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martedì 8 dicembre 2015

Pataccari ed Artisti del falso.

SI PUO' ESSERE FALSARI E RICCHI?

Si può, forse sì.
Anzi: l'acquisizione della ricchezza è uno dei motivi principali (se non l'unico) che inizialmente spingono l'aspirante falsario a diventare un falsario praticante. E' poi ovvio che vi siano persone più e meno artisticamente dotate, più e meno sensibilmente complesse, di maggiore e minore cultura generale: i risultati finali, pertanto differiranno grandemente. E' insomma la differenza che esiste fra l'artista del falso ed il "pataccaro".

Attenzione, però: è più facile incorrere in qualche incidente di percorso, che diventare ricchi: la strada per la ricchezza non è facile per nessuno, onesti e no.
Il falsario - pertanto - può fallire nel suo intento ed ottenere dalla propria attività solamente frustrazione e censure legali.
Ma quella che riporto di sotto è - invece - una storia di tutt'altro tipo.
E' quella di un vero artista del falso, o "forgery", come si dice in Inglese...
Da non prendere d'esempio, certamente, ma da conoscere...

L'OPERA


(credit: Fabrizio Radaelli)


Si tratta di una pergamena di circa trenta centimetri per venti, realizzata in biacca, matita ed inchiostro.
Molti alla Villa Reale di Monza avranno ammirato più o meno intensamente il disegno della Bella Principessa, un profilo in colori dominanti seppia, attribuito a Leonardo da Vinci, che rappresenterebbe una "dama di corte" degli Sforza. Il che significa Bianca Giovanna Sforza, figlia illegittima di Ludovico Sforza, duca di Milano alla fine del XV secolo. Il quadro fu acquistato da un collezionista (certo Peter Silverman) per 20.000 euro. In seguito fu attribuito al Da Vinci dall'esperto oxfordiano Martin Kemp, il che fece schizzare la valutazione a 142 milioni di euro.

Va detto subito che l'autenticità e l'attribuzione vinciana del disegno sono, incredibilmente, controverse. Ciò crea una grande conflittualità.



E veniamo a noi: esiste un signore inglese, di mezza età, che lavora per la Nettezza Urbana e che si chiama Shaun Greenhalgh. Ebbene, malgrado la sua professione, questo signore nutre un grande amore per dipinti e manufatti di antiquariato: soprattutto per la loro replica o duplicazione. Sembra che - in poco meno di venti anni d'attività (dall' 89 al 2006) - questo falsario sia riuscito a guadagnare circa un milione di sterline.
Nel 2007  è stato arrestato e condannato per 4 anni e sei mesi per "fraud".

COME HA FATTO?

Il falsario inglese sostiene di avere realizzato il falso Da Vinci nel 1978. Ha invecchiato la carta e l'inchiostro (non ci tiene a specificare come); ha tratteggiato "all'incontrario" il disegno, per imitare il tratto di Leonardo (che era mancino, mentre lui non lo è). Ha persino indicato la modella, che non sarebbe affatto l'illegittima figlia di Ludovico, bensì  la molto meno romantica e certamente più attuale cassiera (di nome Sally) di una cooperativa di Bolton. Shaun sostiene (e di questo ci sono le prove) di avere venduto quella che rivendica come propria creazione ad un collezionista (per la cronaca, un certo Giannino Marchig).
L'opera d'arte - falsa o vera che sia - è poi passata per varie mani, andando all'asta da Christie's - a New York - come una "copia del XIX secolo". Fu qui che P. Silverman, collezionista canadese che vive a Parigi, l'acquistò per 20.000 euro, per poi godere dell'attribuzione a Leonardo con relativa rivalutazione economica dell'opera.

Le analisi del manufatto lo collocherebbero cronologicamente in un periodo che non è quello attuale, ma neppure quello di Leonardo: risalirebbe a circa 250 anni fa.

Se fosse confermata la tesi di Shaun - che continua a dichiarare, persino nella propria autobiografia, di essere l'autore vero dell'opera - il falsario inglese avrebbe tutto il diritto di entrare nell'Olimpo dei Grandi Falsari. Non che sia del tutto sconosciuto: già nel 2010 il Victoria and Albert Museum ebbe a riservargli uno spazio tutto suo, in un' esposizione sui crimini nell'Arte.
D'altro canto, se ritiene di potere scrivere un libro: "Il racconto di un falsario", che è già uscito in Gran Bretagna, grazie anche alla collaborazione di un critico d'arte (Waldemar Januszczak), evidentemente sa di non essere sconosciuto. Esiste - è vero - il pericolo che la sua dichiarazione di paternità sia solamente un espediente per fare pubblicità al libro.

Infatti Peter Silverman lo ha sfidato con modi fattivamente bruschi: "Faccia un'altra copia dell'opera, se davvero ne è capace: gli pago 10.000 sterline (14.000 euro) per la nuova copia. Altrimenti, torni in galera, che è il suo posto".

La situazione - che da noi in Italia non è molto sentita, ha invece solleticato gli interessi internazionali. Anche il New York Times se ne è interessato, riportando le frasi del collezionista Silverman, che comprensibilmente combatte da circa 10 anni la sua guerra a favore dell'autenticità ufficiale dell'opera: "E' una vera vergogna che uno storico dell'arte si abbassi a quel livello di falsità solamente per promuovere un proprio libro".

L'opera è stata esposta con il crisma dell'autenticità leonardesca alla Villa Reale di Monza tra il maggio ed il settembre del 2015, con un prezzo d'ingresso di 13 euro.

CONCLUSIONI

Qualunque sia la Verità, come si vede, dalla vicenda si possono trarre alcune conclusioni, tutte piuttosto tristi, in fondo:

1) In questa storia - anche se la vicenda non si è ancora conclusa - c'è certamente almeno un falsario (ma potrebbero anche essere di più di uno, a seconda dei casi).

2) I mezzi moderni d'indagine possono ancora essere aggirati, specialmente se il falso è un cosiddetto "falso erudito": questo è il vero nocciolo del problema, sul quale in molti (addetti ai lavori e no) si dovrebbero soffermare.

3) Le opere antiche - vere o presunte che siano - muovono sempre e costantemente grandi quantità di denaro, in ogni modo possibile.

4) I mezzi adottati per muovere queste quantità di denaro sono in genere sempre leciti: biglietti, libri, aste, etc. Questo - in fondo - è proprio il meccanismo sul quale focalizzare tutta l'attenzione.

venerdì 6 marzo 2015

Da: "ACCADEMIA degli INCERTI"


Han Van Meegeren:

Sono una bugia che dice la verità

L’opera di Han van Meegeren sarebbe rimasta quella di un semisconociuto ritrattista e illustratore la cui opera non avrebbe lasciato grandi tracce nell’arte dell’epoca troppo occupata ad inseguire “ismi” e avanguardie.
Bollato come
artista poco originale Han van Meegeren si vendicò di coloro che non l’avevano mai apprezzato come pittore e apprese le tecniche di falsificazione da un famoso restauratore e falsario olandese Theo Van Wijngaarden. Affascinato da sempre dalla pittura olandese del Seicento e in particolare da Vermeer, si esercitò a lungo ricopiando fedelmente gli originali.
Per i suoi falsi, recuperò vecchie tele del ‘600, dal sacrificabile valore artistico, da cui raschiava accuratamente il colore non commettendo mai l’errore di copiare opere di Vermeer esistenti: creò dipinti nuovi, mai visti da nessuno, con  una aderenza stilistica e tematica che convinse tutti gli esperti di allora.
L’abilità di Han Van Meegeren, da sola, non sarebbe bastata ad ingannare gli esperti, se egli non avesse avuto anche l’accortezza di procurarsi materiali adoperati trecento anni prima e di evitare pennelli prodotti nel XX secolo (usava pennelli dalle setole di tasso).
Conosceva inoltre perfettamente la biografia, le tecniche e i materiali adoperati da Vermeer e faceva spesso uso di rari pigmento o dell’olio di lillà.

Il “falsario” Usava resine fenoliche come la bachelite per irrigidire la cappa pittorica e dopo aver completato un dipinto, lo cuoceva a 100 ° C circa per indurirne la vernice arrotolandolo poi intorno ad un cilindro per aumentare la craquelure.

Persino il Dr. Abraham Bredius, il massimo luminare dell’antica pittura olandese, aveva definito la “Cena in Emmaus” il più eccezionale dipinto di Vermeer (che si ispira all’opera di Caravaggio a Brera, Han sapeva che Vermeer aveva visitato l’Italia e dipinse sopra un vecchio quadro di poco valore senza preoccuparsi di cancellarlo come si scoprirà anni dopo con una fotografia ai raggi-X).
Un falso Vermeer fu incautamente acquistato nel 1938 da Dirk Hannema, allora direttore del museo Boijmans-Van Beuningen di Rotterdam.
Han van Meegeren aveva addirittura venduto al capo delle SS, Heinrich Himmler, dipinti falsi per un valore di cinque milioni e mezzo di fiorini. Un altro falso Vermeer, “Cristo e l’adultera”, finì per una somma enorme nella collezione privata di Hermann Göring.
Il prezzo richiesto per il “Cristo e l’adultera” era di 1.650.000 fiorini, i tedeschi volevano a ogni costo acquistare quel capolavoro olandese.
La vendita assunse i toni di un affare di Stato. Dopo strane e discrete trattative, la transazione si operò nella maniera seguente: il Terzo Reich pagò “in natura” l’acquisto del Vermeer. All’Olanda, cioè, furono restituite duecento tele autentiche, tele che erano state rubate dai nazisti durante l’invasione e il cui valore globale superava sensibilmente il prezzo richiesto.
Lo Stato olandese, dopo aver recuperato le duecento tele d’autore, pagò in moneta corrente Miedl (Un banchiere bavarese in rapporti con Göring) e Van Strijvesande (intermediario di fiducia), e quest’ultimo versò a Van Meegeren più della metà del ricavato.

Tra il 1935 e il 1943 Van Meegeren aveva realizzato 13 falsi. Cinque non sarebbero mai stati messi in vendita. Per gli altri otto fu realizzato un incasso di 7.254.000 fiorini, di cui poco meno di 5 andarono a finire nelle tasche di Van Meegeren.

Il denaro ricavato dalla vendita dei quadri venne investito in alberghi e immobili (Nell’estate del 1938, van Meegeren si trasferisce a Nizza) oltre che in opere d’arte autentiche: nel 1943 la collezione Van Meegeren era una “vera” collezione. In quel periodo il pittore lasciò la sua tenuta di Nizza per sistemarsi ad Amsterdam, in una sontuosa dimora della Keizergracht. Qui non aprì un nuovo studio e smise di dipingere.

Dopo la guerra, alla fine del maggio del 1945, alcuni inquirenti si presentarono alla sua porta per dei chiarimenti sulla vendita del “Cristo e l’adultera” ma il suo ottuso silenzio sull’origine di quell’opera provocò il suo arresto con l’accusa di spionaggio e collaborazionismo con la Germania nazista.

Al processo il falsario scoppiò improvvisamente in un diluvio di parole e invettive inattese: «Imbecilli! Siete un branco di imbecilli, voi come gli altri! Io non ho mai venduto nessun grande tesoro nazionale! L’ho dipinto io stesso!» e continuò con altre rivelazioni tanto sorprendenti che gli inquirenti persero improvvisamente il senso dell’orientamento.
Nessuno volle credergli: un artista senza talento in grado di dipingere perfettamente nello stile, nella tecnica e nell’invecchiamento capolavori del Seicento? All’imputato venne chiesto di dimostrarlo in aula ma qualsiasi pittore professionista era in grado di fare la copia di un quadro.
Van Meegeren fece loro notare sdegnosamente l’inutilità di quella prova e fece una controproposta. A patto di poter lavorare nel suo studio, e a patto che la polizia gli fornisse il materiale necessario (morfina compresa, ne era dipendente), lui era in grado di creare un nuovo Vermeer nello stile che si era imposto.

Nella sua grande casa della Keizergracht, sotto la sorveglianza permanente degli agenti dei servizi di sicurezza, Van Meegeren cominciò il suo ultimo Veermer. Sarebbe stato un “Cristo tra i dottori”, un’opera di cm 149 x 192 (quale tema più indicato).
Funzionari ministeriali, esperti e luminari in materia artistica, mercanti più o meno onesti, tutta gente che non ama gli scandali che li additano al disprezzo pubblico. Si trattava di guadagnar tempo. 
Alla fine di settembre 1945 il Cristo tra i dottori era terminato.
Van Meegeren si rivelò allora per quello che realmente era: un paradosso. Il falsario dimostrò di essere falsario, apportando come prova tutta la grandezza del suo genio. Con la massima compiacenza si mise a disposizione della commissione fornendo tutti i particolari della sua tecnica.
Le prove erano ormai evidenti. Non si poteva più aggiornare indefinitamente il processo.
Giornalisti erano accorsi dalla Francia, dall’Inghilterra, dall’Italia, dagli Stati Uniti, dal mondo intero.
La gloria di Van Meegeren veniva offerta alla curiosità di tutto il mondo ma sebbene questa storia lo avevano reso molto famoso nel novembre del 1947 fu ricoverato in clinica (l’abuso di alcool e la dipendenza da droghe aveva irrimediabilmente compromesso la sua salute) e il 30 dicembre 1947, all’età di 58 anni, morì lasciando in eredità agli studiosi i tanti dubbi che ancora oggi li assillano quando si apprestano a pubblicare un volume sulla pittura olandese del Seicento.
Han Van Meegeren costituisce uno dei casi più emblematici e misteriosi del mercato dell’arte, essendo stato scoperto come il più abile falsario di ogni tempo solo dopo la sua confessione.

Han van Meegeren (1889-1947), Cena in emausHan van Meegeren (1889-1947), "La Cena in Emmaus" visto da Dirk Hannema (destra), allora direttore del museo Boymans, e Hendrik Luitwieler (sinistra), restauratore.
Prove contro Han van Meegeren, pigmenti
Han van Meegeren dipinge il "Cristo tra i dottori"
Han van Meegeren al lavoro per scagionarsi nel 1945.
Foto del processo del 29 ottobre 1947, coll. IISG, Amsterdam



sabato 7 febbraio 2015

Più facile con i falsi



   Uno degli 'effetti perversi' della riduzione dei controlli (dovuta all'aumento delle vie di commercio telematico) è stato quello di 'proteggere' i reperti antichi autentici.



    

Dal momento in cui il sito eBay è diventato un sistema usatissimo da migliaia di individui allo scopo di commerciare beni fra di loro, molti archeologi iniziarono a preoccuparsi del fatto che il mercato nero dei manufatti potesse ritornare in voga, attraverso il commercio abusivo favorito dal nuovo sistema di compra/vendita online, e causare ingenti danni allo studio delle antiche civiltà. 
Ma oggi, a distanza di alcuni anni, una parte degli studiosi fautori della tanto paventata “catastrofe” ha dovuto ricredersi e constatare che, al contrario, eBay ha imbrigliato il commercio clandestino grazie all’aumento dei materiali archeologici contraffatti.
      Charles Stanish, archeologo specializzato in civiltà precolombiane e professore di antropologia presso l’University of California, dice che la vendita di reperti falsi su eBay si è dimostrata molto più remunerativa in confronto allo spaccio tradizionale degli originali materiali archeologici. L’archeologo statunitense spiega, in un articolo pubblicato recentemente sulla rivista “Archaeology”, che gran parte dei trafficanti di manufatti illegali hanno deciso che produrre reperti falsi è più facile che depredare i siti archeologici; continua affermando di aver controllato per diversi anni le antichità che hanno circolato su eBay e che, in base alla sua esperienza, il passaggio tra commercio illegale di reperti originali e vendita di manufatti falsificati è avvenuto nel 2000, dopo cinque anni dalla nascita del famoso sito. Stanish, infine, sottolinea che la falsificazione dei reperti antichi interessa la storia dell’uomo da alcuni secoli.
Sebbene creare reperti contraffatti porti via molto tempo, questo metodo risulta economicamente molto più adeguato dei pericolosi saccheggi nelle aree archeologiche. Per di più, le pene previste per chi ruba materiali dai siti di ricerca sono, solitamente, piuttosto elevate, invece la falsificazione combinata a un sistema di vendita che assicuri un livello di anonimato discreto quale eBay offre agli impostori maggiori guadagni e minori rischi penali.
Il pericolo dell’arresto – spiega Stanish nel suo articolo – viene scongiurato dalle contraffazioni di eBay, visto che la legge non prevede l’arresto per l’importazione di reperti falsificati. Infatti, se s’importano oggetti archeologici che si credeva fossero illegali ma che, poi, risultano delle copie, legalmente si rischia pochissimo poiché il pericolo di processi legali o denunce viene scongiurato nel momento in cui i reperti venduti si rivelano contraffatti: particolare che dimezza sia i costi che i rischi per venditore e acquirente.
La crescita di innumerevoli iniziative di vendita di antichità contraffatte è stata talmente favorita, sempre in base a quanto afferma l’archeologo americano, dall’esistenza del sistema di vendite online promosso da eBay, che ha estinto il traffico illecito dei reperti originali. Oggi, i moltissimi artigiani che vendono le loro copie di antichità ai turisti nei pressi delle aree archeologiche possono disporre, grazie a eBay, di una vetrina internazionale dove esporre i loro prodotti.
Oramai, il fenomeno è dilagato a tal punto da portare a una forte competizione fra gli artigiani, che producono copie sempre più accurate e simili agli originali, tanto da ingannare talvolta anche occhi esperti (ma non tutti i test scientifici oggi disponibili). Poiché discernere un manufatto originale, messo in vendita illegalmente, da una sua copia si rivela impossibile, risulta che gli acquisiti dei compratori del mercato nero sul noto sito sono calati.
Quindi, l'apocalittica previsione di una nuova espansione della vendita illegale di reperti archeologici è stata smentita, ma il mercato nero continua a proliferare tramite i tradizionali e secolari scambi sottobanco.
E - naturalmente - i falsari rischiano solamente un po' di grattacapi legali, che in Italia possono durare alcuni anni (data la nota lungaggine dei processi), ma nulla di più. 
Ma il biasimo, il disprezzo delle persone per bene, quelli restano, naturalmente. Ed è giusto che se ne parli e si descrivano i fatti: perché si tratta di persone miserabili - i falsari - che devono essere conosciute da tutti, perché tutti ne possano evitare i danni. 
Specialmente quelli che falsificano la Storia, che è il passato di noi tutti e quindi riguarda anche te e me...
Libero adattamento di un articolo di Emanuele Menietti.

domenica 6 luglio 2014

Lettera a Pasuco (ma anche qualcun altro)


Caro amico mio, Pasuco:

 ti scrivo questa lettera - come sempre - sapendo che tu non capire un accidente di niente di ciò che essa contiene. Ma te lo scrivo lo stesso, perché ho la testa dura... Si tratta - guarda un po' - di un programma di studio universitario. Lo ho letto con le lacrime agli occhi: lacrime di gioia, Pasuco.
Mi auguro che gli studenti sappiano acquisire le nozioni necessarie per svergognare l'anticultura rampante: in particolare, la parte sotto il nome: "Mod V" (autenticazione e datazione): forse noterai che io ho già trattato spesso in queste pagine (indegnamente, certo!) diversi temi del corso...

Mi consola il pensiero che tempi duri già aspettano i guerrieri dell'indomita #armatabrancaleoneshardariana: o essi 'periranno' in un incontro impari con i nuovi archeologi, oppure dovranno - finalmente! - farsi una cultura per potere stare al passo. Va da sé che in ambedue i casi essi diventeranno altrettante unità definitivamente sottratte all'armata, mio caro Pasuco! 
Si tratta di un pensiero sereno: l'immagine di un bel giorno futuro...

(Intanto, leggiti velocemente questa prima, mio caro: ne seguiranno - io credo - altre più dettagliate!) 


Corso di Scienze Applicate ai Beni Culturali AA 2013-2014 Dipartimento di Storia Scienze dell'Uomo e della Formazione 

Docente Dr. Peana Massimiliano

Mod I: Introduzione al corso

Mod II : Nozioni di Chimica

PROGRAMMA

L’atomo, particelle subatomiche, dimensioni atomiche, nuclidi, isotopi, esempi: idrogeno, carbonio; metodo del radiocarbonio, la materia, stati di aggregazione, sostanze e miscele, elementi e composti, simboli e nomi degli elementi, miscele omogenee ed eterogenee, accenni a tecniche di separazione. Orbitali, riempimento orbitalico, configurazione elettronica esterna, tavola periodica, regola dell’ottetto, legame ionico, legame covalente (puro, polare), legame metallico, elettronegatività, numero di ossidazione, nomenclatura dei principali composti chimici: ossidi, idruri, idracidi, idrossidi, ossoacidi, sali.

Mod III : Tecniche analitiche
Misure, precisione, accuratezza, sensibilità, tecniche portatili o da laboratorio, campionamento rappresentativo o selettivo, tecniche analitiche: spettroscopiche, cromatografiche. La luce e lo spettro elettromagnetico. Classificazione delle tecniche spettroscopiche. Tecniche analitiche elementari: Spettroscopia di assorbimento atomico (AAS), spettroscopia di emissione atomica (AES), spettroscopia di massa (MS); tecnica del laser ablation (LA). Analisi isotopica e rapporti isotopici: esempi ed applicazioni. Attivazione Neutronica (INAA).
Fluorescenza a raggi x (XRF), tecniche di analisi superficiale con applicazioni ed esempi: Proton Induced X- ray Emission (PIXE), Proton Induced gamma-ray Emission (PIGE), Secondary Ion Mass Spectroscopy (SIMS). Spettroscopia di fotoelettroni: X-ray photoelectron Spectroscopy (XPS), Auger Electron Spectroscopy (AES), caratteristiche, applicazioni ed esempi.
Microscopia elettronica a scansione (SEM) con applicazioni ed esempi. Spettroscopia Mossbauer con applicazioni ed esempi. Tecniche analitiche Molecolari: Infrared Spectroscopy (IR), vibrazioni molecolari, gruppi funzionali delle molecole, caratteristiche dello spettro, metodi di acquisizione (assorbanza, trasmittanza, riflettanza), strumenti IR, FTIR e FTIR-ATR, caratteristiche, applicazioni ed esempi. Spettroscopia Raman, caratteristiche, applicazioni ed esempi. Spettroscopia UV-Visibile e Near InfraRed (NIR), cromofori, modalità di acquisizione: assorbanza, trasmittanza, riflettanza con caratteristiche, applicazioni ed esempi. Spettroscopia X-Ray Diffraction (XRD), caratteristiche, applicazioni ed esempi. Tecniche Cromatografiche. Principi della cromatografia. Cromatografia liquida (LC), tecnica LC-MS con interfaccia alla spettroscopia di massa (MS), Gascromatografia (GC) e GC-MS, caratteristiche, applicazioni ed esempi.

Mod IV : I Materiali di interesse artistico e archeologico
Materiali Lapidei
Minerali e rocce, classificazioni delle rocce: magmatiche, sedimentarie, metamorfiche. Definizione di materiali lapidei, utilizzi: edile, ornamentale, utensile. Principali materiali lapidei con caratteristiche compositive, applicazioni, utilizzi, esempi e studi archeometrici: marmo, quarzite, selce, basalto, arenaria, granito, steatite, pietre calcaree, pietra leccese, turchese, giada, alabastro, gemme, pigmenti inorganici, ossidiana, pietre sintetiche (stucchi, malte), cemento romano. Interesse allo studio dei materiali lapidei e tecniche di analisi. L’impatto dell’inquinamento atmosferico sui materiali lapidei. Forme di degrado. Inquinanti atmosferici (CO2, SO2, NOx), reazioni degradative.


Materiali Coloranti
Origine e definizione del colore, sintesi additiva (metodo RGB) e sottrattiva (metodo CMYK), produzione e percezione dei colori. Tipi di materiali coloranti: pigmenti, coloranti, lacche, mordenti. Tecniche pittoriche Su parete: mosaico, affresco, fresco secco con esempi. Su tavola o tela: encausto, tempera ad acqua, uovo, acquerello, tempera a olio, colori acrilici con esempi. Interesse allo studio dei materiali lapidei e tecniche di analisi.
I colori nella storia dell’uomo. I colori della preistoria: l’ocra e pigmenti a base di ossidi di ferro, ossidi di manganese, carbone, gesso, argille. Esempi di pitture rupestri: le grotte di Lascaux, Altamira. I colori delle civiltà del Mediterraneo, gli egizi e il mondo greco-romano. Lapislazzuli e blu oltremare, blu egiziano, azzurrite, blu cobalto, giallo orpimento e realgar, rosso piombo e bianco piombo, verde malachite, nero galena, bianco gesso e calce. Coloranti: indaco blu, robbia rossa, kermes rosso, giallo zafferano, porpora di Tiro. Codici purpurei. I colori dell’oriente: Cina e India. I pigmenti cinesi: inchiostro, blu e porpora. I colori delle civiltà precolombiane: blu Maya e rosso cocciniglia. I colori del medioevo. I manoscritti illuminati. Colori e doratura. Gli inchiostri. I rossi e i neri. Gli inchiostri metallo-gallato, preparazione, usi e conseguenze. Crisografia. Analisi dei manoscritti con esempi: A Bible laid open, Book of Kells, Lindisfarne Gospels. Pittura ad olio, pigmenti sintetici: es smalto, blu di prussia, rosso e giallo di marte etc. Pigmenti organometallici: le ftalocianine. I colori nell’industria tessile: malva, indaco, alizarina. Leganti (a base di proteine, polisaccaridi, acidi grassi), resine con esempi di analisi Raman.

Materiali Ceramici
La ceramica, le materie prime, le proprietà dell’argilla, il processo di cottura, variazione delle proprietà della ceramica, classificazione, il colore, la superficie, rivestimenti vetrosi; interesse allo studio della ceramica, tecniche analitiche di studio. La ceramica nella storia dell’uomo, guerrieri di terracotta, ceramiche preromane, vasi attici e tecnologia costruttiva, terra sigillata, ceramica islamica, ceramiche invetriate e smaltate, terracotte e mattonelle invetriate, porcellana e imitazioni.

Materiali Vetrosi
Il vetro, formazione e chimica del vetro, il colore, decoloranti, reazioni; interesse allo studio del vetro, tecniche analitiche di studio. I precursori del vetro, il vetro egiziano, il vetro romano, il vaso Portland, la Coppa di Licurgo, il vetro asiatico, il vetro in oriente, il vetro post-romano, il vetro veneziano, i mosaici, vetrate colorate, il vetro nel Rinascimento, l’Art Nouveau.

Materiali Metallici
I metalli, caratteristiche fisiche e chimiche, metalli nativi e minerali, tecniche metallurgiche di estrazione: arrostimento e riduzione. I metalli nella storia dell’uomo, interesse allo studio dei metalli, tecniche analitiche di studio. Il rame, il bronzo e la tecnica della fusione a cera persa, i bronzi di Riace; lo stagno, il piombo, il saturnismo in epoca romana e gli studi di provenienza sul piombo, lo zinco, il ferro, leghe ferrose, oggetti damascati, l’oro, tecnologia dell’oro, oro precolombiano, l’argento, tecnologia dell’argento, le monete, il fenomeno del Debasement.

Materiali Organici
Caratteristiche dei composti organici, tecniche analitiche di analisi, interesse allo studio dei materiali organici, residui di alimenti, marcatori specifici. L’uomo di Similaun, esempi di analisi; alimenti fermentati: birra, pane, vino. Altri alimenti: cioccolato. Residui di origine animale, tessuti duri e morbidi. Avorio origine e riconoscimento, diagenesi. Pelli e pergamene. Residui di origine umana, paleo dieta, ossa e livello trofico, datazione con fluoro e azoto, residui di lipidi, residui fecali, residui di acidi biliari, schema di riconoscimento; fibre e tessuti, la lana, la seta, il lino e il cotone. Legno, residui vegetali e altri prodotti naturali. L’ambra.

Mod V : Applicazioni della chimica allo studio delle discipline umanistiche

Autenticazione e Datazione
Autenticazione dei reperti, contributo della chimica e tecniche di analisi. Come rivelare un falso: composizione diversa dal dichiarato, composizione incompatibile con l’età dichiarata: esempi di papiri egiziani, la Vinland Map, la placca di Drake, i busti di Papa Paolo III Farnese, oggetti in oro e argento ed esempio delle monete d’argento Sassanidi, saldature antiche; Datazione incompatibile con l’età dichiarata, tecniche di datazione ed esempi: L’uomo di Piltdown, la Sindone di Torino. Alterazione di pietre preziose, stampe da incisione e individuazione di cronologie. 
Studi di Provenienza Attribuzione di un reperto ad una provenienza geografica, il postulato di provenienza, tecniche per studi di provenienza. Analisi isotopica e procedura analitica. Materiali lapidei: esempio di studi su ossidiane, marmi e i colossi di Memnone. Studi di provenienza di rubini e diamanti, di pigmenti, di ocre aborigene, di vetri, di ceramiche, di oggetti metallici, di ambre.

Conservazione e Restauro
Degrado chimico e studi sulle cause. Protocollo operativo. Diagnosi e cause di degrado e tecniche per suo studio. Il degrado dei materiali lapidei, azione e conseguenze della pioggia acida, biodegrado. Degrado dei pigmenti, effetto dell’acido solfidrico: esempio degli “Angeli dalla faccia sporca” e del manoscritto Thai. Degradazione dei coloranti organici, dei leganti e dei supporti con esempi. Degrado di vetro e ceramica, meccanismo di degrado, formazione di croste. Degrado di materiali metallici, la malattia del bronzo e degrado di pigmenti metallici e dei materiali organici con esempi: pergamene, carta. Corrosione per impiego di inchiostri metallo-gallato. Il restauro: il Vasa e l’esercito di terracotta.

Informazioni Tecnologiche
Tecnologie e tecniche di produzione, metodo di ricerca e fonti bibliografiche. Esempi: Vasi attici, manoscritti illuminati (Liber Evangeliorum). Caratterizzazione della tavolozza di un artista: Vermeer e la tecnica del “Glazing”; la tavolozza di John Constable. Produzione di pigmenti in antichità: il rosso dell’ematite. Le piramidi di Egitto e un’ ipotesi costruttiva.

Informazioni Aggiuntive
Informazioni e nozioni addizionali: usi e costumi, abitudini alimentari, influenza dell’uomo sull’ambiente. Dell’ambiente sull’uomo e sui suoi manufatti. Gli scritti di Galileo, il Codex Vercellensis.

domenica 29 giugno 2014

Falso?

Uno 'stencil', rappresentante una mano aborigena australiana antica, si è rivelato essere solamente vecchio circa 4 anni. Lo scopritore che lo individuò lo scorso aprile è un prospector, Chris Jonkers, che si cura della qualità delle acque e del suolo e delle piante, non un esperto di arte aborigena o di archeologia.
Lo stencil si trova in una zona nella quale vorrebbe estendersi (non senza controversie) una società di ricerca ed estrazione del carbone. Per tale motivo l'area era già stata supervisionata dagli archeologi nel 2010: lo stencil, semplicemente, non c'era.
In più, esso non possiede affatto le qualità che dovrebbero essere presenti in una genuina opera aborigena antica: i ricercatori - per non dare troppe istruzioni ai falsari - ne hanno citata una sola, ad esempio. Lo stencil è stato fatto con uno strato troppo spesso di vernice ed è troppo visibile.
Chris Jonkers ha dichiarato: "Non pensavo vhe qualcuno potesse volere falsificare una cosa così!".
Venga in Sardegna, signor Jonkers!



Aboriginal cave art 'only few years old' 


 A piece of cave art resembling an ancient Aboriginal hand stencil, found near a controversial Australian coalmine project, has turned out to be less than four years old, it's been reported. 

Aboriginal hand stencil [Credit: The Australian] 


The drawing was found by environmentalist Chris Jonkers in a cave in the Ben Bullen forest west of Sydney in April. 

Mr Jonkers is non-committal on the possible origins of the painting. "We're not experts on Aboriginal heritage," he told The Australian newspaper. 
"We're sort of plant people, interested in water quality and environment, but the Aboriginal heritage stuff is not our forte." 
The Australian coal-mining company Coalpac is trying to expand the operations of the Invincible Colliery and Cullen Valley Mine in the area, a project opposed by some environmentalists and Aboriginal groups. 
The Lithgow Environment Group, which has Mr Jonkers as its vice-president, says it has serious concerns that the proposed highwall mining practices would destabilise the cliffs and lead to a "permanent loss of irreplaceable cave art" and yet-to-be-discovered archaeological sites. 
The report assessing the stencil as a modern replica was written by the engineering consultancy firm Aecom Australia for Coalpac. 
It says the "questionable" hand stencil has none of the hallmarks of genuine traditional stencils, and that its colour pigment has been applied too thickly and is easy to see.

The "now obvious" rock stencil was not there when the site was previously inspected by archaeologists in December 2010, the paper reports. But Mr Jonkers says he did not think the stencil would be so young. 
"I didn't think anyone would do such a thing," he says. "I must admit I didn't look all that carefully." 

Source: BBC News Website [June 24, 2014]

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sabato 26 aprile 2014

Le Armate Brancaleone


Il grottesco elmo gluteiforme del condottiero dell'armata brancaleone



Capolavoro, originale.
È un film di Mario Monicelli. Alcuni lo considerano il suo capolavoro, altri solamente un originale e divertente film d’evasione, con un ottimo cast e bellissime riprese, basato su una sceneggiatura ed una trama avvincenti e – forse – simbolici (Age e Scarpelli, non per nulla). Vi si narra una serie d’avventure grottesche di un’improbabile ‘armata’, con scopi confusi e mutevoli ed esito casuale ed incerto. Il film è corredato da una colonna sonora molto personalizzata e da un idioma immaginario, ottenuto mescolando con successo dialetto, latino maccheronico e linguaggio medioevaleggiante.

Un breve riassunto:
A Civitanova, nella buia Italia dell'XI secolo, Brancaleone da Norcia, unico e spiantato rampollo di una nobile famiglia decaduta, dotato però di una non comune eloquenza ed animato da sane virtù e cavallereschi principî, guida un manipolo di miserabili (l'anziano notaio giudeo Abacuc, il robusto Pecoro, un ragazzino di nome Taccone e lo scudiero Mangold) alla presa di possesso del feudo di Aurocastro in Puglia, secondo quanto dettato in una misteriosa pergamena imperiale scritta da Ottone I il Grande che gli stessi miserabili gli porgono e che affermano di aver rinvenuto in modo del tutto lecito e casuale, in realtà rubata al suo proprietario: un cavaliere aggredito e creduto morto. Brancaleone inizialmente non vuole mettersi al comando di un gruppo di straccioni e rifiuta con disprezzo. Tuttavia, nel torneo a cui si accingeva a partecipare, il combattimento con un altro cavaliere si conclude con la sua sconfitta, e il cavaliere accetta di unirsi con il gruppo di miserabili.

Il film ebbe uno strepitoso successo, perché immediata fu la simpatia verso quel manipolo di miserabili ed improbabili interpreti della dissennata e grottesca impresa irresponsabile, condotta all’impronta e senza alcuna preparazione.

Un paradigma.
L’espressione ‘Armata Brancaleone’ è così diventata d’uso comune, per indicare qualsiasi iniziativa disordinata e velleitaria, condotta con irresponsabile improntitudine da persone di vario tipo ma tutte in ogni modo inadatte a condurla a termine. Ne abbiamo numerosi esempi dalla cronaca quotidiana, in una gamma piuttosto vasta di deprecabilità ed in quasi ogni aspetto della vita sociale italiana. 'Armate brancaleone' pullulano in ogni ambiente (e in tutte le branche di ciascun ambiente) italiano: politico, sociale, medico, archeologico, amministrativo, giornlistico etc etc.

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Ma altro è il film – una storia immaginata e non reale – che non ha quasi alcun punto di contatto con la quotidianità di ognuno, ben altro discorso è invece la realtà. Anche nel caso si tratti della realtà della Storia, cioè non del nostro quotidiano attuale, bensì del nostro passato comune.
Perché è da quel passato che noi proveniamo: è proprio quel passato che ci ha fatto diventare ciò che – nel bene o nel male – noi siamo veramente oggi. Rivisitare la Storia e l’Archeologia in modo non scientifico e personale realizza esattamente quel falso di cui sopra: ci offre un Seurat, gratuitamente.
Ma se noi preferissimo il nostro più modesto e casalingo Segantini, che sappiamo essere 'roba nostra' autentica?

Le Armate (ed i 'guerrieri' che le compongono) sono molte e varie: ognuno ne avrà una che costituisce il proprio bersaglio preferito. Alla fine di questo post, io stesso ne ricorderò tre casi famosi in campo medico. Alcune sono organizzazioni a scopo di lucro. Altre, no: ed è allora più difficile smascherarle.

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L'eroico componente dell’Armata Brancaleone.

Se oggi qualcuno vi regala le facce di Modigliani, oppure un falso Seurat (come nel film ‘Art & Craft’, in cui il falsario era un generoso Pigmalione egocentrico) oppure cerca di convincervi di una presunta discendenza da un ‘anello mancante umano’ rinvenuto in Inghilterra due secoli fa ('Uomo di Piltdown'), oggi voi ed io sappiamo che mente. 
Come possiamo saperlo?
Lo sappiamo proprio grazie a persone serie, che hanno fatto e fanno (più o meno degnamente, o talvolta anche indegnamente, come tutti) il proprio lavoro.
Tutti, naturalmente, sono criticabili: ma sarebbe bene che fossero criticati da chi ha tutti i titoli per farlo, non da un poco credibile ed arrogante venditore d'insetti bioluminescenti che nella propria intera vita si è occupato di tutt’altro che d’Archeologia o di Storia (o, eventualmente, di quel campo specifico in cui opera la 'sua' armata).

Criticare senza fare è troppo facile e bello: ma è un attività da pensionati con lo stampo della panchina impresso sulle chiappe flaccide.
Fare, invece, è molto più difficile: e si è sempre esposti ad un possibile sbaglio.
Come si dice a Roma, in questi casi: “E allora viecce te!”, che è poi la scorciatoia dialettale per affermare che l’infallibilità è virtù propria dei cretini, degli imbonitori, dei ciarlatani...

Ammettiamolo pure: questa ipotetica persona in fondo non sta tentando di vendere alcunché (oppure non lo si può provare), per cui la Legge probabilmente non può definirlo truffatore a pieno titolo, né di conseguenza punirlo come tale. Ma se ciò che sta cercando di propalare è falso, abbiamo tutto il diritto personale di ritenerlo almeno un ‘falsario’. E tutto il diritto di insistere a chiedere prove convincenti. E, per l'universale diritto alla libertà d'espressione, abbiamo anche il diritto di dirglielo!

C'è Scienza e ‘scenza’.
Ed è proprio qui che la Scienza differisce – meravigliosamente cristallina – dalla ‘scenza’ puteolente e proterva di tutte le armate brancaleone: lo scienziato vero sa bene di avere un preciso dovere verso tutti gli altri e verso il mondo, oltre che verso se stesso. Egli deve innanzi tutto dimostrare le proprie ipotesi: altrimenti non avrà diritto d'essere ascoltato, non sarà preso in considerazione, non potrà pubblicare. E - soprattutto - dovrà tacere (lasciamo pure stare il vendere o spacciare il proprio 'prodotto')..
.

Lo 'scenziato', invece, vuole essere creduto 'perché lui è lui' e gli altri sono... proprio come nella famosa battuta di Alberto Sordi, nel "Marchese del Grillo"... E' anche la sindrome dell' idiot savant, già discussa in un altro post.

Ogni vero scienziato sa bene che ripetere all’esaurimento un’ipotesi non la trasformerà mai in una tesi.
Invece, il soldato (instancabile) dell’Armata Brancaleone crede che l’usuale ‘fare ammoino’ mediterraneo, i lazzi e i frizzi, le atellane su qualsiasi palco improvvisato ed il diffuso sarcasmo vomitato con metodo in continui libelli diffamatori verso gli addetti ai lavori, possano essere presi in seria considerazione.
Lo 'scenziato' tratta la propria ‘missione’ (diffusione del proprio messaggio luminoso e rivelatore) come una guerra da vincere per esaustione dell’avversario, che va preso per stanchezza.
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Conclusione.
Se gli Italiani fossero una popolazione di persone serie, istruite, valide, responsabili ed efficienti... Tanti tamburi maggiori della Banda D'Affori - in ogni campo - non ci sarebbero stati.*
E' superfluo fare tutti i numerosi esempi: ce ne sono troppi: e certamente ognuno ha il suo proprio personale esempio in mente.

Mi sento in dovere, da parte mia, di ricordare solo tre casi, in campo medico: il 'Metodo Bonifacio', la 'Cura di Bella' ed il 'Metodo Stamina'.

 E se il 'tamburo maggiore' è di solito una figura inquietante e deprecabile (anche se talvolta - lo si è visto - in buona fede e del tutto innocente), sono davvero quei 550 pifferi  ciò che dà più fastidio, in quanto dimostrano appieno quanto facilmente si possano manipolare le opinioni della folla e manovrarne le singole persone, influendo sulle coscienze e precedendo le sentenze di chi ha i titoli per darle.
Non è un caso, quindi, che tutte le armate brancaleone - prima o poi - siano condotte dal tamburo maggiore ad un seggio elettorale, o ad aprire il proprio borsellino o - peggio - indurre anche altri a farlo.

E' l'Italia, quella che fu descritta benignamente come 'Il Bel Paese', ma che resta fedele nei secoli alla severa sentenza dantesca del VI Canto del Purgatorio (76-78).

 *Sia subito chiaro che la Banda d'Affori (quartiere di Milano) è una tradizione regionale seria: la prendo qui ad esempio solamente in occasione dell'anniversario della Liberazione e proprio nel senso in cui essa fu usata per un certo periodo, cioé come simbolo a dileggio semi-segreto del fascismo e del trombone a capo di esso, con i 550 pifferi che gli stavano al seguito e gli reggevano il bordone (550 erano i componenti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni). In Toscana si cambiava il verso con: "550 bischeri". La canzone fu censurata.


Il tamburo principal della banda d'Affori
Correva l’anno 1942 - Testo di Mario Panzeri e Nino Rastelli - Musica di Nino Ravisini

Versione Originale
'Riva la banda, 'riva la banda,
'riva la banda del nòst paes,
del nòst paes, del nòst paes.
Oh Caterina mettel su 'l tò vestii de spos.
Oh Caterina mettel su 'l tò vestii de spos.

Gh'è 'l capobanda, gh'è 'l capobanda,
gh'è 'l capobanda ch'el g'ha i barbis,
che bej barbis, che bej barbis .
Oh Caterina el capobanda l'è 'l tò Luis.
Oh Caterina el capobanda l'è 'l tò Luis.

Vardee tosann che bej bagaj,
vardee tosann che bej sonaj,
e col tambur inscim' ai spall,
vardee 'l Luis se 'l par on gall.

L'è lù, l'è lù, sì sì, l'è pròpi lù!
L'è 'l tamburo principal della Banda d'Affori,
ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi.
Oh tosann batt i man ch'el tambur l'è scià.
Che risott!
Gh'è anca i òcch che ghe fan "qua qua".
A vedell gh'è i tosanell che diventan timide,
lù confond el Riguleto con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi".

Passa la banda, passa la banda,
passa la banda, la va a Cantù,
la va a Cantú, la va a Cantú.
Oh Caterina el tò Luis el va avanti pù
Oh Caterina el tò Luis el va avanti pù.

Forza Luigi, forza Luigi,
forza Luigi ch'è scià 'l tranvai,
ch'è scià 'l tranvai, ch'è scià 'l tranvai.
Oh Caterina lù 'l gh'ha on pè dent in di rotaj
Oh Caterina lù 'l gh'ha on pè dent in di rotaj.
Fermate il tram, spostate il tram!
Vegnen giò tucc. Oh che can can!
E lù l'è là compagn d'on scior,
ch'el ghe da dent col sò tambur.

L'è lù, l'è lù, sì sì, l'è pròpi lù!
L'è 'l tamburo principal della Banda d'Affori,
ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi.
Oh tosann batt i man ch'el tambur l'è scià.
Che risott!
Gh'è anca i òcch che ghe fan "qua qua".

A vedell gh'è i tosanell che diventan timide,
lù confond el Riguleto con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi"
          
Versione Italiana
Arriva la banda, arriva la banda,
Arriva la banda coi suonator
Coi suonator, coi suonator.
Oh Caterina Caterina che batticuor.
Oh Caterina Caterina che batticuor.

Il capobanda, il capobanda,
Il capobanda ha i bottoni d’or
sorride ogn’or, che rubacuor
Oh Caterina il capobanda è il tuo grande amor
Oh Caterina il capobanda è il tuo grande amor

Eccoli qua son tutti qua,
Sol La Sol Mi Do Re Mi Fa
e coi baffoni a penzolon,
giunge il tamburo come un tuon.

E’ lui, è lui, è lui, è lui, si si è proprio lui
è il tamburo principal della Banda d’Affori
che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion, quando fa bum bum
Guarda qua!
Mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi".

Passa la banda, passa la banda,
passa la banda, poi va a Cantù,
Poi va a Cantù, poi va a Cantù
Oh Caterina, ma il tuo amor non va avanti più
Oh Caterina, ma il tuo amor non va avanti più

Forza Luigi, forza Luigi,
forza Luigi che c'è il tranvai,
che c'è il tranvai, che c'è il tranvai.
Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai
Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai

Fermate il tram, spostate il tram!
Scendono tutti che baccan!
E lui con calma e serietà,
cerca la banda dove sta.

E’ il tamburo principal della Banda d’Affori
che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion, quando fa bum bum
Guarda qua!
Mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide:
"Bella figlia dell'amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi".