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mercoledì 4 dicembre 2013

Addomesticamento del Cane

Addomesticamento del Cane: forse si sviluppò a partire dalla capacità del Lupo di apprendere da altri individui.

Domestication of dogs may have elaborated on pre-existing capacity of wolves to learn from humans


I lupi sono in grado di apprendere - osservando gli esseri umani e i componenti del branco - dove sia nascosto il cibo e sono in grado di distinguere dove si finge solamente di nasconderlo, secondo un resoconto apparso per la prima volta sulla rivista ad accesso libero  Frontiers in Psychology. Questi risultati implicano anche che quando i nostri antenati iniziarono l'addomesticamento del cane, forse interagirono con una preesistente capacità dei lupi di apprendere da altri individui, che non fossero necessariamente componenti del branco...
Wolves can learn from observing humans and pack members where food is hidden and recognize when humans only pretend to hide food, reports a study for the first time in the open-access journal Frontiers in Psychology. These findings imply that when our ancestors started to domesticate dogs, they could have built on a pre-existing ability of wolves to learn from others, not necessarily pack members.
Domestication of dogs may have elaborated on pre-existing capacity of wolves to learn from humans
The researchers conclude that the ability to learn from other species, including humans, is not unique to dogs but was already present in their wolf ancestors. Prehistoric humans and the ancestors of dogs could build on this ability to better coordinate their actions [Credit: Wolf Science Center]
Un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Science suggerisce che l'uomo addomesticasse il cane circa 18000 anni fa, possibilmente a partire di una popolazione di lupi grigi che ormai è estinta. Ma resta ignoto quanta parte dell'abilità dei cani di comunicare con gli uomini derivi da precedenti caratteristiche degli antenati lupi, piuttosto che da tratti specifici e di nuova comparsa stimolati dall'addomesticamento. 

In uno studio recente,  ricercatori del Messerli Institute dell'Università di Medicina Veterinaria di Vienna ( Friederike Range e Zsófia Virányi) hanno condotto indagini per capire se  cani e lupi possano osservare un particolare soggetto "dimostratore", a loro familiare, (un essere umano oppure un cane addestrato) in modo da imparare da lui dove cercare il cibo in un particolare terreno.

Sia i lupi che i cani presentano da due a quattro volte più possibilità di rinvenire il cibo dopo avere osservato il 'dimostratore' che lo nascondeva, invece di basarsi solamente sull'olfatto. In più, essi mostravano di non cercare affatto il cibo laddove il dimostratore aveva solo finto di nasconderlo, dimostrando in tal modo di avere osservato molto attentamente.
I lupi si mostravano meno disposti a seguire il cane dimostratore verso il cibo nascosto. Questo non dimostrerebbe scarsa attenzione dei lupi verso i cani, bensì - almeno credono i ricercatori - la percezione della scarsa appetibiltà del cibo da parte dei cani dimostratori stessi, che rendeva pertanto meno ricercato il premio.

Tutto l'esperimento proverebbe che le preesistenti capacità d'apprendimento dei lupi antenati, anche da altre specie,si sarebbero dimostrate preziose anche durante l'addomesticamento da parte dell'uomo preistorico.

A paper published recently in the journal Science suggested that humans domesticated dogs about 18 thousand years ago, possibly from a European population of grey wolves that is now extinct. But it remains unknown how much the ability of dogs to communicate with people derives from pre-existing social skills of their wolf ancestors, rather than from novel traits that arose during domestication.

In a recent study, Friederike Range and Zsófia Virányi from the Messerli Research Institute at the University of Veterinary Medicine Vienna investigated if wolves and dogs can observe a familiar "demonstrator" -- a human or a specially trained dog -- to learn where to look for food within a meadow. The subjects were 11 North American grey wolves and 14 mutts, all between 5 and 7 months old, born in captivity, bottle-fed, and hand-raised in packs at the Wolf Science Center of Game Park Ernstbrunn, Austria.

The wolves and dogs were two to four times more likely to find the snack after watching a human or dog demonstrator hide it, and this implies that they had learnt from the demonstration instead of only relying on their sense of smell. Moreover, they rarely looked for the food when the human demonstrator had only pretended to hide it, and this proves that they had watched very carefully.

The wolves were less likely to follow dog demonstrators to hidden food. This does not necessarily mean that they were not paying attention to dog demonstrators: on the contrary, the wolves may have been perceptive enough to notice that the demonstrator dogs did not find the food reward particularly tasty themselves, and so simply did not bother to look for it.

The researchers conclude that the ability to learn from other species, including humans, is not unique to dogs but was already present in their wolf ancestors. Prehistoric humans and the ancestors of dogs could build on this ability to better coordinate their actions.

Source: Frontiers [December 03, 2013]

martedì 27 agosto 2013

Al di fuori del cane, il libro è il migliore amico dell'uomo. Al di dentro del cane è troppo buio per leggere un libro


L’uomo è un animale sociale.
Il lupo, anche.
Questo significa che sanno (e gradiscono) stare insieme ad altri individui, lavorare in gruppo, lanciarsi segnali a vicenda, organizzarsi in una gerarchia finalizzata.

L’uomo ‘incontrò’ (non per caso) il lupo svariate migliaia d’anni fa (15.000?), comunque prima di inventare l’agricoltura. 
Perché prima? 
Perché – con ogni probabilità – gli fu utilissimo fin dall’inizio, essendo il lupo un molto migliore cacciatore dell’uomo… Il lupo permise probabilmente all’uomo di liberarsi della condizione di mangiatore di carogne cacciate ed uccise dagli altri animali.

I due animali si ‘riconobbero’: erano entrambi capaci di calda ed intensa affettività, erano ambedue capaci di dimostrarla con atteggiamenti, espressioni facciali e versi vari, ciascuno a modo suo.
I primi lupacchiotti che l’uomo ebbe in proprio potere, (si trattò certamente di una nidiata di cuccioli, dato che gli adulti erano troppo pericolosi), svilupparono per imprinting un gratificante atteggiamento fedele ed affettuoso verso i propri padroni, che a loro volta lo ricambiarono. Fu l’inizio di un lungo e proficuo sodalizio, che perdura tuttora e che ha meritato il termine di ‘migliore amico’.

Qualsiasi proprietario di cane – oggi – afferma di sapere riconoscere le espressioni del proprio cane.
I cani infatti sorridono, tengono il muso, mostrano con evidenza ciò che provano: sorpresa o delusione, paura o aggressività, o tristezza: i cani sono tutto l’opposto che impenetrabili o imperscrutabili.
Il padrone non ‘parla’ la lingua del cane, ma ne interpreta svariati ‘segni’, che si è abituato a riconoscere.
Il cane, da parte sua, fa la stessa cosa: pone grande attenzione nell'interpretare – in alcuni casi benissimo – le movenze ed i toni del padrone ed anticipa spesso in modo incredibilmente preciso e divertente ciò che egli sta per fare.

Questi fatti sono di dominio pubblico.
Ma esiste un’intera serie di segnali che il cane possiede ed usa, e che molto probabilmente permisero al lupo di coordinare il lavoro del branco e di avere alla fine la meglio su terribili animali predatori competitori (ad esempio il masodontico Titanis Walleri del Pliocene, o ‘uccello del terrore’, che non era un animale gregario). 
Si tratta di segnali che l’uomo non può raccogliere ad occhio nudo, ma che probabilmente permettevano un’immediata (e quel che più conta, silenziosa) intesa all’interno del branco.

Se ne occupò già Darwin[1]. Più recentemente, altri ricercatori (italiani) hanno stabilito che lo scodinzolio della coda è più orientato a destra in vista del padrone, mentre è più spostato a sinistra in situazioni di rifiuto o d’ansia, oppure nell’incontrare una persona per la prima volta[2].
Un giapponese – Miho Nagasawa, Università di Azabu – lo ha riconfermato in un recentissimo studio[3], nel quale ha esaminato 14 cani di tipo diverso, filmandoli con telecamere superveloci e precise, in varie condizioni.

Nel vedere il proprio padrone, il cane manifesta la propria gioia battendo le ciglia dell’occhio sinistro, mentre di fronte ad un estraneo sposta all’indietro l’orecchio sinistro.

Sicuramente, c’è molto altro ancora. E – in fin dei conti – è uno studio in evoluzione su un fenomeno antico ed in continua evoluzione. 
C’è – da ambedue le parti – la necessità quotidiana di capirsi meglio, per esprimere meglio il proprio amore. Reciproco.


[1] “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”
[2] Ciò è dovuto alle differenze tra emisfero cerebrale destro e sinistro anche nel cane, che determinano una lateralità  sia nella risposta, sia nella percezione degli stimoli.
[3] “Dogs show left facial lateralization upon reunion with their owners”- Behavioural Processes.
[0] La frase del titolo è di Groucho Marx.

domenica 3 febbraio 2013

GENETICA DI POPOLAZIONI piccole


Genetica di ‘piccole’ popolazioni.

La Genetica sta compiendo passi veloci ed indiscutibilmente interessanti. Oltre a studiare le migrazioni di intere popolazioni umane e dei singoli individui con la sequenziazione del DNA, oggi si è passati allo studio dei nostri microscopici ospiti. Si è così scoperto che microbi e parassiti che ci tormentano nello spazio presente, ci hanno accompagnato anche nel tempo.

Uno di questi è responsabile della carie dentaria, lo Streptococcus mutans, cui si possono attribuire tre diversi ceppi distinti di sviluppo: uno reperibile negli Africani, uno negli Asiatici ed un terzo nei Caucasici (europei, mediorientali ed indiani).  Il batterio si trasmette unicamente di madre in figlio, con un meccanismo d’infezione che probabilmente si realizza durante il parto. Non è mai stata notata trasmissione per via paterna, né esistono forme di contagio orizzontale interumano. La distribuzione geografica attuale di questi ceppi batterici differenti riflette quindi le modalità di migrazione umana dall’ancestrale culla africana.

Un secondo compagno di viaggio è l’Helicobacter pylori, che si è dimostrato capace di attivarsi e di rendersi responsabile dell’ulcera gastrica, ma che risiede abitualmente e pacificamente – senza produrre sintomi – nella metà degli stomaci umani nel mondo. Di questo microrganismo esistono cinque popolazioni ancestrali: due in Africa, due in Europa ed una nell’Asia orientale. Si calcola che il batterio abbia cominciato a diffondersi 58.000 anni fa, con uno scarto d’errore di 3.000 anni. È lo stesso periodo in cui si pensa che l’uomo moderno abbia iniziato il proprio viaggio dalla stessa sede iniziale. 
Ciò implicherebbe che H. pylori era presente già in Africa prima della migrazione umana: l’Africa è pertanto l’origine di ambedue, batterio ed uomo. Sembrerebbe che la trasmissione del batterio avvenga nell’ambito familiare, ma non se ne conoscono ancora con certezza i dettagli.

Un terzo esempio è dato da un parassita non microbico, la tenia. Esistono circa 400 tipi di parassiti non microbici che considerano il corpo umano come casa propria. Il ciclo vitale della Tenia Asiatica si svolge tra due ospiti: il maiale e l’uomo. Il maiale è visto come animale impuro da due religioni, l’Islamica e l’Ebraica, ma è generalmente considerato dall’uomo in genere un animale sporco ed immondo, eletto a simbolo di qualità piuttosto indesiderabili. Sembra proprio che l’uomo diventò ospite della Tenia milioni d’anni fa, in Africa, molto tempo prima dell’inizio dell’agricoltura e della domesticazione degli animali. 
Fu l’uomo ad infettare il maiale. 
Non solamente con la Tenia Asiatica, ma anche con la Tenia Solium, che a propria volta aveva ricevuto dal cane, animale che invece ha da sempre eletto a suo migliore amico.

Si tratta di pochi ed iniziali studi, da cui, per il momento, è possibile ricavare poche deduzioni, per quanto curiose e sicuramente già utili. In futuro, raccolte più abbondanti di dati ci permetteranno probabilmente di gettare luce su aspetti della storia dell’umanità che adesso ci sono completamente oscuri. Ma già possiamo fare due considerazioni, che possono apparire semiserie.
 Una ci consiglia molta più attenzione, rispetto al passato, nello scegliere chi saranno i nostri amici.
L’altra ci obbliga a prudenza nel giudicare gli altri, prima d’incolparli di misfatti che, a guardare bene, sono stati compiuti proprio da noi.

Nel mondo si sono sparse malattie e guerre, per non avere seguito queste semplici regole.

1  P.W. Caulfield a coll. Università di New York, report comparso sul Journal of Bacteriology di febbraio 2007.
2  M. Achtman e coll., Max Planck Institut, Nature, febbraio 2007.
3  E.P. Hoberg e coll. U.S.D.A. – Servizio di Ricerca dell’Agricoltura, Beltsville, 2001.