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giovedì 14 febbraio 2013

8 LINGUE ANTICHE



 NON ANCORA DECIFRATE




Da quando è comparso sulla Terra l’uomo ha sempre sentito l’esigenza di comunicare e di trasmettere ai contemporanei ed alle generazioni successive le conoscenze e l'esperienze acquisite nel tempo.

La scrittura è certamente l’invenzione più fondamentale ed importante per riuscire a tramandare la propria storia personale e la Storia della propria comunità. Senza la decifrazione dei linguaggi antichi oggi l'umanità avrebbe una cognizione molto limitata delle civiltà del passato.

Secondo gli storici la prima scrittura a comparire sulla Terra è quella cuneiforme usata dai Sumeri: incise su tavolette di argilla le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. Successivamente forme di scrittura apparvero in Egitto, quindi in Europa e via di seguito in Cina e in America del Sud. Benché molte scritture del passato siano state decifrate dagli storici, esistono ancora oggi linguaggi oscuri. Proprio a queste scritture ancora da decifrare la rivista inglese New Scientist dedica un lungo reportage individuando otto importanti grafie che restano ancora sconosciute all'umanità.

STELE di ROSETTA
IL METODO UTILIZZATO - Per interpretare una scrittura del passato lo studioso deve poter contare sempre su due requisiti minimi: un'abbondanza di testi e reperti archeologi che aiutino a interpretare i linguaggi sconosciuti. 
L'umanità non avrebbe mai decifrato i geroglifici egiziani senza l'aiuto della Stele di Rosetta, la lastra in granito scuro scoperta nel 1822 in Egitto. Su questo reperto archeologico è incisa un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco antico. Attraverso la comparazione con il greco antico, idioma ben conosciuto dagli studiosi, questi riuscirono a comprendere le regole e i significati dei geroglifici egiziani. 
Oggi le scritture antiche ancora da decifrare si possono dividere in tre categorie: le scritture il cui alfabeto è stato decifrato ma non si è compresa la lingua; le scritture il cui alfabeto è incomprensibile ma di cui si conosce la lingua; scritture i cui alfabeto e linguaggio sono entrambi incomprensibili.
Etrusco
Meroitico


L'ETRUSCO E IL MEROITICO - La prima scrittura ancora da decifrare elencata dal New Scientist è quella etrusca. L'alfabeto è stato quasi completamente decifrato assieme a importanti aspetti della grammatica, ma l'interpretazione del linguaggio ancora oggi appare complessa e spesso incomprensibile. Ciò accade anche perché la maggior parte delle numerose iscrizione etrusche arrivate fino a noi (circa 10.000) sono per lo più scritti funerari, con abbreviazioni e comunque generalmente molto brevi. Inoltre, sebbene la scrittura assomigli molto al greco antico, vi sono sostanziali differenze. Prima di tutto le lettere etrusche si scrivono (in un certo periodo) da destra a sinistra, nella direzione opposta a quella greca. Poi l'etrusco sarebbe (non vi è uniformità di vedute in questo) una lingua che non deriva dall'indoeuropeo, ma proprio come l'odierna lingua basca non ha alcun legame con le grandi famiglie linguistiche dell'antichità.
Stesso discorso per la seconda scrittura dell'elenco: l'alfabeto meroitico. Usato dagli abitanti del regno di Kush, civiltà che fiorì intorno all'800 a.C. nel Nord Africa, tra il sud dell'Egitto moderno e la parte settentrionale del Sudan, gli studiosi ne hanno decifrato l'alfabeto, ma non il linguaggio. Per quanto riguarda la scrittura, come per la lingua antica egiziana conosciamo due forme di grafia: la geroglifica, usata per lo più sui monumenti, e quella corsiva, usata nel commercio e nelle faccende quotidiane. Entrambe le forme di scrittura sono dotate di 23 segni che furono decifrati nel 1911 dall'egittologo e professore di Oxford Francis Llewellyn Griffith. Tuttavia il significato delle parole continua a essere sconosciuto e non ha alcuna somiglianza con nessuna delle lingue parlate nell'Africa subsahariana.
Scritto Zapoteco

LINGUAGGI PRECOLOMBIANI - Tra le scritture ancora da decifrare elencate dal New Scientist compaiono anche un gruppo di grafie usate da civiltà precolombiane: l'olmeca, la zapoteca e la epi-olmeca. La prima scrittura fu usata dall’omonima civiltà vissuta tra il 1.500 A.C. e il 400 d.C. nell'odierno Messico centro-meridionale, a est dell'istmo di Tehuantepec. Fino a pochi anni fa si pensava che questa popolazione antica fosse analfabeta, ma nel 1990 è stato scoperto un blocco di pietra su cui compaiono iscrizioni che risalgono al 900 a.C. In tutto sono presenti circa 60 simboli, fino ad oggi non decifrati: secondo gli studiosi finché non saranno ritrovati altri reperti archeologici con gli stessi simboli sarà davvero difficile interpretare questi segni. Qualcosa in più sappiamo invece del linguaggio usato dalla civiltà zapoteca: questa fiorì nella Valla di Oaxaca circa 2.600 anni fa. Gli zapotechi usavano un tipo di scrittura a ideogrammi sillabici e le prime iscrizioni ritrovate risalgono al 600 a.C. e sono presenti su pareti dipinte, ma anche su vasi, ossa e gusci. Questa popolazione parlava un linguaggio che ancora oggi è usato da sparute popolazioni che vivono nel Centro America. Tuttavia gli studiosi non sono riusciti a ricostruire l'alfabeto usato da questa civiltà anche a causa delle estreme confusione e complessità dei linguaggi parlati dalle moderne popolazioni zapoteche. Infine vi è la grafia epi-olmeca. La prima traccia di questa scrittura risale al 1902, quando fu scoperta la statuetta di Tuxtla, una figura in nefrite risalente al II secolo d.C. La lingua parlata dalla popolazione che ideò questa scrittura è probabilmente una versione arcaica dello Zoche, idioma ancora oggi usato nell'Istmo di Tehuantepec. John Justeson e Terrence Kaufman, due studiosi americani, hanno proposto una decifrazione frammentaria di questa scrittura, ma finché non saranno trovati nuovi reperti sarà molto difficile avere un'interpretazione chiara.
Lineare  A

DALLA LINEARE AL DISCO DI FESTO - Tra le scritture antiche ancora da decifrare una delle più famose è la "Lineare A". Scoperta insieme a un'altra scrittura antica, la Lineare B (decifrata nel 1952 da Michael Ventris, architetto inglese d’origine Greca), dal celebre archeologo britannico Arthur Evans durante gli scavi a Creta nel 1900, questo alfabeto era usato sull'isola greca dalla civiltà micenea nel II millennio a.C. Composta da segni che vanno da sinistra verso destra e presente su diverse tavolette d'argilla, questa scrittura è tuttora indecifrata e poco comprensibile, sebbene abbia molti simboli in comune con la Lineare B.
Rongo Rongo
Segue la scrittura Rongo-Rongo (significa "canti") usata già dai primi abitanti dell'isola di Pasqua: essi sbarcarono sull’isola dell'Oceano Pacifico intorno al 300 d.C. Questa lingua antica è molto simile al Rapanui, l'odierno idioma parlato sull'isola di Pasqua, ma la scrittura è incomprensibile e complessa (si tratta di una grafia "bustrofedica", ovvero un sistema di segni che non ha una direzione fissa, ma che cambia senso continuamente, come nell’aratura di un campo). Sono arrivati fino a noi solo 25 iscrizioni in Rongo Rongo: la maggior parte di questi scritti sono incisi su pezzi di legno.

Un'altra scrittura incomprensibile è inoltre quella "Indus", usata dalla civiltà che visse nella Valle dell'Indo tra il 2.500 e il 1.900 a.C. Purtroppo ci restano poche iscrizioni, presenti per lo più su vasi di ceramica e non vanno oltre i 5 caratteri. I segni conosciuti sono circa 400 e a causa della brevità delle iscrizioni non è stato possibile ancora decifrare questa scrittura. Le ultime due grafie storiche ancora da decifrare sono quella proto-elamica e la scrittura presente sul Disco di Festo. La prima è la più antica scrittura non-decifrata al mondo. Essa si sviluppò intorno al 3.000 a.C. assieme alla scrittura sumerica. Quest'ultima visse diversi secoli ed è stata in parte decifrata, mentre la scrittura proto-elamica si estinse dopo appena 150 anni dalla sua comparsa nella regione di Elam, antico nome biblico dato al territorio che oggi corrisponde alla parte sud-occidentale dell'Iran. Sappiamo davvero poco delle popolazioni che usavano questa scrittura. Ancora oggi restano oscuri sia i caratteri sia la lingua delle iscrizioni.
La scrittura presente sul Disco di Festo è un insieme di simboli impressi con stampini incisi su entrambe le facciate del reperto archeologico. Scoperto nel 1908 dagli italiani Luigi Pernier e Federico Halbherr, mentre stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo, questo magnifico reperto risale al 1.700 a.C. ed è composto da 241 simboli: tutti i segni non sono stati ancora decifrati e non hanno nessuna somiglianza con le scritture conosciute del tempo. Sul Disco grava il sospetto d'essere un falso: la questione è ancora non risolta.


 Fonte: the New Scientist -  Decoding antiquity: Eight scripts that still can't be read
WRITING is one of the greatest inventions in human history. Perhaps the greatest, since it made history possible. Without writing, there could be no accumulation of knowledge, no historical record, no science - and of course no books, newspapers or internet.
The first true writing we know of is Sumerian cuneiform - consisting mainly of wedge-shaped impressions on clay tablets - which was used more than 5000 years ago in Mesopotamia. Soon afterwards writing appeared in Egypt, and much later in Europe, China and Central America. Civilisations have invented hundreds of different writing systems. Some, such as the one you are reading now, have remained in use, but most have fallen into disuse.
These dead scripts tantalise us. We can see that they are writing, but what do they say?
That is the great challenge of decipherment: to reach deep into the past and hear the voices of ...

venerdì 1 febbraio 2013

SCRITTURE NON (ancora) DECIFRATE




Coccio con scrittura Vinca

Alfabeto Vinca






Iscrizione Frigia dalla 'Città di Mida'

Segni della cultura di Wad El Hol, (probabilmente Abjad, vedi testo)


Lingue non (ancora) decifrate.

Caro Pasuco: eccoti una chicca sulla comunicazione umana di varie epoche (so che ti piace, e riguarda la percezione). Se dovessi notare che ti distrai, posso sempre acquistare un calciatore di grido, per risvegliare il tuo interesse....
Segni di cultura Peiligang (Cina orientale) su gusci di tartaruga, potrebbe essere la scrittura più antica

Alcuni ‘Sistemi di Scrittura’ (gruppi di glifi con significato simbolico, ma che possono anche includere elementi decorativi artistici, per cui non possono ascriversi a vere scritture)  datano anche molte migliaia d’anni prima di Cristo, ma non mancano esempi recenti.
La decifrazione può incontrare difficoltà per via del fatto che non esistono lingue discendenti, perché si tratta di lingue isolate, perché gli esempi di testi scritti ritrovati sono troppo scarsi, oppure addirittura perché non si è affatto sicuri che davvero si tratti di una scrittura (com’è nel caso della scrittura Vinca del sud est europeo[1]). Alcuni ricercatori hanno annunciato di potere tradurre alcune scritture, quali: l’Epi-Olmeco[2], la ‘scrittura’ del Disco di Festo, ed alcuni testi della valle dell’Indo. Ma queste affermazioni isolate non sono state accettate dalla comunità scientifica internazionale.
Nell’ordine, a questo lungo elenco di scritture non decifrate appartengono diverse categorie:

Jiahu, Cina


A) Proto-scritture

·      Simboli Jiahu – Cultura Peiligang, dal VII millennio a.C.[3]
·      Simboli Vinca – Europa Neolitica – dal VI millennio a.C.
·      Tavolette Dispilio—Europa Neolitica, dal VI millennio a.C.[4]
·      Simboli Banpo—Cultura Yangshao, dal V millennio a.C.

Segni Vinca, Europa sud orientale


Tavoletta di Dispilio
Simboli Banpo, Cina Orientale

B) Scritture dell’Età del Bronzo (3300-1200 a.C.)


Scrittura di Harappa

ProtoElamita, Susa, periodo di Uruk
Elamita lineare su vaso d'argento
  • Scrittura Indus – Civiltà della Valle dell’Indo (o di Harappa), protoscrittura dal 3300, scrittura dal 2500°.C.
  • Proto-Elamita – Elam, Mesopotamia, dal 3200 a.C. circa.
  • Elamita Lineare, dal 2200 a.C. circa
  • Lineare A, lingua sillabica, dal 1900 a.C. circa*
  • Geroglifici cretesi, dal 1900 a.C. circa*         * si pensa che siano ambedue esempi di lingua Minoica. Diverse parole sono state identificate, ma non è stato possibile attribuire ad esse precisi significati.
  • Scritti di Wadi El Hol, del 1800 a.C. circa, probabilmente un abjad[5].
  • Sillabario di Byblo – città di Byblo, circa 1700 a.C.
  • Disco di Festo[6] – un testo unico, rinvenuto su un singolo oggetto; forse una breve iscrizione sull’ascia di Arkalokhori[7] è del medesimo tipo. 1600 a.C.
  • Sillabario Cipro-Minoico, circa del 1500 a.C.
  • Lineare A, da Akrotiri
  • Scrittura Paleoispanica sud occidentale, circa 700 a.C.
  • Lineare A, dal Museo di Chania
  • Iscrizione di Sitovo, probabilmente Frigio.
A  BA'AL AT ' - Iscrizione Proto-Sinaitica.

Lato A del Disco di Festo
Sillabario Cipro-Minoico

C) Scritture Meso-Americane


Ne sono state scoperte diverse dagli archeologi. Molte rimangono indecifrate, perché non se ne conoscono le lingue rispettive. Furono in uso tra il 1000 a.C. ed il 1500 d.C.

  • Olmeco – Civiltà Olmeca la più antica scrittura mesoamericana, circa 900 a.C.
  • Istmiano – apparentemente logosillabico, circa 500 a.C.
  • Zapoteco – Zapotec, circa 500 a.C.
  • Segnario Spagnolo sud occidentale (Ramos, 2000)
  • Mixteco – Mixtec, forse pittografico, XIV secolo.
Segnario di Biblo

D) Scritti Sud-Americani


Glifi Istmiani dalla Stele di Mojorra (le due colonne sulla destra)
  • Quipu Impero Inca, XV secolo, alcuni pensano sia un sistema di calcolo e non una scrittura.

E) Scritture Medievali e posteriori.


  • Issik – (Turkestan e Afganistan)
  • Khitan – Kitan, X secolo, non interamente decifrato.
  • Tuja
  • Pietra di Singapore – frammento in pietra calcarea, creduto Sanscrito o antico Giavanese. Datazione dubbia tra XII e X secolo.
  • Rongorongo – Rapa Nui (isola di Pasqua), antecedente al 1860.








Alcune considerazioni 

semiconclusive  permettono di dividere i testi che non

sono stati tradotti in due categorie principali.


A) Testi 'asemici'.

Si deve tenere ben presente l’esistenza di falsi sistemi di scrittura (“scritture asemiche”), che sembrano una scrittura e non lo sono affatto: la prima conseguenza è che – naturalmente – non possono essere decifrati, perché non possiedono un significato, essendo stati creati per motivi artistici o decorativi.

- Un esempio particolare è il Codex Seraphianus (Luigi Serafini, 1976/78).
- Un altro esempio è dato da crittogrammi, oppure da messaggi cifrati. Questi ultimi, infatti, non sono sistemi di scrittura, bensì sistemi di mascheramento di una scrittura, fatti proprio per renderla incomprensibile.

B) Truffe e falsi, rappresentanti (volutamente) scritture indecifrate.

- Il manoscritto Voynich, che si stima sia stato creato nel 1450-1520, contenente varie illustrazioni.
- Il codice Rohonc, precedente al 1838.
- Molti altri tentativi, tra cui ad esempio quello recente e non scientifico della presunta scrittura 'nuragica' .


 Non cuneiforme-Um El Marra - 3000 a.C 
UmElMarra (2004- G.M. Schwarz, J.Hopkins Univ.)




Conclusione.

Va da sé che tanto più scarsi sono i reperti di una scrittura, tanto più difficile sarà ottenere la decifrazione di una reale lingua scritta scomparsa. Per alcune, infatti, si prevede che ciò non avverrà (vedi Um El MArra, in cui una scrittura non cuneiforme mesopotamica è rappresentata solamente in tre sigilli cilindrici). Ma è logico che i falsari, si dividono in due categorie: 
UmElMarra, caratteri non cuneiformi

- Quelli già deceduti, ovviamente, non sono più in grado di nuocere (vedi il teschio di Piltdown, che non riguardava l'epigrafia): a costoro - forse - appartiene l'autore del disco di Festo (la questione è stata discussa e non ancora risolta, per cui i giudizi sono divisi: di fatto, però, quell'autore avrebbe anticipato di molti secoli l'invenzione dei caratteri mobili di stampa di Gutemberg! Perché mai abbandonare di colpo una scoperta così geniale e terribilmente utile?).

- Quelli  che sono ancora viventi  sfruttano il guadagno economico ed una certa qual notorietà locale che traggono dalla propria 'scoperta'. Si trovano di fronte ad alcuni problemi:  il primo è dato dalla scarsità dei reperti che sono riusciti a produrre. Come si è detto, la scarsità è un ostacolo alla decifrazione. 

Per tale motivo, nel tentativo di acquistare maggiore importanza, hanno nel tempo 'scoperto' (e continueranno a scoprire) sempre più numerosi reperti della loro personale lingua antica fittizia. Inventandoli. Un'altra strada percorribile  (per la decifrazione) sarebbe il reperimento una iscrizione bilingue o trilingue: ma - con ogni probabilità - le loro conoscenze non sono sufficienti a confezionare una tale raffinata opera ... Infatti, hanno continuato a sostenere molto ingenuamente l'autenticità di opere che - per la loro simmetria - sono evidentemente decorative, visto che non è mai esistita una lingua simmetrica nella forma. 
Molti di questi reperti sono pietosamente ingenui, come per esempio alcuni ciottoli di fiume che la corrente ha consumato, lisciato, smussato ed arrotondato, lasciando però miracolosamente intatte, guarda caso, proprio le parti scritte quasi tremila anni fa ... 

Inoltre, l'ingordigia li ha spesso traditi, come quando hanno cercato di vendere i loro pezzi a ricercatori seri (vedi anche: http://archeologianuragica.blogspot.it/2012/11/falsificazioni-sulla-cosiddetta.html), cosa che gli ha ulteriormente allontanato ogni possibile affetto e simpatia del mondo scientifico.

Un problema più grande è dato dalla mancata accoglienza nell'enclave scientifico archeologico, estremamente e giustamente scettico nei loro confronti.
L'eccezionale Alfabeto Nuragico, aggiornato al 2011.
Una fenomenale inesistenza.
Il Professor J.R.R. Tolkien creò fino a circa 9 alfabeti di propria fantasia. Ma lo fece per dare una prospettiva più completa alle sue note opere letterarie: "Lo Hobbit", "Il Signore degli Anelli" e così via. Non pretese mai che fossero scienza.
Per questo i ricercatori autonomi parlano male degli Archeologi (tutti raccomandati oscurantisti) e cercano di farsi accogliere da altre specialità accademiche - che con l'Archeologia hanno proprio nulla a che vedere - grazie a connivenze arriviste e molto poco scientifiche. Tutto fa brodo.
Naturalmente, questa loro miserabile caccia al riconoscimento si ferma entro molto angusti limiti regionali, perché l'Accademia Nazionale (per non parlare di quella Internazionale) non li conosce affatto. De Minimis Non Curat Praetor... 

Ma è già prevedibile quale sarà il loro commento: coloro che non li ascoltano sono tutti raccomandati, nazionali ed internazionali che siano, e sono tutti oscurantisti negazionisti della Vera Scienza.

La loro Vera Scienza (sarebbe più corretto definirla 

"scenza")








[1] I segni costitutivi sono per lo più considerati una proto-scrittura: essi trasmettono un messaggio, ma non costituirebbero ancora una lingua. Se quella Vinca fosse una scrittura (come sostiene Marija Gimbutas), sarebbe antecedente al Proto Sumero.
[2] Si chiama anche ‘Istmiano’ perché rinvenuta prevalentemente nella zona presso l’Istmo di Tehuantepec.
[3] http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/2956925.stm
[4] Whitley, James. "Archaeology in Greece 2003-2004". Archaeological Reports, No. 50 (2003, pp. 1-92), p. 43.
[5] Il vocabolo significa ‘abbecedario’ in Arabo (riunisce le prime lettere: A,B,G,D) e si riferisce a lingue consonantiche, che lasciano al lettore la vocalizzazione. Un esempio è la parola SRDN.
[6] http://en.wikipedia.org/wiki/Phaistos_Disc_decipherment_claims : solo per evidenziare quanto le pretese traduzioni di questo unicum siano numerose. Includono: Greco, proto Ionico, Luvio, Ittita, Egizio, una lingua Semita ignota, Basco, una lingua ideografica, segni non linguistici.
[7] http://it.wikipedia.org/wiki/Ascia_di_Arkalochori