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sabato 5 luglio 2014

SCRITTURA MICENEA E NO.

Vorrei fosse quanto più chiaro possibile che ho scritto sul LINEARE B (che non è affatto la mia materia) per motivi ben precisi, ai quali mi sono vincolato qualche anno fa.

- Innanzitutto, perché si tratta di un ottimo esempio della lenta e faticosa evoluzione per gradi della scrittura e del suo lento adattamento ai suoni prodotti dall'uomo nelle sue varie lingue...


- In secondo luogo, perché anche un'esposizione breve e lacunosa come la mia già dimostra fino a che punto intervengano contemporaneamente molti sforzi, di varie discipline e di numerose persone a chiarire alcuni dei problemi epigrafici, a fare progredire la traduzione, a risalire alla realtà storica più probabile del popolo in esame. E malgrado gli sforzi riuniti di studiosi internazionali, come si è visto il Lineare B  e le Civiltà Micenea e Minoica conservano ancora molti segreti, probabilmente per sempre.


- Per converso, dovrebbe quindi essere consigliabile e ragionevole procedura da parte di tutti il diffidare (o almeno prendere con prudentissimo beneficio d'inventario) dei presunti 'risultati' di epigrafisti solitari autodidatti che sfacciatamente dichiarano di riuscire - praticamente da soli, o peggio: molto male accompagnati da altri compagnucci d'avventura senza alcuna arte né parte - a tradurre lingue scritte che sembrano davvero inventate da loro stessi.


- Avevo tracciato già nel paragrafo numero 3 alcune linee guida semplici e chiare, circa l'epigrafia e in particolare riaffermo come questa



1) non si possa improvvisare

2) presupponga varie, vaste e profonde conoscenze ancillari

3) sia un lavoro di equipe, che richiede conferme incrociate multidisciplinari

4) sia una pratica lunga e laboriosa che procede per 'tentativo ed errore', per molti anni: da qui si evince la fondamentale necessità di riconoscere l'errore.

5) non fornisca quasi mai immediate e facili soluzioni.

A queste chiare linee vorrei ora aggiungere quelle che si sono rese evidenti con i successivi paragrafi:

6) La scrittura è stata - fin da subito - uno strumento del Potere per esercitare meglio il proprio governo sulla popolazione. Come tale essa va studiata. Chiunque veda 'altro' nella scrittura (uno strumento per comunicare con la Divinità, oppure una serie di crittogrammi segreti per escludere la popolazione dalla comprensione della scrittura) manca completamente il bersaglio e non comprende l'essenza stessa della scrittura, che è comunicazione.

7) Il corretto studio dell'Epigrafia - alla lunga - fornisce stupendi risultati, proprio come nel caso dei Micenei: esso apre inaspettatamente finestre utilissime ad illuminare ambienti prima oscuri, rivelando la realtà su interi periodi storici prima mal compresi o del tutto fraintesi.

8) Per contro, l'epigrafia dei ciarlatani non solo non chiarisce alcunché, ma pasticcia ulteriormente una scena di già difficile interpretazione, costituendo  troppo spesso un vero ostacolo  nei confronti dell'evoluzione della Cultura.

Credo che quanto sopra debba essere ponderato, specialmente da coloro che si sono ingenuamente ed involontariamente fatti tentare dalle sirene (interessate) della Fantarcheologia, dalle belle favole gradite di stampo 'identitario' (costruite ad arte), dalle ricostruzioni distorte non fondate scientificamente del passato e della Storia (inventate per vendere).
Di ciarlatani e falsari ne sono esistiti anche troppi, ovunque. Di molti si è scritto anche in queste pagine. Ma i nomi degli studiosi dimostratisi oltre ogni dubbio seri e meritevoli sono indiscutibilmente molto più numerosi (oltre che meritevoli appieno della nostra stima e del grato ricordo del mondo scientifico).
E pertanto, anche se le persone serie fanno sempre molto meno chiasso degli ardimentosi guerrieri dell'Armatabrancaleoneshardariana, stiano tranquille, nella consapevolezza che anche questa moda attuale deteriore passerà e specialmente del fatto che i nomi dei miserabili millantatori non figureranno mai negli annali della Scienza.

Perché la Vita è baldracca, ma il Tempo è galantuomo.

SCRITTURA MICENEA 5

LA SOCIETA'  MICENEA COME APPARE DALLO STUDIO DEL LINEARE B

di
Maurizio Feo

Il materiale: le tavolette.

A Cnosso furono trovati circa 3.500 frammenti di tavolette, da cui si crede potere risalire a 3.000 tavolette originali (meno di 400 intere): si ipotizza che - al momento della distruzione - ne esistessero di più, tra 5.000 e 6.000. A Pilo  ne sono state trovate poco più di 1.200 circa (si calcola esse rappresentino il 90% del totale originale) ma sono quasi tutte in cattivo stato di conservazione e di difficile interpretazione.




Confronto tra LINEARE  B,  alfabeto Arcado-Cipriota (LINEARE C), Greco Antico e rendimento grafico in Latino e infine traduzione in inglese dei termini riportati (credito: Richard Vallance Janke)

Uno studio dei contenuti delle tavolette va considerato nella giusta prospettiva.
Si tratta, in fondo, di materiale contabile di uffici pubblici.( Non tutto, bensì solamente parte di quello dell'annata in cui il posto fu distrutto).
In realtà è come se si tentasse di ricostruire un quadro completo di un'organizzazione amministrativa pubblica del passato a partire da ciò che - in epoca moderna - sarebbe la carta straccia ottenuta dai cestini dei rifiuti degli uffici.stessi.
Ammesso questo limite, si può meglio comprendere quanto il lavoro di 'ricostruzione' a ritroso sia difficile, lento, complesso, affascinante.

- Elenchi di persone. Contengono liste di uomini, donne e giovani (probabilmente figli con genitori: i giovani non sono mai citati da soli). I totali non dono facilmente ricavabili dai numerosi parziali di cui si dispone.Ad esempio, da cinque tavolette di Pilo in cui si elencano disposizioni atte alla protezione della costa, compare un totale di 710 uomini. Un'altra tavoletta riporta un totale di 589 'rematori', che non è detto non facciano già parte del primo gruppo.Alcuni elenchi enumerano donne (645, insieme con 375 ragazze e 261 ragazzi). Le tavolette di Cnosso - anche se più mutile - lasciano intravedere numeri comparabili di liste del tutto analoghe.

- Numeri e Dimensioni.
I numeri della popolazione sono indubbiamente piccoli - se paragonati ad una popolazione moderna - ma dovevano rappresentare una popolazione consistente, per i parametri di allora: si consideri che il 'Palazzo di Nestore' (Pilo) non è più grande di un castello medioevale. Troia è poco più grande di uno stadio di calcio e non richiede più di due minuti per essere attraversata tutta.  L'unica eccezione a questa regola di ridimensionamento dell'immaginario antico
I numeri della popolazione di allora possono oggi sembrare molto più scarsi di quanto ci si aspetterebbe: ciò dipende probabilmente dal fatto che l’immaginario collettivo  ha ingigantito i numeri e le dimensioni, col tempo. In realtà si trattava di una popolazione consistente, per quei tempi, in cui tutto era realmente più piccolo di oggi. Il ‘palazzo di Nestore’ a Pilo è più piccolo di un castello medievale; la città di Troia non è molto più grande di uno stadio da calcio e si attraversa tutta in due minuti a piedi. L’unica eccezione a questo ‘ridimensionamento’ è Cnosso, che appare veramente imponente. Ma Cnosso ospitava per lo meno 500 persone ed esercitava il proprio potere direttamente su tutto il regno – senza delegarlo – anche nei confronti di città lontane.

- Categorie di cose e persone.
Alcune delle categorie citate nelle tavolette consistono certamente in lavoratrici asservite (sia a Pilo, sia a Cnosso, si usano termini precisi al riguardo): filatrici, portatrici di acqua, macinatrici di grano, cardatrici, cucitrici, lavoratrici della lana o del lino etc. Il loro numero è relativamente elevato (più di 1.000, considerati i fanciulli e le fanciulle) ed erano censite con cura dal Palazzo, che evidentemente provvedeva al loro mantenimento. Non si hanno elenchi analoghi di uomini.
In ambedue i centri, le annotazioni possiedono caratteristiche comuni che fanno propendere per annotazioni routinarie, del tutto abituali e niente affatto eccezionali.
Si elencano per tutti i gruppi alcune razioni: compaiono spesso grano e fichi. Ad esempio, le schiave di Pilo ricevevano una razione mensile  calcolata in circa 24 litri al mese di frumento e fichi.
Gli scritti lasciano spesso il dubbio se si parli di frumento o di orzo. Anche le dosi delle razioni (per adulti maschi e femmine, adolescenti e bimbi) sono talvolta dubbie e fonte di diversità tra i traduttori.

- Guardiacoste.
710 uomini (uno dei gruppi più numerosi) sono destinati alla difesa della costa di Pilo. A tale fine, la costa è divisa in 10 settori, per una lunghezza totale che era – con ogni probabilità – di 150 chilometri. Le unità addette variano in numero da 10 a 110 uomini. Il numero è ristretto e implica probabilmente un compito di guardia, avvistamento e segnalazione, più che quello di guarnigione militare per azioni belliche vere e proprie.
Da altri indizi risulterebbe che l’esercito di Pilo – lungi dall’esaurirsi in questi numeri – non fosse però formato da militari di professione, bensì da civili mobilitati all’occorrenza.

- Categorie ‘mancanti’.
L’agricoltura è rappresentata in modo bizzarro e manchevole. La produzione del grano – la cui distribuzione è così attentamente registrata – non figura per nulla. Compaiono i gioghi di buoi (più numerosi a Cnosso), ma non si fa cenno alcuno ad aratura o raccolta. Questo, si è pensato, è possibilmente dovuto al fatto che la distruzione del sito avvenne a primavera. Ma non si parla neppure di categorie di lavoratori maschi destinati all’agricoltura.
Le quantità di grano distribuite sono anche ingenti, ma se ne tace completamente la fonte. Non si può pensare che l’iniziativa di un’attività così importante fosse lasciata nelle mani delle singole attività familiari private in uno Stato così accentratore ed organizzato: è più probabile che il grano fosse importato dai paesi produttori in cambio di metallo lavorato ed armi.
Che il poco terreno miceneo potesse essere coltivato è altrettanto sicuro: infatti si scrive di possesso di terreno e di affitti: ci si riferisce alla terra a seconda del tipo di seminato, come in Mesopotamia, usando come misura la ‘parasanga’ (unità di misura persiana) che tiene conto della natura del suolo.
Probabilmente sono andate perdute le registrazioni di quasi tutte le zone agricole per Cnosso. Per Pilo si possiedono solo quelle di due zone ristrette, i cui proprietari o affittuari erano tutti religiosi, o  funzionari della famiglia reale e comunque avevano a capo una sacerdotessa.

- Allevamento.
Il bestiame ci appare rappresentato da maiali, capre, preferibilmente pecore. A Cnosso si contano 100.000 pecore. Qualche sconcerto aveva procurato la discrepanza riscontrata tra il numero di montoni necessario e quello riferito dalle tavolette (molto più elevato), fino a quando non si è compresa la differente notazione tra animale integro e castrato. Esistono tavolette che registrano la grande quantità di lana ottenuta dagli animali. Probabilmente, i tessuti che ne risultavano permettevano l’esportazione dell’eccedenza. Anche questa produzione era sotto il controllo del Palazzo. Creta era ricca anche grazie a questo allevamento, essendo invece scarsa in ricchezze naturali.

- Altra produzione.
Pilo non aveva lo stesso numero di armenti: la sua ricchezza proveniva da produzione, tessitura e commercio del lino, che è tutt’oggi molto presente in Messenia. Un’altra industria di Pilo era il bronzo. Ci sono pervenuti scritti con elenchi di 270 fabbri. Siccome si calcola che siano i due terzi del totale, si pensa che in Pilo i fabbri assommassero ad un totale di circa 400. Il numero è certamente più alto del necessario per un regno piccolo come quello di Pilo. Anche l’assegnazione della quantità del metallo ai singoli fabbri (alcuni figurano ‘senza assegnazione’) è troppo bassa per tenerli occupati a tempo pieno: probabilmente tutti avevano un’altra attività. Comunque, è più che probabile che Pilo producesse manufatti in metallo per esportazione.
Risultano poco più di 200 carri a Cnosso, in vari stadi di completamento: alcuni sono intarsiati in avorio, il che ne svela la destinazione cerimoniale o nobiliare. La maggior parte sembra essere invece per uso militare, come risulta da ogni singola dotazione, che comprende un’armatura ed il nome di un uomo. Per Pilo si hanno elenchi di ruote, bardature e cavalli, ma non di carri. Probabilmente esisteva un uso dei carri per trasporto in epoca di pace, ma non è documentato.

- La perdita della scrittura.


Dopo il grande Collasso della fine dell’età del Bronzo non ci fu più alcuna necessita della rigorosa organizzazione amministrativa dello stato Palaziale.  Rimasero solamente piccole comunità agricole, che non avevano alcuna necessità di registrare quel poco appena sufficiente che introitavano. Nessuna meraviglia, quindi, che gli ‘eredi’ dei Grandi Regni Micenei disimparassero a scrivere, visto che la scrittura era servita solamente per scopi contabili ed amministrativi, per registrare nozioni troppo varie e complesse da tenere a mente. Saranno necessari 400 anni circa, perché la scrittura ricompaia in Grecia – sotto forma differente – nelle mani di offerenti alla divinità, componitori di versi ed altro. E sarà necessario ancora qualche secolo prima che torni ad essere un utile strumento contabile. 

lunedì 30 giugno 2014

SCRITTURA MICENEA 4

GLI  SCRIBI  MICENEI: alti funzionari?

articolo di
Maurizio Feo

Già dal 1953 Bennett cercò di identificare quanti fossero gli scribi micenei (The Micenean Tablets).
I criteri per distinguerli sono vari.

1) Criterio meccanico- formativo del simbolo.
Riguarda le modalità meccaniche dell'impressione del segno.
In particolare:
il senso, 
l'ordine, 
il numero dei tratti
per ciascun simbolo.

2) Criterio del formato e della rigatura della tavoletta.

3) e 4)  Criterio dell'Argomento trattato e del Luogo di ritrovamento.

5) Criterio delle caratteristiche fisiche dell'argilla.
Colore, aspetto, grana, inclusioni, consistenza, superficie.

Unendo tutti questi criteri J. P. Olivier identificò a Cnosso:

- un paio di 'laboratori non specializzati' di scribi ('Room of chariot tablets' e 'Area of bull relief') con 10 scribi e 40 scribi rispettivamente.
- e poi altri 6 dipartimenti di 'laboratori specializzati':
      - uno per l'industria tessile (10 scribi)
     - uno per gli aspetti economici della vita cultuale (8-10 scribi)
     - per l'amministrazione del bestiame ovino (5 scribi)
     - per l'amministrazione del personale (3 scribi)
     - per la registrazione di parti di carro, ruote etc
     - per le armi (almeno 4 scribi)
Il totale di scribi di Cnosso sembra così essere compreso tra un minimo di  75 e un massimo di 100.

In conclusione, a Cnosso non sembrano esistere (se non sul posto, all'atto pratico) vere e proprie 'scuole di scribi' come in Mesopotamia. Gli scribi di Cnosso non si firmano mai e non parlano di sé: di conseguenza, per noi, non hanno un nome, a differenza dei loro predecessori mesopotamici. Alcuni sono estremamente prolifici (400 tavolette) altri ne scrivono solo poche.

L'opinione di J. Chadwick e di E.L. Bennett è che non si tratti di scribi in senso stretto, ma piuttosto di funzionari di rango elevato, forse letterati, responsabili in diverso grado dell'Amministrazione dell'economia del Palazzo e da questa responsabilità indotti a scrivere i loro appunti sulle tavolette.










domenica 29 giugno 2014

SCRITTURA MICENEA 3




Tavoletta 657 da Pilo (Messenia) - XIII sec a.C.  - Museo Archeologico Nazionale di Atene.






articolo di
Maurizio Feo


Tavoletta KN 230, da Cnosso: 'stanza dei carri' - fine XV sec a.C.



Non si deve sottovalutare il grande valore degli studi di Ventris, come anche di tutti gli altri studiosi che si occuparono di risolvere il problema epigrafico del Lineare B.
Dopo avere letto quanto segue, credo sarà obbligatorio convincersi di alcune verità fondamentali dell'epigrafia, ed in particolare che:

1) non si possa improvvisare
2) presupponga vaste e profonde conoscenze ancillari
3) sia un lavoro di equipe, che richiede conferme incrociate
4) sia una pratica lunga e laboriosa che procede per 'tentativo ed errore', per anni: da qui si evince la fondamentale necessità di riconoscere l'errore.
5) non fornisca quasi mai immediate e facili soluzioni.

Forse l'unica eccezione a queste inevitabili regole fu Champollion, anche se qualcuno - oggi -  dichiara immodestamente il possesso delle medesime qualità.

Anfora a staffe TH Z 852 - Dal 'Kadmeion di Tebe. XIII sec a. C.

Cenni storici.

Cica 200 anni fa, Champollion (che doveva essere un genio!) intraprendeva all'età di 11 anni gli studi che lo avrebbero infine condotto alla traduzione della scrittura geroglifica egizia: fu la prima vera e classica decifrazione. (*)

Nel 1802, le più antiche lingue note erano il Greco, il Latino e l'Ebraico. Non era possibile leggere, né comprendere, documenti che fossero stati scritti in epoca anteriore al 600 a.C.
Tutto ciò che si poteva conoscere delle più antiche Civiltà del Medio Oriente era ricavato dalle parti apparentemente più 'storiche' del Vecchio Testamento e da frammentarie notizie di autori latini e greci.

Champollion permise di cambiare radicalmente il quadro: nel corso del XIX secolo, fu possibile leggere ed interpretare un numero sempre maggiore di scritture antiche e comprenderne la lingua. Così avvenne per l'antico persiano, l'elamico, l'assiro, il sumerico ed il mitannico (la cui esistenza, prima, non era neppure stata sospettata!). Infine fu il turno dell'Ittita.

Il risultato fu imponente: la frontiera tra Storia e Preistoria medio orientale fu riportata indietro di circa 2.000 anni;  lo studio sistematico delle lingue, l'inquadramento nello schema Indoeuropeo-Non Indoeurpeo, la conoscenza dei vari dialetti antichi e moderni ne ricevettero un impulso determinante; l'antropologia acquisì una vasta messe d'informazioni prima molto incerte, se non del tutto ignote...

Non fu così per l'Europa: come già detto (SM1), Schliemann non trovò tracce di scrittura a Micene e l'opinione corrente era che i Greci avessero ricevuto l'alfabeto dai fenici solo 400 anni circa dopo la caduta di Troia.

Tavoletta MY Oe 106 - Dalla 'Casa del Mercante di Olio'- Micene XIII sec a. C.

Il tipo di studio.

Evans ebbe per primo l'idea brillante di cercare un significato ai segni pittografici incisi sui sigilli. Trascorse il resto della vita a catalogare, conservare e descrivere l'enorme quantità di materiale che riuscì a raccogliere a Cnosso. Nel 1941 - quando morì -  non aveva ancora pubblicato alcunché. Lasciava una grande quantità di appunti incompiuti e l'enorme massa di reperti accatastati in disordine nel Museo di Heraklion a Creta: questi - fortunatamente - sopravvissero alla guerra.
John Myres si fece carico della pubblicazione del volume postumo Scripta Minoa, nel quale però non azzarda la traduzione.
La pubblicazione - da parte dell'Università di Yale - delle tavolette di Pilo conferisce un nuovo impulso alla ricerca. Si ammette che queste siano posteriori cronologicamente a quelle di Cnosso di circa 200 anni (la datazione, all'epoca, è: per Cnosso 1400 a.C. e per Pilo 1200 a.C.).

Taoletta MY Oi - Dalla 'Casa della Cittadella' - Mycene, XIII sec a. C.

Metodo statistico - combinatorio. 

Fu quello utilizzato da M. Ventris nel 1952 (aveva già iniziato ad occuparsene negli anni '30), che si basò sul primo elenco affidabile di segni pubblicato da Bennet nel 1951 e sulle osservazioni preziose di Alice Kober sulle alternanze dei sillabogrammi e sulle 'desinenze' delle parole.

Non ci si può servire di una lapide bilingue.
Il lavoro è simile a quello di completare un cruciverba privo di caselle di limitazione. Meglio ancora: è come un 'sudoku' di alta difficoltà.
Si studiano i simboli ideografici, per trovare le prime corrispondenze.
A tale scopo è utile conoscere (attraverso l'archeologia) i dettagli fondamentali della vita Minoica: si vedrà poi quanto siano determinanti i dati contabili ed economici. Ci si serve anche delle analogie con quanto è noto dalle registrazioni di altre nazioni: Egitto, Siria, Mesopotamia.

Si procede quindi ad un'analisi statistica dettagliata delle modalità d'uso di ogni segno fonetico, allo scopo di identificarne il reale significato: cioè quale sia il suono che esso rappresenta.
Questo è un lavoro lento, metodico, paziente. Si tratta di individuare quale segno (o gruppo di segni) compare con una discreta frequenza all'inizio di parola, quale alla fine, quale sia più frequente in assoluto, quali siano le alternanze tra loro, etc...
Incominciò a posizionare nella sua 'griglia' (vocali in ascisse e consonanti in ordinate) i sillabogrammi simili, senza ancora conoscerne effettivamente il suono, ma solamente sospettando che ne avessero uno...
Il loro molto elevato numero lo aveva condotto a questa ipotesi: più di 80 segni - circa il triplo degli ordinari alfabeti - permetteva di pensare che si trattasse di sillabe. I gruppi finali di segni lasciavano pensare che si trattasse di una lingua flessiva, che avesse desinenze come ad esempio il Latino. Alcuni segni erano molto più frequenti di altri, il che indirizzava verso una lingua in particolare...

Per fare un esempio relativo ad una lingua moderna: si sa che in Inglese la lettera 'e' è quella che compare più frequentemente (12, 31%) più ancora che nell'Italiano (11,79%).
Le vocali in Italiano sono molto più frequenti (rispettivamente: 'a' 11.74, 'e' 11,79, 'i' 11,28, 'o' 9,83, per un totale complessivo di  46,4%) che nelle altre lingue (Inglese, Francese e Latino), facendone una lingua 'musicale'. Pertanto, studiando certe ricorrenze in un 'codice segreto', è relativamente facile risalire alla lingua nel quale è stato redatto, o - almeno - alle lingue che ad essa più s'avvicinano...


B166 simbolo
more will follow

(* Da Wiki): All'età di soli cinque anni riuscì ad associare la scrittura stampata alle parole apprese grazie a una memoria fuori dal comune, imparando così a leggere da solo. Studiò prima a Figeac e poi a Grenoble il latino, il greco e l'ebraico; apprese anche l'arabo e l'aramaico grazie all'aiuto del fratello maggiore, Jean Jacques Champollion che gli procurava i testi.

A diciassette anni legge la prefazione del suo L'Egitto sotto i faraoni dinanzi all'Accademia di Grenoble, sostenendo che il copto deriva dall'antica lingua egiziana, con il risultato di essere eletto all'unanimità membro dell'Accademia stessa. Continuò i suoi studi fino ad avere una completa conoscenza del copto, tale da permettergli di comporre in questa lingua.
Successivamente si trasferì a Parigi per frequentare dei corsi presso la Scuola speciale delle lingue orientali.  All'età di venti anni era perfettamente padrone di molte altre lingue tra cui l'avestico, il sanscrito, il ge'ez, il persiano ed il cinese oltre a qualche dialetto antico. 
Il 10 luglio del 1809 fu nominato professore di storia a Grenoble e nel 1810 uscirono le sue prime pubblicazioni: sosteneva l'origine comune delle scritture geroglifica, ieratica edemotica, spiegando inoltre che i geroglifici presentavano non solo un carattere simbolico ma anche fonetico

sabato 28 giugno 2014

SCRITTURA MICENEA 2

Il Lineare B si compone di alcuni segni sillabici fondamentali, per risalire ai quali Ventris e Chadwick fecero ricorso alla costruzione di una griglia: in colonna verticale (ordinate) misero le consonanti riconosciute e in linee orizzontali (ascisse) sistemarono le vocali, ottenendo qualche cosa di simile a quel che segue: per ogni consonante, nel sistema, segue una vocale (C/V)



-a           -e           -i              -o          -u


 Linear B Syllable B008 A.svg a Linear B Syllable B038 E.svg e Linear B Syllable B028 I.svg i Linear B Syllable B061 O.svg o Linear B Syllable B010 U.svg u


d-  Linear B Syllable B001 DA.svg da Linear B Syllable B045 DE.svg de Linear B Syllable B007 DI.svg di Linear B Syllable B014 DO.svg do Linear B Syllable B051 DU.svg du
j-           Linear B Syllable B057 JA.svg ja     Linear B Syllable B046 JE.svg je    Linear B Syllable B036 JO.svg jo
k-  Linear B Syllable B077 KA.svg ka Linear B Syllable B044 KE.svg keLinear B Syllable B067 KI.svg ki Linear B Syllable B070 KO.svg ko Linear B Syllable B081 KU.svg ku
*81
m-  Linear B Syllable B080 MA.svg ma Linear B Syllable B013 ME.svg meLinear B Syllable B073 MI.svg mi Linear B Syllable B015 MO.svg moLinear B Syllable B023 MU.svg mu
n- Linear B Syllable B006 NA.svg na Linear B Syllable B024 NE.svg ne Linear B Syllable B030 NI.svg ni Linear B Syllable B052 NO.svg no Linear B Syllable B055 NU.svg nu
p-  Linear B Syllable B003 PA.svg paLinear B Syllable B072 PE.svg pe Linear B Syllable B039 PI.svg pi Linear B Syllable B011 PO.svg po Linear B Syllable B050 PU.svg pu

q-    Linear B Syllable B016 QA.svg qaLinear B Syllable B078 QE.svg qe Linear B Syllable B021 QI.svg qi   Linear B Syllable B032 QO.svg qo

r- Linear B Syllable B060 RA.svg raLinear B Syllable B028 RE.svg re Linear B Syllable B053 RI.svg ri Linear B Syllable B002 RO.svg ro Linear B Syllable B026 RU.svg ru
s-  Linear B Syllable B031 SA.svg saLinear B Syllable B009 SE.svg se Linear B Syllable B041 SI.svg si Linear B Syllable B012 SO.svg so Linear B Syllable B058 SU.svg su
t-  Linear B Syllable B059 TA.svg taLinear B Syllable B004 TE.svg te Linear B Syllable B037 TI.svg ti Linear B Syllable B005 TO.svg to Linear B Syllable B069 TU.svg tu
w-      Linear B Syllable B054 WA.svg wa Linear B Syllable B075 WE.svg we Linear B Syllable B040 WI.svg wi Linear B Syllable B042 WO.svg wo 
z-                 Linear B Syllable B017 ZA.svg za      Linear B Syllable B074 ZE.svg ze      Linear B Syllable B020 ZO.svg zo


In aggiunta ai segni fondamentali, identificarono alcuni altri segni che chiariscono la grafia della parola e consistono in veri e propri dittonghi:


Questo sistema scrittorio era stato più probabilmente ideato, originariamente, per una lingua non greca, dal momento che non si adatta troppo bene alla fonetica greca.  Si presume che il Lineare A fosse stato utilizzato per una lingua cretese pre greca e che i greci abbiano adattato il sistema scrittorio alla propria lingua, ma senza modificarne alla base i meccanismi.

Infatti, molti suoni del greco mancano nel Lineare B (g, kh, gw, b,ph,th e l). Per risolvere questo problema, si ricorre all'uso di alcuni segni in comune per suoni simili : p per p, b e ph; k per g e kh; t per t e th; q per qw e kw; r per r ed l. 

Questo fatto - evidentemente quotidiano e convenzionale tra gli scribi micenei - ha richiesto invece un bel po' di pazienti studi teorici, statistici e comparativi da parte dei decifratori della lingua, che hanno fatto ricorso a varie forme di greco, incluse alcune forme dialettali moderne, per ricostruire le antiche parole micenee.

Ecco un esempio di come un solo segno può essere usato per suoni differenti:




Un'inadeguatezza ulteriore del Lineare B consiste nel fatto che esso rappresenta solamente sillabe composte da Consonante/Vocale, mentre la lingua greca prevede anche la presenza di gruppi consonantici iniziali, di consonanti finali e di dittonghi. Questo ostacolo è superato ad esempio trascrivendo come "ti-ri" il gruppo "tri"ed eliminando la consonante finale delle parole che la possiedono, come nella tabella che segue:



I dittonghi si comportano in modo simile: qualche volta sono scritti, altre volte omessi:


Il dittongo terminante in 'i' è in genere omesso, anche se in casi particolari ciascuna vocale è scritta separatamente:


Oltre ai segni fonetici, il Lineare B comprende anche numerosi logogrammi, che rappresentano persone, animali e piante oppure oggetti. Alcuni sono di facile interpretazione (pittogrammi), mentre altri sono più simbolici.


Alcuni sillabogrammi hanno anche una funzione di logogrammi: è però curioso il fatto che foneticamente essi non corrispondano a ciò che rappresentano, come negli esempi riportati, (che sono, nell'ordine: fico, lino, zafferano, pecora,bue):



Si pensa che questa contraddizione sia dovuta al fatto che i segni - nel precedente Lineare A - corrispondessero all'iniziale di ciascun nome nella lingua pre-greca cretese.

Inoltre, per una stessa specie animale, esistono notazioni lievemente differenti ad indicare la specie in genere, il maschio (due trattini orizzontali aggiuntivi) e la femmina (una barretta verticale aggiuntiva). Di seguito compaiono 'maiale',' verro' e 'scrofa': 'pecora', 'montone' e 'pecora femmina'; 'bue', 'toro' e 'vacca':



I numerali, nel Lineare B sono costruiti su base decimale: 



Per scrivere un numero  si comincia dal più alto multiplo di dieci e si scende verso i valori più bassi. Per scrivere 1357 si partirà quindi da 1000 + 300 + 50 + 7, come sotto:


Una tavoletta di creta rinvenuta da Evans