giovedì 4 aprile 2013

INGLESIANO, O ITANGLESE? NO, SOLO IGNORANZA ED INCULTURA



Se la moral suasion non è politically correct si rischia il misunderstanding

Di Claudia Mura, giornalista. 

(in corsivo colorato:  mie aggiunte a questo garbato e spiritoso articolo)


Lungi da me l'idea di abbracciare la bandiera italianista e scatenare una guerra agli inglesismi presenti nel lessico quotidiano e, in particolare, in quello giornalistico. Sarebbe una battaglia persa. Ma un uso più moderato dell'idioma britannico aiuterebbe e contenere la sfrenata esterofilia linguistica che da qualche anno a questa parte sparge qua e là rumors, showdown, showcase e standing ovation a sproposito.

Odo un rumor - Usare il verbo estero quando non esiste un corrispettivo italiano sarebbe la regola, ma oggi assistiamo a una continua e indebita (ma anche inebetita) ingerenza di inglesismi anche laddove l’italiano calzerebbe a pennello (un esempio? L’Italiano possiede l’appropriatissimo vocabolo ‘maremoto’, ma i giornalisti italiani hanno adottato dai colleghi inglesi il termine giapponese ‘tsunami’, che l’Inglese è costretto ad adottare non avendone uno proprio). Che dire delle standing ovation, perfettamente traducibili con ovazioni eventualmente da tributare in piedi con uno scrosciante applauso?  In realtà, l’Ovazione era un rito romano di trionfo (un trionfo minore, ma solenne, perché anch’esso decretato dal Senato) per un generale vittorioso, che entrava in città non su una biga dai cavalli bianchi (come nel trionfo maggiore) ma procedendo a piedi, indossando la toga praetexta (non la toga picta) e la ‘corona ovalis’ (di mirto, non d’alloro) tra le ali della folla inneggiante, il che implica che tutti fossero già necessariamente in piedi e che non ne sia mai esistita una versione in cui anche uno solo dei partecipanti potesse stare seduto. L’etimologia è sempre stata discussa, fino dall’antichità: non sappiamo con precisione se derivi dall’ovino sacrificato al termine della cerimonia, oppure dal grido di gioia delle baccanti (evoé) oppure anche dalle grida “O! O!” dei militari festanti . Oppure gli antipaticissimi rumors che forse non tutti sanno non essere rumori (qualche folle esegeta li ha così tradotti) ma voci, dicerie. Ecco l'italiano è talmente carico di sinonimi che a volte i surrogati esteri infastidiscono anziché no.

Reporters (corrispondenti). occhio alle frontiere - Fra le prime complici vittime del reato di italiese, ci sono i giornalisti. E se le redazioni sono ormai diventate newsroom, che possiamo fare contro la moral suasion? La persuasione è ormai fuori moda mentre appoggio e sostegno hanno dovuto soccombere di fronte al più smart endorsement. Ma qui si arriva all’aberrazione degli inglesismi italianizzati come la voce del verbo “endorsare”. Caso a parte meritevole di nota è il termine “insorgenti”: un vero assassinio dell’italiano. Trattasi di traduzione dall’inglese insurgent. Ma in italiano non si diceva “insorti” e “insurrezione”? Pregasi sfogliare un vecchio manuale di storia (E perché non un vocabolario d’Italiano? Scannerizzare è brutto e falso come schiavizzare, che hanno sostituito ‘fare una scansione’ oppure ‘asservire’ per colpa di giornalisti decerebrati, di ignoranti della lingua e di altri 'tipi misti', per dirla con Dalla).

Il bug idiomatico - Vada per i computer e tutto il corredo informatico di (files e directories) hardware, software (che sono comunque materiali e programmi), mouse e internet provider o upgrade (che pure sono sistemi e aggiornamenti). La realtà virtuale è dominata da brevetti anglosassoni e parlare di calcolatori farebbe sembrare il discorso antidiluviano. Senza contare che alcuni termini sono forse intraducibili o interpretabili con sforzi e rischi di incomprensioni. Ma anche l’informatichese sconfina facendo danni ovunque. Qualche giorno fa un giornalista di La7 ha parlato di “riti di inizializzazione”, e non si è trattato di una svista perché la follia è stata ripetuta per due volte nel servizio televisivo.

Inglesismi +773% (solo sullo scritto) - Dal 2000 ad oggi, l'uso di termini inglesi nella lingua italiana scritta (orale non pervenuta) è aumentato del 773%. L'indagine è stata condotta da AgostiniAssociati.it, società italiana attiva nel settore della traduzione, su un campione di 58 milioni di parole prodotte da aziende italiane.

Ti devo briffare prima del meeting - Ed è soprattutto nelle aziende, dove è di casa il business, i meeting e i briefing, che il fenomeno raggiunge livelli esilaranti. “Fammi questo benchmark asap (as soon as possible: al più presto) perché abbiamo una deadline molto challenge”. L’aziendalese più spinto lascia all’italiano giusto le preposizioni, ma in questo mondo semianglofono “se non sei skillato e performante, sei fuori target”. Prendete un termine semplice come “consegna”. Non è più trendy “delivery”? Ma il salto mortale carpiato idiomatico si raggiunge col verbo “deliverare”. Di che fare rivoltare nella tomba Dante, Manzoni e Grazia Deledda. Io mi limito ad agitarmi sulla sedia.

Vorrei informare la gentile signora che a rivoltarsi nelle proprie tombe sono molti di più di quelli che ella cita: anche numerosissimi personaggi che non appartennero mai alla Letteratura: innumerevoli personaggi noti e meno noti, che vedono sminuite, travisate ed ignorate le loro acquisizioni e calpestati e trascurati i propri meriti e lasciti alla nostra attuale società e cultura (?). 
Il tutto è sacrificato al mondo dell’Informazione Superficiale, Incompetente o Malintesa e brucia troppo spesso consumandosi sugli altari della Pubblicità, divinità vorace come una Vongola (sì, Pasuco, proprio la famosa Vongola Vorace del Golfo, una divinità terribile e famelica, cui si diffonde nell’aere quotidianamente il profumo (o il lezzo) di un’involontaria offerta d’Ignoranza Globale in Tivvù, sui quotidiani ed alle Radio).

Naturalmente, ciò avviene in Tempo Reale, non con il vero significato di questa espressione infelice (‘tempo reale’ = tempo lavorativo necessario per compiere un’opera, un lavoro: opposto a ‘tempo effettivo’, che è un periodo di tempo più lungo, perché include al tempo reale anche i tempi morti e cioè le pause pranzo, le interruzioni per feste o fine settimana, il tempo necessario all’arrivo dei materiali, etc), bensì con il significato che l’Incultura Imperante ha attribuito a questa espressione (tempo reale = ‘in diretta’, 'momento per momento', 'contemporaneamente', 'subito').

A rivoltarsi - signorina o signora Claudia Mura - è la Cultura, tutta, di fronte all’Incultura Proterva ed Imperante, i cui paladini divengono sempre più numerosi, pullulando come vermi ingordi nel loro fango grasso, sempre più rumorosi (diverso da 'rumor' e più affine a 'noise') .