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venerdì 17 maggio 2013

CLONAZIONE, problemi etici.



 Corriere della Sera > Salute > Staminali embrionali dalla pelle «Passo verso la clonazione umana»
SCIENZA E SALUTE

Staminali embrionali dalla pelle 
«Passo verso la clonazione umana»
«Stesso metodo della pecora Dolly». Si riapre il dibattito etico. Lo studio pubblicato su «Cell»: «Presto nuove cure»
 
IAN  WILMUT, CON DOLLY

Ian Wilmut e la pecora Dolly
All'inizio fu Dolly. La nascita della prima pecora clonata attraverso una tecnica capace di riprogrammare cellule adulte, dimostrò ai ricercatori che era possibile ottenere staminali indifferenziate, cioè capaci di trasformarsi in ogni tessuto, senza la necessità di utilizzare l'embrione. Succedeva sedici anni fa e col passare del tempo si sono spenti gli entusiasmi degli scienziati di servirsi dello stesso sistema per ottenere staminali umane e immaginare di avere a disposizione una fonte inesauribile di «farmaco» per curare malattie degenerative. Ian Wilmut, che aveva coordinato al Roslin Institute di Edimburgo il lavoro su Dolly, ha in più occasioni affermato: «Con i primati lo stesso metodo non funziona. Non sappiamo perché. I risultati non sono quelli sperati. Per fortuna ci sono tecniche alternative che lasciano sperare in un futuro più roseo». Sembrava una approccio superato, quello di Wilmut. Invece pare riaprirsi una nuova strada.


In un articolo pubblicato sulla rivista Cell di mercoledì un gruppo di ricercatori dell'Università dell'Oregon diretto da Shoukhrat Mitalipov ha annunciato di aver tagliato un traguardo inseguito a lungo. Cellule della pelle sono state riportate indietro fino allo stadio di cellule embrionali. Quelle che sono all'origine di ogni parte del nostro corpo. Le chiamano bambine. Secondo molti commentatori internazionali si è riacceso il sogno della clonazione terapeutica che consente di produrre riserve di cellule riparatrici di singoli pazienti. Parkinson, sclerosi multipla, lesioni spinali. Molte malattie oggi senza soluzione potrebbero essere trattate. E si riaccende anche la miccia delle polemiche. La clonazione, sia pur ottenuta senza la distruzione di embrioni, suscita sempre timori di esperimenti spregiudicati e di prospettive eticamente discutibili.
In questo caso il nucleo di una cellula di pelle è stato trasferito in un ovocita a sua volta svuotato del nucleo che contiene il Dna. Grazie alle informazioni provenienti dall'interno dell'uovo, la cellula è tornata indietro nello sviluppo fino ad assumere le caratteristiche primordiali. Secondo Mitalipov «queste staminali sono capaci di trasformarsi in ogni tipo di tessuto come le embrionali, dando origine a tessuti di cervello, fegato o cuore». Sarebbero inoltre stati risolti i problemi di rigetto perché all'origine di questa sorgente ci sono le cellule della persona da curare. Il ricercatore ha però ammesso che «c'è ancora molto da fare prima di arrivare a cure sicure ed efficaci basate su questa tecnica. Riteniamo in ogni modo il nostro lavoro molto significativo per il progresso della medicina rigenerativa».
Commenta senza eccessivo ottimismo la notizia, lanciata con grande risalto dai maggiori media internazionali, Giulio Cossu, oggi all'University College di Londra: «A me sembra un avanzamento tecnico che non rivoluziona le attuali conoscenze. Lo stesso protocollo servì per creare Dolly nel '97. Qui però si tratta dell'uomo. A mio giudizio è un metodo più costoso e complicato rispetto a quello messo a punto nel 2006 da Shinya Yamanaka al quale lo scorso anno è stato assegnato il premio Nobel proprio per queste ricerche». Lo scienziato giapponese ha utilizzato una cellula adulta nella quale ha inserito quattro fattori di trascrizione propri dell'embrione ed ha ottenuto la riprogrammazione, il ritorno allo stato originale. Giuseppe Novelli, genetista dell'università di Tor Vergata, giudica al contrario innovativo il lavoro apparso su Cell: «Il protocollo è originale. L'aggiunta di due sostanze rende stabili le staminali a differenza di quelle di Yamanaka la cui riprogrammazione non è completa».
Margherita De Bac


Dove si arriverà con la clonazione umana?
L'obiettivo dei ricercatori è di creare cellule per riparare tessuti malati, ma la tecnica pone problemi etici

 Un gruppo di ricercatori americani dell'Oregon ha appena proposto, sulla rivista CELL, unanuova tecnica di clonazione .

1 In che cosa differisce da quella usata per Dolly nel 1996?

Le due tecniche sono un po' diverse. Per creare Dolly i ricercatori hanno «fuso» una cellula di ghiandola mammaria, con tutto il suo patrimonio genetico, con un ovocita privo, invece, del nucleo: il risultato fu una pecora «fotocopia» della donatrice di cellula mammaria.
In Oregon hanno utilizzato il metodo del trasferimento nucleare: hanno preso il nucleo di una cellula della pelle di un individuo e lo hanno trapiantato in una cellula uovo privata del suo Dna. Quest'ultima ha dato origine a staminali embrionali con le stesse caratteristiche genetiche di quelle dell'individuo di partenza. Si tratta della stessa metodica che aveva già usato John Gurdon sulle rane nel 1962.
2 Qual è la novità del metodo americano? 
La novità proposta da Shoukhrat Mitalipov, a capo dell'équipe di ricercatori, sta nell'utilizzo dei terreni dove le cellule sono coltivate: in questo caso sono stati usati fattori particolari, come la caffeina, capaci di rendere i cromosomi più stabili e di aumentare l'efficienza delle cellule prodotte.
3 Qual è l'obiettivo di questi esperimenti?

È quello di produrre cellule staminali pluripotenti, capaci di differenziarsi in quasi tutti i tipi di cellule dell'organismo, da utilizzare per riparare tessuti danneggiati da malattie (infarto, Parkinson, lesioni midollari, diabete e via dicendo). Il vantaggio è che queste staminali possono essere prelevate dal paziente stesso e ne hanno le stesse caratteristiche genetiche: una volta trapiantate, non subiscono cioè un rigetto da parte dell'organismo.
4 Ci sono altre strade per produrre cellule staminali capaci di dare origine a tutti i tessuti dell'organismo? 

Esiste un altro metodo chiamato «riprogrammazione genetica»: è stato messo a punto da Shinya Yamanaka (Nobel insieme a Gordon nel 2012). Il ricercatore giapponese è partito da cellule cutanee adulte di topo e ha inserito nel loro nucleo quattro geni della staminalità: geni cioè capaci di ringiovanirle e di trasformarle in staminali pluripotenti.
5 È possibile ottenere staminali per altre vie?
C'è una terza via, quella più controversa sul piano etico, che sfrutta gli embrioni stessi per ricavare cellule totipotenti. A parte le questioni etiche, queste cellule, se utilizzate per riparare tessuti malati, subirebbero un rigetto da parte dell'organismo ricevente.
6 In passato si è parlato di false clonazioni. Che cosa è successo?
Nel dicembre del 2002, Rael, leader della setta dei Raeliani (un movimento che crede negli extraterrestri e nell'immortalità) aveva annunciato, insieme alla scienziata Brigitte Boisselier, la clonazione di una bambina, Eva. I giornali di tutto il mondo ne avevano parlato, ma la vicenda si è poi rivelata, come c'era da aspettarsi, una bufala.
7 Ci sono altri casi?
 
Un altro «falso» ha ingannato per un po' anche la comunità scientifica: il sud-coreano Hwang Woo-suk aveva pubblicato, su Science, nel 2004 e nel 2005 alcuni esperimenti di clonazione: in alcuni casi aveva utilizzato ovuli di donne e nuclei prelevati dalle loro stesse cellule, in altri aveva eseguito trasferimenti nucleari in cellule di malati. Alla fine si è scoperto che i dati erano stati falsificati, così i lavori sono stati ritirati dalla rivista e il ricercatore è stato condannato per frode. La falsificazione, però, non riguardava tanto gli esperimenti, che erano riusciti, ma le percentuali di successo che erano state esagerate dal ricercatore.
8 Qual è la differenza fra clonazione terapeutica e clonazione riproduttiva?
La prima ha lo scopo di produrre staminali da usare nella medicina rigenerativa: per riparare cioè organi e tessuti danneggiati dalle malattie. Con la clonazione riproduttiva si vuole, invece, fabbricare la copia di un essere vivente. Dopo Dolly sono state clonate, con la tecnica del trasferimento nucleare, molte altre specie di animali, fra cui conigli, mucche e gatti. Secondo alcuni, la nuova metodica, proposta dai ricercatori dell'Oregon, potrebbe essere così efficiente da rendere possibile la clonazione delle scimmie. Quella dell'uomo resta, comunque, molto lontana.
Adriana Bazzi
17 maggio 2013 | 14:16
© CORRIERE DELLA SERA
 












lunedì 29 aprile 2013

Il Vello d'Oro










Agnello transgenico.

Questi animali, se esposti a luce ultravioletta in determinate condizioni, assumono un colore verde fluorescente.
Creati in Uruguay per opera del dottor Alejo Menchaca dell'Instituto de Reproducción Animal Uruguay (Irauy), hanno il compito di curare varie malattie in tutto il mondo a costi bassissimi. (Foto ansa)

Questa la notizia - piuttosto asciutta - data dalle agenzie. Lascia presagire scenari ottimistici e rosei per tutta l'umanità: ma non spiega alcunché. di che cosa si tratta?

- Un passo importante per l’umanità?
- Una boutade di primavera, reminiscente dell'antico Mito del Vello D’Oro?
- Una pericolosa improvvisazione erratica della ricerca scientifica?

Le perplessità sono inevitabili, dopo aver letto la notizia, dall’Uruguay, di nove agnelli geneticamente modificati che diventano fluorescenti se esposti a luce ultravioletta.


Il precedente di Dolly. 
A poco più di 30 anni dal primo caso di topo transgenico, ottenuto nel laboratorio degli scienziati R.D. Palmiter e R.I. Brinster nel 1982, e a 17 anni dalla pecora Dolly, il primo mammifero clonato con (parziale) successo da una cellula somatica, l’opinione pubblica torna a interrogarsi (senza averne affatto le basi) sull’utilità e le conseguenze di questo tipo di esperimenti.

La vicenda. 
L’effetto senza dubbio abbagliante degli agnelli fluorescenti è stato ottenuto all’Instituto de Reproduccion Animal dell’Uruguay (Irauy) grazie ad un lavoro sul codice genetico degli agnelli. Il Dna degli animali, nati lo scorso ottobre, infatti, contiene un gene, incorporato nei loro embrioni, responsabile della produzione di una proteina fluorescente verde, appartenentealla medusa Aequorea victoria.

Esperimento riuscito, dice la stampa: ma per il momento, l'unica cosa accertata è che potremmo avere costolette di agnello da mangiare anche al buio. 

Gli agnelli sono cresciuti normalmente, ma con la loro particolare caratteristica. Il team sudamericano, guidato dal dottor Alejo Menchaca, presidente dell’Instituto de Reproduccion Animal dell’Uruguay, sta valutando la possibilità di studiare l’innesto di un gene che produca proteine specifiche. Perché?


L’obiettivo. 
Gli agnelli transgenici fluorescenti sarebbero solo il primo passo di traguardi ben più ambiziosi: curare varie malattie umane a costi bassissimi e produrre latte dotato di sostanze di interesse farmaceutico. “Si sceglie un gene di particolare interesse (come potrebbe ad esempio essere quello responsabile della produzione dell'ormone della crescita negli esseri umani) – spiega Menchaca - si inserisce in un embrione di una mucca, di una pecora o di una capra, e questo animale lo incorpora nel suo Dna. In futuro, questo animale produrrà nel latte l’ormone della crescita, Il GH”.

L'esempio lo ha scelto lui, per la Stampa.

Nota: è dimostrato che l’ormone della crescita, oltre a favorire la crescita di tutto l’organismo, ha la proprietà di slatentizzare il carcinoma in situ e renderlo più attivo: quando l’uomo desidera sostituirsi a Dio, è bene che sappia assumersene , oltre a i meriti, anche tutte le responsabilità dirette ed indirette).


Latte transgenico. Non è la prima volta che gli agnelli transgenici sono protagonisti della cronaca scientifica. Già nel 2000, in Scozia, l’istituto Roslin della Ppl Therapeutics, che già aveva dato i natali alla pecora Dolly, aveva reso due agnelli in grado di produrre latte arricchito di sostanze medicinali. In quella circostanza il Dna dei due esemplari era stato cambiato in modo mirato prima di essere inserito all’interno dell’ovocita. I ricercatori avevano prima prelevato una cellula da una pecora adulta, poi immesso una particolare sequenza di informazioni genetiche all’interno di una specifica regione del cromosoma. La cellula così modificata era stata quindi inserita all’interno di un ovulo prelevato da un’altra pecora, precedentemente privata del nucleo. Un risultato perfettamente riuscito dal punto di vista transgenico. Ma anch’esso ancora da perfezionare.

Dolly.
Dolly è stata uccisa dai suoi creatori, prima che morisse di gravi malattie respiratorie determinate dalla metodica stessa della clonazione. La metodica di clonazione è senza dubbio interessante, ma sfrutta cellule già ‘invecchiate’ e quindi non è affatto perfetta. 
Non può ancora essere usata ‘con successo’, come riferiscono le fonti giornalistiche trionfanti, dando della realtà scientifica un'impressione completamente errata.