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martedì 1 ottobre 2013

LINGUA E CULTURA


Per via della completa identità di vedute con l'autore, ri- posto quest'articolo. Egli è sardo, eppure resiste alle facili strumentalizzazioni emotive di cui molti suoi conterranei sono vittime: e ne spiega i motivi, pacatamente e sottovoce, ma convincentemente.

Lingua e cultura, l’identità tradita dai nuovi falsari


Dalla scrittura nuragica al mito di Atlantide. L’archeologia diventa un campo a rischio





    di Marcello Madau
    Sta riprendendo vigore la moda dei falsi culturali. D'altronde, oggi appartiene a un più vasto fenomeno del mercato. Sembra che tocchi anche a una presunta scrittura nuragica.
    Il corto circuito fra scolarizzazione di massa, crescita della coscienza territoriale e nuovi mercati del “tipico” dà esiti assai contradditori. Aumenta la consapevolezza, il lavoro cognitivo. Ma si moltiplicano le costruzioni emotive basate su dati approssimativi, spesso inventati, non verificabili. Nascono fiori non proprio naturali, pur con esiti d'arte anche apprezzabili. D'altronde, come dimenticare il legame fra un grande fenomeno artistico come la “Sturm und Drang” e i falsi “Canti di Ossian”?
    Agli stati nazionali moderni, e a quelli che vorrebbero diventarlo, sembra servire il collante dell'immaginario emozionale. Una notte delle origini popolata da eroi in armi, divinità misteriose, ritualità emotive e sanguinarie, catastrofismi, tsunami. Oggi la sarabanda, spesso ridicola, di falsi e mezzi falsi offre le sue grazie all'industria culturale del tempo libero e dell'identità, del mercato. Si moltiplicano maschere tradizionali inventate da poesie inventate. Nel campo dell'archeologia persone e piccole comunità si autocertificano come portatrici di verità colpevolmente ignorate dalla ricerca scientifica. Per le figure di archeologo e demoantropologo sembra non contare la definizione professionale. Si può dire ad un ingegnere che il suo ponte fa schifo, ma senza essere ingegneri vi mettereste a costruirne uno?
    E' allora opportuna la lettura del saggio di Raimondo Zucca dal titolo Storiografia del problema della “scrittura nuragica” uscito nel nuovo numero del Bollettino di studi sardi (numero 5_2012), edito da Cuec-Csfs (Centro di studi filologici sardi). L'archeologo oristanese documenta le posizioni storiche sul tema, le varie letture nei secoli, compresi i limiti e le aggiunte moderne di un sistema scrittorio assai discutibile come quello che si raccoglie attorno alle proposte di Gigi Sanna.
    L'assenza di contesti stratigrafici, la sparizione degli originali, l'uso di aspetti parzialmente credibili, le integrazioni moderne formano un groviglio che la competenza (e la pazienza) di Raimondo Zucca ordinano in un'analisi densa e convincente. Iscrizioni reali e segni aggiunti, incisioni “post-patina”, possibili giochi di operai di scavo, interpretazioni fantasiose basate su un corpus inesistente, che cerca disperatamente di formarsi su segni e manufatti spesso di origine precaria senza raggiungere la massa critica necessaria per impostare e proporre analisi e letture.
    I materiali disponibili sono riesaminati, collocati cronologicamente. Ma il lavoro – puntuale nell'attribuire a tempi e contesti post-nuragici alcune iscrizioni, e a valutare come “moderne” altre – affascina per le vastissime letture mediterranee. E per quell'indice verso Cipro, luogo di relazioni incrociate dal quale dovettero dipendere tante vicende sarde. Sino agli ultimi eccezionali ritrovamenti nuragici nell’isola del Rame, all'ipotesi di lettura dell'eccezionale iscrizione sullo spillone nuragico proveniente da Antas.
    Il pregio del saggio non sta solo nella grande dottrina impiegata e mostrata, ma nella civile dialettica verso un mondo che ricorre comunemente ai toni delle crociate (e a volte dell'insulto) contro la “torre d'avorio” dei “poteri accademici” (peraltro anche in una torre piena di difetti la somma degli stessi non dimostra la veridicità di una scrittura inesistente).
    Io sono molto convinto che le forze che con più vigore si richiamano all'identità sarda e ai suoi valori storici saranno disposte (molti lo hanno fatto per Atlantide) ad abbandonare lusinghe emotive. La strumentalizzazione oggettiva del senso di inferiorità che la dipendenza e il colonialismo hanno costruito in molti sardi. La Sardegna, con le sue culture, è magnifica senza alcun bisogno di invenzioni ideologiche. Anzi, la speranza di un nuovo modello sociale basato sulla cultura e sul paesaggio ha più che mai bisogno, per essere davvero solido e civilmente etico – e non infangare l'identità – di inflessibile rigore scientifico.
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    12 Aprile 2013

    mercoledì 28 agosto 2013

    PERCHE' fu costruita STONEHENGE?

    La logica, i criteri di economia, il principio del Rasoio di Occam, i reperti oggettivamente trovati (migliaia di inumati e di incinerati), tutto fa pensare che Stonehenge facesse parte di un vasto antico progetto templare di culto per i defunti. 
    Naturalmente, non esistendo documenti scritti (esattamente come avviene per i nuraghi!) la sua funzione è terreno fertile per ogni pensiero speculativo. 
    - La teoria 'Druidica' è facilmente dimostrata falsa, dato che il monumento precede l'epoca dei Druidi di almeno 2.000 anni. 
    - Gli orientamenti che in Stonehenge si sono voluti riconoscere (e quelli che si sono voluti 'aggiustare' con macchine di movimento terra e un cantiere aperto per anni), hanno permesso di sbrigliare la fantasia e di fare ipotesi archeoastronomiche. 
    Succede che gli appassionati nostrani hanno semplicemente 'tradotto' la teoria archeoastronomica inglese, tanto affascinante, nella terra dei nuraghi.
    Ma - ovviamente - ciò che è affascinante non necessariamente è altrettanto vero.

    Ma pensiamoci: se Stonhenge non fu mai davvero uno strumento astronomico, le teorie 'derivate da esso in Sardegna non sono altro che cervellotiche fandonie e perdite di tempo.

    Stonehenge



    Why was Stonehenge built?


    Although it’s one of the world’s most famous monuments, the prehistoric

    stone circle known as Stonehenge remains shrouded in mystery.


    Built on Salisbury Plain in Wiltshire, England, Stonehenge 

    was constructed in several stages between 3000 and 1500 B.C., spanning 

    the Neolithic Period to the Bronze Age.


    Its massive scale suggests that Stonehenge was vitally important to the

    ancient peoples who built it, 

    but the monument’s purpose has been the subject of

    widespread speculation for centuries.


    Theories run the gamut, casting Stonehenge as anything from an ancient

    healing center to an alien landing site.


    In the 17th and 18th centuries, many believed Stonehenge was a Druid 

    templebuilt by those ancient Celtic pagans as a center for their religious

    worship.



    Though more recent scholars have concluded that Stonehenge likely 

    predated the Druids by some 2,000 years, modern-day Druidic societies 

    still see it as a pilgrimage destination.


    One enduring hypothesis for Stonehenge’s purpose comes from the initial

    observation, first made by 18th- century scholars, that the monument’s

    entrance faces the rising sun on the day of the summer solstice.






    - For many, this orientation suggests that ancient astronomers may have

    used  Stonehenge as a kind of solar calendar to track the movement of the

    sun and moon and mark the changing seasons.


    - New excavations in recent years, however, have unearthed a different 

    theory based on hundreds of human  bones found at the site, dating 

    across 1,000 years and showing signs of cremation before burial. 



    The presence of these remains suggests that Stonehenge could have 

    served as an ancient burial ground as well as a ceremonial complex and 

    temple of the dead.




    In 2010 archaeologists discovered a second stone circle located just over 

    a mile away from the more famous landmark. Dubbed “Bluestonehenge”  

    for the 25 Welsh bluestones that originally made up the site, this 

    secondary  monument provides more evidence that Stonehenge 

    could have been part of a huge memorial complex where high-ranking 

    individuals took part in elaborate rituals and ceremonies honoring the 

    dead.

    Yet as no written records exist, this theory —like all those about 

    Stonehenge’s purpose—can only remain a matter of speculation.