In questo blog ho portato (e continuerò a riportare) vari scritti di validi esperti su materie ed argomenti diversi.
Capisco forse di annoiare qualcuno (non me ne importa poi
gran che: basta andare altrove, l’Internet è un mare navigabile e vasto) e di
fare arrabbiare qualcun altro (e davvero non me ne cale proprio nulla, così
imparano a fare i pataccari).
Mi sembra che ormai sia tempo di tracciare un chiaro e netto
confine, tra le pseudoscientificherie dei fantarcheologhi e la scienza (che già
ha tanti problemi anche da sola e non ne abbisogna d’altri).
Ora, certe belle persone sono arrivate a cercare di carpire
l’approvazione accademica, magari
anche attraverso matrimoni multinazionali: i pataccari Inglesi (e di
altre nazionalità, sia chiaro) invitano quelli Italiani a parlare e viceversa. La rete di sostegno è sempre più complessa.
Si vuole affermare il principio per cui, se lo dicono gli
Inglesi che questa pataccata è vera, allora deve essere vera! Perché gli Inglesi
sono gente seria (paragonati a chi? si potrebbe chiedere).
In genere sì: più seri lo sono. Ma anche lì esistono i pataccari, con
le precise, identiche motivazioni dei pataccari latini, solo che loro sono
biondi ed hanno gli occhi chiari, che sembrano più onesti.
Anche per questo motivo ho descritto i movimenti di terra di
cemento e di gru che hanno interessato Stonehenge per anni: quando si patacca –
amici miei – si patacca e non si può, né si deve negarlo. Infatti oggi, nei
pamphlets illustrativi del sito di Stonehenge, quella ormai vecchia azione di
pataccaggio è doverosamente ammessa e riportata.
Chi fece il falso di Piltdown era, appunto, inglese anche
lui. Non è stato scoperto se non dopo molti anni. Ma ha prodotto danni
sensibili, come riporto nel post: per decine d’anni ha distolto attenzione,
forza, finanziamenti, interesse pubblico ed individuale alle ricerche vere e
giuste, che erano condotte in Africa e che portarono alla scoperta epocale
dell’Australopitecus e del Ramipitecus.
Ogni falso causa questo tipo di danno. Per questo va sempre combattuto.
Quindi, le notizie strepitose vanno sempre vagliate
attentamente.
I ricercatori che non sbagliano mai sono solamente
tristissimi buffoni.
Gli “autori” che scrivono solamente nei blog e mai nelle
riviste scientifiche, sono falsi scienziati e veri cialtroni: si offendano pure
e poi vadano al diavolo, con la loro ideologia malata.
Anche per questo scrissi l’articolo su come chiunque possa
identificare un falso: un’affermazione un po’ ottimistica, forse, ma non troppo
lontana dal vero. Il ciarlatano è un imbonitore, che scrive cose piacevoli per
l’uditorio, lo deve affascinare, ne deve rapire la fantasia. In Spagna, egli
deve postulare l’assoluta superiorità degli Spagnoli antichi, in Germania deve scoprire la superiorità dei Germani...
Deve produrre, poverino, sempre nuovi e più convincenti
argomenti: non è un caso che ormai il 25% dei vasi etruschi esistenti sia oggi
considerato composto da falsi.
Una volta il falsario non desiderava anche essere
considerato un erudito: vendeva di nascosto la sua merce clandestina (un misto
di roba vera da tombarolo e di roba da pataccaro) e si contentava di
costruirsi una bella casa e di avere di che campare: era sempre meglio che
lavorare.
Oggi no: oggi vuole anche essere considerato un esperto, un
ricercatore, persino – incredibile! – una persona degna di rispetto.
Oggi, d'altronde, le cose sono differenti: anche perché oggi c’è la
crisi, e nessuno compra più le patacche. Oggi – poi – c’è molto maggiore
rischio a produrre le patacche, perché ci sono mezzi sofisticati veramente
diabolici per smascherarli con assoluta sicurezza. Quindi, si mostrano solo le
foto, oppure i calchi. Il materiale concreto non lo si espone più al pericolo
di un esame diretto.
Ma allora – si chiederà – come si fanno i soldi?
È un procedimento un po’ più lungo, certamente, ma è molto
più sicuro e non espone alla denuncia o alla galera. Ci vuole solamente un po’
di pazienza. (E furbizia: il falsario, spesso, non è affatto un cretino. È un
istrione, un attore, un abile comunicatore: ma resta un miserabile
imbroglione).
Si inventa qualche cosa di concettuale, di astratto, che
però abbia grande rilevanza culturale: la luce che passa attraverso la bocca di
un pozzo antico, ad esempio, va benissimo.
Poco importa se quel pozzo antico è stato ritoccato nel corso degli anni,
con maggiore o minore perizia, molte volte, per cui le sue misure e
caratteristiche sono certamente molto modificate da come erano in origine. Tra
l’altro – guarda un po’! – i primi lavori di restauro del pozzo non sono mai
stati pubblicati! Esiste solamente un filmato – dell’allora Istituto Luce – che
mostra bene in quale stato di rovina versasse quel pozzo e come non potesse
assolutamente avere le caratteristiche che sono osservabili adesso…
Oppure, ci si accontenta della luce che passa attraverso una
finestrella a caso di un muro antichissimo. Se i Cinesi hanno avuto tanto successo con le ombre, noi possiamo averlo con le luci, o no?
Oppure ancora si trovano strane incisioni graffite, segni
che sono sicuramente lettere di una lingua morta: nessuno si farà male, in
fondo!
La lingua tanto, è già morta da tempo. E nessuno è mai
andato in galera per averla voluta resuscitare… O per avere inventato di sana pianta una lingua morta: ce ne sono già tante!
Il secondo passo è quello di crearsi intorno un ambiente
favorevole di seguaci e credenti nel movimento: questo richiede un paziente
lavoro di anni di relazioni amichevoli e d’inviti, contatti, dissertazioni,
abboccamenti etc etc . E' un lavoro politico, appunto. Ed è forse il vero motivo dell’indignazione dei soggetti
di fronte all’accusa di falso: “Dopo tanti anni di duro lavoro!”.
Comunque sia, le idee sono astratte e purtroppo non si
possono monetizzare subito, vendendole. Esse richiedono, pertanto, di essere
comunicate ad Enti, Comuni, Circoli, Giornali locali e no, etc. Queste comunicazioni sono
possibili solo presso Circoli Privati, Sagre paesane, Feste regionali, Incontri
Programmati, Interviste, Seminari, Dibattiti, Conferenze etc...
Finalmente, quando la patacca iniziale – lievitando a fuoco
lento – si è trasformata in rispettabile fama, allora si può finalmente
cominciare a monetizzare.
Come? Pubblicando libri e vendendoli a carissimo prezzo:
attenzione! Il prezzo deve essere altissimo, così è più difficile che si pensi
ad un’invenzione a base di fuffa: se costa molto, il libro riporta per forza i
risultati di lunghissimi e serissimi studi. Non può essere ciarpame inventato
dopo una cattiva digestione di casseula lombarda.
Questo è appunto diventato il metodo maggiormente usato in
questi anni: la produzione di una ‘letteratura ciarpame’. In questo tipo di
‘letteratura ciarpame’ vanno incluse molte pappecotte che riguardano l'Italia e le sue regioni, ma anche molte regioni estere...
Dalle teorie ‘Din, Don Dan’ sui Shardana, fino
all’inesistenza dei Fenici, all’esistenza di Atlantide e alla scrittura
Nuragica, Ulisse nel Baltico ed i Vichinghi con gli elmi cornuti, alle piramidi extraterrestri, alluomo di Similaun sardo ed agli antenati Illirici, alla talassovrazia per mezzo di una navigazione inesistente da parte di una popolazione sparuta e poco numerosa, ma egualmente superiore a tutti. E così via, in un lunghissimo elenco.
Ed altro ancora verrà prodotto, naturalmente, perché il falsario deve
inventare sempre qualche cosa di nuovo, accattivante, strepitoso. E al peggio
non c’è davvero fine.
Ma v’è molto d’altro: si è in genere preso a modello la
ricerca effettuata all’estero, per trasportarla di peso in Italia: i monumenti
megalitici Inglesi possiedono un orientamento astronomico? Cerchiamolo
immediatamente nei monumenti megalitici nostrani, baldanzosamente incuranti di
due fatti fondamentali:
1)
l’uomo ha sempre orientato astronomicamente le proprie
costruzioni, anche se solo per banalissimi motivi ambientali e pratici.
2)
Solamente una popolazione di cretini costruisce allineamenti
astronomici attraverso monumenti complessi ed impegnativi, invece che con semplici pali o
pietre, tirate su in un attimo...
Il fatto che l’Archeoastronomia esista come 'scienza' e che
gli astrofantasmagorici esistano anche all’estero, non dovrebbe autorizzarci a
tradurli in italiano. Ma rende: e produce libri che si vendono. Anche alle Case Editrici.
Che si neghi aprioristicamente il grandissimo movimento
migratorio che condusse il Progresso inarrestabile lungo le sue millenarie
direttive Est-Ovest, conducendo con sé tutte le sue componenti (l’agricoltura,
le piante coltivate, gli strumenti e le tecniche ancillari, l’allevamento, gli
animali addomesticati, la ceramica, la ruota, la scrittura, la fusione dei
metalli etc. etc.), solamente perché non ci piace la semi-poetica frase “Ex Oriente Lux”, con cui questa realtà
fu simboleggiata è una posizione da ottusi esseri asfittici con una sola
piccola idea piantata nell’angusto cranio, vuoto. Ed è – naturalmente – un’idea
venata di pericolosissimo razzismo: tanto più pericoloso quanto con maggiore
forza lo si nega, da parte di chi crede di ‘fare cultura’, con questo
atteggiamento.
Basta, dicevo, avere una vaga infarinatura di una lingua
straniera ed “importare” le idee più strane di moda oggi tra i venditori di
fuffa stranieri.
Ed ecco comparire l’Archeoacustica (sia ben chiaro: una
parte dell’Archeoacustica è davvero scienza riconosciuta; mi riferisco alla
parte di essa che è solo ciarlataneria) con alcuni studi che definire coraggiosi è un
atto di pietà.
Ed ecco sbocciare la Neuroarcheologia: vedremo quale risultati concreti riuscirà a produrre, prima di
evaporare sotto il sole.
Esistono molte altre “Nuove Scienze” già pronte a rivelarci attraverso i rispettivi profeti, la vera storia del mondo che fino ad oggi abbiamo tutti colpevolmente male
interpretato.
Le previsioni Maya avevano una scadenza: è bastato semplicemente
attenderla, per sbugiardarla anche presso i più creduloni.
Perciò, naturalmente, i sostenitori delle nuove scienze oggi reclamano la necessità di lunghi anni (almeno un cinquantennio), prima di
potere avere qualche risultato pratico ed utile dalle nuove metodiche.
Per fortuna tra cinquant’anni saremo tutti morti e non ci
toccherà sentirgli dire – con l’usuale arroganza – che, per colpa del nostro
atteggiamento negativista che li ha osteggiati, ce ne vorranno altri cinquanta.