lunedì 13 maggio 2013

Un'Antenata Comune ai Linguaggi Eurasiatici


Esiste un' Antenata Comune a tutti i Linguaggi Eurasiatici


Le Ultime ricerche dall'Università di Reading dimostrerebbero che le popolazioni umane che vivevano in Europa 15.000 anni fa potrebbero avere usato alcune forme verbali in comune (includenti parole del tipo: io, tu, noi, uomo, corteccia), che in alcuni casi  sarebbero riconoscibili ancora oggi. 


Deep common ancestry of Eurasiatic languages

Deep common ancestry of Eurasiatic languages
Usando modelli statistici  i ricercatori hanno previsto che alcune parole fossero destinate a cambiare così lentamente nel corso di lunghissimi periodi di tempo, tanto da conservare tracce delle loro antenate perfino per 10.000 o più anni. Queste parole indirizzano la ricerca verso l'esistenza di un albero linguistico complesso, che unirebbe sette tra le maggiori famiglie linguistiche dell'Eurasia.  [Fonte: Pagel et al. 2013]
A mezzo modelli statistici, il professor  Mark Pagel (biologia dell'evoluzione) e la sua Equipe hanno ipotizzato e descritto la permanenza pressoché invariata di alcuni vocaboli di grandissima antichità, dopo periodi anche lunghissimi (diecimila e più anni), grazie alla loro lentissima variabilità nel tempo. 
Sarebbero proprio queste parole che fanno deporre per l'esistenza di un super albero familiare linguistico che di fatto unisce insieme  sette  delle maggiori famiglie linguistiche dell'Eurasia: Indo-EuropeoUralico, Altaico, Kartvelico, Dravidico, Chuckchee-Kamchatkiano ed Eskimo-Aleutino.

Precedentemente i linguisti si sono basati unicamente sullo studio di suoni condivisi tra i vocaboli, allo scopo di identificare quelli che eventualmente possono avere un comune antenato arcaico (ad esempio: il Latino Pater e l'Inglese Father).  Una delle difficoltà di questo metodo è che due parole possono essere anche solo casualmente composte da suoni simili, per via delle limitazioni vocali e fonetiche della razza umana (esempi: notte e botte, team e cream).

Allo scopo di risolvere questo problema, la squadra del prof Pagel  ha osservato e dimostrato che esiste un sottordine nutrito di parole d'uso comune in ciascuna lingua, che hanno la proprietà di restare in uso molto più a lungo nel tempo delle altre.  La squadra ha quindi usato questo metodo di ricerca, per valutare comparativamente parole di lingue differenti, che possiedono suoni comuni e che hanno molte più probabilità di non essere simili solo per effetto del caso. 

Il professor Pagel, della Scuola di Scienze Biologiche della University of Reading,  sostiene che  il modo in cui noi usiamo alcuni gruppi di parole nel linguaggio quotidiano è in realtà ancora patrimonio comune di tutte le lingue parlate oggi. A questi gruppi pare appartengano di diritto i numerali, i pronomi, alcuni particolari avverbi: si tratta di vocaboli che - tutti - sono aggiornati e modificati solo molto più lentamente dei restanti vocaboli. La loro emi-vita linguistica può anche essere di molte migliaia di anni.
Come regola di bottega, si potrebbe affermare che le parole usate nella lingua d'ogni giorno più di una volta ogni mille parole possiedono da sette a dieci volte di più, rispetto alle altre parole, la possibilità di appartenere alle lingue dei nostri antenati nella super-famiglia Euro Asiatica.  

Le precedenti ricerche del professor Pagel  sull' evoluzione dei linguaggi umani hanno ricostruito uno schema  di come si siano sviluppati i nostri circa 7.000 linguaggi ad oggi. Ha identificato gli schemi comuni tra le differenti lingue nel modo di usare il linguaggio stesso ed ha  puntualizzato il motivo per cui alcune parole hanno successo, mentre altre diventano più o meno rapidamente obsolete e vengono dimenticate.  
Questo è stato ottenuto con stime statistiche sulla frequenza e sui ritmi di sostituzione lessicale in una gamma di lemmi nei linguaggi indoeuropei diversi. 
La variazione nei ritmi di sostituzione rende con evidenza i lemmi più comuni in queste lingue come candidati ideali per stimare il grado di divergenza tra singole paia di esse.  

Articolo d'origine del presente post: 

"Ultra-conserved words point to deep language ancestry across Eurasia"