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giovedì 27 marzo 2014

Aplogruppo R1a

Major new article on the deep origins of Y-haplogroup R1a (Underhill et al. 2014)

Reblogged from: Dieneke's Antropology Blog.

Five years ago, Underhill et al. (2009) presented a major advance in the study of haplogroup R1a. Much new knowledge was added in the interim by genetic genealogists and some scientists,  and now a major new paper by Peter Underhill comes to update our knowledge of this important and widely spread human lineage.

The shallow coalescence time within R1a will not surprise many genetic genealogists while its diversification in the vicinity of present-day Iran might. A ~5-7kyBP coalescence would make the expansion of R1a lineages presumably visible to future ancient DNA studies which will probably be the final arbiter of the veracity of the date estimate in this paper and its postulated place of origin.

I'll try to digest what the new information has to say about Eurasian prehistory, but in the meantime...



... I will, however, take some time to highlight the passing of the guard from Y-STRs to Y-SNPs which I had long ago anticipated. There is some lingering controversy about the substitution rate on the Y chromosome is, but it is hopeful that this will be resolved before not too long as the price of whole genome sequencing is always dropping and the samples sequenced in this study are probably the first of many to come.

In any case:
Our phylogeographic data lead us to conclude that the initial episodes of R1a-M420 diversification occurred in the vicinity of Iran and Eastern Turkey, and we estimate that diversification downstream of M417/Page7 occurred ~5800 years ago. This suggests the possibility that R1a lineages accompanied demic expansions initiated during the Copper, Bronze, and Iron ages, partially replacing previous Y-chromosome strata, an interpretation consistent with albeit limited ancient DNA evidence.54, 60 However, our data do not enable us to directly ascribe the patterns of R1a geographic spread to specific prehistoric cultures or more recent demographic events. High-throughput sequencing studies of more R1a lineages will lead to further insight into the structure of the underlying tree, and ancient DNA specimens will help adjudicate the molecular clock calibration. Together these advancements will yield more refined inferences about pre-historic dispersals of peoples, their material cultures, and languages.
It would of course be great to get some ancient DNA data from Iran and Eastern Turkey:
Among the 120 populations with sample sizes of at least 50 individuals and with at least 10% occurrence of R1a, just 6 met these criteria, and 5 of these 6 populations reside in modern-day Iran. Haplogroup diversities among the six populations ranged from 0.78 to 0.86 (Supplementary Table 4). Of the 24 R1a-M420*(xSRY10831.2) chromosomes in our data set, 18 were sampled in Iran and 3 were from eastern Turkey. Similarly, five of the six observed R1a1-SRY10831.2*(xM417/Page7) chromosomes were also from Iran, with the sixth occurring in a Kabardin individual from the Caucasus. Owing to the prevalence of basal lineages and the high levels of haplogroup diversities in the region, we find a compelling case for the Middle East, possibly near present-day Iran, as the geographic origin of hg R1a.
Also, the finding that...
The four subhaplogroups of Z93 (branches 9-M582, 10-M560, 12-Z2125, and 17-M780, L657) constitute a multifurcation unresolved by 10 Mb of sequencing; it is likely that no further resolution of this part of the tree will be possible with current technology. Similarly, the shared European branch has just three SNPs.
... seems to imply some Copper-to-Bronze Age guys did more than their fair share of fathering.

European Journal of Human Genetics , (26 March 2014) | doi:10.1038/ejhg.2014.50

The phylogenetic and geographic structure of Y-chromosome haplogroup R1a

Peter A Underhill et al.

R1a-M420 is one of the most widely spread Y-chromosome haplogroups; however, its substructure within Europe and Asia has remained poorly characterized. Using a panel of 16 244 male subjects from 126 populations sampled across Eurasia, we identified 2923 R1a-M420 Y-chromosomes and analyzed them to a highly granular phylogeographic resolution. Whole Y-chromosome sequence analysis of eight R1a and five R1b individuals suggests a divergence time of ~25 000 (95% CI: 21 300–29 000) years ago and a coalescence time within R1a-M417 of ~5800 (95% CI: 4800–6800) years. The spatial frequency distributions of R1a sub-haplogroups conclusively indicate two major groups, one found primarily in Europe and the other confined to Central and South Asia. Beyond the major European versus Asian dichotomy, we describe several younger sub-haplogroups. Based on spatial distributions and diversity patterns within the R1a-M420 clade, particularly rare basal branches detected primarily within Iran and eastern Turkey, we conclude that the initial episodes of haplogroup R1a diversification likely occurred in the vicinity of present-day Iran.

venerdì 31 gennaio 2014

BACCO IN SARDEGNA

L’anatolico Bacco in Sardegna


230px-Michelangelo_Caravaggio_007di Massimo Pittau. Pure il culto di un’altra divinità molto famosa, anch’essa di origine anatolica e assai probabilmente lidia, risulta entrato nella Sardegna antica e addirittura allunga le sue propaggini nella Sardegna attuale, Bacco, il dio del vino. Oltre che sicuri ritrovamenti archeologici relativi a questo dio\1\, molto notevole è in Sardegna la venerazione di uno strano santo cristiano Bakis (latinizzato in Bachisius), del quale non si trova alcuna notizia nel Martyrologium Romanum. Esso dovrebbe corrispondere a uno dei tre santi che dalla Bibliotheca Sanctorum sono ricordati col nome di Bacco e che sarà arrivato in Sardegna durante la dominazione bizantina\2\. Senonché, per ragioni linguistiche e per ragioni etnografiche si intravede abbastanza chiaramente che la figura e il nome di questo santo cristiano si sono inseriti e fusi sincretisticamente con quelli del precedente dio pagano del vino.
Sul piano linguistico infatti c’è da precisare che il nome sardo Bakis non corrisponde esattamente alla forma greca né a quella latina del nome di Bacco, mentre corrisponde meglio alla forma lidiaBaki-. Ed anche i suoi diminutivi sardi Bakilli, Baghilli, Bakkillodde corrispondono esattamente al lidio bakillis = «bacchico», con un suffisso che sicuramente è anche tirrenico e protosardo.
Sul piano etnografico innanzi tutto molto notevoli e perfino stupefacenti sono alcune raffigurazioni che si trovano nella chiesa di Bolotana (NU) dedicata al suo patrono santu Bakis e terminata appena nel 1594: sulla facciata esterna e anche nei capitelli dei pilastri interni si trovano in bassorilievo figure di danzatori, uomini e donne, e i maschi hanno i genitali scoperti.
Oltre a ciò, al culto di santu Bachis è connessa la credenza di donne che sarebbero possedute o invasate dal santo e come tali sarebbero considerate e visitate dalle altre donne con devozione; ed è un ricordo abbastanza evidente delle Baccanti o Menadi possedute o invasate dal dio Bacco\3\.
Ma ancora più interessante e quasi incredibile era un’usanza documentata fino a poco più di 50 fa in alcuni villaggi della Barbagia (Olzai e Mamoiada): in occasione dell’impianto di una nuova vigna, al quale venivano invitati tutti i parenti e amici del padrone, costui, alla fine della giornata di lavoro, veniva preso di forza e sottoposto anche a grossolani scherzi a carico dei genitali. Dopo, legato strettamente e adornato di edera, di foglie di altre piante e di fiori campestri, veniva trascinato a casa sua, dove la moglie procedeva al “riscatto del prigioniero” con una prima offerta di vino e di dolci ai sequestratori. La festa poi terminava con una abbondante cena fino a tarda notte con canti e risa. Ebbene, in questa usanza è facile trovare stringenti connessioni col racconto del rapimento del giovane Bacco da parte di pirati “tirreni” (non si trascuri questo particolare!), racconto tramandato dallo pseudo-omerico Inno a Bacco, nel quale si ha pure la più antica citazione dei Tirreni\4\. Anche in questo racconto infatti risulta che da una parte Bacco viene preso a forza e legato strettamente all’albero della nave, dall’altra i pirati tirreni procedono al rapimento in vista di un “riscatto” da chiedere ai genitori del rapito. La sua liberazione poi avviene con una serie di prodigi, quando i legami che lo avvincono all’albero della nave si mutano in tralci di vite e di edera e in fiori\5\.
Infine è notevole un bronzetto nuragico rinvenuto ad Ittiri (SS) che raffigura un individuo col fallo eretto (itifallico) e che suona il flauto doppio, di probabile origine lidia, simile alle launeddas sarde, l’antichissimo flauto triplice: si tratta chiaramente di uno dei Satiri o Sileni, pur’essi itifallici e suonatori di flauti, che facevano parte del corteo di Bacco. La presenza di questi esseri mitologici nella Sardegna antica è probabilmente confermata anche dal toponimo odierno Silenu di Ploaghe (SS)\6\.
Note
\1\ Cfr. Spano G., Culto di Bacco in Sardegna, nel «Bullettino Archeologico Sardo», 1987, III, pgg. 97-100. È notevole e significativo che, sia pure con riferimento all’epoca romana, siano state trovate in Sardegna ben 9 statuine di Bacco e 3 di Baccanti; cfr. Meloni P., La Sardegna Romana, Sassari 1990, II ediz., pg. 395.
\2\ Cfr. Biblioteca Sanctorum, Roma 1962, II, pg. 687; Socii Bollandiani, Bibliotheca Hagiographica Latina, Bruxelles 1900-1901; Idem, Bibliotheca Hagiographica Graeca, 1968. E poiEnciclopedia Cattolica, Roma 1949, s. v.; De Felice Emidio, I nomi degli Italiani, Venezia 1982, pg. 271; Idem, Dizionario dei Nomi Italiani, Milano 1986, pg 84, s. v. Bachisio.
\3\ Si veda l’importante studio di Italo Bussa dedicato a santu Bakis nei “Quaderni Bolotanesi”, num. 37, pgg. 114-149, del quale però io non condivido tutte le conclusioni.
\4\ Inno a Bacco, 7, 8 (pg. 66 dell’edizione di A. Baumeister).
\5\ Cfr. LISNE 43-44; LELN 66-70.
\6\ Cfr. Arias P. E., Satiri e Sileni, nell’«Enciclopedia dell’Arte antica classica e orientale», Roma 1966, vol. VII; Pittau M., LELN, pgg. 61-63.***
Immagine: Bacco rappresentato da Michelangelo Merisi da Caravaggio.