Caro amico mio:
non ho potuto salutarti neppure per l'ultima volta.
Ho dovuto apprendere per telefono, da un comune amico in singhiozzi, della tua dipartita.
E dire che noi tutti ti consideravamo forte come un toro: il più forte - indubbiamente - di tutti noi.
Ricordo, per esempio, quella sera - uscendo nella fiumana di spettatori dal Cinema Adriano - che ti fermasti all'improvviso, per tirare fuori un sigaro, che avresti acceso solamente fuori. Un omaccione alto come un giocatore di basket ti venne addosso da dietro e letteralmente si accartocciò su di te (che eri molto più basso). E tu non te ne accorgesti neppure: una roccia, questo eri.
Eppure un infarto ti ha portato via, all'improvviso, a tutti noi della combriccola ed ai tuoi cari. Ed io non posso perdonarti per non essere stato più forte, questa volta, ancora una volta.
Noi tutti scherzavamo - ricordi? - su come dovevano sconfortarsi le tue pazienti, al pensiero di una visita ginecologica fatta da uno che assomigliava più ad un uomo di Neanderthal col camice, piuttosto che ad un professionista serio. Quelle sopracciglione scure, quel collo taurino da pugile (che pure eri stato, in gioventù), quelle manone!
Eppure eri gentile e sapevi bene che cosa significhi essere di umili origini, perché quelle erano le tue origini. Eri un uomo buono.
Mi mancherai, collega, amico: con le tue battutacce troppo spesso ripetute, con le tue provocazioni da monellaccio cresciuto, che non si rende conto d'essere adulto, con le tue care vecchie barzellette sceme, di cui conoscevamo già a memoria la fine...
Addio, Ivo Germani...
L'uomo percepisce l'ambiente attraverso i cinque sensi. Inoltre, possiede una percezione particolare - che è quella del tempo - che non è solamente un adattamento automatico al clima, all'irradiazione solare ed alla stagione (come in alcuni altri animali) bensì è la capacità critica di percepire il trascorrere del proprio tempo biologico, nell'ambiente.Di tutto questo vorrei parlare, per i primi 150 anni: poi, forse patteggeremo su quale prossimo argomento discorrere insieme
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martedì 15 settembre 2015
domenica 29 luglio 2012
Entriamo, allora, nel complicato rapporto dell’uomo col tempo misurabile: a scandire il trascorrere del suo tempo biologico, della durata delle sue fatiche e dei suoi svaghi, paventando l'approssimarsi della morte ("tutte le ore feriscono, l'ultima uccide", sta scritto su molte meridiane, anche se i più preferiscono frasi disinvolte ed allegre quali: "Conto solamente le ore serene" - perché le meridiane hanno bisogno del sole, perché l'ombra dello gnomone sia leggibile).
2700 - 2300 a.C.
Compaiono le prime clessidre, nella civiltà idraulica dei Sumeri.
Sono ad acqua.
Poi diventeranno a sabbia, quando saranno adottate da civiltà
che fioriscono in località semidesertiche.
Resterà il nome greco a testimoniarlo: Clepsydra.
2500 - 1300 a.C.
Gli Assiro Babilonesi dividono il tempo
in ore, minuti e secondi secondo il sistema sessagesimale,
che adottiamo ancora oggi.
Il sistema fu probabilmente adottato anche
per via dei vantaggi pratici
che comportava.
Di fatto, il numero 60 possiede un’enorme quantità
di sottomultipli: 12, 10, 6, 5, 4, 3, 2.
Ciò rende molto più facile e veloce
l’utilizzazione quotidiana e commerciale del sistema. 
1850 a.C.
Gli Egizi usano clessidre per calcolare le pulsazioni umane.
400 - 800 a.C.
Tra i Greci si usano candele graduate
per calcolare il trascorrere del tempo.
350 a.C.
Probabilmente,
il colosso di Rodi era, oltre che un faro
ed un simbolo di potenza e benessere,
anche un immenso orologio,
che sfruttava il movimento di marea.
220 a.C.
Si pensa che Archimede, avendo inventato
la “vite senza fine” e la ruota dentata,
abbia anche inventato strumenti per la misurazione del tempo.
10 a.C.
I Romani costruirono enormi orologi solari,
che erano più precisi.
Uno di questi è ancora in funzione,
a Roma nella Basilica di S. Maria degli Angeli.
Il più grande, sembra, fu realizzato ai tempi di Augusto.
802 d.C.
Tra i doni che lo sceicco Harun Al Rashid
invia a Carlo Magno, c’è un orologio ad acqua,
che suona le ore.
1000 d.C.
I Benedettini, per regolare la loro vita nei Monasteri,
inventano e costruiscono orologi con sveglie
sonore, realizzate per mezzo di piccole campane.
Li ringraziamo ancora, ogni mattina.
1330
Giacomo Dondi progetta e costruisce un “Astrario”,
un sofisticato orologio che è mosso da un solo
meccanismo a gravità e che mostra, su otto quadranti,
il movimento dei pianeti.
Il difficile, ma dettagliato progetto (Tractatus Astrarii)
è stato nuovamente realizzato postumo,
ai giorni nostri.
1540
Il fisico ed astronomo olandese Reyner G. Frisius
suggerisce per primo che,
per calcolare la longitudine in mare
è necessario un cronometro,
cioè un orologio
estremamente preciso.
1620
Galileo Galilei scopre le leggi del pendolo.
Disegna un orologio a pendolo e ne inizia la costruzione,
ma muore prima di portarlo a termine.
Il primo orologio a pendolo funzionante sarà costruito
dall’astronomo olandese Christian Huygens,
nel 1670.
1700
Si risolve il problema dell’attrito dei perni nelle proprie sedi,
con l’invenzione delle pietre preziose
sintetiche forate, da parte di Nicolas Fatuo.
Ancora oggi, si utilizzano i rubini sintetici.
1750
John Harrison costruisce i primi robusti e precisi cronometri
da marina.
La possibilità di determinare correttamente la longitudine
rivoluziona la navigazione,
come già avevano fatto la vela prima e la bussola poi.
1790
A. L. Perrelet inventa e realizza un sistema
di ricarica automatica degli orologi.
1801
Abraham Luis Breguet, genio dell’orologeria,
rivoluziona il campo con
lo scappamento a tourbillon,
i meccanismi antiurto,
la spirale Breguet.
Ancora ci domandiamo tutti cosa accidenti siano.
1870
Adrienne Philippe inventa il sistema di ricarica a corona,
una delle modifiche che permette all’orologio
di diventare “da polso”.
La necessità d’utilizzare una chiavetta,
prima d’allora, lo impediva.
1975
Nasce l’orologio al quarzo, che è circa
100 volte più preciso dei precedenti modelli.
L’uomo tenta di sminuire le dimensioni del tempo
misurandolo riduttivamente con gli orologi,
forse esorcizzandone così la sua qualità più corrosiva,
che è la sua ineluttabile inarrestabilità irreversibile.
Ma il Tempo non si lascia rinchiudere in quelle scatolette,
per quanto preziose,
eleganti, costose esse siano:
il tempo le avvolge insieme ai suoi costruttori e le divora
senza alcuno sforzo,
senza che nulla, alla fine rimanga, di tutte le cose
che hanno frequentato il mondo.
Neanche la definizione stessa di che cosa mai sia,
o sia mai stato,
il tempo.
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