lunedì 10 giugno 2013

IDOLI A FORMA DI PAGNOTTA


No: non è uno scherzo - viste le recenti elezioni, i 
ballottaggi e la chiara esistenza del "partito della 
pagnotta" - è invece una cosa vera e strana, ancora non 
ben conosciuta né interpretata, che forse è una pre-
scrittura del Bronzo Europeo.
I Brotlaibidole (in tedesco, “idoli a forma di pagnotta”) sono tavolette di pietra o di terracotta risalenti all'età del bronzo, in particolare al periodo compreso tra Bronzo Antico evoluto e Bronzo Medio avanzato (2100 a.C. - 1400 a.C.).
Sono stati fin ora rinvenuti circa 300 esemplari di Brotlaibidole in diverse località dell'Europa centro-orientale e centro-meridionale, in particolare nella zona a sud del lago di Garda (Pare che una sia stata trovata anche nel Messinese, a S. Angelo del Brolo, in una località che anticamente si chiamava "Lysicon" e sarebbe poi appartenuta alla futura Magna Grecia).
Pure se sparse in zone anche molto distanti tra loro,questi manufatti presentano costantemente segni geometrici impressi su piccoli solchi orizzontali, molto simili tra loro sia nella forma sia nella disposizione generale, tanto da lasciare pensare ad una comunità culturale unica..
Le tavolette ‘a forma di pagnotta’ sono ricoperte da incisioni raffiguranti successioni di figure geometriche, quali cerchi, righe, punti, croci. La funzione delle tavolette non è chiara e il significato delle incisioni non è stato ancora decifrato. Ecco perché sono chiamate anche “tavolette enigmatiche”.
Forse si tratta di un CODICE sconosciuto, che per molti secoli fu inciso su reperti sparsi per mezza Europa. Il nome tedesco della definizione deriva dalla lingua dei primi scopritori di questi manufatti. Adesso esiste un progetto internazionale volto al chiarimento dello scopo per cui questi oggetti furono fatti, in primo luogo, e poi usati per così tanto tempo. Se si tratta di un codice, si cercherà di decifrarlo.
C’è chi ha ipotizzato che fossero una specie di “assegni” ante litteram: impegni finanziari assunti nelle trattative commerciali di allora. Alcuni di questi idoli sono raccolti nel Museo Dell’Alto Mantovano, (Cavriana, Mantova), che ha anche ospitato - nel 2010 - una Mostra Convegno internazionale.
 
Di fatto,circa 4000 anni fa, cioè in piena Età del Bronzo, le popolazioni dell’Italia Centro-Settentrionale possedevano un codice in comune con gli abitanti di una vasta area dell’Europa centro-orientale.
Questo codice era impresso su manufatti di terracotta, oppure inciso su pietre. Le dimensioni sono modeste e l’ingombro è pressappoco quello di un odierno telefono portatile: per questo motivo si tratta di oggetti adattissimi ad essere trasportati anche per lunghe distanze senza troppa fatica.
Ne sono stati rinvenuti circa trecento. Significato e funzione sono ancora sconosciuti: nessuno degli studiosi è stato finora capace di risolvere il rebus delle “tavolette enigmatiche”.
A parte l’ipotesi di assegni o cambiali, altri hanno fatto invece l’ipotesi di talismani – che sembra a molti più credibile – oppure altri oggetti di significato comunque rituale. Ma resta il sospetto che possa trattarsi comunque di un qualche (ancora oscuro) sistema di registrazione.
Le tavolette contengono  segni di vario genere appartenenti ad una gamma non troppo vasta: righe, cerchi, punti, croci, triangoli, quadrati, rettangoli.
Erano un supporto – non deperibile – per conservare informazioni o messaggi. Erano usate da popolazioni distanti tra loro e anche parecchio differenti, dedite all’agricoltura ed in qualche modo correlate tra loro da scambi e contatti che per l’epoca possiamo definire frequenti.
Si può avere un’idea migliore della vastità dell’area in cui queste tavolette sono state trovate, riassumendo i nomi attuali degli Stati che essa comprende : Germania, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Italia Settentrionale (specialmente ed eminentemente la zona del Lago di Garda).
Proprio da Mantova (Adalberto Piccoli, che si occupa dal 1976 di queste tavolette e ne ha personalmente reperite sette) è partita l’idea di riunire le forze  e le idee internazionali, allo scopo di dirimere la questione. Logico che partecipi anche un Istituto di Linguistica, Letteratura e Scienze della Comunicazione (quello di Verona), oltre a quello di Optoelettronica dell’Università di Brescia (nella speranza che scansioni tridimensionali dei reperti aiutino a comprendere sia le tecniche di lavorazione, sia l’eventuale reiterazione dei segni in rapporto all’identificazione di un’eventuale lingua).
Sarà importante – la fine di una auspicabile decifrazione – creare un catalogo, che riporti in chiaro tutti gli esemplari noti, in modo da renderli accessibili facilmente a tutti gli studiosi.
Anche per questo motivo è stato inaugurato un sito dell’Internet: www.tavoletteenigmatiche.it , nel quale figureranno tutti i dati utili disponibili aggiornati.
Si pensa di rendere il sito interattivo, in modo che possa anche ricevere eventuali segnalazioni, anche in forma anonima: questo dovrebbe permettere a quei privati che ne posseggono qualcuna di compilare una scheda di segnalazione e postare immagini anche senza essere individuati.
Si spera che la collaborazione internazionale permetta prima o poi di decifrare questa pre-scrittura, che non a caso scomparve nel Bronzo Recente, proprio quando cominciò a farsi più forte l’influenza del Mediterraneo Orientale, attraverso sempre più numerosi contatti, che introdusse un sistema più sofisticato ed avanzato di scrittura. Quello - Ormai affermato e di successo - della Cultura Micenea. Micenea.