"Non ci permettono di esprimere liberamente la nostra opinione!"
E giù con gli articoli della Costituzione ed una lacerante lamentela greca come di verginità mortificata, di vita negata, di imprigionamento prepotente della ragione, si soffocamento della libertà. E giù pesante con la libertà di pensiero.
Ma - miei cari - un conto è l'espressione della libera opinione ed un conto è sostenere una menzogna.
O, davvero, davvero non ve ne rendete conto?
Vi spiego - perché fingete ancora di non capire - qual'è la differenza, acciocché smettiate di poter fingere ancora.
(Non dico che smetterete: anzi continuerete, perché siete sordidi guitti, ma almeno avrete meno scuse nel farlo).
- Una libera opinione è quella di chiunque, espressa con ingenuità, con innocenza, in buona fede, anche da un perfetto cretino, come da chiunque altro.
Un esempio: "La luna è fatta di formaggio?".
Può essere un'opinione sbagliata e non informata? Certamente e democraticamente, sì! è permesso avere opinioni sbagliate, formulare ipotesi spontanee ma assurde, seguire strade erratiche che conducono a fondi ciechi. Ma esiste per questi casi il dialogo, esiste la possibilità di opporre, nel contraddittorio, ad un'idea un'altra idea, considerata più corretta, preferibile, migliore.
E allora ci sarà sempre qualche buon samaritano impiccione che si farà carico di spiegare al cretino innocente - che ha pur sempre errato in perfetta buona fede per la sua perfetta ignoranza - quale sia la strada migliore, un po' più vicina alla realtà dei fatti, un po' più credibile e comunque preferibile all'errore palese, marchiano, insopportabile, da evitarsi.
[Ora, lasciamo pure il cretino innocente al proprio destino: egli potrà seguire i buoni consigli e le giuste indicazioni e forse anche migliorare il suo stato di cretino, del quale - forse - non ha neppure colpa. La cosa, qui non ci riguarda, sia che continui a credere alla luna di formaggio, sia che smetta]...
- Soffermiamoci invece sulla menzogna.
La menzogna è la deliberata formulazione di un'ipotesi apparentemente credibile, ma già conosciuta come falsa dal suo autore stesso, che nondimeno la sostiene per farne un uso volto al vantaggio personale.
"La luna è fatta di formaggio sardo. Venite alla conferenza. Iscrizione 10 euro."
Qui c'è molto poco che riguarda la libertà di espressione ed i diritti inalienabili di ognuno! Anzi! Qui c'è qualcuno che cerca di turlupinare un pubblico impreparato, in modo volgare e turpe.
Mescolare la Storia e l'Archeologia da una parte, con interessi economici, promozione personale, pubblicità d'iniziative private e pruriti nazionalistici dall'altra non è un'azione onesta: e sicuramente non s'identifica affatto con la "libertà di pensiero".
Chiunque decida d'interrompere queste attività disoneste, o almeno di ostacolarne i secondi fini personali, sta certamente difendendo i diritti inalienabili di tutti, non sta affatto limitando la libertà di alcuno! (a meno che non s'intenda per "libertà" quella di infilare le proprie mani nel portafogli degli altri).
Vi è chiaro questo punto?
Potete dibattere liberamente, nel vostro contraddittorio, cercando di dimostrare che
- non avete concorso per le elezioni,
- che non avete mai chiesto soldi,
- che non avete mai sostenuto con forza che scritte dimostrate e dichiarate false fossero vere (su ciottoli consumati saggiamente solo nelle parti non scritte),
- che non avete mai riconosciuto in uno stampo medioevale opere nuragiche,
- che non avete mescolato la 'Res Nullius' della scienza con interessi personali.
- che non avete ceduto alla tentazione di proporre al pubblico un falso ideologico erudito.
Che cosa c'entra E.JA con la salvaguardia del patrimonio archeologico sardo, Gregorini? Convincimi.
Se i vostri argomenti saranno convincenti, rigorosamente logici e ragionevoli, magari anche con qualche fondamento scientifico, c'è anche il rischio che vi si dia ragione!
Ma noi sappiamo bene come risponderete: non con deduzioni ed inferenze logiche, non con prove scientifiche, non con ragionamenti lineari, bensì digrignando denti biliosi e sputando velenosi epiteti a base di escrementi (che sembrano esservi l'elemento più familiare, nel quale vi sentite a vostro agio: proprio come personaggi posseduti del demonio di un filmetto di serie B). Proprio come già avete cominciato a fare, tutti insieme...
In quel caso - sappiatelo prima - avrete già perso.
E avrete guadagnato appieno il soprannome di Armatabrancaleoneshardariana, che vi si attaglia sempre di più.
In quel caso, se non saprete convincere con la ragione, "saltare sul banco" (citazione di Gigi Sanna) sarà la cosa più giusta che potrete fare: perché - appunto - sarete solamente e proprio saltimbanchi...
L'uomo percepisce l'ambiente attraverso i cinque sensi. Inoltre, possiede una percezione particolare - che è quella del tempo - che non è solamente un adattamento automatico al clima, all'irradiazione solare ed alla stagione (come in alcuni altri animali) bensì è la capacità critica di percepire il trascorrere del proprio tempo biologico, nell'ambiente.Di tutto questo vorrei parlare, per i primi 150 anni: poi, forse patteggeremo su quale prossimo argomento discorrere insieme
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mercoledì 1 ottobre 2014
martedì 1 ottobre 2013
LINGUA E CULTURA
Per via della completa identità di vedute con l'autore, ri- posto quest'articolo. Egli è sardo, eppure resiste alle facili strumentalizzazioni emotive di cui molti suoi conterranei sono vittime: e ne spiega i motivi, pacatamente e sottovoce, ma convincentemente.
Lingua e cultura, l’identità tradita dai nuovi falsari
Dalla scrittura nuragica al mito di Atlantide. L’archeologia diventa un campo a rischio
di Marcello Madau
Sta riprendendo vigore la moda dei falsi culturali. D'altronde, oggi appartiene a un più vasto fenomeno del mercato. Sembra che tocchi anche a una presunta scrittura nuragica.
Il corto circuito fra scolarizzazione di massa, crescita della coscienza territoriale e nuovi mercati del “tipico” dà esiti assai contradditori. Aumenta la consapevolezza, il lavoro cognitivo. Ma si moltiplicano le costruzioni emotive basate su dati approssimativi, spesso inventati, non verificabili. Nascono fiori non proprio naturali, pur con esiti d'arte anche apprezzabili. D'altronde, come dimenticare il legame fra un grande fenomeno artistico come la “Sturm und Drang” e i falsi “Canti di Ossian”?
Agli stati nazionali moderni, e a quelli che vorrebbero diventarlo, sembra servire il collante dell'immaginario emozionale. Una notte delle origini popolata da eroi in armi, divinità misteriose, ritualità emotive e sanguinarie, catastrofismi, tsunami. Oggi la sarabanda, spesso ridicola, di falsi e mezzi falsi offre le sue grazie all'industria culturale del tempo libero e dell'identità, del mercato. Si moltiplicano maschere tradizionali inventate da poesie inventate. Nel campo dell'archeologia persone e piccole comunità si autocertificano come portatrici di verità colpevolmente ignorate dalla ricerca scientifica. Per le figure di archeologo e demoantropologo sembra non contare la definizione professionale. Si può dire ad un ingegnere che il suo ponte fa schifo, ma senza essere ingegneri vi mettereste a costruirne uno?
E' allora opportuna la lettura del saggio di Raimondo Zucca dal titolo Storiografia del problema della “scrittura nuragica” uscito nel nuovo numero del Bollettino di studi sardi (numero 5_2012), edito da Cuec-Csfs (Centro di studi filologici sardi). L'archeologo oristanese documenta le posizioni storiche sul tema, le varie letture nei secoli, compresi i limiti e le aggiunte moderne di un sistema scrittorio assai discutibile come quello che si raccoglie attorno alle proposte di Gigi Sanna.
L'assenza di contesti stratigrafici, la sparizione degli originali, l'uso di aspetti parzialmente credibili, le integrazioni moderne formano un groviglio che la competenza (e la pazienza) di Raimondo Zucca ordinano in un'analisi densa e convincente. Iscrizioni reali e segni aggiunti, incisioni “post-patina”, possibili giochi di operai di scavo, interpretazioni fantasiose basate su un corpus inesistente, che cerca disperatamente di formarsi su segni e manufatti spesso di origine precaria senza raggiungere la massa critica necessaria per impostare e proporre analisi e letture.
I materiali disponibili sono riesaminati, collocati cronologicamente. Ma il lavoro – puntuale nell'attribuire a tempi e contesti post-nuragici alcune iscrizioni, e a valutare come “moderne” altre – affascina per le vastissime letture mediterranee. E per quell'indice verso Cipro, luogo di relazioni incrociate dal quale dovettero dipendere tante vicende sarde. Sino agli ultimi eccezionali ritrovamenti nuragici nell’isola del Rame, all'ipotesi di lettura dell'eccezionale iscrizione sullo spillone nuragico proveniente da Antas.
Il pregio del saggio non sta solo nella grande dottrina impiegata e mostrata, ma nella civile dialettica verso un mondo che ricorre comunemente ai toni delle crociate (e a volte dell'insulto) contro la “torre d'avorio” dei “poteri accademici” (peraltro anche in una torre piena di difetti la somma degli stessi non dimostra la veridicità di una scrittura inesistente).
Io sono molto convinto che le forze che con più vigore si richiamano all'identità sarda e ai suoi valori storici saranno disposte (molti lo hanno fatto per Atlantide) ad abbandonare lusinghe emotive. La strumentalizzazione oggettiva del senso di inferiorità che la dipendenza e il colonialismo hanno costruito in molti sardi. La Sardegna, con le sue culture, è magnifica senza alcun bisogno di invenzioni ideologiche. Anzi, la speranza di un nuovo modello sociale basato sulla cultura e sul paesaggio ha più che mai bisogno, per essere davvero solido e civilmente etico – e non infangare l'identità – di inflessibile rigore scientifico.
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12 Aprile 2013
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Zucca
mercoledì 18 settembre 2013
Also Known As Giggi
ALLAI
Riposto questi due interventi - della Nuova Sardegna e del Prof. Pittau (al quale furono chiesti 20.000 euro) - per doveroso aggiornamento di chi non fosse sintonizzato con le cose sarde passate volentieri di soppiatto. Ci tengo a dire che l'udienza di Luglio dovrebbe essere stata rinviata e che pertanto il processo non è ancora concluso. L'esimio prof Luigi Amedeo Sanna, aka Giggi Sanna, figura probabilmente dalla parte della difesa, per vecchio debito d'amicizia ed antica militanza tra gli amici dell'imputato...
ALLAI
Reperti donati, non erano veri
Nuovi testi al processo per falsificazione di materiale archeologico
“Quei reperti non sono autentici”.
Si è allungata la lista dei consulenti dell’accusa che ha confermato la falsità attribuita ai reperti archeologici di Allai dalla Soprintendenza. Il caso era scoppiato quando l'imputato, Armando Saba, si era reso protagonista di un ritrovamento lungo le sponde del Tirso. Dieci reperti che aveva giudicato essere di epoca etrusca e per questo motivo donati al nascente museo di Allai, con conseguente ipotesi dell'arrivo di un finanziamento. L'uomo ora si trova a processo di fronte al giudice monocratico Antonio Enna per falsificazione di reperti archeologici e detenzione di materiale archeologico non regolarmente denunciato, accusato dal pubblico ministero Daniela Muntoni di aver fabbricato lui stesso la serie di reperti al centro della vicenda della donazione al nascente museo di Allai, spacciati per risalenti all'epoca etrusca.
Ieri, chiamato a deporre dall’accusa, ha confermato la non autenticità dei dieci reperti anche il rettore dell’Università di Sassari, Attilio Mastino, in qualità di professore di Storia romana.
La tesi della difesa, sostenuta dall’avvocato Giovanni Paolo Meloni, è invece differente e prova a puntare sulla possibilità che si tratti sì di un falso storico, ma di epoca più recente. Motivo per il quale Saba, analizzandoli, non ha avuto a disposizione le basi conoscitive adatte per valutarne l’originalità o meno. Saba li avrebbe quindi solo rinvenuti, ma non contraffatti. L’elenco degli esperti chiamati a esprimersi sui dieci reperti si allungherà alla prossima udienza del 17 luglio, data del rinvio nella quale verrà sentita l’archeologa sassarese, Daniela Rovina. (c.c.)
Si è allungata la lista dei consulenti dell’accusa che ha confermato la falsità attribuita ai reperti archeologici di Allai dalla Soprintendenza. Il caso era scoppiato quando l'imputato, Armando Saba, si era reso protagonista di un ritrovamento lungo le sponde del Tirso. Dieci reperti che aveva giudicato essere di epoca etrusca e per questo motivo donati al nascente museo di Allai, con conseguente ipotesi dell'arrivo di un finanziamento. L'uomo ora si trova a processo di fronte al giudice monocratico Antonio Enna per falsificazione di reperti archeologici e detenzione di materiale archeologico non regolarmente denunciato, accusato dal pubblico ministero Daniela Muntoni di aver fabbricato lui stesso la serie di reperti al centro della vicenda della donazione al nascente museo di Allai, spacciati per risalenti all'epoca etrusca.
Ieri, chiamato a deporre dall’accusa, ha confermato la non autenticità dei dieci reperti anche il rettore dell’Università di Sassari, Attilio Mastino, in qualità di professore di Storia romana.
La tesi della difesa, sostenuta dall’avvocato Giovanni Paolo Meloni, è invece differente e prova a puntare sulla possibilità che si tratti sì di un falso storico, ma di epoca più recente. Motivo per il quale Saba, analizzandoli, non ha avuto a disposizione le basi conoscitive adatte per valutarne l’originalità o meno. Saba li avrebbe quindi solo rinvenuti, ma non contraffatti. L’elenco degli esperti chiamati a esprimersi sui dieci reperti si allungherà alla prossima udienza del 17 luglio, data del rinvio nella quale verrà sentita l’archeologa sassarese, Daniela Rovina. (c.c.)
13 giugno 2013
giovedì 14 febbraio 2013
SCRITTURA NURAGICA E FALSI.
Falsificazioni sulla cosiddetta "scrittura nuragica"
di Massimo Pittau
In Sardegna c’è una attenzione vivissima e quasi morbosa per la civiltà nuragica. Questa attenzione deriva dal fatto che, almeno in una forma in buona parte inconsapevole, i Sardi sanno o “sentono” di avere a che fare col periodo più importante e più glorioso dell’intera storia della Sardegna. Per questo motivo di fondo tutti i Sardi sono istintivamente portati a simpatizzare con chi sostiene che anche i Nuragici avevano una loro “scrittura nuragica nazionale”.
Una ventina di anni fa nel nuraghe Tzricottu del Sinis è stata trovata una targhetta metallica che, in una delle sue facce, porta chiarissimi “disegni ornamentali”, simili ad arabeschi.Intervennero due amanti di cose sarde, insegnanti medi, i quali dichiararono al pubblico che quei disegni in realtà erano i segni di una “scrittura nuragica”, mai conosciuta e riconosciuta prima.
Intervenne subito un archeologo il quale dimostrò – in modo del tutto convincente - che quella targhetta risale non all’epoca nuragica, bensì a quella bizantina e faceva parte dell’armatura di un militare.
Ovviamente c’era stato dunque un grosso abbaglio da parte dei due insegnanti. Uno di questi – anche per tentare di stornarlo da sé – andò avanti con la sua tesi pubblicando anche un libro nel quale c’è pure il disegno di altre tre targhette simili alla prima, ma anche lievemente differenti. Senonché, a mio fermo giudizio, queste altre targhette non sono altro che veri e propri “falsi”. Esse infatti non fanno altro che seguire il disegno della prima, ma con lievi variazioni interne. E si tratta chiaramente di un “falso” fanciullesco, dato che presuppone che la seconda targhetta contenga una iscrizione sovrapposta a quella della prima, la terza targhetta contenga una iscrizione sovrapposta a quella della seconda e della prima, la quarta targhetta una iscrizione sovrapposta a quella della terza, della seconda e della prima. E tutto ciò presuppone un gioco di inserimenti di iscrizioni che non potrebbe trovare posto neppure nei giochi di in una rivista di enigmistica. Che queste ultime targhette siano altrettanti “falsi” è dimostrato pure dal fatto che esse non sono state mai mostrate ad alcuno.


Messisi sulla strada ormai aperta delle “falsificazioni”, alcuni individui hanno finito con l’avere anche fastidi giudiziari rispetto a ciottoli fluviali che sarebbero stati trovati sulla riva del Tirso e che presenterebbero segni di scrittura etrusca.
Da qualcuno di questi individui, per telefono e senza farsi riconoscere, io ho avuto una offerta di fotografie contenenti“iscrizioni etrusche” (ormai si sapeva che io mi interessavo a fondo di “lingua etrusca”). Io non abboccai, dato che sono ben al corrente del fatto che fioriscono in Toscana, in Umbria e nel Lazio settentrionale, “falsari di oggetti etruschi” che offrono agli acquirenti ignari, e questi oggetti tanto più sono apprezzati se riportano scritte anch’esse “false”. Io feci al mio interlocutore anonimo alcune domande sulle supposte “iscrizioni etrusche” e compresi subito che ero di fronte a un inganno e a un tentativo di imbroglio. Per il quale il mio interlocutore aveva chiesto la modica somma di 20 mila euro…
Ma la strada delle “falsificazioni archeologiche e linguistiche” pure in Sardegna era stata ormai aperta, favorita immensamente anche dal ricorso al disponibilissimo “internet”. E infatti da una decina di anni in qua furoreggiano, soprattutto in qualche blog ospitale ed interessato, numerose riquadri di alfabeti e figure di scritte nuragiche, fornite delle necessarie lunghe didascalie. Si tratta però di “falsi”, nient’altro che di “falsi”, ripresi dai numerosissimi siti dell’internet, che possono ritrovare e riscontrare tutti coloro che sappiano e abbiano la pazienza di interrogare a dovere i generosi siti internet.
Però ovviamente questi “falsi” sono sottoposti al cambio di connotati, nel senso che possono appartenere ad una delle numerose lingue del mondo antico, ma, mutatis mutandis, sono presentati come “alfabeto o scrittura dei Nuragici”. Quando è opportuno le figure originali di scritture orientali subiscono qualche spostamento o inversione o ritocco; tutte operazioni che nel computer si possono effettuare con estrema facilità e senza lasciare alcuna impronta digitale…
È possibile scoprire questi “falsi” ed anche evitare facili imbrogli a proprio danno? Sì, è possibile in questo semplice modo: invitare i propositori di queste “scritte nuragiche” a presentare la fotografia di un bronzetto o vaso nuragico che risulti esposto in uno dei numerosi musei archeologici della Sardegna e che dunque sia stato ufficialmente riconosciuto come “reperto autentico” dagli archeologi autorizzati. Poi farsi mostrare la esatta corrispondenza di segni incisi in quei bronzetti o vasi con le lettere di quello che i propositori dicono essere l’”alfabeto nuragico”, corrispondenza anche di sole 5 o 6 lettere appena.
Se questa dimostrazione di “corrispondenza di segni ad altrettante lettere” non fanno, i propositori in questione sono nient’altro che “falsari”, falsari della buona fede dei Sardi.
E approfitto dell’occasione per mettere in guardia i Sardi, amanti della nostra storia, dai “falsari di oggetti nuragici”, anche forniti di “segni di scrittura nuragica”, che ormai circolano numerosi anche in Sardegna.
Sono stato chiaro sulle modiche somme che richiedono agli ingenui che siano disposti ad acquistarli?sabato 14 settembre 2013
Scarabeo Parolaio
Caro amico mio Pasuco:
questa volta, ti scrivo perché succede qualche cosa di
divertente.
Oltraggioso, sì, ma anche divertente.
Oltraggioso, sì, ma anche divertente.
Sarà la stagione, chissà.
Gli scarabei stercorari di MonteParma hanno ripreso leggiadri
a rotolare le loro palle di sterco, con rinnovata lena, per seminarci dentro le
loro immonde uova, in modo che la nuova generazione di larve sia contenta ed abbia tanta
cacca olezzante di cui cibarsi.
Groupies imbirrazzite ed affamate, nani deformi stitici ma
dialettali, saltimbanchi artritici e bolsi, predicatori prostatici visionari e
donne Letizie apologetiche.
Ci sono proprio tutti e ognuno rotola assiduamente la propria pallina identitaria e distintiva e davvero a nessuno importa la verità. Con la verità, questi, ci fanno la birra…
Ci sono proprio tutti e ognuno rotola assiduamente la propria pallina identitaria e distintiva e davvero a nessuno importa la verità. Con la verità, questi, ci fanno la birra…
Ma perché lo fanno, amico mio? Te lo chiedi, ogni tanto?
Difficile a dirsi. Alcuni, forse solo perché non hanno
proprio un tubo di altro da fare… Hanno incontrato Yahweh e sono rimasti abbrustoliti come una falena sul lampione, con un sorriso ebete sulle labbra
tumide e con gli occhiali appannati dall’emozione. Cornuti come Mosè dopo la rivelazione, come la statua del Michelangelo nel mausoleo di Papa Paolo II a San Pietro in Vincoli...
Altri motivi?
Mah, chissà,vediamo…
Se ti scrivo nel menù un ‘brodino di pollo ristretto’, te lo posso
mettere a un euro e magari mi tocca sentire le tue rimostranze, perché tu sei
uno che il brodo di pollo ed i polli li conosce bene, anche quelli mannari.
Ma se ci scrivo ‘Consommé’ te lo schiaffo sicuramente a
cinque. E ti tocca pure stare zitto, perché non sai nemmeno come si pronunci,
quella parola: ti vergogni a farti sentire mentre sussurrando chiedi ad un tuo
intimo amico: “Ma che cos’è il Consumè?”.
Ecco: è tutto qui, il trucco! Non credevi fosse così
semplice, vero?
E invece sì. Altro esempio?
I giornalisti scrivono sempre ‘espianto di organo’, invece
che ‘prelievo di organo’ destinato al trapianto. E sai perché? Ma è facile,
dai!
Perché la parola ‘prelievo’ suona troppo come un comunissimo prelievo di sangue alla ASL, non ha quel terribilismo Salgariano che fa così amabilmente salire le vendite… Sì, hai ragione, in realtà ‘espianto’ andrebbe riservato alla rimozione dell’organo trapiantato dopo il rigetto, ma la gente che ne sa? Espianto suona meglio e usiamo quello, anche se è una bugia..
Perché la parola ‘prelievo’ suona troppo come un comunissimo prelievo di sangue alla ASL, non ha quel terribilismo Salgariano che fa così amabilmente salire le vendite… Sì, hai ragione, in realtà ‘espianto’ andrebbe riservato alla rimozione dell’organo trapiantato dopo il rigetto, ma la gente che ne sa? Espianto suona meglio e usiamo quello, anche se è una bugia..
Il primo principio dello scarabeo stercorario è: sii sempre
un parolaio e li fregherai sempre tutti.
Ma di princìpi ce ne sono molti altri, porcellino…
Per
esempio: non mettere mai un prezzo basso a quel che vendi. Il prezzo deve
sempre essere anzi oltraggiosamente
alto, perché un prezzo basso non significa che sei onesto, significa che stai
vendendo roba di pessima qualità…
Eh, sì, amico mio: se la gente desidera essere gabbata, lo
sarà. Sai come dice il motto: fatti pecora e lupo te se magna.
Vendilo a 80 euro e ripeti sempre che bisogna leggerlo molte volte, per capirlo: vedrai che tutti, prima o poi, per non ammettere di essere scemi, cominceranno a dire che iniziano a comprenderlo, anche se non c'è niente da capire (ma è un ricordo che vale 10 lire). Bugia, certo: ma lo sai solo tu (e loro). E' la favoletta del Re Nudo, ricordi? Ah, le favole piacciono a grandi e piccini!
Io ti scrivo nella locandina galeotta, per esempio: “Neuroarcheologia”.
E tu ci caschi subito dentro a piè pari, se già in partenza
non sai che cosa è il consommé! Io devo essere veramente un tipo in gamba, se
conosco certi paroloni, non credi? Non ti appaio già un po’ come Yahweh, con le
Tavole della Legge (di Tzricottu) in una mano e un Kaf (decaffeinato, però: ho
un’età, ormai!) nell’altra?
Non puoi sapere che persino il furbetto Malafouris che
questo termine lo ha inventato per primo ancora non sappia bene di che cosa si
tratti, non abbia certezze circa il metodo e la sua reale efficacia.
…Certo, è un bel parolone ed intimidisce un sacco! Allora usiamolo,
dai! Tanto, quelli che ne sanno? Che ci capiscono?
Mi chiederai: riguarda l’archeologia? Niente affatto. Ma
loro non lo sanno!
Riguarda la Medicina Generale? Niente affatto. Ma verranno
lo stesso al Seminario: ci sono i crediti!
Ma allora non gli servirà a un tubo, nella loro professione
medica! Ma chissenefrega! Basta che vengano.
Ma che cos’è – insomma – questa Neuroarcheologia? Ma perché lo
chiedi a me? Deu cumprendu nuddha de custa cosa.
Basta che qualcuno pensi che l’Archeologia
c’entri in qualche modo.
Infatti, lo sponsor è la Scuola di Archeologia di Sassari,
pensa un po’!
Ma di che cosa si parlerà?
Di come i Malati di Alzheimer (tutti) semplificano i segni
della loro scrittura, con l’avanzare della loro malattia e di come questi segni,
semplificandosi, vadano sempre più assomigliando ad archetipi (altra bella parola, dai!) ed ai segni che gli antichi
sardi scrivevano, nella loro antica
scrittura nuragica, un po' dappertutto in Sardegna. Quella che io ed i miei seguaci stiamo scolp... ehm, trovando dappertutto, tanto che ormai abbiamo vinto la nostra sacra battaglia, che non è di un giorno, contro i nostri oscurantisti avversari ormai tutti depressi, divisi ed abbattuti.
Lo studio è su malati sardi, vero?
Certamente.
Ma se fosse su malati toscani, avrebbero scritto in Etrusco?
Ba’ a cagai: tu non capisci nulla di Epigrafia, né di Archeologia, né di Neurologia, né di Fisica e ti permetti anche di parlare! Sei un miserabile
infame, sei un indegno gabbaroballo, sei un imbecille incolto, sei un volgare giacobino, sei un servo degli accozzati accademici, sei… e non ti permettere
di brullare sulla tragedia dei familiari e dei malati di quella terribile
malattia!
Ma un libro che parla di questo e che vende a 60 euri non specula sui malati?
No! Eresia! E' un libro di linguistica, catalogato tra i dizionari! Al massimo è archeologia! Non è un libro che promette cure o guarigioni! Vade retro, Satana!
Solo noi possiamo darci una definizione, solo noi conosciamo l'argomento: voi siete gaglioffi e barbari e malevoli diffamatori!
E voi siete l'Armata Brancaleone Shardariana, è chiaro...
Ma un libro che parla di questo e che vende a 60 euri non specula sui malati?
No! Eresia! E' un libro di linguistica, catalogato tra i dizionari! Al massimo è archeologia! Non è un libro che promette cure o guarigioni! Vade retro, Satana!
Solo noi possiamo darci una definizione, solo noi conosciamo l'argomento: voi siete gaglioffi e barbari e malevoli diffamatori!
E voi siete l'Armata Brancaleone Shardariana, è chiaro...
Tutto nel nome della Scenza, con la ‘S’ maiuscola e pomposa,
ma purtroppo senza quella ‘i’ che la renderebbe almeno un po’ più digeribile:
in fin dei conti, ragazzi, si tratta di mandar giù palline di sterco!
Certo: la birra, magari, aiuta.
venerdì 13 settembre 2013
Elmi cornuti
![]() |
| tentativo di rendimento grafico degli elmi degli shardana |
Le corna degli elmi sono una favola
metropolitana: gli elmi erano calotte e basta, poco di più.
Naturalmente, si
deve intendere bene quali corna, di che dimensioni, di che animali, e di che
materiale. Il discorso è piuttosto lungo e complesso: è stato studiato
seriamente da pochi.
Gli elmi di zanne di cinghiale sono solo un'apparente
contraddizione, per moltissimi motivi: essi sono leggeri, rivestiti di
materiale resistente e morbido, legati insieme in modo elastico e quindi
offrono 'compliance' e resistenza in modo apprezzabile, senza gravare di
soverchio peso il guerriero.
La 'teoria' per cui tali elmi di corna non si
siano conservati perché fatti di materiale deperibile è utile al perdurare
della falsa credenza tra i non informati.
Anche gli elmi greci classici avevano
protuberanze (in genere apicali, per sorreggere la decorazione, leggerissima,
con crine di cavallo o penne o altro materiale appariscente e probabilmente
multicolorato).
Ma un corno rigido, posto a ciascun lato dell'elmo ed ancorato
in modo robusto alla calotta dell'elmo è più utile all'avversario che al
portatore dell'elmo stesso. Le corna sono maniglie per tenere fermo il
portatore mentre gli si taglia la gola, oppure sono punti di scarico preferenziali
dei vettori della forza applicata all'arma che colpisce l'elmo.
La calotta
scarica in senso tangenziale detti vettori, allontanadoli in senso centrifugo.
Il corno, invece, cattura tutta la forza del colpo inferto e la riveicola in
senso centripeto: in questo caso, si potrebbe avere di tutto, da una semplice
contusione encefalica, a ferite aperte e fratture della teca o delle vertebre
cervicali.
I guerrieri antichi saranno stati rozzi, ma non erano stupidi: non
avevano corna negli elmi.
Naturalmente, l'Armata Brancaleone Shardariana si è data molto daffare per dimostrare l'esistenza dell'elmo cornuto tra i Popoli del Mare (espressione con la quale i componenti l'Armata intendono riferirsi unicamente ai Shardana), ideando alcune ricostruzioni di fantasia, che riporto qui.
![]() |
| ricostruzione a partire da un 'bronzetto sardo' |
Inutile dire che l'archeologia non ha mai reperito elmi cornuti per uso militare...
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