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lunedì 9 settembre 2013

S.S. (Scuola Sarda).

Guerrieri di ferro e abili navigatori riecco i Shardana

SANT’ANTIOCO Un popolo misterioso, ancora poco conosciuto. I docenti di un liceo e di una scuola primaria hanno deciso di farli sbarcare tra i banchi inserendoli nel programma di studio

di Roberto Mura

Navi veloci, terribili. Guerrieri invincibili. Un popolo magico. Torri che sfidano il cielo. Sono loro: “I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo combattere. Arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli”. Così li definisce il terzo monarca della XIX dinastia egizia: Ramses II (che regnò dal 1279 a.C al 1213 a.C) in una stele ritrovata a Tanis, nel Basso Egitto. Popolo misterioso, gli Shardana-Nuragici: is mannus nostus. Poco conosciuto anche qui da noi. Per cercare di levar via un po’ di tenebra dai loro elmi cornuti e dalle loro spade, Stefano Soi - docente di filosofia e storia al liceo scientifico Lussu di Sant’Antioco - e Patrizia Incani – insegnante di storia e italiano nella scuola primaria, nel plesso di via Virgilio del circolo didattico di Sant’Antioco - hanno deciso di farli (ri)sbarcare tra i banchi di scuola. Dopo circa tremila anni, secolo più, secolo meno. Due decisioni prese in autonomia, ognuna con motivazioni differenti. Un filo rosso lega però quest’idea: la conoscenza di Marcello Cabriolu. Santantiochese, studioso di Beni Archeologici, collaboratore esterno della Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali, Cabriolu è autore de “Il Popolo Shardana”, edito lo scorso anno dall’editrice selargina Domus de Janas. Un libro che ha “fulminato sulla via di Damasco” Stefano Soi e Patrizia Incani. O che, quantomeno, ha dato loro una spinta in più per maturare una decisione, forse, già in animo. Spiega Stefano Soi: «Il mio desiderio di arricchire il programma scolastico, con interventi esterni di altissimo profilo storico, nasce dal credere che la sana e buona cultura debba essere eversiva. In particolare lo è la storia, perché obbliga a problematizzare il presente e a migliorarlo». La tradizione, il racconto storico, continua Soi «connette il passato alle aspettative presenti, dà sostegno e speranza alla ricerca di un significato positivo per il presente e il futuro ». Non si può, dice Soi «raccontare un popolo di navigatori e non chiedersi come mai oggi ci si senta imprigionati. Né come mai da civiltà a tutto tondo ci si sia regionalizzati ». La scuola, prosegue il docente di filosofia «ha il compito di far immaginare il nostro passato ma anche possibili scenari futuri, non avvertiti come minaccia ma come possibilità di creazione per dare significato al presente». Diverso il target di Patrizia Incani, alle prese coi suoi monelli. L’insegnante elementare spiega: «Il mio programma è rivolto ai bimbi della quarta classe della scuola primaria. Si descrivono e si inquadrano le prime civiltà conosciute, il loro rapporto con l’ambiente e l’importanza che hanno avuto per i popoli moderni». Verranno studiate la civiltà Mesopotamica, gli Egizi, la civiltà Indiana, la civiltà Cinese, le antiche civiltà del mare: Cretesi, Micenei, Fenici; gli Ebrei e il popolo Shardana. Nonostante i libri delle scuole non ne parlino, Patrizia ha deciso di proporre la storia degli Shardana: «Credo sia opportuno che i miei alunni conoscano le proprie origini e possano apprezzare la presenza dei sardi nei processi storici studiati. Ho voluto dare il giusto valore al nostro popolo, perché lo si possa inquadrare nuovamente rispetto alle precedenti valutazioni storiche». Per Patrizia non è un semplice esperimento: «Visto che l’argomento è supportato scientificamente, in futuro questo studio non potrà che ampliarsi». IL PLAUSO DELLO STUDIOSO Marcello Cabriolu è lo studioso promotore di quest’eresia: far studiare gli antichi sardi a scuola. Il suo libro “Il Popolo Shardana” è un affascinante viaggio nelle origini del popolo che dette inizio alla nostra storia, un popolo di navigatori, dalle grandi conoscenze tecnologiche e dalla profonda religiosità. «Condivido l’idea dei due docenti sull’utilità della riscoperta del nostro patrimonio storico. Dare ai ragazzi la possibilità di sentirsi come gli egiziani o i greci, quando studiano le loro rispettive grandi civiltà, significa motivarli e renderli orgogliosi di loro stessi». Poter insegnare ai ragazzi quali «formidabili navigatori e guerrieri fossero i sardi li aiuterà a considerare il ruolo di primissimo piano e di conquista avuto dalla Sardegna». Marcello si è complimentato coi due insegnanti per la scelta loro coraggiosa e li ha incoraggiati a non desistere in futuro dal proposito: «Auspico che questo sassolino nel mare possa essere da esempio per tanti altri insegnanti».

Non ritengo utile precisare che - un'altra volta ancora - ho sottolineato quelle che considero - con ottima possibilità - assolute panzane. E' odioso l'uso ideologico del vocabolo improprio 'Popolo', per gli 'Shardana', che forse non sono neppure un gruppetto etnico e su cui la Scienza non ha ancora trovato un Consenso. I Shardana non possono scientificamente essere quindi considerati 'antenati' dei Sardi: potrebbero infatti essere stati un corpo militare specializzato (come dire che i Tunisini discendono dal 'Battaglione Sacro' cartaginese e gli Italiani dai 'guastatori' o dai 'corazzieri'). Non è in alcun modo dimostrata né come categoria di navigatori, né come di guerrieri, né particolarmente religiosi. La produzione dei bronzetti, infine, è notoriamente e provatamente tarda (Età del Ferro) e non può in alcun modo rappresentare  l'aspetto e gli usi di cinque, sette, nove secoli antecedenti. La sede di loro produzione, infine, è Cipriota, non Sarda: difficile quindi collegarli ad una fantasiosa epopea isolana...

Poveri bimbi sardi: che devono sentirsi raccontare queste pappecotte ideologizzate come se fossero storia vera.

lunedì 3 giugno 2013

Bufale campane, bufale sarde: sempre OTTIMO il livello nazionale.

Tombe fenicie, Ghedini ammette
ritrovamento: ma erano solo ossa antiche

Polemica sui resti di villa Certosa, il Pd chiede chiarezza
Caso D'Addario, stampa estera ancora scatenata

Una immagine di villa Certosa

Tratto da un articolo del


ROMA (25 luglio2009) - Mentre la polemica sulle tombe fenicie a villa Certosa non si placa, la stampa estera torna all'attacco del premier Silvio Berlusconi sul caso D'Addario.


La polemica sulle tombe fenicie. Niccolò Ghedini, avvocato-deputato del premier ribadisce oggi, con una lunga nota, che non esistono tombe fenicie a villa Certosa e fa invece riferimento al ritrovamento nel 2005 di alcuni resti di ossa antiche insieme a pezzi di ceramica. Tutto il resto- spiega il parlamentare del Pdl riferendosi ai servizi del gruppo Repubblica-Espresso - è solo un tentativo di diffamazione del presidente del Consiglio che «comunque continua miseramente a fallire».

«Ma quale necropoli? Ma quali tombe fenicie? Ancora una volta, questa notizia dimostra la volontà di attaccare il presidente Berlusconi, anche contro l'evidenza dei fatti», ribadisce Ghedini, smentendo l'esistenza di tombe fenicie e in particolare la nuova rivelazione apparsa oggi su L'Espresso che cita un articolo pubblicato nel 2005 dal quotidiano L'Unione Sarda dove si legge che «Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco, dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici».

«Non si tratta di una necropoli né di una tomba, ma di un rinvenimento fortuito di pochi frammenti come può accadere di trovare in qualsiasi area italiana. Il 4 febbraio del 2005 il sovrintendente di Sassari è venuto a fare un sopralluogo a villa La Certosa, chiamato dalla proprietà, perché durante le operazioni di pulizia del sottobosco gli operai avevano trovato un piccolo frammento di anfora e dei pezzetti di scheletro umano. Ovviamente, mi hanno immediatamente avvertito. Subito, il giorno stesso, abbiamo avvisato i carabinieri che sono venuti insieme alla sovrintendenza che parimenti avevamo chiamato. Quando sono arrivati - racconta - non hanno trovato nessuna necropoli, nessuna tomba, ma solo frammenti di anfora che hanno acquisito e portato via».

Il responsabile dell'Ufficio di Olbia della Soprintendenza per i beni archeologici di Sassari e Nuoro intanto avanza dubbi sulla vicenda. «In archeologia non si può escludere nulla - dice Rubens D'Oriano - ma se dovessi andare a cercare una necropoli fenicia, non cercherei in quel punto». Categorico il funzionario della Soprintendenza sul fatto che al suo ufficio siano arrivate comunicazioni sul ritrovamento. «A meno che, tenuto conto della specialità dell'area per quanto riguarda la sicurezza nazionale - conclude D'Onorio - non si sia pensato di darne comunicazione solo ad organismi superiori».

Il Pd: Bondi faccia chiarezza. «Ribadiamo e insistiamo: è urgente che il ministro Bondi faccia urgente chiarezza sulle tombe fenicie di Villa Certosa, visto che il giallo si infittisce di giorno in giorno», ha detto il senatore del Pd Andrea Marcucci, ex sottosegretario ai Beni culturali nel governo di Romano Prodi. «Aspettiamo che siano il presidente del Consiglio e il ministro dei Beni Culturali a fare piena luce su questa incredibile vicenda, avviando se del caso un' inchiesta interna per stabilire se qualcuno ai Beni Culturali fosse a conoscenza di questo ritrovamento». «È avvilente - conclude Marcucci - l'assoluto silenzio di Bondi, esautorato dall'avvocato del premier, su una questione che invece lo dovrebbe riguardare in prima persona come quella della tutela e della salvaguardia del patrimonio archeologico».

Nuovo attacco della stampa estera. Dal giornale francese Le Journal de Dimanche arriva poi l'annuncio di un libro sulla vicenda: «lo sto scrivendo», dice la D'Addario in un'intervista cui il giornale dà ampio risalto con un richiamo in prima, sottolineando di «non aver più denaro: tutti hanno paura di farmi lavorare». «Ho così iniziato una serie di serate in Italia, ma anche in Francia e Spagna», aggiunge nell'intervista.

Anche il Daily Telegraph sul suo sito si occupa delle vicenda di Berlusconi, con un articolo che inizia così «In qualsiasi altro paese normale Silvio Berlusconi sarebbe già morto e sepolto».

The Independent oggi pubblica un articolo, presentato come «esclusivo», a firma Ezio Mauro - direttore di La Repubblica - dal titolo «Gli Italiani ci vivono dentro ma non se ne curano». Nel testo si spiega che, mentre l'Europa «è stata trafitta dalla saga Berlusconi e le escort», l'Italia non «ha reagito come ogni altra democrazia occidentale». E ci si chiede perché - nonostante il premier sia stato costretto a mettersi sulla difensiva - il «crack non sia diventato un baratro». Uno scenario, secondo Mauro, legato al «monopolio senza precedenti» dell'informazione televisiva e al fatto che la Destra è divenuta ormai il «direttore del circo della nuova egemonia» culturale dopo che 15 anni fa la sinistra ha perso la sua: «il paese non ha più una sua capacità di reazione autonoma», non è più in grado di «farsi opinioni spontanee».

Della vicenda si occupa anche The Guardian in un un articolo in cui sottolinea che nelle registrazioni uno dei più «esplosivi segreti potrebbe essere non sessuale o finanziario ma archeologico».

Il Financial Times, invece, titola lo «Scandalo mina la popolarità di Berlusconi», riportando i dati di un sondaggio Ipr secondo il quale il gradimento per il premier è sceso sotto il 50%, per la prima volta dopo le ultime elezioni politiche. L'autorevole quotidiano economico sottolinea che la posizione assunta dal premier - «non sono un santo», ricorda - non sembra essere cosi «a tenuta stagna, come pensa».

Il Times si sofferma poi sulla notizia di possibili azioni legali della D'Addario nei confronti del ministro degli esteri Franco Frattini. «La mia reputazione è a rischio, dice la prostituta di Berlusconi», titola il giornale spiegando che la escort ha annunciato reazioni alle dichiarazioni secondo cui «avrebbe preso denaro per rilasciare false dichiarazioni».

El Mundo riporta alcuni stralci delle registrazioni delle conversazioni Berlusconi-D'Addario, in un lungo servizio dal titolo «Lo registrò, dormì con lui e lo condannò». E, sempre sulla stampa spagnola, la Vanguardia si sofferma invece sul fatto che «Berlusconi potrebbe aver occultato tombe fenicie a Villa Certosa».