diffuso in tutta l'Isola): 1) può corrispondere all’appellativo carta «carta, contratto, atto notarile o amministrativo», che deriva dal corrispondente italiano (DILS) (è documentato nei Condaghi di Silki e di Salvennor, nel Codice di Sorres e nel CDS II 43); 2) può corrispondere all’appellativo sardo carta «misura lineare determinata dalle quattro dita della mano unite», il quale deriva dal lat. quartus-a (DILS).

Chere (Orani, Silanus): probabilmente corrisponde allo spagn. Cheres, vezzeggiativo del nome pers. femm. Mercedes. Vedi Cheri.

Doi (Desulo) corrisponde a uno dei numerosissimi vezzeggiativi del nome personale Sarbadore, Serbadore/i «Salvatore». Vedi Dore, Foi(s).

Locche, Loche (Cagliari, Cabras, Cuglieri, Fonni, Irgoli, Loculi, Macomer, Oliena, Oristano, Orosei, S. Caterina P., Tonara) corrisponde al nome pers. masch. Eloches, Iloche (Bitti, Mamoiada), che è quello del personaggio biblico Enoch).- È documentato nel Condaghe di Silki 437 come Locche e in quello di Bonarcado come Loce, Loke, Loqu, nel CDS II 44 per l'anno 1410 come Loche e Loquee. Vedi Loca³, Lochi², Locci².

Loi (diffuso in tutta l'Isola): 1) Se è pronunziato Lòi (con la ò aperta), corrisponde all'accorciativo di Ballòi, che è il vezzeggiativo campidanese del nome pers. Sarbadòri «Salvatore»; 2) Se è pronunziato Lói (con la ó chiusa), è una variante grafica del cognome Loy e pertanto significa anch'esso «Eligio» (Porru 629) (vedi Aloi); 3) può anche corrispondere al nome del villaggio mediev. Loi, Loy (Wolf 41, 57), ormai scomparso, indicando in origine la nascita di un individuo in quel sito (è documentato nel CDS II 44 per l'anno 1410 come de Loy).-

Masala (Másala) (diffuso in tutta l'Isola): 1) Può derivare dal cognomen lat. Massula (RNG; UNS 161); 2) Può corrispondere al nome di una località Masala nei pressi di Cossoine, citata nel Condaghe di Trullas 70, 179.- È documentato nei Condaghi di Silki (CSPS 9, 68, 202, 253, 281, 356, 361), di Trullas (CSNT² 37, 186, 308) e di Salvennor (CSMS 173), nel Codice di Sorres (275) e nel CDS II 44.

Masia (Masía) (Abbasanta, Bonorva, Lanusei, Oristano, ecc.): 1) Può corrispondere al nome del villaggio mediev. Masia (Wolf 43), ormai scomparso, indicando in origine la nascita di un individuo in quel sito; 2) Può essere un cognome catalano-spagnolo corrispondente all’appellativo masia «masseria, podere, casa di campagna»; 3) può essere una variante del cognome Maxia (vedi).

Mele (diffuso in tutta l'Isola): corrisponde al log. mele «miele», il quale deriva dal lat. mel (DILS) (è documentato nel CDS II 44 per l'anno 1410). Vedi Melette, Meli, Melinu.

Mula(s) (Bitti, Dorgali, Ghilarza, Iglesias, Irgoli, Macomer, Mamoiada, Oliena, Oristano, Orosei, S. Maria Navarrese, ecc.): corrisponde all’appellativo mula «mula», che deriva dal lat. mula (DILS) (è documentato nel Condaghe di Bonarcado e nel CDS II 45) (vedi Mua, Mulas, Muledda).

Nela (non Nele!) corrisponde all’appellativo di Sindia sa nela «la volpe», il quale è da riportare all’appellativo sardiano o protosardo masch. unele «volpe», che è frequente nella toponimia della Sardegna centrale, quasi sempre in composizione con altri appellativi: cfr. i toponimi Anela (Comune di A.), Gutturunele (Oliena/Orgosolo) «viottolo della volpe», Maraunele (Orgosolo) «palude della volpe», Badu (‘e) sa nele «guado della volpe» (Orani), Montiqinele (Oliena) «monticello della volpe», Tanaunella (Budoni) «tana o cala della volpe», Tramassunele (Fonni) «tamerice della volpe», Taunele (Bitti) [= ta unele «la volpe», ta- articolo sardiano; LICS II cap. III].

Nioi, Niffoi, Nivoi (Barbagia): possono essere i vezzeggiativi del nome pers. Nigola «Nicola». Vedi Nivola.

Noli (Olzai, Orani, Orgosolo, Ottana, S. Teodoro, Sarule, Sindia, Siniscola, Tiana, Tortolì, Tula): probabilmente significa «Anatolio», derivando dal lat. eccl. Anatolius in caso vocativo. Vedi Nolis, Nolli, Nuvoli.

Ortu (Bolotana, Cagliari, Oristano, Orotelli, Tortolì): corrisponde all’appellativo ortu «orto», che deriva dal lat. hortus (DILS).- È documentato nei Condaghi di Silki e di Salvennor.

Soro (Sòro) (Abbasanta, Borore, Nùoro, Oristano, Tertenia, ecc.): 1) può essere una variante del cognome Soru (Sóru) (vedi) italianizzato nella vocale finale; 2) potrebbe corrispondere ad alcuni toponimi còrsi Soro, indicando in origine la nascita di un individuo in una delle corrispondenti località (DCSC); 3) può essere un cognome forestiero attestato a Madrid e a Barcellona.- È documentato nel Codice di Sorres 155, 158.

Suni (Cagliari): 1) corrisponde al nome del paese di Suni, nella Planargia e in origine indicava la nascita di un individuo in quel sito (è documentato nel Condaghe di Silki 147, 148, 264 come Sune e nel Condaghe di Trullas 298 come Sunni); 2) in subordine può corrispondere a una forma aferetica del cognome Asuni (vedi).- Vedi Di Suni.

Tocco (Galtellì, Genoni, Isili, Laconi, Nùoro, Nurallao, Oristano, Orroli, Tonara, Tortolì, Uras, ecc.): è un cognome propriamente italiano, il quale: 1) può corrispondere all’appellativo tòcco «pezzo» oppure «specie di cappello» oppure «randello»; 2) può corrispondere all’appellativo tócco «toccamento», «colpo»; 3) può anche corrispondere al nome dei borgo di Tocco (prov. di Benevento) indicando in origine la nascita di un individuo in quella località.

Uras (Arzana, Baunei, Cuglieri, Macomer, Nùoro, Oristano): corrisponde al nome del paese di Uras (prov. di Oristano) e in origine indicava la nascita di un individuo in quel sito; è documentato nel Condaghe di Bonarcado, nel Codice di Sorres e nel CDS II 43, 44. Il toponimo Uras è da riportare all’appellativo aúra, ura «augurio, vaticinio, fortuna, sorte» (al plur.), che deriva da un verbo *aurare, a sua volta dal lat. a(u)gurare (CVS² 25, DitzLcs, VOSLI, DES I 152), per cui ha una valenza e finalità teoforica o sacrale.

Usai (Usái) (Cuglieri, Dorgali, Galtellì, Ilbono, Isili, Lanusei, Nùoro, Oristano, Tortolìe, ecc.): è una variante del cognome Gusai e corrisponde al fitonimo sardiano o protosardo gusaju «aglio angolare» (DILS, NVLS); è documentato nel Condaghe di Bonarcado 11, 84, 88, 100, 205 come Usay.
Massimo Pittau

giovedì 13 giugno 2013

Baschi e Sardi



Un Bronzo di Botorrita, tra le più importanti testimonianze della lingua dei Celtiberi. Risalenti al I secolo, sono redatti in alfabeto iberico
Indoeuropeizzazione.

di M. Feo


Il vocabolo sottende un lento e lungo processo – in parte ancora non ben spiegato, in quanto avvenuto in un periodo in cui i documenti scritti erano ancora assenti o scarsissimi – d’espansione di una particolare famiglia di linguaggi, detti appunto Indoeuropei.

Non si conosce la “culla” (Urheimat) delle lingue Indoeuropee, cioè la sede d’origine, ma si pensa che fosse una zona piuttosto piccola, all’inizio del processo.
I linguisti ancora ne discutono, anche se il ventaglio di possibilità – che prima era vastissimo, includendo anche Antartide ed Artide – è ormai ristretto quasi definitivamente ad una zona più o meno vaga e più o meno vasta, sita nell’Europa Sud Orientale.

E’ ormai considerata errata l’ipotesi che le lingue Indoeuropee si siano affermate a causa di una superiorità biologica delle popolazioni che le parlavano.
Contro questa sbagliatissima opinione,  J. P. Mallory ebbe a scrivere: "We are always wary of suggesting models of expansion that will be caricaturized as hordes of frenzied Aryans bursting out of the Russian steppe and slashing thei way into the comparative grammars of historical linguists". (Siamo sempre attenti a non proporre modelli d'espansione che si possono parodiare come orde di Ariani impazziti che irrompono dalla steppa russa e si aprono la strada con fendenti di spada attraverso le grammatiche comparative dei linguisti storici).
Se da un canto si nega la superiorità biologica (che è un concetto razzista), dall’altro si ammette che esistesse qualche cosa che permetteva agli Indoeuropeo parlanti un sensibile vantaggio sulle altre popolazioni circostanti. Doveva esistere qualche elemento determinante che rendesse desiderabile, se non preferibile o addirittura indispensabile, l’apprendimento di una nuova lingua.
Nell’ipotesi di Marija Gimbutas questo qualche cosa era rappresentato dall’uso del cavallo – conosciuto ai Kurgani, che lo avevano in dono dalla natura nelle proprie terre e quindi avevano potuto addomesticarlo –   che permetteva un più ampio raggio d’azione e maggiore velocità che alle altre popolazioni.
Nelle varie ipotesi, questo fattore di vantaggio può variare, ma ha la costante di essere rappresentato sempre da un elemento di origine geografica: una fortuna casuale. Praticamente: i classici due semi identici che cadono uno sulla terra fertile e l’altro sulla terra arida, ma non per questo sono uno migliore dell’altro.

Francisco Villar[1] – parlando dei Baschi – riferisce che l’indoeuropeizzazione della Penisola Iberica cominciò tardi. È abbastanza sicuro che tutti i gruppi IndoEuropeo parlanti giunsero attraverso i Pirenei. L’indoeuropeizzazione dell’Europa era partita dalla regione Danubiana centroorientale e quello di quest’ultima dalle steppe del sud della Russia.
Ciò significa che il processo giunse in Spagna molto dopo che nell’Europa Danubiana. In precedenza,  la cultura neolitica della Vecchia Europa si era diffusa in Occidente ed aveva raggiunto la penisola iberica. Così in Spagna la civiltà della Vecchia Europa – caratterizzata da aspetti peculiari – sopravvisse ancora per molti secoli, anche dopo che quest’ultima era scomparsa dalla sua sede d’origine, la regione danubiano-balcanica.
Di tutta la Vecchia Europa, gli unici superstiti rimasti sono attualmente i Baschi, a sud (a nord della linea che gli Indoeuropei non oltrepassarono mai si trovano essenzialmente i linguaggi Ugro-finnici).
La Lingua Basca (Euskara) è l’unica lingua di quella fase remota che sia sopravvissuta. Anche nelle leggende  e nelle usanze basche permangono non pochi segni identitari dei quell’antica cultura agraria e matriarcale.
Tutti gli indizi lasciano presupporre che questo popolo (Vasconi, Autrigoni, Caristi, Varduli, Airenosi, Andosini e forse Aquitani) si sia insediato almeno nel Neolitico al di qua ed al di là dei Pirenei. Potrebbero essere giunti da un posto che non conosciamo, oppure essere discendenti di abitanti mesolitici già stanziati in quelle zone. Si sa che  si tratta di un popolo e di una lingua che hanno sempre subito la pressione di popolazioni circostanti di cultura e d’organizzazione sociale superiore, subendone talvolta le invasioni.
Eppure, ha saputo sopravvivere, pur dovendo subire la penetrazione di elementi provenienti da altre lingue (di adstrato e di sostrato, rispettivamente provenienti da lingue di popolazioni circostanti e lingue preesistenti).
Villar esprime questi ad altri concetti con estrema semplicità, senza farsi troppi problemi nel descrivere i Baschi come una popolazione (un isolato genetico) incastonata dal caso in una posizione di qualche inferiorità rispetto ad alcune delle altre circostanti: certamente non tutte, ma quelle indoeuropeo parlanti sicuramente sì.
Infatti quelle s’imposero ed il Basco no. Già fu un grande merito (che è giusto studiare in tutti i suoi risvolti) di quella cultura se essa sopravvisse e giunse fino a noi, pur navigando in ambiente ostile.

I Baschi, per loro tendenza difensori della loro elitaria posizione identitaria, probabilmente non gradiscono affatto questa esposizione dei fatti: non escluderei del tutto che alcuni tra loro ne sostengano una versione del tutto differente.

A questo punto mi fermo: faccio solamente notare come esistano numerose e strette analogie tra la posizione  della cultura dei Baschi e quella dei Sardi e similmente siano puntuali le somiglianze nell’atteggiamento orgogliosamente identitario che uniscono alcuni rappresentanti delle due rispettive popolazioni in difesa di rappresentazioni 'alternative' del proprio passato.

Amare qualcuno o qualcosa, invece, significa soprattutto conoscerne appieno la natura – amarlo per i suoi pregi e malgrado i suoi difetti – e per tale motivo rappresentare l'oggetto del proprio amore sempre obiettivamente ed in modo completo, includendo gli uni e gli altri.


[1] Francisco Villar Liébana (23 maggio 1942) è un linguista spagnolo, professore di linguistica indoeuropea all'Università di Salamanca dal 1979 e autore di numerosi lavori fondamentali della moderna indoeuropeistica.