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venerdì 31 ottobre 2014

Archeoacustica

L'Archeoacustica è di diritto una branca speciale dell'Archeologia: ma non sempre i suoi 'sviluppi' hanno ricevuto il consenso generale.
Pensando a quanti appassionati autodidatti affollano il campo, sarebbe per lo meno strano che ancora nessuno si sia imbarcato con serio intento organizzativo e associativo nell'argomento dell'Archeoacustica... 
Infatti, lo hanno fatto, sia all'estero sia in Italia. (Ma - per quanto strano possa sembrare - il fenomeno non ha ancora interessato la Sardegna).



Ancient auditory illusions reflected in prehistoric art? 


Some of humankind's earliest and most mysterious artistic achievements -- including prehistoric cave paintings, canyon petroglyphs and megalithic structures such as Stonehenge -- may have been inspired by the behaviors of sound waves being misinterpreted as "supernatural." 





Prehistoric paintings of hoofed animals in a cave with thunderous reverberations located in Bhimbetka, India 

[Credit: S. Waller] 



During the 168th Meeting of the Acoustical Society of America (ASA), to be held October 27-31, 2014 at the Indianapolis Marriott Downtown Hotel, Steven J. Waller, of Rock Art Acoustics, will describe several ways virtual sound images and absorbers can appear supernatural. 

"Ancient mythology explained echoes from the mouths of caves as replies from spirits, so our ancestors may have made cave paintings in response to these echoes and their belief that echo spirits inhabited rocky places such as caves or canyons," explained Waller. 
Just as light reflection gives an illusion of seeing yourself duplicated in a mirror, sound waves reflecting off a surface are mathematically identical to sound waves emanating from a virtual sound source behind a reflecting plane such as a large cliff face. 
"This can result in an auditory illusion of somebody answering you from within the rock," Waller said. 
Echoes of clapping can sound similar to hoof beats, as Waller pointed out, while multiple echoes within a cavern can blur together into a thunderous reverberation that mimics the sound of a herd of stampeding hoofed animals. 
"Many ancient cultures attributed thunder in the sky to 'hoofed thunder gods,' so it makes sense that the reverberation within the caves was interpreted as thunder and inspired paintings of those same hoofed thunder gods on cave walls," said Waller. 
"This theory is supported by acoustic measurements, which show statistically significant correspondence between the rock art sites and locations with the strongest sound reflection." 
Other acoustical characteristics may have also been misinterpreted by ancient cultures unaware of sound wave theory. 

Waller noticed a resemblance between an interference pattern and Stonehenge, so he set up an interference pattern in an open field with just two flutes "droning the same note" to explore what it would sound like.

"The quiet regions of destructive sound wave cancellation, in which the high pressure from one flute cancelled the low pressure from the other flute, gave blindfolded subjects the illusion of a giant ring of rocks or 'pillars' casting acoustic shadows," Waller said. 
He traveled to England and demonstrated that Stonehenge does indeed radiate acoustic shadows that recreate the same pattern as interference.

"My theory that musical interference patterns served as blueprints for megalithic stone circles -- many of which are called Pipers' Stones -- is supported by ancient legends of two magic pipers who enticed maidens to dance in a circle and turned them all into stones," Waller noted.

There are several important implications of Waller's research. 
Perhaps most significantly, it demonstrates that acoustical phenomena were culturally significant to early humans -- leading to the immediate conclusion that the natural soundscapes of archaeological sites should be preserved in their natural state for further study and greater appreciation. 

"Even today, sensory input can be used to manipulate perception and lead to illusions inconsistent with scientific reality, which could have interesting practical applications for virtual reality and special effects in entertainment media," Waller said. 
"Objectivity is questionable, because a given set of data can be used to support multiple conclusions."

The history of humanity is full of such misinterpretations, such as the visual illusion that the sun moves around the earth.

"Sound, which is invisible and has complex properties, can easily lead to auditory illusions of the supernatural," he added. "This, in turn, leads to the more general question: what other illusions are we living under due to other phenomena that we are currently misinterpreting?" 

Presentation #2aAA11, "Virtual sound images and virtual sound absorbers misinterpreted as supernatural objects," by Stephen J. Waller will take place on Tuesday, October 28, 2014. 

The abstract can be found by searching for the presentation number here:

 https://asa2014fall.abstractcentral.com/planner.jsp 

Source: Acoustical Society of America [October 28, 2014]

domenica 10 marzo 2013

Incultura Rampante, ma rispettabile, diamine!


In questo blog ho portato (e continuerò a riportare) vari scritti di validi esperti su materie ed argomenti diversi.

Capisco forse di annoiare qualcuno (non me ne importa poi gran che: basta andare altrove, l’Internet è un mare navigabile e vasto) e di fare arrabbiare qualcun altro (e davvero non me ne cale proprio nulla, così imparano a fare i pataccari).

Mi sembra che ormai sia tempo di tracciare un chiaro e netto confine, tra le pseudoscientificherie dei fantarcheologhi e la scienza (che già ha tanti problemi anche da sola e non ne abbisogna d’altri).

Ora, certe belle persone sono arrivate a cercare di carpire l’approvazione accademica, magari  anche attraverso matrimoni multinazionali: i pataccari Inglesi (e di altre nazionalità, sia chiaro) invitano quelli Italiani a parlare e viceversa. La rete di sostegno è sempre più complessa.
Si vuole affermare il principio per cui, se lo dicono gli Inglesi che questa pataccata è vera, allora deve essere vera! Perché gli Inglesi sono gente seria (paragonati a chi? si potrebbe chiedere).
In genere sì: più seri lo sono. Ma anche lì esistono i pataccari, con le precise, identiche motivazioni dei pataccari latini, solo che loro sono biondi ed hanno gli occhi chiari, che sembrano più onesti.
Anche per questo motivo ho descritto i movimenti di terra di cemento e di gru che hanno interessato Stonehenge per anni: quando si patacca – amici miei – si patacca e non si può, né si deve negarlo. Infatti oggi, nei pamphlets illustrativi del sito di Stonehenge, quella ormai vecchia azione di pataccaggio è doverosamente ammessa e riportata.
Chi fece il falso di Piltdown era, appunto, inglese anche lui. Non è stato scoperto se non dopo molti anni. Ma ha prodotto danni sensibili, come riporto nel post: per decine d’anni ha distolto attenzione, forza, finanziamenti, interesse pubblico ed individuale alle ricerche vere e giuste, che erano condotte in Africa e che portarono alla scoperta epocale dell’Australopitecus e del Ramipitecus.

Ogni falso causa questo tipo di danno. Per questo va sempre combattuto.
Quindi, le notizie strepitose vanno sempre vagliate attentamente.

I ricercatori che non sbagliano mai sono solamente tristissimi buffoni.
Gli “autori” che scrivono solamente nei blog e mai nelle riviste scientifiche, sono falsi scienziati e veri cialtroni: si offendano pure e poi vadano al diavolo, con la loro ideologia malata.

Anche per questo scrissi l’articolo su come chiunque possa identificare un falso: un’affermazione un po’ ottimistica, forse, ma non troppo lontana dal vero. Il ciarlatano è un imbonitore, che scrive cose piacevoli per l’uditorio, lo deve affascinare, ne deve rapire la fantasia. In Spagna, egli deve postulare l’assoluta superiorità degli Spagnoli antichi, in Germania deve scoprire la superiorità dei Germani...

Deve produrre, poverino, sempre nuovi e più convincenti argomenti: non è un caso che ormai il 25% dei vasi etruschi esistenti sia oggi considerato composto da falsi.

Una volta il falsario non desiderava anche essere considerato un erudito: vendeva di nascosto la sua merce clandestina (un misto di roba vera da tombarolo e di roba da pataccaro) e si contentava di costruirsi una bella casa e di avere di che campare: era sempre meglio che lavorare.
Oggi no: oggi vuole anche essere considerato un esperto, un ricercatore, persino – incredibile! – una persona degna di rispetto.

Oggi, d'altronde, le cose sono differenti: anche perché oggi c’è la crisi, e nessuno compra più le patacche. Oggi – poi – c’è molto maggiore rischio a produrre le patacche, perché ci sono mezzi sofisticati veramente diabolici per smascherarli con assoluta sicurezza. Quindi, si mostrano solo le foto, oppure i calchi. Il materiale concreto non lo si espone più al pericolo di un esame diretto.
Ma allora – si chiederà – come si fanno i soldi?
È un procedimento un po’ più lungo, certamente, ma è molto più sicuro e non espone alla denuncia o alla galera. Ci vuole solamente un po’ di pazienza. (E furbizia: il falsario, spesso, non è affatto un cretino. È un istrione, un attore, un abile comunicatore: ma resta un miserabile imbroglione).

Si inventa qualche cosa di concettuale, di astratto, che però abbia grande rilevanza culturale: la luce che passa attraverso la bocca di un pozzo antico, ad esempio, va benissimo.
Poco importa se quel pozzo antico è stato ritoccato nel corso degli anni, con maggiore o minore perizia, molte volte, per cui le sue misure e caratteristiche sono certamente molto modificate da come erano in origine. Tra l’altro – guarda un po’! – i primi lavori di restauro del pozzo non sono mai stati pubblicati! Esiste solamente un filmato – dell’allora Istituto Luce – che mostra bene in quale stato di rovina versasse quel pozzo e come non potesse assolutamente avere le caratteristiche che sono osservabili adesso…
Oppure, ci si accontenta della luce che passa attraverso una finestrella a caso di un muro antichissimo. Se i Cinesi hanno avuto tanto successo con le ombre, noi possiamo averlo con le luci, o no?
Oppure ancora si trovano strane incisioni graffite, segni che sono sicuramente lettere di una lingua morta: nessuno si farà male, in fondo!
La lingua tanto, è già morta da tempo. E nessuno è mai andato in galera per averla voluta resuscitare… O per avere inventato di sana pianta una lingua morta: ce ne sono già tante!

Il secondo passo è quello di crearsi intorno un ambiente favorevole di seguaci e credenti nel movimento: questo richiede un paziente lavoro di anni di relazioni amichevoli e d’inviti, contatti, dissertazioni, abboccamenti etc etc . E' un lavoro politico, appunto. Ed è forse il vero motivo dell’indignazione dei soggetti di fronte all’accusa di falso: “Dopo tanti anni di duro lavoro!”.

Comunque sia, le idee sono astratte e purtroppo non si possono monetizzare subito, vendendole. Esse richiedono, pertanto, di essere comunicate ad Enti, Comuni, Circoli, Giornali locali e no,  etc. Queste comunicazioni sono possibili solo presso Circoli Privati, Sagre paesane, Feste regionali, Incontri Programmati, Interviste, Seminari, Dibattiti, Conferenze etc...

Finalmente, quando la patacca iniziale – lievitando a fuoco lento – si è trasformata in rispettabile fama, allora si può finalmente cominciare a monetizzare.
Come? Pubblicando libri e vendendoli a carissimo prezzo: attenzione! Il prezzo deve essere altissimo, così è più difficile che si pensi ad un’invenzione a base di fuffa: se costa molto, il libro riporta per forza i risultati di lunghissimi e serissimi studi. Non può essere ciarpame inventato dopo una cattiva digestione di casseula lombarda.

Questo è appunto diventato il metodo maggiormente usato in questi anni: la produzione di una ‘letteratura ciarpame’. In questo tipo di ‘letteratura ciarpame’ vanno incluse molte pappecotte che riguardano l'Italia e le sue regioni, ma anche molte regioni estere...
Dalle teorie ‘Din, Don Dan’ sui Shardana, fino all’inesistenza dei Fenici, all’esistenza di Atlantide e alla scrittura Nuragica, Ulisse nel Baltico ed i Vichinghi con gli elmi cornuti, alle piramidi extraterrestri, alluomo di Similaun sardo ed agli antenati Illirici, alla talassovrazia per mezzo di una navigazione inesistente da parte di una popolazione sparuta e poco numerosa, ma egualmente superiore a tutti. E così via, in un lunghissimo elenco.
Ed altro ancora verrà prodotto, naturalmente, perché il falsario deve inventare sempre qualche cosa di nuovo, accattivante, strepitoso. E al peggio non c’è davvero fine.

Ma v’è molto d’altro: si è in genere preso a modello la ricerca effettuata all’estero, per trasportarla di peso in Italia: i monumenti megalitici Inglesi possiedono un orientamento astronomico? Cerchiamolo immediatamente nei monumenti megalitici nostrani, baldanzosamente incuranti di due fatti fondamentali:
1)    l’uomo ha sempre orientato astronomicamente le proprie costruzioni, anche se solo per banalissimi motivi ambientali e pratici.
2)    Solamente una popolazione di cretini costruisce allineamenti astronomici attraverso monumenti complessi ed impegnativi, invece che con semplici pali o pietre, tirate su in un attimo...

Il fatto che l’Archeoastronomia esista come 'scienza' e che gli astrofantasmagorici esistano anche all’estero, non dovrebbe autorizzarci a tradurli in italiano. Ma rende: e produce libri che si vendono. Anche alle Case Editrici.

Che si neghi aprioristicamente il grandissimo movimento migratorio che condusse il Progresso inarrestabile lungo le sue millenarie direttive Est-Ovest, conducendo con sé tutte le sue componenti (l’agricoltura, le piante coltivate, gli strumenti e le tecniche ancillari, l’allevamento, gli animali addomesticati, la ceramica, la ruota, la scrittura, la fusione dei metalli etc. etc.), solamente perché non ci piace la semi-poetica frase  “Ex Oriente Lux”, con cui questa realtà fu simboleggiata è una posizione da ottusi esseri asfittici con una sola piccola idea piantata nell’angusto cranio, vuoto. Ed è – naturalmente – un’idea venata di pericolosissimo razzismo: tanto più pericoloso quanto con maggiore forza lo si nega, da parte di chi crede di ‘fare cultura’, con questo atteggiamento.

Basta, dicevo, avere una vaga infarinatura di una lingua straniera ed “importare” le idee più strane di moda oggi tra i venditori di fuffa stranieri.
Ed ecco comparire l’Archeoacustica (sia ben chiaro: una parte dell’Archeoacustica è davvero scienza riconosciuta; mi riferisco alla parte di essa che è solo ciarlataneria) con alcuni studi che definire coraggiosi è un atto di pietà.
Ed ecco sbocciare la Neuroarcheologia: vedremo quale risultati concreti riuscirà a produrre, prima di evaporare sotto il sole.
Esistono molte altre “Nuove Scienze” già pronte a rivelarci attraverso i rispettivi profeti, la vera storia del mondo che fino ad oggi abbiamo tutti colpevolmente male interpretato.
Le previsioni Maya avevano una scadenza: è bastato semplicemente attenderla, per sbugiardarla anche presso i più creduloni.
Perciò, naturalmente, i sostenitori delle nuove scienze oggi reclamano la necessità di lunghi anni (almeno un cinquantennio), prima di potere avere qualche risultato pratico ed utile dalle nuove metodiche.

Per fortuna tra cinquant’anni saremo tutti morti e non ci toccherà sentirgli dire – con l’usuale arroganza – che, per colpa del nostro atteggiamento negativista che li ha osteggiati, ce ne vorranno altri cinquanta.



martedì 20 novembre 2012

STONEHENGE





BUGIE... 



Foto (1) Lavori del 1901 a Stonehenge: tutto il sito è in trattamento


Per decenni le guide ufficiali di Stonehenge hanno riportato copiosi fatti affascinanti, molti numeri e varie teorie circa uno dei più grandi monumenti preistorici. Ciò che non compare mai – nella carta patinata dei ‘pamphlets’ – è la sistematica opera di ricostruzione che del vetusto circolo di pietre è stata fatta nel XX secolo. 
Stonehenge: lavori del 1920: interi grossi massi sono rimossi, per metterli nella posizione considerata 'giusta'.

Il restauro è stato discretamente sottaciuto, per cui la stragrande maggioranza dei milioni di visitatori e turisti ignorano di non ricevere un’informazione completa.
Lavori del 1958 a Stonhenge: raddrizzamento di una pietra Sarsen
Come si vede bene nella foto (1) 
nel 1901 si condusse un restauro, che causò indignazione diffusa a quel tempo, ma che raramente viene citato nelle guide, perché significa che Stonehenge non è tanto oro quanto riluce: molto di quello che il visitatore vede risale infatti a solo poche decine di anni fa.

Dal 1901 al 1964 la maggior parte delle pietre del circolo fu restaurata in una serie di ‘ritocchi’ che  hanno tramutato il monumento in ‘un prodotto dell’eredità industriale del XX secolo’, per usare l’espressione di un archeologo. 
Lavori del 1958 a Stonehenge; completamento di un trilite

Oggi il comune modo di sentire è differente da allora: se allora si nascose sotto un angolo del tappeto un lavoro di restauro volto a ricostruire Stonehenge proprio come allora si pensava essa dovesse essere in origine, adesso si pensa che quella ricostruzione degli anni ‘60 faccia parte della storia del monumento e debba essere detta, anche se con qualche imbarazzo. L’archeologa inglese J. Hawkes ebbe a dire: “Ogni epoca ha la Stonehenge che desidera, o merita”.
C. Chippindale, archeologo dell’Università di Cambridge,ammette che “Non molto di quel che vediamo oggi a Stonehenge non è stato toccato in qualche modo”.
Un giovane studente ricercatore dell’Università of the West of England – Brian Edwards – ha scoperto alcune rare fotografie che mostrano il corso dei lavori di quasi totale ricostruzione del monumento, ha dichiarato: “E’ come se Stonehenge fosse stata ‘storicamente resettata’. Per troppo tempo la gente è stata tenuta all’oscuro circa la reale portata di ciò che è successo nel lavoro di restauro. Sono stupefatto di quanto fossero poche le persone a conoscenza dei fatti. Credo sia un’ottima cosa che i testi delle guide li riportino per intero da ora in poi”.
Più di un milione di visitatori restano profondamente colpiti ogni anno, perché a Stonehenge credono di affacciarsi in un’altra epoca per osservare una tecnologica primitiva superstite, ed immaginano la forza muscolare richiesta per il trasporto dei monoliti. Restano confusi in muta ammirazione, considerando la sacralità del posto, il primo calcolatore dell’uomo, il preciso sistema di tenone e mortasa che regge i triliti sagomati per chiudere un cerchio, le implicazioni religiose e pratiche dell’allineamento con i solstizi, la sonorità suggestiva, forse voluta già nel progetto.
Ma ci sono quegli anni dimenticati, purtroppo. Anni nel corso dei quali intere squadre di operai si sono arrovellati con le gru più grandi di cui disponesse l’impero britannico per raddrizzare le pietre,  per rimettere in asse triliti pendenti, sostituire pezzi caduti dalle enormi pietre Sarsen. I lavori furono eseguiti tra gli anni ‘20 ed i ‘30 dal grosso industriale della marmellata Alexander Keiller.
Edwards puntualizza che “Stiamo guardando in realtà un paesaggio degli anni 20, che rappresenta ciò che Stonehenge potrebbe essere stata millenni fa: è la creazione di un industria dell’Eredità Comune e non la creazione genuina di gente preistorica. Ciò che consideravamo millenario ha meno di un secolo”.
The Restoration and Rebuild
Il primo restauro di Stonehenge fu iniziato nel 1901, circa 111 anni fa. E non era affatto un segreto: le colonne del Times erano piene di lettere di protesta di vario genere, tutte volte a fermare i lavori. Ma il primo stadio dei lavori procedette senza intoppi, malgrado la critica rabbiosa del guru del momento John Ruskin, che proclamò: “Il restauro è una menzogna”. Col tempo, i lavori acquistarono un certo momento e nuove campagne di ricostruzioni firono effettuate nel 1919, 1920, 1958, 1959, 1964. Tanto che Chippindale ammette: “Quasi tutte le pietre sono state spostate ed oggi poggiano sul cemento”.
Una pietra fu raddrizzata nel 1901, altre sei nel 1920, altre tre nel 1959 ed altre quattro nel 1964. Inoltre ci fu lo scavo della ‘Pietra dell’Altare’ ed il raddrizzamento del Trilite nel 1958.
Le guide scritte e sonore di Stonehenge non citano alcunché: salvo riportare (a pag 18) che “un certo numero di pietre inclinate e cadute sono state rimesse a posto”. Il che – però – non lascia neppure sospettare l’entità dei lavori, che riguardarono la totalità del monumento.
In realtà, però, un osservatore attento non può non domandarsi come mai il quadro del 1835 di John Constable (pag 18 e 19) 
La drammatica differenza fra il quadro del 1835  e l'aspetto presente di Stonehenge

riproduca un monumento così terribilmente differente da quello di oggi, riprodotto nelle fotografie (a pag 28 e 29). Nelle stagioni asciutte, sarebbe ancora possibile vedere che il ‘turf’ si stacca dalle basi delle pietre e ne rivela la base in cemento, se l’accesso vicino al monumento non fosse ristretto solo a pochi.
Ci si potrebbe chiedere come sia potuto accadere che un’opera così massiccia di ricostruzione ad un monumento importante e conosciuto come Stonehenge sia passata quasi completamente inosservata. Di fatto, però, ancora oggi è difficile trovarne chiara menzione.  Le fotografie mostrano chiaramente la ricostruzione in corso. Alcune furono scoperte da Chippindale stesso. Molt, naturalmente, andarono perdute. Altre furono scoperte da Edwards, che trovò libretti guida precedenti, in un’epoca in cui ancora la cosa non era pudicamente tenuta nascosta.
Ora, in fondo, se qualcuno intraprende il viaggio per andare fino a Stonehenge – magari da molto lontano – è giusto che conosca questa storia.
Anche perché così saprà mostrare il giusto scetticismo di fronte agli astroarcheologi e ai fanatici di archeoacustica.
Ti viene in mente qualche cosa, Pasuco?