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martedì 14 aprile 2015

Popoli del Mare? No: solo un incidente in cucina...



Researcher casts doubt on sea peoples theory





The ancient city of Lachish was one of the 16 sites re-examined in the research project. Image: Mark A. Wilson/Wikimedia commons (CC BY-SA 3.0)

The ancient city of Lachish was one of the 16 sites re-examined in the research project. Image: Mark A. Wilson/Wikimedia commons (CC BY-SA 3.0) 


University of Tübingen doctoral candidate Jesse Millek has been honoured for his research, which questions the controversial theory of the “sea peoples”.
Mr. Millek has been awarded the Sean W. Dever Memorial Prize by the William F. Albright Institute of Archaeological Research in Jerusalem for a paper presenting his findings on the topic. He has been studying the control of resources during the transition from the Bronze Age to the Iron Age in the Southern Levant. The research focuses on the fall in trade at the end of the Late Bronze Age in what is now Israel and Jordan.
The award winning work is entitled, “Sea Peoples, Philistines, and the Destruction of Cities: A Critical Examination of Destruction Layers ‘Caused’ by the ‘Sea Peoples,”  and deepens the understanding of what caused the decline of the Southern Levant at the end of the Bronze Age.

Mortuary Temple of Ramesses III, from the air. Image: Steve F-E-Cameron/Wikimedia Commons (CC BY 3.0)
Mortuary Temple of Ramesses III, from the air.
 Image: Steve F-E-Cameron/Wikimedia Commons (CC BY 3.0)

More complex

Until now, an inscription in the Mortuary Temple of Ramses III – Medinet Habu – has been said to be evidence of an invasion by the “sea peoples”. The engraving, dating back to 1180 BCE, became the basis for the much-discussed theory which blamed the invasion for the collapse of the neighbouring Levantine kingdoms and the collapse of interregional exchange. Mr. Millek’s recent findings, however, indicate that the causes for a sharp decline in trade are much more complex and likely to have been related to internal, revolutionary processes of social change and an altered approach to handling resources.

Critical examination of 16 sites

Mr. Millek critically examined 16 sites in the Southern Levant said to have been destroyed by the “sea peoples” in a Collaborative Research Center (SFB) 1070 paper. One example is the city of Lachish. Located 44 kilometres southwest of Jerusalem, it is one of the largest and most significant archaeological sites in the Southern Levant.
During early excavations, archaeologists uncovered the charred remains of a temple and building in the Late Bronze Age Destruction of Level 7. Subsequent research interpreted these finds as evidence of a military conflict with the “sea peoples.” However, a critical reassessment of the excavation reports indicates that several significant factors were missed in the initial interpretations.
Jesse Millek says that, “The Late Bronze Age building in Area S was most likely destroyed by a kitchen fire, as the area around the hearth showed the most destruction and was very likely the source of the fire. Even in the past, buildings could be destroyed and preserved in the archaeological record by a common place event like a kitchen fire. Moreover, the Fosse Temple appears to have been ritually terminated as all valuable or cultic items were removed from the temple before it was burned and there were no signs of vandalism. Additionally, the site remained sacred after it was burned as no later people built on top of it, or dug into its remains, which would again indicate the temple was ritually terminated.” The orderly de-consecration of sacred sites points towards changed handling of spiritual resources and a cultural reorganization of values within the society. Continuing research should determine in how far the fall in trade is linked to this change in values.
The head of project A06, Professor Jens Kamlah, emphasizes the significance of disproving the “sea peoples” theory. 
He says, “The goal of our research is to disprove the evidence supporting this old, extremely simplified, model. Mr. Millek’s work represents a significant contribution to this effect. The time period we are investigating is crucial for the rise of the Israel we know from the Old Testament of the Bible. Demonstrating the different reasons and complex economic relationships behind the decline in trade can provide new insights into this key epoch.”

martedì 28 gennaio 2014

Gli eventi ‘misteriosi’ del 1200 a.C



Il Collasso della fine dell’Età del Bronzo.
Si passò dal Bronzo al Ferro.
Caddero Città fortificate, Regni ed Imperi apparentemente indistruttibili, fino ad allora padroni del Mondo Antico.
Si passò dal potere assoluto delle Aristocrazie Nobili ad un ‘epoca rurale e modesta, in un grande e sincrono salto indietro nel tempo, ‘inspiegabile’ fino a qualche anno fa. Alcune lingue e scritture si persero per sempre.
L'unica e romanzata spiegazione - talvolta solamente adombrata, talaltra chiaramente espressa - è quella dei fantomatici 'popoli del mare'.

Molti documentari presentano così, in modo sensazionalistico e misterioso quell’epoca.

Nessuno dei moderni era lì allora, per cui nessuno può oggi testimoniare in dettaglio ciò che successe allora. E' vero che si tratta di un lungo lasso di tempo, in cui molto accadde... Ma è altrettanto vero che tutti gli studi (multi-disciplinari, guarda un po': talvolta insieme, talvolta separatamente, ma tutti sinergicamente), permettono - seppure per sommi capi - di ricostruire un quadro complesso, di lenta ed inesorabile evoluzione, che ormai è generalmente accettato e che è convincente oltre che realistico.
Credo si possa riassumerlo così:

1) Nei decenni precedenti al collasso: ripetuti episodi di siccità, anche prolungata, che hanno condotto alla desertificazione di molte aree prima produttive. La Paleo Climatologia lo ha dimostrato senza ombra di dubbio (ma ne esistono tracce negli annali di vari paesi, oltre che in scritti, cui prima non era stata data alcuna credibilità, sembrando essi solo scritti letterari: vedi "La Maledizione di Accad", ad esempio, oppure anche le "Storie" di Erodoto, riguardo al motivo per cui i 'Tirreni' avrebbero lasciato l'Anatolia).

2) L'aumento storicamente documentato del prezzo del grano: talvolta molto al disopra del triplo. Si parla anche di prezzi più che decuplicati (i paesi produttori 'facevano cartello' già allora: Hatti, Egitto e l'attuale Palestina, allora Egiziana).

3) Inizio del crollo definitivo di società che non erano produttrici di grano e che erano già in partenza società economicamente molto sbilanciate (es.: i Micenei, che scambiavano il loro metallo con il grano e che pertanto dipendevano completamente dai produttori, per la sopravvivenza delle loro popolazioni).

4) Terremoti e maremoti, negli anni immediatamente precedenti al Collasso della fine dell'Età del Bronzo: avvennero provatamente (Paleo Geologia, marina e terrestre) solamente nel Mediterraneo orientale (i maremoti del Mediterraneo occidentale sono fantarcheologia) e furono la causa di molti dei fenomeni che in molti casi sono ancora dati per sconosciuti e non spiegati. Le linee di faglia del Medio oriente sono tra le più attive ed intricate nel Mondo intero.

5) Destabilizzazione dei poteri centrali di tutti gli stati del mondo allora conosciuto. I motivi sono già presenti 'in nuce' in quanto già detto: carestia, calo di ogni produttività, impossibilità dei vertici a pagare i vari livelli gerarchici della struttura statale, malattia (epidemie per inquinamento delle acque, bestiame morto, etc), fuga dalle coste, furti, violenze personali e razzie, disordini sociali, anarchia, pericoli a tutti i livelli. Paura ed abbandono dei campi e dei paesi di origine, fuggendo con ogni propria possibile proprietà trasportabile, specie gli animali. La via preferita? Quella marina, ovviamente: allora meno pericolosa di quella terreste, attraverso un'orografia spesso sconvolta e talvolta già difficile in partenza (si pensi all'attuale Turchia, alla catena del Tauro etc).

6) Fuga di molti gruppi piccoli e grandi, di svariata origine, via mare, ma anche via terra: verso dove? Verso la Terra Promessa (chiedo scusa se divento troppo poetico!) che sarebbe stata, poi, qualsiasi terra produttrice di grano: una di esse era l'Egitto. Un'altra, la Palestina. Non la Turchia, che era stata completamente sconvolta dalle Tempeste Sismiche (che non sono sciami sismici, si prega di controllare il significato geologico dei termini): i Kaska delle coste del Mar Nero ne approfittarono comunque, per dare il colpo mortale al loro tradizionale nemico da 600 anni (per molto tempo, furono ritenuti gli unici responsabili della distruzione di Hatti, esattamente come i fantomatici 'Popoli del Mare' furono ritenuti i responsabile del Collasso della fine dell'Età del Bronzo).

7) L'Egitto interpretò i molti arrivi (che noi chiamiamo oggi di volta in volta 'migrazione', richiesta di asilo', 'infiltrazione', soltanto occasionalmente 'invasione' e solo eccezionalmente 'conflitto armato' (ci furono certamente ANCHE di quelli) come le successive ondate di invasioni da parte di una confederazione di eserciti armati organizzati ed uniti contro lo stato Egizio.

8) La caduta di molti stati preparò il terreno per una nuova età (che noi chiamiamo del Ferro) che sarebbe stata meno rutilante di bronzo, meno affollata di luccicanti armature e molto più semplicemente rurale: era finita l'epoca degli eroi e delle aristocrazie nobili detentrici del potere (certamente: ci sarebbe voluto ancora molto tempo, ma i semi erano stati sparsi). Il cambio fu repentino e doloroso: per molti anni ancora - prima del primo acciaio - il ferro dette risultati inferiori all'ormai perfetto strumento di bronzo. Per molto tempo ci si era chiesto perché mai fosse stata abbandonata una lega (il Bronzo) nella quale si era raggiunta la perfezione, per abbracciare una tecnologia basata su un metallo (il Ferro) che permetteva risultati molto inferiori e che tali sarebbero rimasti ancora per molti anni.

9) Interruzione dei commerci via terra e specialmente via mare, che erano stati fino ad allora gestiti dalle grandi aristocrazie nobili, che non c'erano più. Interruzione conseguente dell'arrivo dello Stagno dai lontani paesi che ne avevano. Impossibilità di ottenere altro bronzo. Il ferro, invece, è ubiquitario.

10) Perdita di alcune lingue scritte e parlate.

11) L’Archeologia non trova nella maggioranza delle città ‘distrutte dai Popoli del Mare’ segni di distruzione ossidionale da parte dell’uomo (manca il ritrovamento di punte di lancia, di freccia e di altre armi; manca la spoliazione dei cadaveri; l’entità della distruzione è sovrumana, non umana; la qualità delle distruzione è mono direzionale, come quella sismica; le città distrutte si trovano presso le faglie più attive del mondo; allora si costruiva su strati alluvionali instabili, o su precedenti rovine; alcune città constano di più di 40 strati: è mai possibile che ogni volta fossero distrutte da assedi?). Il nome di alcune città è diventato – già in antico – sinonimo di distruzione: da Harm Megiddo deriva il vocabolo Biblico Armageddon.

Si potrebbe continuare, così: ma è richiesto troppo spazio. Credo però che questo già sia sufficiente per argomentare contro i troppo numerosi aggettivi negativi che alcuni documentaristi usano ancora oggi per ‘il misterioso Collasso della Fine dell’Età del Bronzo’.  Certamente, l’uso di aggettivi come: ‘inspiegato’ 'sconosciuto', 'ancora ignoto', 'non ben compreso ancora oggi' etc etc, permette di aumentare la suspence.
Ma non si tratta di buona divulgazione: si tratta di cattiva informazione.

Come in quei documentari nei quali si parla ancora della bava batterica del varano di Komodo, che è un vecchio mito sfatato da molti anni, ormai.
Il varano non possiede una bava piena di batteri (almeno, non più di noi): il varano possiede vere e proprie ghiandole velenifere con le quali inietta un veleno potentemente anti coagulante, che infatti ha ragione in poche ore di vittime anche molto voluminose, per via delle vaste emorragie interne che provoca. Nessuna infezione da batteri potrebbe essere mai così rapida. 

I cosiddetti 'popoli del mare' sono come la bava del varano: non sono mai esistiti davvero.
Non ce n'è traccia reale né prima, né dopo i famigerati fatti di cui sarebbero stati responsabili. E le distruzioni attribuite loro furono prodotte da terribili forze naturali.