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giovedì 20 novembre 2014

Da ARTRIBUNE: intervista a Tronchetti

L’isola del tesoro. Intervista a Carlo Tronchetti su Monte Prama

Si sta rivelando una miniera d’oro, il sito archeologico di Monte Prama in provincia di Oristano. Che ora restituisce altri due giganti pugilatori dalle fattezze differenti da quelli già rinvenuti, e un terzo con la testa ancora collegata al busto. Parliamo dell’intera vicenda della necropoli con l’archeologo Carlo Tronchetti, ex direttore del Museo Archeologico di Cagliari e della Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano, nonché autore della prima fase degli scavi.



Monte Prama - il gigante ritrovato il 2 ottobre 2014
Monte Prama – il gigante ritrovato il 2 ottobre 2014
Quale era la situazione degli scavi nel 1979 quando iniziò la sua avventura?Avevo già condotto una piccola campagna di scavo esplorativa nel 1977 con la professoressa Maria Luis Ferrarese Ceruti, per valutare l’entità e della situazione. Ma l’estensione dei saggi era minima e quindi avevo ancora davanti parecchie incognite.
Gli scavi ebbero inizio nel 1974: a cosa si deve questo silenzio per quasi quarant’anni?Nel 1974 avvennero le prime scoperte casuali. Nel 1975 un primo saggio (ad opera di Alessandro Bedini); nel 1977 e poi nel 1979 lo scavo integrale della porzione di area messa in luce. Il silenzio è una definizione non appropriata. Dal 1977 sono usciti numerosi articoli scientifici e divulgativi; i frammenti più significativi sono stati esposti dal 1980 al Museo di Cagliari e le statue di Monte Prama hanno girato Italia ed Europa in mostre nazionali e internazionali.
Il problema grosso è che a Cagliari non eravamo attrezzati per il restauro di una così grande massa di materiale (più di 5mila frammenti) e il Ministero disse che non poteva darci i fondi necessari. Solo quando a Sassari fu realizzato il nuovo laboratorio di restauro a Li Punti e l’allora Soprintendente di Sassari Francesco Nicosia ottenne dalla Regione i finanziamenti si è potuto procedere al restauro, che si è protratto per alcuni anni.
Alla luce dei recenti rinvenimenti a Monte Prama ritiene ancora valida l’ipotesi di un Heroon che celebrava antenati e/o antichi eroi?Direi che i ritrovamenti in corso, secondo me, confermano pienamente l’ipotesi di una necropoli/Heroon dove i defunti sono venerati come antenati.
Carlo Tronchetti
Carlo Tronchetti
Quali sono le differenze sostanziali tra i due tipi di pugilatori?Se si riferisce, come penso, ai nuovi ritrovamenti, la differenza sostanziale è nell’abbigliamento e nel tipo di scudo portato.
I pugilatori sono la rappresentazione di guerrieri che praticavano il pugilato per onorare gli eroi caduti in guerra oppure atleti che partecipavano alle gare olimpiche? In questo caso si potrebbe valutare l’ipotesi della presenza di uno stadio?I pugilatori sono senza dubbio riferiti alla sfera del sacro, a riti legati al culto. Non penso che sia possa pensare a giochi atletici in sé e per sé.
Per quali motivo ha un’importanza fondamentale il pollice ad angolo retto dell’arciere che impugna l’arco?Questo elemento è stato messo in risalto da Alessandro Bedini nel suo saggio sulle origini orientali della statuaria, su cui io personalmente ho poco da dire perché non è mia specializzazione. Ma il motivo, a quanto dice, deriva da analoghi del Vicino Oriente.
Monte Prama - il gigante ritrovato il 2 ottobre 2014
Monte Prama – il gigante ritrovato il 2 ottobre 2014
In merito all’analisi stilistica delle sculture le influenze orientali sono da attribuire a maestranze arrivate sull’isola? Ed eventualmente a quale area apparterrebbero?L’analisi stilistica ci dice prima di tutto che le iconografie e il modo di renderle trova le sue radici nella tradizione figurativa sarda. Dal Vicino Oriente, in special modo dall’area siriaca (che è il tramite di trasmissione della statuaria nel Mediterraneo occidentale), giungono alcuni dettagli iconografici e soprattutto l’ideologia della grande statua funeraria/onoraria. Questa nasce in Oriente dove sorgono grandi imperi e i re si fanno rappresentare in statue, così come pure le divinità. I Sardi si appropriano di questa ideologia e la realizzano con le proprie iconografie. È verosimile che artigiani orientali abbiano trasmesso la tecnologia della scultura a tutto tondo di grandi dimensioni, ma la realizzazione, a mio avviso, è puramente locale.
Si potrebbe affermare che il livello culturale nell’isola tra il IX e VIII secolo fosse a dir poco eccezionale?Il livello culturale della Sardegna nell’età del Ferro, dal IX secolo a.C. in poi è senza dubbio molto alto. La Sardegna è al centro di una rete di contatti e traffici mediterranei, cui partecipa anche in prima persona. È una cultura molto selettiva nei confronti degli apporti esterni, ma assolutamente non chiusa, e che recepisce con attenzione dal di fuori elementi che poi vengono modificati ed integrati al proprio modo di vivere.
Perché i giganti sarebbero la monumentalizzazione dei bronzetti del gruppo Teti-Abini e non il contrario? Ovvero, potrebbero essere i bronzetti successivi alle sculture?Le statue riprendono con precisione motivi stilistici che sono propri della lavorazione delle statuette bronzee. Che sono già attestate in periodo precedente alla statuaria in pietra. La decorazione delle armi e dell’abbigliamento delle statue è disegnativo, come quello dei bronzetti.
Scavi a Monte Prama
Scavi a Monte Prama
Qualche ipotesi sulla localizzazione del villaggio degli aristocratici che diedero vita al complesso?Al momento non è possibile proporre alcuna ipotesi sulla localizzazione del villaggio (o dei villaggi?) da cui provengono i defunti di Monte Prama.
In quale modo il complesso di Monte Prama potrebbe cambiare la storia della Sardegna e del Mediterraneo?Siamo davanti a una situazione nuova, sia per la cronologia che anticipa di qualche decennio le più antiche attestazioni di scultura nel Mediterraneo occidentale (siamo nel corso dell’VIII sec. a.C., nella seconda metà), sia per la monumentalità del sito: una lunga strada sul cui bordo si stende una lunga teoria di statue di grandezza superiore al reale. È un fenomeno sinora unico, che si riallaccia alla domanda sul livello culturale: il livello culturale di chi ha progettato e realizzato una cosa del genere era altissimo.
A chi sarebbe da attribuire la distruzione del complesso e per quale ragione?Questo è un bel problema. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che l’accumulo dei frammenti sopra le tombe non è anteriore al 300 circa a.C.. Esistono diverse ipotesi, da lotte interne fra comunità nuragiche che hanno portato ala distruzione, a interventi militari dei Fenici di Tharros, a episodi di azioni belliche di Cartagine in Sardegna, oppure anche a un lento degrado delle sculture, poi spezzate per poterle meglio accumulare nella discarica. Io non sono in grado di rispondere, e spero che i nuovi scavi apportino nuovi dati.
Nuovo gigante a Monte Prama - ottobre 2014
Nuovo gigante a Monte Prama – ottobre 2014
Cosa pensa dell’analisi del professor Zucca sul toponimo Sinis quando chiama in causa Sinis, il gigante figlio di Poseidone che possedeva un’isola meravigliosa?Non mi sento di prendere una posizione su questi problemi, perché non ho una preparazione adeguata a discuterne.
Qual è la sua posizione nei confronti del blocco di informazioni da parte del ministero?Secondo il mio parere intorno a Monte Prama si è creata una attenzione mediatica troppo accentuata, principalmente appuntata sull’eccezionalità dei ritrovamenti. Questo, assieme forse a un eccesso di protagonismo da parte di qualcuno, ha portato a una fortissima pressione sullo scavo, che è invece operazione da compiersi con tranquillità e calma e i tempi necessari per riflettere su ciò che si sta facendo. Il blocco, peraltro parziale a quanto mi consta, delle informazioni è la reazione direi naturale. La migliore soluzione, secondo me, è quella di comunicazioni ufficiali sullo stato di avanzamento dei lavori, con testi, immagini e video comunicati a stampa e televisione. Anche regolari conferenze stampa e visite al sito programmate. Ma interrompere lo stillicidio di notizie e di caccia alle notizie che era in corso è cosa corretta.
Roberta Vanali
Cagliari // fino a data da definirsi
Mont’e Prama 1974-2014
Museo Archeologico Nazionale
Piazza Arsenale 1
www.archeocaor.beniculturali.it


mercoledì 30 luglio 2014

dalLa Nuova Sardegna


Giganti, simbolo della ricerca nell’isola

Gli scavi vanno avanti grazie alla collaborazione di Università e Soprintendenza



      di ATTILIO MASTINO
      Nei giorni scorsi il nostro collega e amico Raimondo Zucca dell'Università di Sassari ha riassunto quarant'anni di storia delle ricerche nell'articolo Monte Prama (Cabras-Or). Storia della ricerca archeologica e degli studi pubblicato nel quinto volume della collana "Tharros Felix" del Dipartimento di Storia, Scienze dell'Uomo e della Formazione e del Consorzio Uno di Oristano. Questo lavoro mi consente di precisare alcune questioni evocate nei giorni scorsi sulla prima pagina de La Nuova: alla luce dei risultati e dei fatti che conosco, non mi sembra si possa parlare di un latente conflitto fra Università e Soprintendenza archeologica, impegnate nelle ricerche scientifiche a Monte Prama a partire dal 5 maggio di quest’anno.
      Al riguardo non dobbiamo far altro che richiamarci ad un protocollo d'intesa siglato il 24 aprile scorso fra la direzione regionale dei Beni Culturali, la Soprintendenza per i Beni archeologici, le due Università, il Comune di Cabras, la Casa circondariale di Oristano e il Consorzio Uno. In tale protocollo si richiama la preliminare intesa fra le Università di Sassari (Raimondo Zucca, Pier Giorgio Spanu, Paolo Bernardini) e di Cagliari (Gaetano Ranieri), e la Soprintendenza di Cagliari e Oristano finalizzata alla presentazione del progetto "Archeologia di Monte Prama" in rapporto al Bando 2012 della legge regionale n. 7 del 2007 sulla ricerca scientifica di base. Il progetto ha ottenuto il cofinanziamento della Regione di 140mila euro per un costo totale di 200mila euro, sostenuto per i restanti 60mila euro dai due atenei.
      Il protocollo d'intesa specifica che «i lavori di scavo e gli interventi connessi saranno organizzati per unità stratigrafica secondo le più moderne e rigorose metodologie scientifiche, sotto la direzione scientifica congiunta dei funzionari archeologi della Soprintendenza, Alessandro Usai ed Emerenziana Usai, e dei docenti dell'Università di Sassari, Paolo Bernardini, Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca».
      D’altro canto il progetto "Archeologia di Monte Prama" ha previsto anche le ricognizioni territoriali attorno al sito con i metodi dell'archeologia dei paesaggi e le indagini geofisiche e sulle ortofoto aeree e satellitari del territorio, trattate con particolari filtri, affidate alla competenza di uno straordinario collega dell'Ateneo cagliaritano, il professor Gaetano Ranieri e alla sua équipe.
      Ogni giorno il piccolo-grande cantiere di Monte Prama vede insieme i colleghi della Soprintendenza e delle Università, accompagnati da tanti giovani specializzandi guidati dall’entusiasmo e dalla professionalità delle archeologhe Luciana Tocco, Adriana Scarpa e Barbara Panico, nell'ambito della gestione della scuola di specializzazione in Beni Archeologici e del cantiere di Monte Prama del Consorzio uno di Oristano, presieduto da Pupa Tarantini. Il lavoro è stato preziosamente condiviso sia con quattro giovani della Casa Circondariale di Massama grazie al progetto Archeo, ormai al sesto anno di vita, fortemente voluto dal direttore della casa Circondariale Pier Luigi Farci, sia con una giovane appassionata cittadina di Cabras.
      Un lavoro di tutti, dallo scavo, al rilevo, dalla geofisica, alla documentazione fotografica, dal lavaggio dei reperti alla siglatura, dall'archeologia dei paesaggi nei quattro chilometri quadrati attorno a Monte Prama, alla creazione del Gis di Monte Prama, diretto dall'archeologa oristanese Stefania Atzori. Vogliamo che questo sia e continui a essere un luogo di amicizia, di fraternità e di scienza, dove ogni divergenza possa essere superata e dove vengano valutate le ragioni di tutti.
      Il lavoro comune dura quasi da tre mesi, benché le indagini geofisiche siano iniziate già un anno fa. Esse saranno presentate da Gaetano Ranieri e dagli archeologi della Soprintendenza e dell'Ateneo sassarese in un congresso internazionale a Istanbul, nel prossimo settembre. Al momento posso dire che i dati geofisici hanno indicato, fra l’altro, nel settore meridionale dell'area, in corrispondenza con la strada funeraria individuata dagli archeologi della Soprintendenza Alessandro Bedini (1975) e Carlo Tronchetti (1979), una anomalia lineare, che si è rivelata mediante uno scavo in estensione come un accumulo di ceramica, pietrame, lastre e lastrine di arenaria, frammenti di sculture in calcare e due betili troncoconici in arenaria di 2metri e 25 di altezza, rinvenuti abbattuti.
      Siamo di fronte a un nuovo settore, completamente inesplorato, del complesso di Monte Prama: Fra i frammenti di sculture si segnalano una testa di pugilatore, busti di due pugilatori e di un guerriero, porzioni di tre piedi calzati da sandali: è la prima testimonianza nella scultura di Monte Prama di statue con calzature a sandalo note ad esempio nel bronzo di sacerdote-militare dalla tomba femminile dei "bronzetti sardi" di Vulci, in Etruria della fine del IX sec. a.C., nell'arciere di Urzulei e nel capo con stocchi e scudo da Abini.
      Si hanno anche pezzi di arti di statue, frammenti di scudi, di una faretra di un arciere, di modellini di nuraghe. Il giorno 30 giugno si è rinvenuto un grande frammento di modello di nuraghe a terrazzo quadrato, noto in un altro esemplare nel Museo di Cabras. Per questi due modelli di nuraghe monotorri non si può ancora escludere una loro funzione architettonica come capitelli.
      Questi straordinari risultati sono dovuti alla felice intesa fra Soprintendenza, Università e altre istituzioni, non ultima la Chiesa arborense che con il suo Arcivescovo monsignor Ignazio Sanna ha concesso l'area di Monte Prama per la ricerca scientifica. Noi vogliamo continuare su questa strada insieme alla Soprintendenza e a tutti gli altri partners, Comune compreso in prima linea, garantendo la sorveglianza e il rispetto per un patrimonio che è di tutta la Sardegna: mentre ringraziamo il soprintendente Minoja che ha coraggiosamente voluto l'accordo e che oggi lascia l'interim cagliaritano per tenere la responsabilità dei beni archeologici dell'Emilia-Romagna, ci rivolgiamo alla collega Donatella Mureddu, che riceve dal direttore regionale Assunta Lorrai l'incarico di coordinamento del patrimonio archeologico delle due province di Cagliari e Oristano, affinché voglia confermare la linea di cooperazione interistituzionale del progetto "Archeologia di Monte Prama" che intendiamo dotare di fresche risorse, finalizzate al comune lavoro di ricerca e valorizzazione degli straordinari beni culturali e paesaggistici del luogo memoriale di Monte Prama.
      Al riguardo vorrei riprendere la proposta di musealizzazione dell'area archeologica discussa dall'Accademico dei Lincei Giovanni Colonna, già titolare della cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell'Università di Roma "La Sapienza", con il collega Raimondo Zucca in occasione di una visita al sito di Monte Prama quasi dieci anni fa. Ad onta della incompletezza delle sculture sembrerebbe importante riproporre copie materiche delle statue, dei modelli di nuraghe e dei betili, a partire dalla digitalizzazione con laser-scanner e dalla ricostruzione virtuale in 3D degli originali, già effettuata per dieci sculture nell'ambito del cantiere di restauro delle sculture di Li Punti, nella stessa area di Monte Prama, una volta completata la ricerca archeologica integrale del sito. Il Sinis acquisirebbe così un nuovo luogo archeologico musealizzato che si comporrebbe in unità con il paesaggio nuragico e fenicio del Sinis e del golfo di Oristano. Come hanno detto il Sottosegretario alla cultura Francesca Barracciu e l'Assessore regionale Claudia Firino, i giganti di Monte Prama potranno essere i migliori ambasciatori della cultura della Sardegna nel mondo, con il loro alone di mistero, con i tanti interrogativi che sollevano, con l'intrecciarsi dei miti classici e della documentazione archeologica, sviluppata attraverso l'analisi stratigrafica e le più avanzate tecniche di indagine topografica.

       Soprattutto, i giganti narrano una vicenda di un popolo che immaginava i suoi eroi come lottatori, pugili, arcieri e che esaltava la virtus delle giovani generazioni dell'aristocrazia nuragica, facendo emergere un mondo che ancora ci appartiene nel profondo.
      29 luglio 2014


      I commenti a quest'ultima frase - che ho evidenziato in grassetto , sono molto negativi sia da parte dell'incolta sia  dell'Inclita. Sono reperibili ovunque, per esempio su Facebook.

      Accusa: sembra davvero d'essere tornati indietro nel tempo, alla prosa Lilliana che s'ispirava al precedente nefasto stile del  'popolo di poeti, santi e navigatori'...

      Difesa: il prof Attilio Mastino non è uno scrittore di romanzi, bensì di testi scientifici ed è caduto nella troppa enfasi da 'finale emotivamente coinvolgente' ad uso di un comune pubblico di lettori di giornale: sembra quasi di sentire - in sottofondo - le note della famosa "aria sulla quarta corda"...

      Accusa: nella frase [Si hanno anche pezzi di arti di statue, frammenti di scudi, di una faretra di un arciere, di modellini di nuraghe. Il giorno 30 giugno si è rinvenuto un grande frammento di modello di nuraghe a terrazzo quadrato, noto in un altro esemplare nel Museo di Cabras. Per questi due modelli di nuraghe monotorri non si può ancora escludere una loro funzione architettonica come capitelli.] è presente un'interpretazione come "nuraghe a terrazza quadrata" - molto probabilmente errata - di ciò che più probabilmente è altro dal punto di vista edilizio. Non sono mai esistiti nuraghi a terrazza quadrata.

      Difesa: forse il professore concede un po' troppo al sensazionalismo giornalistico, ma è pur vero che non si è specializzato in archeologia del periodo nuragico, bensì in quella del periodo romano.