martedì 21 agosto 2012

Caro Pasuco,
amico mio: torno a parlarti di parole, ma - ahimé - non per il meglio...


Un grave effetto perverso della globalizzazione consiste in un processo inesorabile di amalgama, il cui effetto ultimo  è l’estinzione delle lingue.

Gli studiosi del linguaggio calcolano in circa 15.000 le lingue che si parlavano verso l’anno 1.500 dopo Cristo.

Era il principio della cosiddetta "Era delle Grandi Esplorazioni" (che furono rese possibili dall'uso intensivo della vela "latina" ricordi?).

Oggi (circa 500 anni dopo, soltanto!) restano circa 6.000 lingue superstiti. 
Gli studiosi pensano che alla fine del secolo in corso, circa il 90% di queste saranno perdute.

Il fenomeno di migrazione e rimescolamento etnico delle popolazioni, che sta facendo perdere le tracce delle linee genetiche "tradizionali" è il medesimo che sta cancellando le lingue.
Noi naturalmente ci auguriamo tutti che le migliori e più rapide comunicazioni ed un superiore livello di comprensione portino, finalmente, qualche buon risultato, con sè.

Ma – di fatto – stiamo perdendo le lingue ancora esistenti, al ritmo di una ogni due settimane. 

Tratto dal National Geographic DEEP ANCESTRY GENOGRAPHIC PROJECT – Spencer Wells e coll. 




C’è chi teme già per la lingua Greca moderna, 
parlata "solo" da 12.000.000 milioni di abitanti. 
 
Si conosce ormai quale sarà il fato, ormai prossimo, delle lingue  (e dei dialetti) cosiddette di minoranza
Ladino, Basco, Sardo, etc.
 
Il processo è continuo, rapido ed inarrestabile: 
è fatto di un torrente di parole straniere 
che entrano continuamente nell’uso comune; 
è fatto dalla moda sovrana, 
dall’introduzione quotidiana di novità tecnologiche 
che non possiedono nomi nazionali; 
è determinato persino da immagini 
(televisive, cinematografiche e telematiche), 
che entrano senza chiedere il permesso 
nelle nostre case in ogni momento, 
spesso con l’ammiccante grimaldello della musica.
Alcune ci piacciono, altre certamente no: ma non è questo il punto....
 
Quanto Italiano è rimasto, nell’Italiano di oggi?
 
Confrontalo con quello di uno, cinque, dieci anni fa, 
(prendi una copia vecchia di un giornale, ad esempio)
poi dimmi non dove stiamo andando, 
ma a che velocità stiamo correndo