mercoledì 29 maggio 2013

Una nave del Bronzo: Archeologia sperimentale all’estero.

Da sinistra a destra: Andy Wike, Brian Cumby e il prof Van de Noort si preparano all'impresa.

La ricostruzione di una imbarcazione del bronzo permette di cambiare i punti di vista preconcetti sull’Età del Bronzo.

I volontari e gli archeologi in un momento dell'esperimento su "Morgawr" (foto Michael  Sweeney).

Non erano vestiti di pelli e non sono stati costretti a remare con pagaie per ore di fila, ma l’esperienza di portare in mare una replica di naviglio dell’Età del Bronzo ha convinto sia gli archeologi sia i costruttori della bontà della loro iniziativa.

Il momento del recupero, da parte degli entusiasti ricercatori.


L’opinione del direttore dell’iniziativa, l’archeologo Robert Van de Noort (Università di Exeter), è che fino a quando non si costruisce praticamente una barca di questo tipo, non si conoscono davvero le difficoltà che le genti del passato ebbero a superare. Né si comprende fino a che punto le loro barche fossero efficienti fino a che non le si governa.
Van de Noort, insieme al carpentiere navale Brian Cumby è stato colui che ha motivato lil progetto della costruzione della prima replica in dimensioni reali di una nave che era in uso circa 4.000 anni fa. La nave, costruita in solido legno di quercia presso il National Maritime Museum di Famouth, è stata iniziata a Marzo. I volontari che hanno partecipato alle fatiche, insieme a vari archeologi, l’hanno varata la scorsa settimana.
Usando pagaie fatte apposta per l’uopo, 19 tra uomini e donne sono stati istruiti circa la difficile arte di condurre sull’acqua 17 tonnellate di legno, in quello che è stato giustamente acclamato come un successo della collaborazione tra accademia ed artigianato.
L’imbarcazione si è dimostrata singolarmente stabile e piuttosto veloce per la sua stazza. L’equipaggio è stato presto in condizioni di manovrarla con discrete facilità tra boe ed alter imbarcazioni.
Gli archeologi hanno molto apprezzato i risultati, considerandoli estremamente preziosi dal punto di vista sperimentale. La barca si muove bene nell’acqua, forse persino meglio di quanto si sarebbe creduto prima. Con la pagaia/timone di poppa si riesce a virare molto facilmente. Una prima constatazione è che la sua molto alta linea di galleggiamento le permette  con ogni probabilità il trasporto di carichi molto più impegnativi di quanto inizialmente preventivato.
Dato che si tratta di un’imbarcazione senza chiglia a fondo piatto, il vento tende a non spingerla via. Ma probabilmente, con un po’ di zavorra – per esempio un carico di qualche tonnellata di lingotti di stagno – può darsi che le cose cambino e diventi più manovriera.
Lo studio sperimentale di oggi parte da lontano e si basa sui disegni effettuati già nel 1930 da Ted Wright, colui che scoprì quelle che divennero note come le imbarcazioni di Ferriby  sullo Humber (1).
Mappa che illustra la zona dello Yorkshire nella quale furono trovate le tre imbarcazioni del Bronzo.

La forma delle navi è stata studiata per anni, insieme alle loro possibilità ed al loro significato. Ma tutto ciò che si scrive è solo ipotetico: da questa realtà ineluttabile è nata la necessità di costruire una vera barca su quegli antichi modelli.
Questa prima barca è stata chiamata ‘Morgawr’, dal nome di un mitico serpente di mare di Falmouth Bay. Ha richiesto – ad una squadra di 50 volontari – 11 mesi per essere costruita. Dapprima, sotto il nome di “Archeologia Sperimentale”, ha costituito un precedente per il Museo della Cornovaglia, in collaborazione con l’Università di Exeter. La mole della chiglia è stata tagliata  usando asce da carpentiere di bronzo, a partire da due enormi tronchi di quercia. Una volta sgrossati, sono stati “cuciti insieme” usando materiali naturali (giovani rami di tasso, simili al vimini) e sigillati con  muschio e sego equino o bovino.
Si tratta di archeologia sperimentale nella sua più alta espressione: molti hanno provato ad immaginare esattamente come fosse la vita nella preistoria, dando per scontato che il livello della tecnologia di allora fosse molto limitato.
Questa barca, invece, smentisce di molto quei preconcetti: la tecnologia avanzata c’era eccome ed era veramente complessa già migliaia di anni fa.
E già questa osservazione è da considerarsi un ottimo risultato dell’esperimento, anche se solo uno dei più immediati.

Ora si fanno programmi  per condurre più in là l’esperimento, con l’idea di chiarire  quali fossero le possibilità di viaggio e di trasporto dell’epoca. Più tardi nel corso dell’anno si faranno anche riprese filmate, per meglio illustrare e documentare l’iniziativa…

Author: Simon Parker | Source: This is Cornwall [May 25, 2013]

(1) Il ritrovamento delle navi del Bronzo di North Ferriby è probabilmente uno dei più importanti ritrovamenti dell'Archeologia Marina. Il ritrovamento fece pensare ai ricercatori che i marinai dell'Età del Bronzo fossero già in grado di attraversare l'Oceano. La scoperta  epocale fu fatta da due fratelli nativi di Hull: Ted e Willy Wright.
Nel 1937 le correnti di marea esposero strati di fondale prima nascosti ed i due fratelli videro protrudere dall'argilla dell'estuario assi di legno che attribuirono subito ad un'antica imbarcazione. Inizialmente non osarono andare indietro oltre l'epoca Vichinga, ma le analisi successive dimostrarono che esse erano almeno 2500 anni ancora più antiche dei Vichinghi.
Nel 1963 Ted rinvenne la terza imbarcazione, la più importante: si trattava di una barca di 50 piedi, della forma di 'una fetta d'anguria', con spazio per 18 vogatori. I dettagli costruttivi erano tutti meravigliosamente conservati (incluse le fibre di rami di tasso) e sono proprio questi che hanno permesso il presente studio sperimentale.

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