sabato 21 settembre 2013

La Scrittura

La scrittura – e la sua storia – sono un argomento affascinante per tutti: grandi, piccini e ciarlatani (*).

Clarisse Herrenschmidt 

L’argomento può essere visto da numerosi punti di osservazione differenti. Uno di questi, curioso e singolare, è quello di Clarisse Herrenschmidt (francese, malgrado il nome)°, che schematizza il tutto in tre momenti epocali:

(1) Invenzione della Scrittura – Periodo di Uruk (3800-3100 a.C.)

(2) Invenzione dell’Alfabeto – circa 2600 anni più tardi (tradizionalmente nel VII secolo a.C.)

(3) Comparsa della scrittura ‘virtuale’ (capace di essere istantaneamente ovunque, grazie alla propria rapidità di trasmissione)

Un’ulteriore curiosità – per i cultori di Kabbala e Numerologia – risiede nel fatto che anche il punto (3)  segue di 2600 anni circa il precedente. E nel 2600 è incluso il numero 26, che è – guarda caso – proprio  il numero delle lettere componenti  buona parte degli alfabeti moderni.
Certamente, niente più che una curiosità divertente (anche se alcuni dettagli potrebbero dare interesse più profondo alla questione, ma non è questa la sede) …

Ma quel che resta oggi – del capitolo ‘Scrittura’ della voluminosa Storia Umana – è veramente poco, rispetto a quello che fu prodotto.
Perché?
Moltissime lingue sono andate perdute.

Quelle lingue che furono in varie epoche recuperate – in tutto o in parte – all’inizio sembravano solo segni magico-misterici incomprensibili…

Si possono fare due considerazioni, una riguardante il futuro:
Quanto andrà perduto di ciò che noi tutti scriviamo oggi?
Gli antichi usavano talvolta supporti volutamente duraturi (pietra, ad es.) o involontariamente resi tali dal caso (tavolette d’argilla, cotte inevitabilmente durante un incendio), che per nostra fortuna ci ha permesso di visionare i reperti e studiarli.

Che cosa resterà dei nastri magnetici, delle tracce digitali elettroniche, delle plastiche volubili e cagionevoli?

Un'altra considerazione riguarda il nostro presente comune, derivato dal nostro passato comune:
Quella che noi oggi chiamiamo Storia è solamente Archeologica, ricordiamolo. Ed è frutto del lavoro di un nutrito stuolo di studiosi appassionati, testardi e dedicati, che iniziarono circa 4 secoli fa a ricostruire un quadro che adesso ha almeno la parvenza di un ‘immagine d’insieme comprensibile.
Non sostituiamola con le favole: è la nostra storia, patrimonio di tutti: di ciascuno di noi.


* Sardi e no.

° dal 1979 presso il Centro Nazionale Francese di Ricerca Scientifica, Filologa, linguista, archeologa di caratura internazionale, collegata con il Laboratorio di Antropologia del Collegio di Francia, specializzata in lingue antiche, scrittura, storia, religione mazdea (zoroastrismo) e cultura del periodo Achemenide persiano. Ha tenuto lezioni magistrali presso l’Università del Michigan collaborato con nomi di fama (Jean Pierre Vernant, Jean Bottero, ad es.). 
Ha pubblicato con Albin Michel e Hacette Pluriel e con altri.
OPERE:
Tre Scritture, Lingua, numero, codice , Gallimard, Paris, 2007
Internet e le reti in Dibattito No. 110, 2000, p. 101
La monetazione e il mito di Artemide in Tecnica e Cultura 43-44, 1999
L'ex Oriente e noi , con Jean Bottero e Jean-Pierre Vernant , Albin Michel, Paris, 1996; Hachette Pluriel 1998
Scrittura, Denaro, Reti. Antiche invenzioni, invenzioni moderne in Dibattito No. 106.1990
Il tutto, il puzzle e illusione. Un'interpretazione della storia della scrittura in Dibattito No. 62, 1990, p. 95
Le xwetodas o "matrimonio incestuoso" in Iran mazdea Pierre Bonte "Matrimonio al più vicino", Parigi, 1994.
Tra Greci e Persiani, I. Democrito e di Zoroastrismo in Transeuphratene 11, 115-143. 1996