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domenica 11 gennaio 2015

Perché NON sono Charlie Hebdo.



Ascoltami bene, Pasuco, ma resta calmo, ti prego: questo è un periodo di grandi e forti emozioni, che confondono sempre la ragione e che danno voce anche a chi - almeno al momento - non dovrebbe davvero parlare…


In questa ricetta manca un ingrediente che è sempre presente: l'interesse economico.




I fatti di cronaca sono stati drammatici.



Di essi, sono evidenti alcune conseguenze certe, che sono fatti concreti:

1)   È un fatto certo la figura di merda dei servizi di sicurezza degli orgogliosissimi cugini. I Francesi sono stati beffati da tre uomini che essi consideravano disadattati scalzacani e piccoli criminali di quartiere. Certamente, non erano maestri d’organizzazione e di strategia: hanno sbagliato indirizzo, hanno perso una scarpa, hanno lasciato una propria patente, hanno colpito un supermercato ebreo invece che una scuola ebrea, hanno cercato di usare una pistola che si è inceppata. (La propaganda sostiene che hanno fatto quasi 20 vittime in tre: e se ogni mussulmano facesse lo stesso – dato che sono circa 400 milioni – potrebbero in teoria sterminare  tutta la  popolazione mondiale…). Pertanto, non ci si può lasciare impressionare dall’imponente caccia all’uomo, con enorme dispiego di forze, che hanno sciorinato dopo la bruciante beffa: il danno era ormai fatto e il rimedio certamente tardivo. E dire che erano stati avvertiti dell’imminenza di un attacco terroristico…Ma i Francesi non assumeranno per questo un atteggiamento più umile o modesto: continueranno a pensare di essere i migliori di tutti, come sempre. E questo è un (loro) primo problema. Non che da noi si vada meglio: Alfano ha detto che in Italia il problema non sussiste, “perché sappiamo quanti i sospetti sono e li teniamo tutti sotto controllo”. Strano: sarebbe la prima volta che da noi i servizi funzionano. Adesso che i servizi americani e tedeschi ci hanno avvertito di un possibile rischio anche  a Roma, stiamo a vedere: è troppo facile parlare quando non si è stati messi alla prova  (e speriamo comunque che non ci accada).

2)   L’innalzamento del livello d’allarme in tutta Europa, destinato a ridurre ulteriormente le nostre libertà. È evidente che ci rimetteremo solo noi, proprio i maestri depositari delle libertà individuali: negli aeroporti ci controlleranno anche le mutande e il dopobarba, ma sappiamo già che comunque non fermeranno l’immigrazione clandestina. I nostri pizzaioli, fiorai e fruttivendoli di quartiere continueranno a sorriderci mellifluamente, parlando quel loro italiano stentato da ‘Teocoli venditore di tappeti’ e riducendo regolarmente il marciapiede antistante al loro esercizio in una piccola replica del ‘Suk’. A noi resteranno certamente da una parte il dubbio che possano essere una cellula terroristica dormiente e dall’altra il senso di colpa di nutrire discriminazioni razziste contro gente per bene…

3)   Hanno superato ogni sopportazione i liberi sproloqui di tutti i razzisti nostrani più ignoranti ed oscurantisti che al momento, sfruttando golosamente l’impeto delle emozioni, ci tormentano con un odioso (e sostanzialmente falso): “Te l’avevo detto che cosa bisogna fare!”… In realtà non è lì la soluzione del problema. Anzi: il problema è ben altro da quello che tutti i mezzi di massa stanno indicando in queste ore. Ma i fogliacci ed i ‘palinsesti’ devono cavalcare la tigre per vendere: ecco il vecchio problema, i soldi.

4)   Le immediate e spontanee, quanto probabilmente ininfluenti (sul vero bersaglio), reazioni di solidarietà da parte di tutti, che si precipitano a proclamare: “Io sono Charlie”. Sentimentalismi. Il fatto è certamente gravissimo e drammatico e merita ogni sdegno. Che potesse essere evitato e non lo si sia prevenuto, questo lo rende anche peggiore. Se realmente siamo superiori (economicamente, culturalmente, militarmente), è proprio questo il momento di dimostrarlo: dobbiamo capire che la prevenzione è un metodo migliore ed attuarla. Dobbiamo mettere in pratica dissuasione e convincimento. Dobbiamo spiegare a noi stessi, oltre che a loro, perché mai l’Oriente, che un tempo distribuiva ovunque Cultura, Conoscenza, Civiltà, oggi invece esporta solamente Morte, Odio e Petrolio (sempre il vecchio problema: i soldi).

5)   Esiste un diffuso strabismo nella percezione dell’Occidente circa che cosa sia realmentela libertà d’espressione. Libertà d’espressione non può significare offesa, aggressione, volgarità. Ogni libertà individuale riconosce un preciso confine nelle libertà altrui: il rispetto reciproco di questi confini è Democrazia. Non riuscire a distinguere fra Umorismo (che è universale ed avvicina le parti), Satira (che è già un’arma della Critica e va usata con saggezza e moderazione) e Sarcasmo (che è sempre un’aggressione vigliacca, vestita di un finto sorriso) costituisce una precisa e gravissima colpa... e, come abbiamo visto, anche un facile pretesto per la reazione degli elementi peggiori.

6)   Nessuno ricorda la Storia, pertanto nessuno impara da essa. Nessuno – nell’impeto dello sdegno – mette a fuoco il nocciolo del problema: esiste un conflitto non riconosciuto, assai antico, forse vecchio come il Mondo stesso. Forse risale addirittura alla contrapposizione del Neanderthal con il Sapiens Sapiens. Questo conflitto ha riconosciuto varie fasi di quiescenza e riaccensione ed alterne vicende di vincitori e vinti, in cui spesso i vincitori perdevano terre e vantaggi. (vedi: #Siria e Est/Ovest) È la contrapposizione tra Est ed Ovest si va rapidamente radicalizzando, dopo aver bruciato subdolamente sotto la cenere per decenni.

7)   Si perde pericolosamente tempo, disquisendo inutilmente circa la necessità di quella che si definisce erroneamente ‘satira’, intesa come fondamento stesso della libertà d’espressione, difendendo invece la volgarità gratuita, il sarcasmo superfluo, l’aggressività dichiarata verso temi sensibili, la totale ed incivile mancanza di diplomazia. Si perde tempo e si dissipano risorse in frasi, pensieri, atteggiamenti inutili. Forse sarà anche giusta una manifestazione pubblica congiunta dei vari governanti, a Parigi. Ma si dovrebbe anche lavorare alla composizione migliore possibile del conflitto Est/Ovest e dei conflitti ad esso satelliti.

8)   Il comportamento dell’Occidente è colpevolmente ambiguo: abbiamo individuato quelli che sono stati descritti come ‘Stati Canaglia’, ma non li trattiamo tutti nello stesso modo. Alcuni di essi – dichiarandosi amici – ottengono un trattamento benevolo: eppure è proprio dalle loro carceri (Egitto) che si sono formatele frange peggiori di combattenti islamici. È dalle loro famiglie migliori (Arabia Saudita) che sono usciti i Bin Laden. Ma sono produttori di petrolio ed ecco ancora lo stesso vecchio problema: i soldi...

sabato 9 agosto 2014

Kanaan


Amico mio Pasuco: tutti parlano e scrivono di Palestinesi, d’Ebrei, di Medio Oriente. Ma sanno davvero di chi e di che cosa stanno parlando?
Dalla loro convinzione ostentata, dalle loro opinioni aguzze, sembrerebbe che siano profondi conoscitori in ogni dettaglio di una lunga, complicata questione…

Lascia, allora, che ti dica quello che ne so io… E scusami, amico mio, se la prendo da lontano. Ma tu lo sai bene: io sono vecchio e mi confondo, se non inizio a raccontare una storia dal principio…


Il nome della Terra di Kanaan deriverebbe da Kinachnu, oppure Kana’ana, che altro non sarebbe se non il nome con il quale designavano anticamente sé stessi gruppi etnici che globalmente, molto tempo dopo, sarebbero stati denominati Fenici (usando un termine greco, ‘Phoinike’, per definire una particolare sfumatura di rosso purpureo scuro che non era un rosso comune, “erythros”).
Su questo colore – che oggi s’identifica con numeri, si sono sovrapposti numerosi problemi linguistici: per esempio, il termine Inglese che si usa per indicarlo ‘purple’ significa invece viola (come ‘violet’), mentre per porpora sarebbe meglio usare il termine ‘crimson’ (cremisi).
Ma sto divagando e vedo che diventi impaziente…

Chi erano dunque gli abitanti di Kanaan, inizialmente?

Si componevano d’alcune tribù Ittite, di Amoriti, di tribù Urrite (Hivviti e Yevusiti) e di altri gruppi etnici a noi ignoti.
Che lingua parlavano?
Si esprimevano in un dialetto Cananeo dell’Aramaico, quello dal quale è infine derivata la Lingua Ebraica.

Ora, accadde proprio così: i Kanaaniti non fondarono mai uno Stato né un Regno uniti, bensì si organizzarono in un gruppo abbastanza lasso di città indipendenti tra loro ed autogovernate. Proprio questo fatto rese più facile la loro conquista da parte degli Israeliti, anche perché i Kanaaniti non erano abili guerrieri, bensì erano specializzati  nel commercio, nell’edilizia e nella navigazione.

Tra i due gruppi (Kanaaniti ed Israeliti) non correva buon sangue: in particolare, gli Israeliti trovavano abominevoli i costumi dei futuri Fenici, con la prostituzione sacra, e (forse) l’uccisione rituale dei fanciulli. Era loro proibito il matrimonio misto, per questi motivi.
Con il tempo, alcuni Kanaaniti accettarono volontariamente la Torah: alcuni furono ingaggiati da Re Shlomoh (Salomone) per la costruzione del tempio di Gerusalemme.
Quando gli Assiro-Babilonesi sconfissero Israele e Giuda, i Kanaaniti non esistevano già più come popolazione distinta, bensì erano assimilati agli Ebrei.
Questo dovrebbe lasciare pensare che oggi i soli discendenti esistenti dell’antica Terra di Kanaan siano gli Israeliti.

Ma – prevengo la tua domanda, amico mio – dove sono i Palestinesi, allora?

L’origine dei Palestinesi è ancora dibattuta: inizialmente, ci si basava solamente sui pochi riferimenti presenti nella Bibbia. Si pensava che  - come per i Kanaaniti – il termine Palestinesi si riferisse sia ad una popolazione, sia ad un gruppo d’etnie che risiedevano nel sud di Kanaan, presso la costa. L’unica cosa che se ne sapeva è che non erano originari di Kanaan, ma vi erano giunti come immigrati in ondate successive.
La prima componente di essi risulta essere quella dei ‘Peleset’, che dà il nome all’intero gruppo e che costituisce l’unico, autentico “Popolo del Mare” mai esistito (vedi). Probabilmente erano in qualche modo affini agli Ittiti (odierna Turchia centro settentrionale), a giudicare dalle loro capacità nella fusione dei metalli. Anche Sargon II, Re Assiro, si riferiva agli abitanti di Ashdod come “Ittiti”.
Ma più probabilmente avevano una lingua ed una cultura greca, a giudicare dalle chiare tracce archeologiche che hanno lasciato nella loro migrazione via terra dalla Cilicia fino a Kanaan.
Ma sappiamo anche che alcuni provenivano da Creta (Keretim, nelle fonti Bibliche). Pelestim e Keretim sono i termini usati dagli Ebrei e dai Kanaaniti per indicarli. La loro prima destinazione sembra essere stata Gaza, il cui nome originario fu “Minoah”, che sembra alludere al Regno Minoico cretese ormai caduto, in seguito ai ben dimostrati fatti geologici che ne lacerarono ogni organizzazione sociale e ne distrussero l’ambiente naturale.

Neppure i Peleset fondarono uno Stato unitario, forse proprio perché non erano una sola popolazione, bensì vari gruppi differenti di sfollati: crearono una federazione di cinque città. Gaza, Ashkelon, Ashdod, Gath ed Ekron furono, insieme, la ‘Pentapoli Filistea’, l’entità alla quale altre città erano associate o sottomesse. Si trattava – malgrado i confini fossero piuttosto ristretti – di una notevole forza economica e possibilmente militare, padrona dei preziosi segreti della metallurgia.
Re Davide mise fine alla minaccia palestinese, sconfiggendo i palestinesi e riducendoli ad un’entità insignificante (il che non impedì che ne riutilizzasse alcuni resti tra le sue forze scelte e per la sua guardia del corpo).
A differenza di ciò che succedeva con i Kanaaniti, c’era chiaro e profondo odio tra gli Israeliti ed i Pilistim. Questi ultimi non furono integrati nel popolo Ebreo per questo motivo. Al tempo dell’invasione Assiro-Babilonese, i Palestinesi originali non esistevano più. Erano scomparsi dalla Storia, non esisteva più alcuno che avesse coscienza di essere un discendente palestinese. Non esisteva più un’identità palestinese.

Oggi, un certo pensiero Israelitico sostiene che i Pilistim erano invasori fin dall’inizio e non nativi della zona, possedevano comunque un territorio di dimensioni estremamente piccole, non molto superiori a quelle dell’odierna striscia di Gaza (in nessun modo paragonabile a Kanaan) e non erano per nulla gli antenati degli Arabi che oggi chiamano sé stessi ‘Palestinesi’.

Anche se questo romantico punto di vista ‘lascia il tempo che trova’, essendo  totalmente insignificante dal punto di vista politico attuale, si deve ammettere che questi Arabi di oggi condividono con quegli antichi Pilistim il medesimo forte desiderio di distruggere Israele e gli Ebrei e questo basta a definirli degni ‘eredi’.

Ma – tu mi chiederai, ancora – allora chi erano gli Ebrei?

Gli Ebrei (‘Ivrim’) erano – in origine – solamente un gruppo Akkadico-Arameo proveniente da Ur, nella Bassa Mesopotamia, che lasciarono la loro primitiva sede per vagare tra le terre degli Urriti, nell’Est dell’Anatolia, e l’Egitto. Il gruppo si stabilì nel sud di Kanaan, dove ebbe contatti amichevoli con gli abitanti Kanaaniti e Pilistim, anche se – come al solito – di matrimoni misti neanche parlarne.
Il resto della storia è cosa notissima tra gli Ebrei: in quattro generazioni questo primo gruppo diede origine a “popoli” differenti: Ammoniti, Moabiti, Ismaeliti, Midyaniti, Lihyaniti, Edomiti ed Israeliti. Solo questi ultimi conserveranno il termine ‘Ebrei’.
Midyaniti, Lihyaniti ed Ismaeliti si distribuirono nella parte settentrionale della Penisola Arabica: si mescolarono ad altre genti e fondarono quella popolazione mista che dopo molti secoli sarà nota con il nome di ‘Arabi’.
Le altre tre popolazioni, Moab, Ammon ed Edom si svilupparono e moltiplicarono nel periodo durante il quale gli Israeliti erano in Egitto. Mo’abiti ad Ammoniti erano una unica popolazione e si stabilirono ad est del Mar Morto, in un territorio precedentemente occupato da alcune tribù Urrite  e da ‘Amurru’ (che in quei tempi governavano la Babilonia ed avevano città vassalle nella parte orientale di Kanaan). Conquistati da Davide, questi regni furono assimilati e la loro identità scomparve già prima della conquista Assira.
Gli Edomiti, una popolazione mista Ebreo-Kanaanita, si sitemò nel deserto, attorno al monte Se’ir, conquistando  ed assimilando le popolazioni Urrite del luogo, che restarono sempre ostili ad Israele fino alla conquista Assira. In seguito, la loro capitale Yoqte’el (oggi Petra) divenne la capitle di un Regno Nabateo e furono assimilati dagli Ismaeliti.

Desidero risparmiarti tutta la bellissima, affascinante Storia dei popoli e dei paesi del luogo, amico mio. Perché so che – per alcuni, almeno – il resoconto intero può essere molto noioso…

Ma credo già di poterti fare una domanda ben precisa…
Che cosa ti suggerisce tutto questo, amico mio?

Tralasciando l’epopea mitico religiosa del popolo errante eletto da Dio e togliendo dalle vetrine i suoi eroi principali: Re Davide – che sconfisse i Filistei – e Re Salomone – che costruì il Tempio di Gerusalemme – quello che resta, sfrondando l'inutile, è un dato genetico ben preciso.

Arabi ed Israeliani sono discendenti d’antenati recenti che appartengono ad un medesimo ceppo.

Questa considerazione non è banale. Non equivale affatto al qualunquismo superficiale per cui “tutti alla lunga discendiamo da un ipotetico Adamo ed un’ipotetica Eva e quindi siamo tutti fratelli, in fondo in fondo”. Non è così, per gli Arabi e gli Israeliani.
Gli antenati che gli Arabi – islamici e no che siano – e gli Israeliani possiedono in comune sono terribilmente recenti.
Le differenti ipotesi religiose, le divergenti tradizioni, gli sviluppi diversi che isolamento e distanza hanno prodotto, hanno anche portato sospetto, diffidenza, odio ed inimicizia.
"Ti odio perché ti vesti e preghi in modo diverso.
Ti uccido perché tu sembri differente da me.
Ti temo, perché parli una lingua diversa dalla mia.
Non ti voglio vicino a me: devi andartene. Ti faccio tutte le angherie che posso. Sarò sempre contro di te".

Questo è quello che sta succedendo, da secoli. Ed è tristissimo e profondamente stupido. E dovremmo impedirlo.

giovedì 7 agosto 2014

LA DOMANDA: TI SALVERA' ESSERE ATEO?



Iraq Christians flee as Islamic State takes Qaraqosh

File photo of Islamic State militants Militants of the group Islamic State now control vast swathes of territory in Iraq and northern Syria
Thousands of Christians are reported to be fleeing after Islamic militants seized the minority's biggest town in Iraq.
The Islamic State (IS) group captured Qaraqosh in Nineveh province overnight after the withdrawal of Kurdish forces.
An international Christian organisation said at least a quarter of Iraq's Christians were leaving Qaraqosh and other surrounding towns.
IS has seized large parts of Iraq and Syria to create an Islamic caliphate.
Kurdish forces, known as the Peshmerga, have been fighting the Sunni militants' advance in the north for weeks.
In a separate development, the United Nations says it has rescued some of the thousands of people trapped by IS militants in mountains near the town of Sinjar.
Up to 50,000 members of the Yazidi religious minority fled there after IS overran Sinjar at the weekend.
Christian 'catastrophe' The French organisation Fraternite en Irak said on its Facebook page (in French) that a majority of inhabitants of Nineveh escaped when the militants took over Qaraqosh and surrounding towns.
Map of Iraq
As many as 100,000 people are believed to be fleeing toward the autonomous Kurdistan Region.
According to Fraternite en Irak, the commander of the Peshmerga in Qaraqosh told the town's archbishop late on Wednesday that the forces were abandoning their posts.
Several senior clergymen in Nineveh have now confirmed that the towns have fallen.
"It's a catastrophe, a tragic situation: tens of thousands of terrified people are being displaced as we speak," said Joseph Thomas, the Chaldean archbishop of the northern city of Kirkuk.
Eyewitnesses in Qaraqosh said IS militants were taking down crosses in churches and burning religious manuscripts.
The town - referred to as Iraq's Christian capital - is located 30km (19 miles) southeast of the city of Mosul, which was captured by IS in June.
Last month, hundreds of Christian families fled Mosul after the Islamist rebels gave them an ultimatum to convert to Islam or face death.
Iraq is home to one of the world's most ancient Christian communities, but numbers have dwindled amid growing sectarian violence since the US-led invasion in 2003.

martedì 15 luglio 2014

Razzismo, 13.000 anni fa?


Con una buona dose di sensazionalismo giornalistico, è stata annunciata (da ricercatori franco-inglesi) l'identificazione di quella che potrebbe essere stata  la prima 'guerra di razza' del Mondo, ai confini del Sahara, 13.000 anni fa: sono stati scoperti numerosi scheletri, per la maggior parte dei quali la causa di morte era stata una freccia con punta di selce.Una ricerca parallela (di ricercatori anglo- americani) si è concentrata sulla provenienza di costoro, cioé sulle caratteristiche etniche di queste vittime. Sono giunte alla conclusione che si tratta di gente di provenienza sub-sahariana, antenati degli attuali negri africani.Identità e provenienza dei vincitori dello scontro, coloro che li hanno uccisi, è un po' più difficile da stabilirsi, ma è ragionevole ipotizzare che si trattasse di quelle popolazioni levantine/europee/nord-africane, che vivevano sulle coste mediterranee, che avevano già elaborato personali criteri di appartenenza a gruppi etnici differenti.I due gruppi dovevano avere ormai aspetti, usi, costumi e lingue differenti, pur appartenendo ambedue alla medesima specie (homo sapiens).Tanto per specificarlo: i sub-sahariani avevano arti inferiori più lunghi, torace relativamente corto, mascella e mandibola sporgenti e fronte rotondeggiante. Il gruppo dei vincitori aveva invece gambe relativamente più corte, torso lungo, e viso proporzionalmente più piatto. Ambedue i gruppi erano formati da soggetti robusti e muscolarmente molto sviluppati.Se l'interpretazione è corretta, ci troviamo possibilmente di fronte ad uno dei primi conflitti 'identitari' del pianeta, quando ancora non si era consolidato un andamento prevalente in senso Est/Ovest.
July 14, 2014

Armed conflict in the Sahara, ~13 thousand years ago

An interesting story from the Independent:
Scientists are investigating what may be the oldest identified race war 13,000 years after it raged on the fringes of the Sahara. French scientists working in collaboration with the British Museum have been examining dozens of skeletons, a majority of whom appear to have been killed by archers using flint-tipped arrows.

...

Parallel research over recent years has also been shedding new light as to who, in ethnic and racial terms, these victims were. 

Work carried out at Liverpool John Moores University, the University of Alaska and New Orleans’ Tulane University indicates that they were part of the general sub-Saharan originating population – the ancestors of modern Black Africans. 

The identity of their killers is however less easy to determine. But it is conceivable that they were people from a totally different racial and ethnic group – part of a North African/ Levantine/European people who lived around much of the Mediterranean Basin. 

The two groups – although both part of our species, Homo sapiens – would have looked quite different from each other and were also almost certainly different culturally and linguistically. The sub-Saharan originating group had long limbs, relatively short torsos and projecting upper and lower jaws along with rounded foreheads and broad noses, while the North African/Levantine/European originating group had shorter limbs, longer torsos and flatter faces. Both groups were very muscular and strongly built.

venerdì 30 agosto 2013

#Syria


 L'Eterno, quasi biblico, conflitto Est/Ovest: oggi, è il turno della Syria. Davvero è inevitabile? Sono trascorsi ormai due anni e mezzo dall'inizio del 'conflitto interno' che riguardava solo la Siria, paese sovrano, e nessun altro. Ci sono stati centomila morti. Forse non si può più parlare di 'alcuni dissidenti violenti': forse si può iniziare a definirli cittadini privati dei loro diritti. Non a caso i principali fautori di un intervento armato sono USA e Francia, le due nazioni nelle quali si è fatta una rivoluzione per l'autederminazione degli individui e per il diritto alla libertà. Forse, infine, sarebbe il caso di evitare un conflitto armato e considerare quanto sia ormai lungo, nel tempo, lo scontro ideologico tra Oriente ed Occidente.




Mi ha sempre affascinato il difficile, complesso, talvolta orribile andamento delle cose nel Mondo. A volte mi sembra di intravedere una specie di involontario disegno, un filo conduttore, un copione, che cose, fatti e persone sono quasi obbligati a seguire, tutti insieme, tutti divisi nei propri ruoli, ineluttabilmente.

Il grave dissidio esistente tra Occidente ed Oriente del Mondo, procede con un esasperante ed illogico susseguirsi d’alti e di bassi. Non è recente: è molto più antico di quanto non si creda.
È d’antichissima data, ma cova costantemente, come brace sotto la cenere ineffabile del Tempo.
Anche quando non illumina i nostri volti attoniti d’involontari spettatori, esso è presente alla nostra mente (nella filosofia, nella religione, nel cosiddetto “sentimento comune”), aleggia tra le nostre paure e ci condiziona nelle nostre scelte quotidiane … 
Ormai, esso è vissuto quasi come in un racconto biblico, come l’inevitabile distruzione per meritata punizione, come se fossimo condannati a ripetere ineluttabilmente ciò che fu scritto. 
È una brace facilmente individuabile, oggi, nel perdurante ed insensato conflitto arabo-israeliano, atto in qualsiasi momento a scatenare un vero e definitivo Giudizio Finale.
A cercare bene, qualcuno potrebbe affermare che le ostilità tra Occidente ed Oriente del mondo iniziarono probabilmente con la storia stessa dell’Uomo …

Neanderthal occupava già l’Europa e parte dell’Asia, quando il suo spietato distruttore Uomo Moderno vi entrò dall’Africa (patria comune, in fondo) con le proprie migliori qualità.
Tutti potremmo obiettare che forse Neanderthal si sarebbe estinto egualmente e che in questo caso, Est ed Ovest non sono proprio ben distinti: i contendenti stessi non sanno che cosa essi stessi rappresentino.
Più in dettaglio, però, Uomo Moderno proveniva dalla Rift Valley Africana (e quindi da Sud) si può dire che per giungere in Europa attraversò la Penisola Arabica, Mesopotamia e Turchia.
Letteralmente quindi muoveva da Est. 

Altri conflitti successivi sono inquadrabili in questo schema Est / Ovest, con facilità variabile. La prima epica guerra della storia, la battaglia di Qadesh fra Egiziani ed Ittiti, in qualche modo lo è, anche se – per essa – non è ancora ben chiaro chi fu il vincitore. Il faraone dice di essere stato lui. Di fatto, però, fu fermato lì e non andò mai oltre.
Lo è senz’altro anche la ben più nota guerra di Troia, punta dell’iceberg di ben più grandi e profondi conflitti sociali, ambientali e alla fine militari, che condussero agli scontri decennali dei (fantomatici ed inesistenti) “Popoli del Mare” ed al lungo periodo, oscuro e miserabile, che ne seguì …
Sicuramente sono scontri tra Occidente ed Oriente le guerre tra Greci e Persiani e l’epopea di conquista d’ Alessandro Magno in Asia: anzi, forse sono proprio quelle che hanno contribuito a radicare nella Tradizione e nella Memoria Comune il senso di una profonda differenza tra Est ed Ovest.
Meno ascrivibile a questo schema è la continua espansione di Roma a discapito dei suoi vicini prossimi e poi più lontani, fino alla conquista della Grecia. Però essa ha contribuito a radicare l'odio, come fanno tutte le guerre di conquista.

Si potrebbe interpretarla come un’altra conferma della solo presunta superiorità degli Indoeuropei sulle altre genti del mondo (e qualcuno lo fa).
Ma questo concetto è errato due volte: 1) perché confonde un gruppo linguistico con uno etnico; 2) perché presuppone la superiorità biologica, che invece è scientificamente negata).
Calza perfettamente nello schema, invece, la serie di scontri (le guerre puniche) con Cartagine, ricca di valenze e tradizioni asiane che furono ridimensionate e mortificate dalla sconfitta con Roma, grande Capitale Occidentale.

Le Crociate - qualunque sia stato il loro vero numero (ed il possibile 'vincitore') - rientrano certamente in questa dinamica. 
La “scoperta” e la successiva colonizzazione delle Americhe, altro non sarebbe se non un nuovo scontro di civiltà tra gli occidentali europei ed i nativi, discendenti di quegli asiatici originariamente migrati attraverso lo Stretto di Behring: attenzione, qui, a non farsi imbrogliare dall’apparente inversione tra Est ed Ovest.
Sembra quasi un gioco (cinico) e probabilmente lo è, all'insaputa degli sessi partecipanti, anche se diversi pensatori hanno preso molto sul serio il cosiddetto “Scontro di Civiltà”, seppure da molto differenti punti di vista …

Certamente molti episodi della nostra storia non sono inquadrabili in questo modo: e alcuni non sono per nulla trascurabili, basti pensare anche soltanto alla “guerra dei cent’anni”…

Certamente i fattori economici: il potere, la ricchezza, l’abbondanza di terre fertili e coltivabili, oppure ricche di risorse del sottosuolo, molto hanno a che fare con le cause prime di guerre che concludono gli annosi dissidi tra i popoli diversi, in latitudini ed in epoche differenti.
Molto del nostro passato remoto è giustificato dal possesso delle miniere d’ematite e d’ossidiana o di selce e d’argento, oppure anche solamente di rame e di stagno...
Il passato più vicino è condizionato dall’acquisizione delle fonti di rame, stagno, piombo, ferro, oro ed argento.
Il presente è ostaggio di diamanti, smeraldi, petrolio.

Il futuro vedrà l’acqua come risorsa rara ed essenziale, sufficiente movente per le guerre …
Malgrado tutto ciò, in ogni conflitto si può sempre tentare di individuare la presenza di una qualche contrapposizione tra un Occidente ed un Oriente e le loro rispettive filosofie e tradizioni, ormai profondamente divergenti.
Crederci oppure no, poi, è libera prerogativa di scelta di ognuno. 
Ma in fondo, la contrapposizione Est/Ovest non è affatto strana: essa si deve quasi obbligatoriamente all’aspetto fisico e geografico del Mondo stesso e della distribuzione della razza umana su di esso.
La parte della Terra abitabile dall’uomo, sia il suo primo habitat, sia quelle terre di conquista ed espansione che erano convenientemente contigue con esso, è proprio quella che mostra una maggiore estensione in questa direzione, da Est ad Ovest. Nessuna sorpresa davvero se i principali avvenimenti della Storia dell’uomo si distribuiscono lungo queste linee, inclusi gli intrighi degli interessi e gli inciampi delle guerre.
Ma esiste anche qualche altro elemento, che potremmo definire culturale se vogliamo, che è coinvolto in queste considerazioni …
Spesso, se non sempre, in conflitti militari di vasta portata come nei movimenti di conquista e colonizzazione, si configura anche uno scontro di valori morali, religiosi, sociali, tradizionali, di folklore e di superstizioni, oltre alle usuali considerazioni economiche che connotano più direttamente questi sommovimenti.
Esistono numerose differenza tra i popoli, che sono determinate dallo Spazio e dal Tempo. 

- Lo spazio contrappone le distanze e gli ostacoli alla facile ricongiunzione ed ai contatti frequenti: questo determina la differenziazione tra due gruppi originariamente simili o uguali. 
- Il tempo permette cambiamenti progressivi ed indipendenti, del tutto a caso ma sempre più evidenti, di due popolazioni inizialmente simili o uguali, che alla fine del processo non si riconoscono neppure più come affini.

Le differenze nascono, crescono, esistono e prima o poi divengono così imponenti da costituire parametri di “diversità” immediatamente riconoscibili reciprocamente. Diventano elementi integranti dell'Identità, un fattore astratto ed irrinunciabile, per cui generazioni intere di esseri umani si sono immolate come lemmings.
La diversità è potenzialmente nemica, temuta, pericolosa, da eliminare.
I nemici divengono sempre più incomprensibili gli uni per gli altri.
Anche la lingua è sempre più differente.
L’incomprensione genera confusione, malintesi, preconcetti e paura.
La paura ha sempre spinto l’uomo all’eliminazione violenta delle sue cause: gli animali “feroci” sono pressoché estinti per questo preciso motivo.
Se poi l’ambiente ha determinato l’affermarsi genetico di una differente coloritura di pelle e capelli, di forma e colore degli occhi, ecco che al concetto di diverso si associa subito quello erroneo di “razza differente”, con tutto il lugubre corteo di superstizioni, sospetti, ingiustizie che ci è tristemente noto … 
Un altro carattere distintivo di questo conflitto tra Occidente ed Oriente è il suo finale incerto.
Se pure è vero che in passato vi sono stati periodi alterni di più o meno netta supremazia dell’una o dell’altra parte, è altrettanto evidente che non si sia mai giunti ad un vero e proprio “finale di partita”. Esempi diversissimi, quali le Crociate o la guerra del Vietnam possono testimoniarlo. 
La famosissima Battaglia di Lepanto (7 Ottobre 1571) è l'esempio per antonomasia: fu una vittoria contro i Turchi estremamente celebrata dalla stampa di tutto l'Occidente cristiano (ne derivarono festeggiamenti popolari che persistono tutt'oggi, come la Sagra del vino di Marino). Ma la Guerra fu persa: la Flotta Turca era stata ricostruita nel corso dell'intervallo invernale e la guerra ormai era costata già troppo. Cipro fu ceduta ai turchi: all'atto pratico, una sconfitta...


Forse proprio le Guerre Mondiali, apice dell’insulsa belligeranza umana contro se stessa, costituiscono l’unica eccezione assoluta che supera la logica Est/Ovest (anche qui si potrebbe riconoscere un Est Europa contro un Ovest Europa), ma comunque ci riporta al vero problema conclusivo di queste argomentazioni:
l’irrisolvibilità…
È questo forse il punto cruciale di tutta la questione, che dovrebbe fare riflettere a lungo su quali possibili soluzioni adottare …
Differenti Soluzioni Finali del problema del “nemico diverso” sono state tentate nel corso della Storia.
Si spazia da metodi cruenti ed aggressivi ad altri più sofisticati ed incruenti.
Dalla totale eliminazione fisica dell’avversario del momento (ma ce ne sarà sempre un altro, in seguito), al volontario isolamento di sé, come fu fatto dalla Cina del 1200 d.C. (ottenendo un controproducente salto indietro nella propria evoluzione sociale). 
Nessuno ha avuto successo.
Probabilmente, l’unico metodo che potrebbe portare validi progressi è il colloquio aperto, totalmente chiarificatore, privo di preconcetti.

È assolutamente inattuabile, adesso: anzi, improponibile. E' drammaticamente e SEMPRE troppo tardi...
Infatti, ci troviamo oggi in pieno scontro tra due culture: quella Occidentale e quella Orientale Islamica.

La situazione è di estremo pericolo per l’Occidente.
La filosofia permissiva e democratica di quest’ultimo, che tende ad assicurare la libertà di pensiero e di parola a chiunque, può essere usata a suo danno.
Può essere interpretata come segno di debolezza da altre culture, che (relativamente al solo stato attuale) potremmo definire forse più primitive, ma anche più sbrigative e dirette, anche se in tempi passati esse hanno espresso molti fattori trainanti e fondamentali, all’avanguardia nel Mondo intero.
L’Occidente del benessere economico è attualmente composto di una serie d’individui poco coesi, egoisti e disillusi, niente affatto propensi a sacrificare i propri beni materiali per una causa comune, figurarsi poi a morire per essa.
Esso si trova contrapposto (al di fuori della volontà dei suoi singoli) ad un Oriente fortemente  coeso, Teocratico, anche se multiforme nelle sue varie espressioni, che appare pesantemente indottrinato e determinato, che ha poco da perdere, salvo la propria dignità di appartenenza etnico religiosa ed è estremamente aggressivo nelle sue frange integraliste, individuando nell’Occidente il proprio bersaglio preciso.
Secondo alcuni, in uno scontro flagrante, vincerebbe l’Oriente, probabilmente perché l’Occidente cederebbe alla tentazione di “dare un esempio di Civiltà e di buona volontà”, sempre doveroso da parte di chi è superiore anche militarmente. Inoltre, l’Occidente è diviso tra i Materialisti Comunisti Russi o simili ed i Vari gruppi religiosi differenti, in dissidio tra loro, dell’Europa e degli Stati Uniti.
Questa magnanimità s’infrangerebbe contro un interlocutore sordo, insensibile e pratico, che ne approfitterebbe subito a proprio vantaggio … 
La paziente conoscenza reciproca, l’obiettiva rappresentazione delle posizioni filosofiche e delle necessità della controparte, l’istruzione non strumentale sono tutte soluzioni auspicabili che possono condurre al già citato dialogo onesto ed aperto, ma restano ancora impercorribili e lontane.
Bellissima simbologia, che invita alla coesistenza, nella conoscenza della scienza, diverse identità politico religiose.
La pratica reale è purtroppo fatta di una pressione militare parziale costante, che se da una parte non giova a nessuno, dall’altra è sufficiente a giustificare un’ininterrotta attività terroristica di ostinata ritorsione (perpetuando il dubbio circa la priorità tra uovo e  gallina).
Ogni increscioso fatto di cronaca non è solo un altro episodio spiacevole di una guerra non dichiarata ma già in atto: forse è qualcosa di più, di cui dovremmo interessarci più da vicino, tutti insieme. Prima o poi, sarà troppo tardi per tutti. E per sempre.